Siamo presenti in questo tempo e in questo luogo; non ci lasciamo trascinare via dal passato, dal futuro oppure dal presente.
Quando sediamo così, sediamo da persone libere
in Thich Nhat Hahn, Sedersi in consapevolezza, Terra Nuova Edizioni









Siamo presenti in questo tempo e in questo luogo; non ci lasciamo trascinare via dal passato, dal futuro oppure dal presente.
Quando sediamo così, sediamo da persone libere
in Thich Nhat Hahn, Sedersi in consapevolezza, Terra Nuova Edizioni









“Sedendo tranquilli, senza fare nulla, arriva la primavera e cresce l’erba”
Meditazione Zen




Komorebi è la luce che filtra tra le foglie degli alberi, un momento breve, ma inteso, che esprime uno stato d’animo, una sensazione che è sfuggente, come i raggi di sole che filtrano tra le foglie degli alberi di un bosco. Una sensazione magica, ma allo stesso tempo anche malinconica, che ci ricorda l’impermanenza e la mutevolezza costante di tutte le cose (https://www.villaggioverde.org/agri/2021/01/25/komorebi/)
clicca per vedere le immagini in sequenza:
accanto a https://coatesa.com/2021/10/16/la-commovente-voglia-di-vivere-il-suo-tempo-di-una-rosa-15-ottobre-2021/ c’è un bocciolo di ROSA vuole vivere il suo tempo che resta





