ANIMALI · Gatti

Il procione che accudisce un gatto: più buono lui di tanti umani assassini di gatti

Chat Noir · Luna · Miciù

Aggiornamenti sulla GATTERIA DI COMO, da una lettera di Luciana ad una amica

Ti aggiorno sulla gatteria: mentre sto battendo i tasti non vedo lo schermo perchè Chat Noi è qui davanti a me e me ne impedisce lo sguardo.

Luna ha finito oggi l’antibiotico agli occhi e lunedì quelli via iniettiva. Sta molto meglio.

Abbiamo aperto qualche porta che però rigorosamente chiudiamo di notte per evitare che il malefico maschio si mangi tutto. Durante il giorno, capita che i tre (tendono ognuno a conservare il proprio posto) si incontrino. Luna e Chat Noir non si creano problemi: si studiano e Luna sa molto bene difendere la propria posizione. Miciù invece continua ad essere inquieta e a soffiare in continuazione. Non si muove dallo studio e anche quando di notte arriva in camera da letto è molto guardinga, probabilmente per gli odori che sente.

E’ quella che risente di più dei cambiamenti, ma a parte grandi rumori di ringhi e soffi, non mi pare che se le siano suonate.

Speriamo in bene.

 

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CONVEGNI, incontri, dibattiti, festival

Il gruppo di cultura “Ascolto” trae la sua origine dalla iniziativa sorta a Como nel 1996, da parte di alcuni laici cattolici e l’appoggio di don Maggioni, docente del Seminario di Como, della Università Cattolica e della Facoltà teologica di Milano

Gruppo di cultura “Ascolto”: Fin dal suo inizio – e nelle esplicite finalità del suo statuto – “Ascolto” ha sempre considerato preminente nelle sue finalità l’approfondimento culturale sul tema de “L’uomo e il nostro tempo”. 
Il gruppo di cultura “Ascolto” trae la sua origine dalla iniziativa sorta a Como nel 1996, da parte di alcuni laici cattolici e l’appoggio di don Maggioni, docente del Seminario di Como, della Università Cattolica e della Facoltà teologica di Milano – con lo scopo di approfondire temi culturali, attraverso studi ed attività aperte, con stile di dialogo e di interculturalità, per credenti e non credenti.

Politica locale - Como · Politica regionale e locale

Como rimarrà capoluogo di Provincia, o meglio della maxi Provincia che comprende anche Lecco e Varese

Nuova Provincia
Como resta capoluogo
 


Como rimarrà capoluogo di Provincia, o meglio della maxi Provincia che comprende anche Lecco e Varese. Manca solo l’ufficialità che arriverà dal consiglio dei ministri convocato per domani 

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Tempo

IL TEMPO, da Oral di Jorge Luis Borges

[…] Nella nostra esperienza, il tempo corrisponde sempre al fiume di Eraclito, è sempre valida questa parabola. E’ come se in tanti secoli non si avesse progredito. Siamo sempre Eraclito che si vede riflesso nel fiume, e che pensa che il fiume non è il fiume perché ha mutato le acque, e che pensa che lui non è Eraclito perché è stato altre persone fra l’ultima volta che ha visto il fiume e questa. Siamo, cioè, qualcosa di mutevole e permanente. Siamo qualcosa di essenzialmente misterioso. Che sarebbe ognuno di noi senza la sua memoria? E’ una memoria che in buona parte è fatta di risonanza ma che è essenziale. Non è necessario che io ricordi, ad esempio, per sapere chi sono, che ho vissuto a Buenos Aires, a Ginevra, in Spagna. Allo stesso tempo, io devo sentire che non sono chi sono stato in quei luoghi, che sono un altro. Questo è il problema che non potremo mai risolvere: il problema dell’identità mutevole. E forse la stessa parola cambiamento è sufficiente. Perché se parliamo del cambiamento di qualcosa, non diciamo che qualcosa viene sostituito da qualcos’altro. Diciamo: <La pianta cresce>. Non vogliamo dire con questo che una pianta piccola debba venir sostituita da un’altra più grande. Vogliamo dire che questa pianta si trasforma in qualcos’altro. Ossia, l’idea del permanere nella fugacità.
L’idea del futuro giustificherebbe quell’antica idea di Platone, secondo cui il tempo è immagine mobile dell’eternità, movimento dell’anima verso l’avvenire. L’avvenire sarebbe a sua volta il ritorno all’eternità. La nostra vita è così una continua agonia. Quando san Paolo disse: < Muoio ogni giorno>, non era un espressione patetica la sua. La verità è che moriamo ogni giorno e nasciamo ogni giorno. Stiamo morendo e nascendo di continuo. Per questo il problema del tempo ci tocca più degli altri problemi metafisici. Perché gli altri sono astratti. Quello del tempo è il nostro problema. Chi sono io? Chi è ognuno di noi? Chi siamo? Forse un giorno lo sapremo. Forse no. Ma nel frattempo, come disse sant’Agostino, la mia anima arde perché desidera saperlo.

