GENIUS LOCI · Paesaggio

Le sei fasi del Paesaggio. Intervista con Domenico Luciani | Greenews.info

Le sei fasi del Paesaggio. Intervista con Domenico Luciani

novembre 22, 2012 EventiIdee

Ha preso il via ieri, al Castello del Valentino di Torino, la quarta edizione del ciclo di seminari “Incontri con il paesaggio“, organizzati con il patrocinio di UNISCAPE nell’ambito del Corso di Laurea Magistrale interateneo in Progettazione delle Aree Verdi e del Paesaggio,che vede coinvolti quattro atenei: l’Università di Milano, quella di Genova e l’Università e il Politecnico di Torino, la città che ospiterà, nel 2016, la 53esima edizione del Congresso Mondiale degli Architetti Paesaggisti.

Ma la tematica del paesaggio e della sua salvaguardia è molto attuale in tutta Italia: il grido di Salvatore Settis in seguito al D. Lgs. sulle nuove disposizioni in materia di aree agricoledenuncia una situazione sempre più critica. “Dopo i campi di sterminio, stiamo assistendo allo sterminio dei campi”, afferma lapidario il noto storico dell’arte e archeologo, in un recente articolo.

Ne abbiamo parlato, in occasione del convegno, con Domenico Luciani, architetto paesaggista e presidente dell’Associazione Accademia di Paesaggioche lavora per la costruzione, aTreviso, di una vera e propria “Università del Paesaggio“.

D) Luciani, l’architetto Uta Zorzi Muhlmann definisce il paesaggista come un acrobata che, con difficili salti, tenta di consegnare il neonato ‒ il progetto ‒ a destinazione. Si riconosce in questa descrizione?

R) La figura del paesaggista ancora non esiste in Italia ed ancora poco in Europa, al di qua della Scandinavia: quello che vogliamo fare è formare figure professionali che siano adeguate a rapportarsi con il patrimonio naturale ed antropico. Purtroppo sono ancora poche le personalità che, con convinzione, hanno promosso il dialogo tra le discipline all’interno di ordinamenti formativi già esistenti: per tale ragione, ritengo necessario formare un curriculum nuovo per coloro che si occuperanno di paesaggio. Un nuovo tipo di formazione non deve far parte di una filiazione della facoltà già esistente, come accadeva negli anni ’20 all’architettura, figlia di ingegneria civile e delle belle arti: ma deve nascere a sé stante. Il paesaggista non è un tecnico specializzato, ma si occupa di luoghi nella condizione di crisi della modernità, nella nuova importanza assunta dai margini e dalle periferie, dando forma e vita al paesaggio come da una nebulosa senza forma si giunge ad una struttura delineata…

D) Da tempo l’architettura fa fatica a immaginare e progettare la città e il suo contesto: vista la facilità con cui la società moderna costruisce e decostruisce, in che modo l’architetto paesaggista si deve relazionare?

R) Si può dire che oggi si sia formata una koinè scientifica che indica una terza via tra l’idea di territorio e di spazio da un lato come una lavagna pulita, libera da ogni segno, e dall’altra come un elemento puramente da contemplare. Bisogna però rendersi conto che la natura non è fatta né per essere contemplata, né abusata, ma studiata attraverso elementi storicizzati. La questione fondamentale è però il dialogo con la comunità esistente nel luogo, in quanto il sapere è diffuso nella società ma ha la stessa forza statutaria di un sapere esperto. Il paesaggista è colui che contribuisce a fornire saperi esperti a coloro che realmente hanno davvero la responsabilità della governanceterritoriale: per tale ragione, egli deve stare al servizio della comunità e può influire in modo positivo con le sue conoscenze con un processo maieutico verso un concetto più alto di erudizione. Molto spesso la percezione di coloro che vivono direttamente i luoghi è differente rispetto a chi li studia:migliorare il gusto della comunità locale sin dai primi passi, quindi a partire dal coinvolgimento in un processo virtuoso già alle scuole elementari, assume un ruolo determinante nei processi poi di trasformazione del paesaggio.

D) Come giudica l’arte del paesaggio oggi in Italia, dove, da tempo, la rassicurante rappresentazione di un ideale equilibrio tra uomo e natura si è sostituito ad un quadro di paesaggio sempre più discontinuo?