dal calendario delle edizioni ENZO PIFFERI

dal calendario delle edizioni ENZO PIFFERI

dal calendario delle edizioni ENZO PIFFERI
[…] Nella nostra esperienza, il tempo corrisponde sempre al fiume di Eraclito, è sempre valida questa parabola. E’ come se in tanti secoli non si avesse progredito. Siamo sempre Eraclito che si vede riflesso nel fiume, e che pensa che il fiume non è il fiume perché ha mutato le acque, e che pensa che lui non è Eraclito perché è stato altre persone fra l’ultima volta che ha visto il fiume e questa. Siamo, cioè, qualcosa di mutevole e permanente. Siamo qualcosa di essenzialmente misterioso. Che sarebbe ognuno di noi senza la sua memoria? E’ una memoria che in buona parte è fatta di risonanza ma che è essenziale. Non è necessario che io ricordi, ad esempio, per sapere chi sono, che ho vissuto a Buenos Aires, a Ginevra, in Spagna. Allo stesso tempo, io devo sentire che non sono chi sono stato in quei luoghi, che sono un altro. Questo è il problema che non potremo mai risolvere: il problema dell’identità mutevole. E forse la stessa parola cambiamento è sufficiente. Perché se parliamo del cambiamento di qualcosa, non diciamo che qualcosa viene sostituito da qualcos’altro. Diciamo: <La pianta cresce>. Non vogliamo dire con questo che una pianta piccola debba venir sostituita da un’altra più grande. Vogliamo dire che questa pianta si trasforma in qualcos’altro. Ossia, l’idea del permanere nella fugacità.
L’idea del futuro giustificherebbe quell’antica idea di Platone, secondo cui il tempo è immagine mobile dell’eternità, movimento dell’anima verso l’avvenire. L’avvenire sarebbe a sua volta il ritorno all’eternità. La nostra vita è così una continua agonia. Quando san Paolo disse: < Muoio ogni giorno>, non era un espressione patetica la sua. La verità è che moriamo ogni giorno e nasciamo ogni giorno. Stiamo morendo e nascendo di continuo. Per questo il problema del tempo ci tocca più degli altri problemi metafisici. Perché gli altri sono astratti. Quello del tempo è il nostro problema. Chi sono io? Chi è ognuno di noi? Chi siamo? Forse un giorno lo sapremo. Forse no. Ma nel frattempo, come disse sant’Agostino, la mia anima arde perché desidera saperlo.
IL TEMPO, da Oral di Jorge Luis Borges
Segnalato da Simona Kolonistuga)
TartaRugosa ha letto e scritto di:
Georges Perec (2011)
Il progetto avrebbe dovuto durare dodici anni, ma non si concluse.
L’idea, secondo Perec, era di osservare piazza Saint-Sulpice in diversi momenti della giornata e di prendere nota di tutto quello che vedeva.
O meglio “…quello che generalmente non si nota, quello che non si osserva, quello che non ha importanza: quello che succede quando non succede nulla, se non lo scorrere del tempo, delle persone, delle auto e delle nuvole”.
Il tentativo dura tre giorni.
Questa idea è entusiasmante. Finalmente un punto di connessione tra uomo e rettile.
Anch’io passo lunghe ore ad osservare ciò che accade, ma, a differenza di Perec, il tentativo non si esaurisce in tre giorni. Per me dura almeno sei mesi all’anno.
Alterno le visioni di Georges con le mie.
Place Saint-Sulpice
6° Arrondissement, Parigi
18, 19, 20 ottobre 1974
Largo del Ciliegio
Alla sommità della prima proda dell’orto
La prima settimana di primavera 2012
18 ottobre
Patate all’ingrosso
Da un pullman di turisti un giapponese sembra che mi faccia una fotografia. Un anziano signore con la sua mezza baguette, una signora con un pacchetto di dolci a forma di piccola piramide
L’86 va a Saint-Mandé (non gira in Rue Bonaparte, ma prende Rue di Vieux-Colombier)
Il 63 va a Porte dela Muette
21 marzo
Foglie secche
Formiche indaffarate raccolgono briciole
Sul tavolino sotto il ciliegio siedono un uomo e una donna
Zampe bianche e nere
Un miagolio e un lembo di bresaola cade vicino al gatto
Un merlo scava nella terra smossa
Alcuni inciampano. Microincidenti.
Un 96 passa. Un 70 passa.
E’ l’una e venti
Ritorno (probabile) di persone già viste: un ragazzo con un giaccone blu marina che porta in mano una busta di plastica passa di nuovo davanti al caffè
Un 86 passa. Un 86 passa. Un 63 passa.
Il caffè è pieno
Un bambino fa correre il suo cane (tipo Milou) sullo sterrato
E’ l’una e trenta
Sulla sedia sono appoggiati un gilet di panno rosso e un maglione (di cotone) turchese. Penzolano anche un paio di calzettoni (di lana) a righe colorate.
C’è il sole.
Il ciliegio inizia a fiorire.
Zampe marroni. Un piccolo ragno si arrampica sul telo che copre la proda dell’orto
Una buccia di mela golden e un torsolo di pera kaiser. Per me.
Striscia un verme rosa. Probabilmente un lombrico.
Il vento fa muovere le foglie degli alberi
Un 70.
Sono le tredici e cinquanta.
Trasporti SNCF
Le persone del funerale sono entrate nella chiesa
Sono le due e quaranta. Un uomo con il secchio pieno di terra.
Una donna che scopa la piattaforma di pietra e raccoglie le foglie.
Un gatto che dorme con il muso appoggiato fra le zampe anteriori.
Due formiche si contendono una briciola.
Cinguettii di pettirosso che arrivano da lontano.
Calore del sole alto in mezzo al cielo. Sonnecchio.