IL TEMPO, da Oral di Jorge Luis Borges

Segnalato da Simona Kolonistuga)

Politica nazionale

Primarie del PD: Matteo Renzi a Como

Qui tutti i miei Ritagli informativi su Matteo Renzi

condivido i QUINDICI MOTIVI PER VOTARE MATTEO RENZI ALLE PRIMARIE, di Pietro Ichino

 

Paolo Ferrario

Brunate

Cecilia De Carli Brunate tra Eclettismo e Liberty – La villeggiatura progettata dal 1890 al 1940 Seconda edizione, riveduta e ampliata, di un pionieristico testo del 1985 sulle ville di Brunate, NodoLibri 29/10

Cecilia De Carli
Brunate tra Eclettismo e Liberty – La villeggiatura progettata dal 1890 al 1940

Seconda edizione, riveduta e ampliata, di un pionieristico testo del 1985 sulle ville di Brunate. Il volume (NodoLibri 2009, collana Territorio storia e arte) documenta, in modo vivace ed esaustivo, il notevole patrimonio delle ville del piccolo centro sopra Como, uno dei primi luoghi in Lombardia ad acquisire – tra Otto e Novecento – una precisa fisionomia di villeggiatura. Attraverso una serie di schede ordinate in itinerari e corredate di planimetrie esplicative, lo studio passa in rassegna tutte le ville di Brunate costruite nel cinquantennio compreso tra la fine del secolo XIX e l’inizio della seconda guerra mondiale.

La nuova edizione, oltre a integrare qualche nuovo dato emerso dalla documentazione storica, presenta un corredo iconografico completamente rinnovato e ampliato, in grado di restituire la ricchezza degli edifici e del paesaggio brunatese.

L’autrice, Cecilia De Carli, insegna Storia dell’Arte Contemporanea presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica di Milano. Per anni ha lavorato nel comitato scientifico della collezione “Arte e Spiritualità” di Brescia, e oggi fa parte del co

 

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News Nodo
Stazione di San Giovanni · Trasporti

Dalla scalinata della stazione Como San Giovanni e dalla scalinata 67° reggimento Fanteria di Legnano, in zona Caserme, non si può più passare senza pagare pegno ai vagabondi

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Sono scalinate usate da tutti, turisti, mamme, bambini, nonni. E adesso sono tutti spaventati. Dalla scalinata della stazione Como San Giovanni e dalla scalinata 67° reggimento Fanteria di Legnano, in zona Caserme, non si può più passare senza pagare pegno ai vagabondi che si accampano proprio lì.

….Como, scalinate vietate Tra rifiuti e ubriachi – Cronaca – La Provincia di Como – Notizie di Como e Provincia.

Ted LakeComo

Il Futuro non accade per caso Sabato 10 novembre 2012 Auditorium del Politecnico di Milano, Polo di Como Via Castelnuovo 7, Como

Il Futuro non accade per caso
Sabato 10 novembre 2012
Auditorium del Politecnico di Milano, Polo di Como
Via Castelnuovo 7, Como

PROGRAMMA

11.00  Apertura

11.10 – 12.50    Primo spazio: il futuro inevitabile

• Dianora Bardi, education media expert, la scuola nelle nuvole
• Claudio Savaresi , chirurgo oftalmico, un nuovo cristallino per ipovedenti
• Video TEDTalk
• Marco Delmastro, fisico delle particelle, alla ricerca dell’infinitamente piccolo
• Lorenzo Cantini, DIY entrepreneur,  una stampante in 3D fatta in casa
12.50 – 13.50     Lunch & conversation break
13.50 – 15.30    Secondo spazio: il futuro ha una storia

• Gualtiero Carraro, new media designer, dalle Tavole all’ Ipad
• Pasqualino Loi, embriologist, la nuova arca di Noè
• Video TEDTalk
• Carlo Rovelli, fisico teorico, il tempo non esiste
• Irma Misssaglia, social manager, una possibile vita “ normale “
15.30 – 16.00    Coffee & conversation break
16.00 – 17.30    Terzo spazio: il futuro aperto

• Marc Horowitz, artist & social experimentalist, arte, intrattenimento e pubblicità
• Matteo Motterlini, filosofo della scienza e  neuroeconomista, bolle e cervello: la psicoeconomia di Charlie Brown
• Francesca Cavallo, community designer, non insegnate ai bambini
• Video TEDTalk
• Silvana Arbia, registrar, non solo i colpevoli ma anche  le vittime

Criminalità e microcriminalità · San Rocco e Via Milano alta

Cosa è diventata la Via Milano alta

Mutazioni culturali e casba urbana.

