Corylus Avellana - Nocciolo contorto · marrone

Corylus Avellana o Nocciolo contorto, 27 febbraio 2009


C on
O rnamentali
R icciolute
Y psilon,
L anguide
U nioni
S inuose,
A nela
V irtuose
E sibizioni
L iberamente
L egate
A
N uovi
A ccostamenti

Fotografie di Luciana

Hanno dedicato al Corylus:

ricciolo e nodo
nudità vegetale
prima del ruolo

Haiku di Papavero di Campo

nudi intrecci
reali strette unioni
vera libertà 

Haiku di Auradanzante

Il nocciolo, molteplice forma che muta, si contorce, ci prende e ci accompagna nell’immaginario, nelle rappresentazioni visionarie di Bosch e di Goya, dove magia, superstizione, sogno e realtà si amalgamano in una dura armonia.
Rami di nocciolo cavalcati da streghe, rami che donano i desideri e allontanano la stoltezza, rami contorti che scacciano i serpenti, rami benevoli che accompagnano i nostri pastori nella transumanza… 

di AliceYDulcinea

acrostici · Giardini del lago di Como

Calicanto d’inverno

E’ capitato per caso.
Esattamente vent’anni fa un ritaglio di giornale mi portò in quell’angolo di mondo che, poi, sarebbe diventato il nostro luogo dell’anima.
La natura era quella sopita dell’inverno e, tuttavia, un profumo dolce e inebriante si diffondeva nell’aria e fluiva verso le acque del lago.
Ogni anno, in questi giorni, il Calicanto d’inverno mi ricorda quel colpo di fortuna del 1989.

CONFINA
ALTROVE
L‘
INVERNO;
COSPARGE
AROMA
NETTARINO,
TIMIDO
OCCHIOLINO

 

http://www.goear.com/files/external.swf?file=0adfe26

Fotografie di Luciana

da: Calicanto d’inverno | Tracce e Sentieri.

giallo

Calicanto d’inverno, 8 febbraio 2009

E’ capitato per caso.
Esattamente vent’anni fa un ritaglio di giornale mi portò in quell’angolo di mondo che, poi, sarebbe diventato il nostro luogo dell’anima.
La natura era quella sopita dell’inverno e, tuttavia, un profumo dolce e inebriante si diffondeva nell’aria e fluiva verso le acque del lago.
Ogni anno, in questi giorni, il Calicanto d’inverno mi ricorda quel colpo di fortuna del 1989.
CONFINA
ALTROVE
L‘
INVERNO;
COSPARGE
AROMA
NETTARINO,
TIMIDO
OCCHIOLINO

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Fotografie di Luciana

Blue e Belle · Gatti

Sterilizzazione di Blue e Belle.

Sterilizzazione di Blue e Belle.

Alle 17 li consegno al veterinario di Bellagio.
Alle 19 e 30 li ritiro.
Blue sta subito meglio.
Belle, invece soffre molto. La assisto tutta la notte con panni caldi. E’ mogissima e non capisce il perchè di tanto dolore arrivato così.

Ci metterà tre giorni a rimettersi in vita

Centro Storico di Como · Pinacoteca di Palazzo Volpi

Nel 2009, il Palazzo Volpi è stato riaperto al pubblico come Pinacoteca Civica di Como

Il Palazzo Volpi, situato a Como, è un edificio storico che ha subito una significativa trasformazione nel corso degli anni.

Originariamente costruito nel XVIII secolo come residenza privata per la famiglia Volpi, il palazzo ha una facciata neoclassica e una posizione privilegiata affacciata sul lago di Como.

Nel 2009, il Palazzo Volpi è stato riaperto al pubblico come Pinacoteca Civica di Como.

Questa trasformazione ha permesso di valorizzare il patrimonio artistico della città, ospitando una collezione di opere d’arte che spaziano dal Medioevo al Novecento.

La pinacoteca espone dipinti, sculture e opere grafiche di artisti locali e internazionali, contribuendo così alla promozione della cultura e dell’arte nella regione.

Oltre alle opere permanenti, la Pinacoteca organizza anche mostre temporanee e eventi culturali, rendendola un importante centro di riferimento per gli appassionati d’arte e i turisti.

La bellezza architettonica del Palazzo Volpi, unita alla ricchezza delle sue collezioni, fa di questo luogo una meta imperdibile per chi visita Como.