R) Considerando che il paesaggio si compone di un patrimonio materiale ed immateriale, dobbiamo considerare la presenza di un terzo elemento accanto a memoria e natura: così come suggeriva Heiddeger, tutto ciò che si è radunato nei secoli, nei grovigli del tempo, costituisce la componente antropologica del luogo. Nella Convenzione Europea del Paesaggio si dà una chiara responsabilità individuale e collettiva: ci dobbiamo occupare dei nostri luoghi perché c’è di mezzo la condizione umana. Nella storia dell’idea antropologica di paesaggio si possono individuare almeno sei fasi di un processo culturale europeo: la prima fase fa riferimento al contesto austriaco, in cuiRiegl affermava che ogni cosa che ci viene tramandato dalle generazioni precedenti, diventa una nostra responsabilità. Si sviluppa a seguire negli anni Venti, in Italia, l’idea di tutela del luogo come protezione della patria. Si arriva poi alla dichiarazione, all’interno della Costituzione, che la Repubblica è la prima a dover valorizzare la cultura e la tutela dei paesaggi; gli Anni Sessanta sono poi quelli dei grandi movimenti ecologisti,e da questi si giunge ad una quinta fase in cui vi è l’inizio di un interesse sul paesaggio e sui giardini storici. Ultima fase, la più recente e quella ancora in atto, inizia con la CEP di Firenze, nel 2000, grazie alla quale nasce una vera e propria filosofia del paesaggio. Credo che in questo momento storico dobbiamo prenderci maggiormente cura dei nostri territori, considerando in questi anche l’eredità dei segni e delle presenze che con il tempo si sono accumulate. Dobbiamo fare ordine nel rapporto tra gli elementi costitutivi del nostro ambiente: per dirlo in termini di proporzioni, il paesaggio sta al Paese come il giardinaggio sta al giardino. Se il giardinaggio è conoscenza, cura e disegno del giardino, il paesaggio è conoscenza, cura e disegno del Paese.

D) Tornando alle denunce di Settis: come si prospetta oggi l’idea di paesaggio, visti gli scempi al Belpaese?

R) Oggi non si pone più soltanto la questione della cementificazione: la superficie agraria ad esempio è diminuita, rispetto agli anni ’20, di circa un terzo del suo totale iniziale e sono molte le superfici che abbiamo perduto in ragione dell’insediamento e dell’abbandono. Dato sconcertante, mapossiamo affermare che in Italia è maggiore la quantità di suolo degradata che non quella occupata dal processo di cementificazione. Viviamo gli strascichi di una politica di territorio che esaltava il gigantismo macchinistico e agevolava la speculazione edilizia: dobbiamo ritrovare il senso del limite. Est modus in rebus, dicevano gli antichi latini: si deve interagire con il paesaggio introducendo con misura la trasformazione. Oggi dobbiamo avere la consapevolezza della limitatezza delle alterazioni dell’ambiente, oltre le quali viene messo in crisi il sistema stesso. Il territorio subisce continui cambiamenti, processo inarrestabile e naturale (oltre che una deformazione dell’aspetto dei luoghi irreversibile) che non deve essere interpretato come a lungo si è fatto con il restauro dei monumenti: il dov’era e com’era. Al paesaggio va donata una terza vita: la prima è come si presentava all’inizio, la seconda è come è stato cambiato dall’uomo e la terza è la vita che necessita per continuare a dialogare con l’uomo e la sua continuità esistenziale in qualità di bene comune. Un paesaggio viene riconosciuto come bene comune quando, al di là del suo statuto comunitario, una comunità lo assume come elemento costitutivo della propria identità. La vera salvaguardia del territorio non nasce dalla ferita alla maestà di un monumento, ma dalla consapevolezza del degrado della condizione umana nei paesaggi.

Valentina Burgassi

da   Le sei fasi del Paesaggio. Intervista con Domenico Luciani | Greenews.info.

GENIUS LOCI · Paesaggio

Darko Pandakovic, ARCHITETTURA DEL PAESAGGIO VEGETALE, edizioni Unicopli – Dipartimento di Progettazione dell’Architettura, 2004 (prima edizione 2000)

il processo di pensiero sottostante ai contenuti del libro

espresso attraverso il suo indice:

LAGO DI COMO-LARIO: Luoghi · Terrazzamenti

ITINERARI VERDI Terrazzamenti a ulivi e agrumi sulla sponda orientale del lago di Como Ortofloricola Comense organizza, per sabato 3 novembre 2012, un’escursione pomeridiana sulla sponda orientale dal lago di Como

 

ITINERARI VERDI
Terrazzamenti a ulivi e agrumi sulla sponda orientale del lago di Como

Ortofloricola Comense organizza, per sabato 3 novembre 2012, un’escursione pomeridiana sulla sponda orientale dal lago di Como. A fronte di esempi di cementificazione selvaggia, si è individuato un significativo recupero ambientale sulla sponda orientale del lago, in una proprietà privata nella quale, un impianto misto a ulivi ed agrumi sapientemente disposti in una insenatura naturale, costituisce un gradevole ornamento per il paesaggio oltre che la memoria storica di tipologie di colture tipiche dei terrazzamenti del nostro lago.

L’escursione, da intendersi con mezzo proprio, prevede un incontro preliminare in piazza Roma a Blevio (CO) alle ore 14:15, in modo da poter proseguire con un numero ridotto di auto.