La società multiculturale che piace ai cattocomunisti (i due peggio della storia religiosa e del secolo breve).

Qualche effetto nella geografia della città di Como: 

 «In via Milano alta, la sera, succede di tutto». Lo dicono i residenti, i negozianti, persino i poliziotti di quartiere. Scuotono la testa, allargano le braccia.
Gli episodi avvenuti in questi giorni (vandalismi all’altezza della galleria ex Rosean, denunce di spaccio) sono soltanto gli ultimi di una lunga serie. «Sotto casa mia – spiega .. – c’è un mercato della droga, dal tardo pomeriggio fino a notte. Se chiamiamo le forze dell’ordine, arrivano subuito, ma appena se ne vanno ricomincia tutto».

Trecento metri di strada, un susseguirsi impressionante di serrande abbassate, negozi gestiti da extracomunitari e cartelli «vendesi»(c’è persino uno «svendesi») sui portoni dei palazzi.

tutto l’articolo qui:  Spaccio e ubriachi Allarme in via Milano – Cronaca – La Provincia di Como – Notizie di Como e Provincia

Mario Lucini, in occasione dell’incontro di lunedì sera, a Palazzo Cernezzi, con residenti e negozianti di via Milano Alta.
«Il problema dello spaccio però non può che essere perseguito dalle forze dell’ordine – continua il primo cittadino – Vedo difficile che possa esserci un monitoraggio 24 ore su 24 da parte degli agenti, non mi sembra una cosa perseguibile. Da parte nostra possiamo intercedere con gli organi competenti per far sì che si trovi al più presto una soluzione».
Se da un lato il Comune riconosce il problema, sembra che gli amministratori locali possano fare ben poco per garantire maggiore sicurezza a questi cittadini spaventati e preoccupati per gli episodi di violenza che si ripetono da tempo e le minacce subite da chi cerca di mettere un freno a questa situazione. «Sono problemi che noi conosciamo – aggiunge Marcello Iantorno, assessore alla Sicurezza – Ci stiamo occupando e preoccupando riguardo agli interventi possibili. Sono stato dalle autorità competenti e ci posso tornare ancora, chiedendo alle forze di polizia di partire con le indagini». 

Politica locale - Como · Politica regionale e locale

Provincia di Monza/Como/Lecco

La bozza del decreto taglia Province predisposta dal Governo, secondo le indiscrezioni pubblicate dal Corriere della Sera, accorpa la Provincia di Como con Varese e Monza e azzerando di fatto Como capoluogo. La qualifica andrebbe infatti proprio a Monza, la città con il maggior numero di abitanti. 

Capoluogo azzerato Decisione del Governo – Cronaca – La Provincia di Como – Notizie di Como e Provincia.

Chat Noir · Gatti · Luna · Mi ricordo · Miciù

CAT HOSPITAL, di Luciana Quaia. Cioè su: Miciu, Luna, Chat Noir

Poco meno di trent’anni fa, al cospetto di quello che sarebbe diventato il nostro luogo di vita in comune, ci trovammo a prendere una decisione definitiva: il nostro appartamento avrebbe avuto il minor numero di porte possibili.

La scelta sicuramente era condizionate dalle dimensioni e dalla disposizione dei vani. Mancando infatti il “riscontro d’aria”, tutti i locali della casa sono localizzati sul lato est dell’abitazione e si affacciano su un lungo e spazioso corridoio.