Mostre · Villa Olmo

Mostra L’ABBRACCIO DI VIENNA, a Como, Villa Olmo, 2008

La mostra L’Abbraccio di Vienna, tenutasi a Como presso Villa Olmo dal 15 marzo al 20 luglio 2008, ha presentato una selezione di opere significative dell’arte viennese, in particolare di Gustav Klimt e Egon Schiele.

Dettagli della Mostra

  • Location: Villa Olmo, Como
  • Date: 15 marzo – 20 luglio 2008
  • Opere: Circa 80 opere provenienti dal Belvedere di Vienna, inclusi capolavori di Klimt e Schiele[3][4][5].

Temi e Contenuti

La mostra ha esplorato vari periodi artistici, dal Barocco alla Belle Époque, fino alla Secessione e al Biedermeier. Questo percorso ha offerto ai visitatori un’illuminante panoramica sull’evoluzione dell’arte a Vienna, evidenziando il suo impatto culturale e la sua bellezza[1][2][4].

Catalogo

Il catalogo della mostra, intitolato L’abbraccio di Vienna. Klimt, Schiele e i capolavori del Belvedere, è stato pubblicato per accompagnare l’esposizione, fornendo ulteriori approfondimenti sulle opere esposte e sugli artisti[3][6].

Questa rassegna ha rappresentato un’importante occasione per apprezzare l’arte viennese in un contesto suggestivo come quello di Villa Olmo, contribuendo a rafforzare i legami culturali tra Italia e Austria.

Citations:
[1] https://www.silvanaeditoriale.it/libro/9788836610846
[2] https://anto291.typepad.com/blog/2008/07/labbraccio-di-vienna.html
[3] https://www.ibs.it/abbraccio-di-vienna-klimt-schiele-libro-vari/e/9788836610846
[4] http://www.erzebeth.it/kcms/kweb/Viewer.aspx?PKENTITY=b2e0bab121b44c35be8ed15fce158df4&ppil=ARTICOLI%24CHIAVE%3D%279f72acb0f0f548d58b3d4f0f99b7653d%27
[5] https://www.mondadoristore.it/abbraccio-Vienna-Klimt-na/eai978883661084/
[6] https://www.libraccio.it/libro/9788836610846/abbraccio-di-vienna-klimt-schiele-e-capolavori-del-belvedere-catalogo-della-mostra-como-15-marzo-20-luglio-2008-ediz-illustrata.html
[7] https://www.exibart.com/milano/fino-al-20-vii-2008-labbraccio-di-vienna-como-villa-olmo/
[8] https://www.laprovinciaunicatv.it/stories/Homepage/labbraccio-vienna-tuttosulla-grande-mostra-o_235_11/

Nella mostra L’Abbraccio di Vienna, tenutasi a Como nel 2008, sono state esposte diverse opere significative, in particolare di Gustav Klimt e Egon Schiele. Ecco alcune delle opere principali:

  • Il Bacio di Gustav Klimt: uno dei suoi lavori più iconici, rappresenta un abbraccio romantico e simbolico.
  • Ritratto di Adele Bloch-Bauer I: un altro capolavoro di Klimt, noto per la sua ricca decorazione dorata e il ritratto della donna.
  • La Donna in Oro: un’opera che riflette lo stile decorativo e l’uso del colore tipico di Klimt.
  • Autoritratto di Egon Schiele: una rappresentazione intensa e personale dell’artista, caratterizzata da linee forti e colori vivaci.
  • Il bacio (1917-1918) di Schiele: un’opera che esplora l’intimità e la vulnerabilità.

Queste opere non solo evidenziano il talento dei due artisti, ma anche l’importanza della Vienna di inizio Novecento come centro culturale e artistico. La mostra ha permesso ai visitatori di immergersi nella bellezza e nella complessità dell’arte viennese.

