In biblioteca, a Como, viene presentata al pubblico “The Life Electric”, l’opera che l’archistar Daniel Libeskind intende regalare – tramite l’associazione Amici di Como – alla città. Un’iniziativa che ha scatenato un acceso dibattito tra chi è perplesso sulla natura o sulla collocazione del monumento, e chi invece vede l’installazione dell’opera di Libeskind come un’opportunità che la città di Como non può farsi sfuggire.
Segui la presentazione in diretta.
l’intervento dell’architetto Cosenza:
dall’intervento in sala di Gianni Imperiali, consigliere comunale:
Tre punti per discutere di Liebeskind
1. “Usiamo i soldi del monumento per asfaltare le strade”. Purtroppo (per fortuna) non si può fare. Il comune non spenderà una lira per l’opera. L’architetto non farò pagare il progetto, privati benemeriti finanzieranno l’istallazione. Non vale il sillogismo meno Liebeskind più asfalto.
Meno Libeskind vuol dire solo meno Libeskind.
2. Si può dire che qualunque commento prevederebbe avere visto almeno un paio di opere di Libeskind ? Che ne so, il rifacimento di Ground Zero (a 10 mani di cui due della nostra archistar) che è straordinario. O la torre del museo dell’ Olocausto di Berlino, dentro la quale prima ho provato angoscia e poi pianto di commozione. Per sapere di cosa stiamo parlando
3. L’architettura moderna genera polemiche. Sono abbastanza vecchio per ricordarmi quelle feroci che hanno accompagnato la costruzione del Beaubourg di Renzo Piano (archistar) e della piramide di vetro di Pei (archistar) . Polemiche a Parigi, non a Bulgarograsso. E adesso Beauborg e Piramide del Louvre sono punti identificanti la Parigi del 2000
Partendo da questi tre punti possiamo (dobbiamo) poi naturalmente discutere, ciascuno assumendosi le proprie responsabilità
Forza amici comaschi, un po’ di coraggio
In cauda venenum : poi fra un paio d’anni decideremo col voto se ci sarà piaciuto di più il profilo del lungolago disegnato dall’archistar o quello dell’odontotecnico che l’aveva preceduto…….
Merone (Como), 7 ottobre 2014 – Non come una metropolitana ma quasi. Da Cantù a Como in 10 minuti, così come da Erba a Cantù in 15 minuti, con qualche aggiustamento sulla linea ferroviaria Como-Lecco.
Ora il comitato ha deciso di passare dalle proteste alle proposte di soluzione e di miglioramento e potenziamento del servizio. «Questa linea che qualche volta purtroppo sembra abbandonata ha invece delle grandi potenzialità – spiega Cristina Vaccani, del Comitato dei pendolari che viaggiano sulla Como-Lecco -. Ovviamente con questa offerta non si va da nessuna parte ma anche senza grandi investimenti la linea sarebbe in grado di attrarre tanti nuovi viaggiatori, soprattutto in tempi di crisi e con il costo della benzina alle stelle.
In passato sono stati proposti dei progetti faraonici che non hanno portato a nulla ma basterebbe una manutenzione ordinaria e un’offerta più decente. Se non ci fossero quei buchi di ore fra una corsa e l’altra le persone sarebbero invogliate a utilizzare il treno»
Kilometro della conoscenza, Giro di Lombardia, Orticolario, mercatini. Domenica Como ha fatto il pieno. Di iniziative e di gente. Qualcuno si lamenterà per il traffico, qualcuno dirà che non è potuto uscire di casa per paura di essere investito dalle biciclette, qualcuno dirà che per terra era sporco. Qualcuno in campagna elettorale dipingeva Mario Lucini come un sindaco ^grigio^. A me sembra che di grigio ci siano stati molti anni prima del 2012. Che questi primi due anni di amministrazione siano serviti a rimettere in moto la macchina e che adesso si incomincino a vedere i frutti. Tutto questo si concretizza in termini di rinnovata e maggiore attrattività, che cominciamo a toccare con mano. Non è un caso, perciò, che giovedì si discuta del progetto che Daniel Libeskind ha donato a Como [info]. Non ad altri. Vogliamo realizzarlo in tempo per Expo, risolvendo insieme il problema della diga foranea, gravemente lesionata nel 2009. Ci sarete?
La storia di Como dalla metà del sec. XIII alla metà del XV è un continuo susseguirsi di tentativi di sopraffarsi vicendevolmente dei Vittani e dei Rusca:
La storia di Como dalla metà del sec. XIII alla metà del XV è un continuo susseguirsi di tentativi di sopraffarsi vicendevolmente dei Vittani e dei Rusca. …
Seguire le vicende della fazione sarebbe riassumere la storia di Como sino alla metà del sec. XV; ad ogni passo si incontrano lotte sanguinose, e poi paci, tra Vittani e Rusconi, giungendo sino ad aversi podestà speciali della parte Vitana e della Ruscona; capi della prima sono gli Avvocati, i Lavizzari, i Castelli, i Lucini e specialmente i Lambertenghi, che nel 1291 hanno tale preponderanza che la fazione stessa assume il nome di Lambertenga; ma poco dopo la fazione guelfa torna a dirsi Vitana. I Vittani ebbero parte noteyolissima anche nella Valtellina, la cui storia, come quella di Como, è tutta piena di lotte tra Vittani e Rusconi. Soffocati i partiti in Como, la fazione Vitana continua un’azione vivacissima nel Ticino, come rappresentante del partito guelfo, e appoggiando più o meno apertamente le gesta dei Sanseverino; si arriva al punto, che nel 1436 si parla persino di una lega dei Vittani con Francia, Savoia e Veneziani, cosa certo senza fondamento; gli ultimi guizzi si hanno con la caduta del Ticino sotto il dominio degli Svizzeri.
“Dicono che sul nostro Duomo, opera meravigliosa dei nostri Maestri Comacini, vogliano innalzare un’orribile cupola, proposta da un forestiero, oltretutto siciliano, che vuole riciclare un suo vecchio modello già proprosto a Mantova, una grande scodella che impedirà la vista di Brunate, del Monte Orfano e del Baradello.
I comaschi, forti della loro tradizione, impediranno lo scempio”