Bibliofili entrambi, non ci fu bisogno a quei tempi di grandi negoziazioni: il corridoio della zona “notte” avrebbe accolto un armadio lungo tutta la parete, cosicchè lo spazio di quell’ingombro avrebbe ceduto il posto alla gigantesca biblioteca che Paolo aveva appositamente progettato nel suo appartamento da single.

la biblioteca di Via Venturino:

A questo punto la porta che divideva il corridoio “giorno” da quello sequenziale costituiva un deciso ostacolo, poiché la sua apertura avrebbe interferito con la porta dell’armadio che là doveva essere collocato. Per cui, su suggerimento di un solerte geometra che raccoglieva i nostri desideri per costruire su misura il guardaroba con determinate caratteristiche, optammo per una porta a due battenti scorrevole atta a separare i due corridoi:

Porte del soggiorno, dello studio e della cucina, invece, eliminate.

Salvate in extremis quella della camera da letto e, più che altro per eventuali ospiti, quella del bagno.

Che c’entra tutto questo con il cat hospital del titolo?

C’entra, c’entra, eccome se c’entra.

Esattamente a partire dal 1997, quando nella nostra vita di coppia è entrata stabilmente Miciù.

A onor della precisione, già dal 1996 la nostra casa si era prestata a temporaneo cat hospital, quando in occasione della prima cucciolata di gatti osservata in diretta ad Amaltea, si prese la drastica decisione di sterilizzarne tre, poiché fra i cinque micini ben quattro erano femmine, (la quarta se l’era portata via un viandante, chiedendo l’autorizzazione al nostro sprovveduto vicino).

Peccato che in quell’epoca non eravamo in possesso di videocamera e di blog: la memoria con gli anni fa sfumare i dettagli dei ricordi. Ci chiediamo spesso infatti come avevamo potuto portare in un viaggio di sedici chilometri tre gatti di sei mesi in un’unica gabbia.

L’unica indelebile reminiscenza è l’odore nel tragitto e Paolo che, entrando in casa,  sbraita: “Tu resta qui” e si chiude nel bagno (la porta in quel momento si rivelò una provvidenza). L’altro ricordo netto sono io che, finita l’operazione di pulizia (tutte e tre le signorine in vasca) entro e con il phon procedo alla loro asciugatura. Ancora non riusciamo entrambi bene a ricordare come sia stato il decorso post-sterilizzazione. Paolo sa molto bene quello che è successo in ambulatorio, e la fatica del veterinario nel capire con chi si doveva procedere per non confondere le tre vispe bestiole che continuavano a farsi il girotondo intorno. Io ho un vago ricordo di loro tre che, con la coscia rasata da tacchine, corrono sullo schienale del divano, ma per quanto tempo proprio non rimembro.

Bene, arriviamo al 1997 e all’arrivo della piccolissima Miciù, tre mesi, in novembre. Aveva un pessimo aspetto in giardino, per cui decidemmo di portarla a Como per la visita veterinaria. Diagnosi di seria tracheite e terapia antibiotica per una settimana. Era la prima volta che un esserino così piccolo conviveva con noi, stava male e la tosse aspra e violenta le causava vomito. All’ora di andare a letto, guardai Paolo e dissi: “la porta della camera stanotte resta chiusa, prima che venga dentro e ci vomiti addosso”.
Avevo sottovalutato, o meglio non conoscevo affatto, la determinazione dei gatti. A mezzanotte e rotti, un gran graffiare alla porta con lamentoso gnaulio. “Lasciamola stare, vedrai che fra un po’ smette”. E infatti di lì a poco, di nuovo silenzio. Ma dopo pochi minuti, Miciù aveva adottato una nuova strategia. La porta della camera (segata per via della nuova piastrellatura del pavimento) presentava uno spiraglio sotto cui la furbissima malaticcia poneva le unghie a mò di leva  e, causando rumori sinistri che nel cuore della notte producevano un suono ancor più inquietante, si dava un gran daffare per dichiarare la sua voglia entrare. Vinse lei. Vomito compreso.

Da quella sera la porta della camera rimase aperta e Miciù non tornò più ad Amaltea. Tuttavia una regola volevo vincerla anch’io. “Miciù resta, ma si deve accontentare solo della zona “notte”. La mia preoccupazione era per tende e divani.

Così si passò a tenere chiusa la porta a due battenti (scorrimento laterale e binario sulla parte alta della parete). Quella diavolessa però riusciva a infilare la zampa nella fessura e a spingere fino ad introfularsi. Fu allora la volta della sciarpa bordeaux che, passata tra le due maniglie e chiusa a nodo, impediva l’apertura del passaggio.

E’ vero che i gatti dormono gran parte del giorno, ma quando sono svegli si danno un gran daffare per esplorare il territorio.

Da quel periodo le due porte non scorrono più molto bene, perché le guide, a furia di colpi, si sono rovinate. E da quel periodo non c’è più stata ragione di tenerle chiuse. Miciù è diventata la padrona di casa nostra.