Citations:
[1] https://lagallerianazionale.com/mostra/100-years-of-modern-art
[2] https://www.unictmagazine.unict.it/miro-la-gioia-del-colore-una-mostra-da-non-perdere
[3] https://www.lanternaweb.it/le-piu-belle-opere-di-monet-esposte-a-padova/
[4] https://vivinewyorkcity.it/musei-gallerie/moma-opere-da-non-perdere.html
[5] https://palazzoblu.it/mostra/le-avanguardie-i-capolavori-dal-philadelphia-museum-of-art/
[6] https://arte.sky.it/news/impressionisti-alba-modernita-mostra-roma

Luoni Basilio (1941-2024)

Omaggio a Sergio Ferrero, un letterato d’altri tempi – di Vera Fisogni, 2008

Autore riservato, narratore di grande culturale e di raffinata scrittura, amabile conservatore, Sergio Ferrero amava tenere nell’ombra molto di sé e dei propri interessi. Ad esempio i rapporti intellettuali che ha intessuto durante la sua avventura letteraria ed umana, le sue passioni letterarie. A volte si lasciava convincere a scrivere saggi, in cui poteva consigliare i lettori sulle sue passioni letterarie, soprattutto riguardanti la letteratura francese e inglese, anche se non voleva essere un critico (anche se inconsciamente lo era).
C’è tutta una dimensione poca nota, legata all’esperienza di questo scrittore italiano che per anni è stato collaboratore della “Provincia”, che va indagata e della quale tracce sono rimaste nei due bauli che ha lasciato a Basilio Luoni e ad Attilio Marasco, pieni di sorprese che ora, in parte, vanno a costituire l’omaggio prestigioso, curato da Francesco Rognoni, che gli dedica una rivista storica nel panorama culturale italiano, la fiorentina “Paragone”, voluta da Roberto Longhi e da Anna Banti e che ancora resiste. Nel numero in uscita, quello di agosto-dicembre 2008, una parte monografica è dedicata proprio a Sergio Ferrero, con materiali inediti e testimonianze dei molti amici che lo hanno incontrato e hanno condiviso con lui esperienze e momenti di amicizia e di scambio culturale.

tutto l’articolo qui:

http://www.laprovinciadicomo.it/stories/Cultura%20e%20Spettacoli/71054_omaggio_a_sergio_ferrero_un_letteratodaltri_tempi/

 

Caco

Caco di fine autunno

E’ il solstizio del 12 dicembre, proprio il cuor dell’inverno. E io mi giro fra le dita il cuore del cuore: il caco o diòspiro, il frutto che più amo perché ci ammaestra nella filosofia dell’irragionevole, dell’assurdo, infine del coraggio. Ha scelto la stagione che tutti accusano più amara per sfidarla con la sua polpa ch’è la più dolce. Penzola su un albero nudo, tutto nero e spettrale, e lo contraddice nell’allegria di un clown, lo addobba sfacciatamente a farne non si sa se uno strambo albero di Natale o alla Villon una spavalda danza d’impiccati. Fa a meno di fogliame e fiori, vuol essere protagonista, anzi solista smargiasso, e tuttavia ha l’innocenza dei naif. Con la sua purpurea risata, con la sua sensualità melliflua, scombina e riscatta il calunniato inverno.

Luigi Santucci, Il cuore dell’inverno, Piemme, 1992

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Fotografie di Luciana

pietre

Le pietre sono maestre mute, 7 settembre 2008

Le pietre sono maestre mute; esse rendono muto l’osservatore e la cosa migliore  che da esse si apprende non si può comunicare

Johann Wolfgang Goethe, Massime e riflessioni, Teoria, 1983 Volume Primo, p. 165

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“In mezzo all’effimero che ci umilia e ci offende, come ha scritto Kafka, abbiamo bisogno di credere che possa sopravvivere qualcosa che abbia i caratteri dell’indistruttibile e dell’eterno”

Gabriele De Ritis

Giardini del lago di Como · Terra

Le pietre sono maestre mute …

Le pietre sono maestre mute; esse rendono muto l’osservatore e la cosa migliore che da esse si apprende non si può comunicare

Johann Wolfgang Goethe, Massime e riflessioni, Teoria, 1983 Volume Primo, p. 165

 

 

 

“In mezzo all’effimero che ci umilia e ci offende, come ha scritto Kafka, abbiamo bisogno di credere che possa sopravvivere qualcosa che abbia i caratteri dell’indistruttibile e dell’eterno” 

Gabriele De Ritis, in Commento 1


 

Ortaggi

L’erba del vicino NON è sempre più verde, 3 settembre 2008

Sbirciare tra i reticolati e le brecce dei muri di cinta che costeggiano spazi d’orto sottratti alla china dei monti è per me operazione quanto mai stimolante e appagante, consapevole come sono della mia ancora abbastanza acerba esperienza di orticoltore.