Ho visto ancora autobus, taxi, auto private, pullman turistici, camion e camioncini, biciclette, motorini, vespe, moto, un triciclo delle poste, una moto-scuola, un’auto-scuola, donne eleganti, vecchi belli, vecchie coppie, gruppi di bambini, persone con borse, con borselli, con valige, con cani, con pipe, con ombrelli, con la pancia, vecchie rugose, vecchi cretini, giovani cretini, dei bighelloni, dei fattorini, degli imbronciati, dei chiacchieroni.
Ritorna l’uomo con un altro secchio pieno di terra.
Passano, in ordine di apparizione, formiche, moscerini, una larva che fuoriesce dalla terra, un merlo che cerca la larva.
Mi sposto di circa dieci centimetri per gustare la buccia della mela.
Ritorna l’uomo con un secchio pieno di terra. E’ il terzo giro.
La donna si riposa sulla sedia e scrive su un grosso quaderno.
Il gatto se n’è andato all’ombra.
19 ottobre
Molte cose non sono cambiate, apparentemente non si sono mosse (le lettere, i simboli, la fontana, lo sterrato, le panchine, la chiesa, ecc.); io stesso mi sono seduto alla stessa tavola.
24 marzo
Sempre sotto il ciliegio, ma sulla pietra.
Una vanga, un rastrello, un secchio di plastica di colore rosso.
Teli di plastica grigia sulle prode.
Dalle pietre spuntano ciuffi di erba. Passano le solite formiche, ma non ci sono più le briciole.
Una donna sposta vasi di cotto con dentro alcune piante grasse.
Un cumulo di erba sradicata.
Ieri, c’era sul marciapiede, proprio davanti al mio tavolino, un biglietto della metropolitana; oggi, ma non è detto che sia nello stesso posto, c’è l’involucro di una caramella (cellophane) e un pezzo di carta difficilmente riconoscibile (più o meno grande come una scatola di “Parisiennes” ma di un blu molto più chiaro).
Sotto il tavolino tre pigne, una scatola contenente concime. Fito Universale. Liquido. Una lucertola senza coda.
Sono le tre. Il cielo è sereno e il sole caldo.
Sul tavolino una macchina fotografica, una bottiglia da 50 ml di plastica. Vuota.
I piccioni sono quasi immobili. E’ piuttosto difficile contarli (200 forse); parecchi sono accovacciati, le zampe ripiegate. E’ l’ora delle pulizie (con il becco, si spulciano il gozzo e le ali); alcuni sono appollaiati sul bordo della terza vasca della fontana. Alcuni persone escono dalla chiesa.
Due gatti sono distesi a 30 cm di distanza. Uno si lecca le zampe. L’altra si passa la zampa destra dietro l’orecchio destro.
Uno sbadiglia. L’altra punta una lucertola con la coda.
E ancora: perché due suore sono più interessanti di due altri passanti qualsiasi?
Dove sono finiti l’uomo e la donna che lavorano la terra?
Un pullman. Giapponesi.
Alcuni individui si riuniscono davanti a Saint-Sulpice.
Intravedo in alto sulle scale un uomo che scopa (è il sagrestano?).
Passa un uomo con un barattolo di Ripolin
Persone persone automobili
Una anziana signora con un bel soprabito impermeabile tipo Sherlock Holmes
La folla è compatta, non c’è quasi più un attimo di calma
Arriva una donna con un contenitore di plastica verde.
Lo vuota.
Bucce di arancia, foglie di carciofi, gambi di insalata. Foglie marce di catalogna. Bucce di patate. Buccia annerita di banana.
Buccia di mela Golden con torsolo annesso. Per me. (Finalmente)
Arriva un uomo con il solito secchio pieno di terra. A questo punto ho perso il conto dei viaggi.
20 ottobre
Passa una signora elegante che tiene, con gli steli in alto, un grande mazzo di fiori.
Passa un 63
Passa una ragazzina che porta due grandi sacchetti della spesa
Un uccello viene a posarsi in cima a un lampione
E’ mezzogiorno
Temporale
Passa un 63
25 marzo
Sul corridoio che porta verso l’orto.
Sono le tredici. In realtà sarebbe mezzogiorno.
Nuvoloso. Sole nascosto e aria un po’ fredda.
Rosmarino. Cespuglio di rose. Lavanda potata. Rosmarino. Cespuglio di rose.
Piccola montagnetta.
Ciuffi di erba. Foglie di tarassaco. Buone.
Progetto di una classificazione di ombrelli secondo le loro forme, i loro modi di funzionare, i loro colori, i loro materiali …
Da una sporta escono delle verdure
Passa un 96
Progetto di lauto pranzo per il mese prossimo: trifoglio, fiori di tarassaco, foglie di malva.
Magari ci scappa qualche lumachetta.
Il vento fa cadere la pioggia che si era accumulata sulla tenda del caffè: scrosci d’acqua
Il cielo è nuvoloso. Scende qualche goccia sparsa.
Forse è giorno di doccia.
Zampe bianche e nere mi sorpassano.
Ha già smesso di piovere.
Un uomo con il braccio sinistro ingessato
Un 63 che eccezionalmente si ferma all’angolo di rue des Canettes per far scendere una coppia di persone anziane
Un taxi DS di colore verde
Sono le diciassette.
E’ tornato il sole.
Un uomo e una donna camminano in fila indiana.
Si fermano davanti al pero. Guardano i fiori bianchi.
Alcune formiche. Due lucertole. Una canna dell’acqua. Tre innaffiatoi.
Il 63
Sono le due meno cinque
I piccioni sono sullo sterrato. Si alzano in volo tutti insieme.
Quattro bambini. Un cane. Un piccolo raggio di sole. Il 96. Sono le due
Sono le diciotto. Sarebbero le diciassette.
Profumo di rosmarino. Un uomo e una donna scendono le scale. Una gatta li segue.
Il ciliegio è tutto fiorito.
E’ ora di andare a dormire. Due lucertole mi tagliano la strada.
L’aria è calda. E’ stata una bella giornata.
da Iosif Brodskij, FONDAMENTA DEGLI INCURABILI, Adelphi 1989, pag.40 e pag. 29.
Le letture di Domenico Pelini sono tratte dal suo canale su Youtube