Siamo a tempi più recenti. Nel frattempo ci siamo molto affezionati a questi animali e la voce che ad Amaltea si sta bene si è diffusa. Ci sono stati periodi in cui al nostro balcone si davano appuntamento anche sette mici. Alcuni sono diventati dei frequentatori assidui, altri di passaggio, altri addirittura hanno scelto il nostro giardino per venire a morire.

Negli ultimi due anni abbiamo dovuto prendere nuove decisioni sulla nostra casa. La prima per Noelle, per la quale abbiamo creato nel bagno il reparto “Terapia intensiva”, la seconda per Chat Noir, anche lui destinato alla quarantena nel bagno che, come tutte le sale di rianimazione, deve tenere la porta rigorosamente chiusa e, fresco fresco di ieri, il nuovo assetto organizzativo.

E’ successo infatti che nel nostro giro domenicale abbiamo trovato Luna in pessime condizioni. L’occhio sinistro che nei giorni scorsi presentava una tumefazione simile a un trauma subito per cause ignote, ieri si era chiuso insieme a quello destro.

Paolo, non vedendola arrivare al nostro suono di campana, l’ha cercata in solaio, suo luogo elettivo, e lì l’ha trovata con gli occhi purulenti e rannicchiata dentro un sacco verde.

L’ha portata giù tenendola in braccio (lei di solito è molto reattiva a questo approccio forzato) e, postala di fronte alle sue crocchette preferite, ha dovuto assistere al suo totale digiuno. Io stessa la vedevo visibilmente dimagrita, barcollante nell’incedere e terribilmente astenica.

Il ricordo di due gatti che quest’estate abbiamo visto l’uno in fin di vita e l’altro morto in analoghe circostanze (astenici, magri e con occhi purulenti), ci ha fatto immediatamente pensare a qualche patologia letale oltre che virale.

E così, in quattro e quattr’otto l’abbiamo portata in città.

Ora la nostra casa ha riattivato tutte le porte disponibili e il cat hospital è così predisposto:

–          bagno alias terapia intensiva/rianimazione – accesso solo agli operatori (Paolo ed io) e ovviamente al paziente:

–          zona “notte” alias geriatria (con porta della camera da letto aperta) riservata a Miciù, che forse da ieri sera ha pensato che l’arrivo in studio della lettiera e delle mangiatoie fosse un piacere dedicato alla sua età (finora il bagno ha accolto tutta la sua fase digestiva, ma da ieri sera Luna è lì rinchiusa per cui abbiamo dovuto trasferire i beni della veneranda e ufficiale padrona):

–          zona “giorno” alias pediatria lasciata a Chat Noir che però deve litigare con la porta scorrevole a due battenti non solo perché ogni incontro con Miciù è un fuoco d’artificio, ma soprattutto perché il virgulto è di un famelico inverosimile, mentre la vegliarda mangia a piccoli tratti e molto lentamente, per cui se non vogliamo farla morire di fame dobbiamo tenerli separati:

In verità nella mia testa attribuivo un nuovo nome alla stanza da bagno che, vedendo le condizioni di Luna, pensavo più che ad una rianimazione ad un hospice. Paolo stamattina mi diceva che, a meno non fosse un obbligo sopprimerla per una seria malattia contagiosa, voleva farle fare l’agonia scortata dalle nostre coccole.

Cat hospice, appunto.

Ora che la visita veterinaria è finita, speranzosamente ritorno all’idea di terapia intensiva.

Luna ha infatti sostenuto tutti gli esami del caso che hanno scartato le ipotesi peggiori. Ha però un bel febbrone, una seria congiuntivite e una rino-tracheite che, impedendole di sentire gli odori, non la fa mangiare.

Passato l’intervento ospedaliero (prima flebo per idratarla e iniettarle antibiotici e vitamine nonché esami del sangue) ora è in trattamento da cat hospital, Per sette giorni e tre volte al giorno dovremo imparare a metterle le gocce di antibiotico anche negli occhi, mentre a ciclo alterno dovrà fare ancora trattamento iniettivo di antibiotico generale

Il nostro Cat Hospital è quindi al completo: ogni utente è rispettosamente lasciato alle sue peculiarità e i due umani hanno un gran daffare ad aprire e chiudere usci, a distribuire pasti differenziati e a gestire possibili colpi di scena.

E meno male che nel lontano 1985 non abbiamo deciso di eliminare completamente le porte.