E così, verso fine estate, scopro che quasi tutti gli orti hanno un aspetto un po’ trasandato e di lento declino. La produzione rallenta e le foglie ingialliscono, le erbacce crescono in altezza e i confini degli appezzamenti non sono più distinguibili, dando come visione d’insieme una immagine di incolto e abbandonato.

Tra me e me gongolo e mi confermo che il duro lavoro della coperture delle prode coi teli offre ancora la sensazione della cura e di un relativo ordine. E io sono persona di moderato ordine.

Inoltre, poiché

“Si hortum in bibliotheca habes, deerit nihil”

capita anche di trovare ulteriore sprone alla mia soddisfazione nelle pagine di Ruth Ammann:

“La vita quotidiana in giardino, come ben sanno tutti coloro che devono curarne uno, non significa solo gioia, bellezza, sensualità o meditazione silenziosa, ma anche molto lavoro ripetitivo, rude, stancante e spesso anche noioso. Lo si fa proprio perché ci si prefigge di tenere in ordine il giardino e si potrebbe paragonare il perseguimento di tale obiettivo ai mille piccoli e faticosi passi che si fanno per godere soddisfatti della vista, una volta giunti sulla cima di un monte”.

Ruth Ammann, Il Giardino come spazio interiore (2006), Bollati Boringhieri – Collana Oltre i Giardini, Torino 2008, traduzione di Maria Anna Massimello, p. 130

Nelle passeggiate tardo-pomeridiane di queste giornate sempre più corte contemplo i miei lembi di terra delimitati da pietre, fiori, vasi e mi rendo conto di quanti gesti siano occorsi per arrivare a questo risultato. So per certo, inoltre, che questa è solo una tappa, perché già nella mia mente affiorano nuove prospettive di miglioramento e trasformazione.

Rallento i miei “ingordi” pensieri e mi abbandono al Carpe Diem di quanto sin qui realizzato.

 

cattoni

Ortaggi

L’erba del vicino (non) è sempre più verde

Sbirciare tra i reticolati e le brecce dei muri di cinta che costeggiano spazi d’orto sottratti alla china dei monti è per me operazione quanto mai stimolante e appagante, consapevole come sono della mia ancora abbastanza acerba esperienza di orticoltore.E così, verso fine estate, scopro che quasi tutti gli orti hanno un aspetto un po’ trasandato e di lento declino. La produzione rallenta e le foglie ingialliscono, le erbacce crescono in altezza e i confini degli appezzamenti non sono più distinguibili, dando come visione d’insieme una immagine di incolto e abbandonato.

Tra me e me gongolo e mi confermo che il duro lavoro della coperture delle prode coi teli offre ancora la sensazione della cura e di un relativo ordine. E io sono persona di moderato ordine.

Inoltre, poiché

“Si hortum in bibliotheca habes, deerit nihil”

capita anche di trovare ulteriore sprone alla mia soddisfazione nelle pagine di Ruth Ammann:

“La vita quotidiana in giardino, come ben sanno tutti coloro che devono curarne uno, non significa solo gioia, bellezza, sensualità o meditazione silenziosa, ma anche molto lavoro ripetitivo, rude, stancante e spesso anche noioso. Lo si fa proprio perché ci si prefigge di tenere in ordine il giardino e si potrebbe paragonare il perseguimento di tale obiettivo ai mille piccoli e faticosi passi che si fanno per godere soddisfatti della vista, una volta giunti sulla cima di un monte”.

Ruth Ammann, Il Giardino come spazio interiore (2006), Bollati Boringhieri – Collana Oltre i Giardini, Torino 2008, traduzione di Maria Anna Massimello, p. 130

Nelle passeggiate tardo-pomeridiane di queste giornate sempre più corte contemplo i miei lembi di terra delimitati da pietre, fiori, vasi e mi rendo conto di quanti gesti siano occorsi per arrivare a questo risultato. So per certo, inoltre, che questa è solo una tappa, perché già nella mia mente affiorano nuove prospettive di miglioramento e trasformazione.

Rallento i miei “ingordi” pensieri e mi abbandono al Carpe Diem di quanto sin qui realizzato.