PRENOTAZIONI ENTRO VENERDI’ 2 NOVEMBRE

Ortofloricola Comense:
Via Ferabosco, 11 (loc. Sagnino)< br>22100 Como
tel. 031.572177 / cell. 338.7632455
info@ortofloricola.it

Immagine
città · GENIUS LOCI · Paesaggio · pietre · Rovine · strade · Vie e Piazze

Audio Lettura da: Raffaele Milani, IL PAESAGGIO E’ UN’AVVENTURA. invito al piacere di viaggiare e di guardare

Leggo da Raffaele Milani, IL PAESAGGIO E’ UN’AVVENTURA. invito al piacere di viaggiare e di guardare, Feltrinelli, 20015, pagg. 164, 165

dove parla del provare a “leggere la città cercando i luoghi segreti, rimasti intoccati perchè trascurati e abbandonati”

AUDIO e VIDEO · GENIUS LOCI · Paesaggio

Seduzioni del paesaggio, video di Arte del XXI Secolo

GENIUS LOCI · Paesaggio

Paesaggio malato e coscienza cittadinaIntervista all’architetto Franco Zagari, da Televideo

Oggi l’opinione pubblica dimostra sempre più interesse nei confronti di temi come il paesaggio, il territorio, l’ambiente. Non è un caso che il presidente Napolitano, nel suo discorso di investitura ha parlato del paesaggio come di una “questione di assoluta emergenza”, dimostrandosi in sintonia con le aspettative dei cittadini. Eppure i protocolli legislativi non sono ancora in grado di sanare una situazione delicatissima. Gran parte dell’edilizia italiana sorge infatti su aree ad ad alto rischio. Come la crescente consapevolezza dei cittadini può essere incisiva nelle scelte sul territorio?

“Ho lungamente trattato questi argomenti in due volumi entrambi per la casa editrice Librìa, Paesaggi di città non città. Franco Zagari. Quattro progetti di ricerca, a cura di Giovanni Laganà, appena uscito, e Paesaggio anno zero, che uscirà nel mese di maggio. ANNO ZERO propone un reset, smontare e rimontare gli argomenti che ruotano attorno a diverse cause della condizione deteriore del nostro paesaggio, ripartendo da una ricerca faticosa e paziente. Nel paesaggio, anche in quello brutto, sporco e cattivo, vivono migliaia di persone e per quanto la televisione abbia potuto corrompere il senso comune della morale di un intero paese, la gente ha sempre risorse imprevedibili spesso piene di sorprese. E’ il momento che noi si impari a trattare con cura il nostro paesaggio malato. Chi veramente vuole “che le cose cambino” con una evoluzione positiva sa che ci vuole lavoro, lavoro di tutti, con dedizione e pazienza, sa che questo è possibile solo attraverso un coinvolgimento di chiunque da vicino o da lontano senta a giusto titolo un vincolo significativo di appartenenza. Il che pone l’individuo come la comunità in una condizione potenzialmente più capace di rinnovare il senso di un patto di civitas, cioè una delle molecole fondamentali dell’esercizio di diritti e doveri in un consesso democratico. La questione è quindi non solo molto rilevante da un punto di vista economico e sociale, lo è da un punto di vista politico, e con una assoluta priorità. 

tutta l’intervista qui: Televideo – Paesaggio malato e coscienza cittadina.

GENIUS LOCI · Paesaggio · Pittura

Claude Lorrain’s Enchanted Landscape – in pictures | Art and design | guardian.co.uk


GENIUS LOCI · Giardini del lago di Como · Paesaggio

Camille Pissarro, A Corner of the Meadow at Eragny, 1902

Camille Pissarro, A Corner of the Meadow at Eragny, 1902

GENIUS LOCI · inizi · Paesaggio

La cosa più abbondante sulla terra è il paesaggio … José Saramago, Una terra chiamata Alentejo

La cosa più abbondante sulla terra è il paesaggio

José Saramago, Una terra chiamata Alentejo

angeli · COATESA: frazione di Nesso · GENIUS LOCI · Giardini del lago di Como · Lago · Paesaggio · sentieri · Simboli e Archetipi · Terra

Il Genius loci ovvero lo spazio vissuto, da Contributi a una cultura dell’Ascolto CAMMINARSI DENTRO di Gabriele De Ritis

Un grazie fortissimo al mio amico Gabriele De Ritis che, il 14 agosto, mi ha dedicato questo post sul suo sito CAMMINARSI DENTRO

PAOLO FERRARIO, Passeggiando in un giardino a terrazze sul lago

*

Presentazione del volume Angelicamente. Il significato dell’Angelo nella cultura del nostro tempo (edito da Zephyro Edizioni nel 2010) – Paolo Ferrario qui illustra il senso del suo saggioIl Genius Loci come angelo del luogo, pp.45-57 

*

Via della Vite, Via delle Barche, Via all’Orto 

Via del Caco, Largo del Noce, Via del pollaio 

Largo della Pergola, Orto Verde, Terrazza, Largo del Tiglio 

da Contributi a una cultura dell’Ascolto CAMMINARSI DENTRO (226): Il Genius loci ovvero lo spazio vissuto : Ai confini dello sguardo.

GENIUS LOCI · Paesaggio

sul rapporto fra la persona e il paesaggio

sul rappporto fra la persona e il paesaggio: Dall’infanzia alla vecchiaia percepiamo che il paesaggio è parte integrante della nostra esperienza soggettiva e che noi facciamo parte di esso, poiché vi intrecciamo le nostre relazioni e i nostri destini. Attraverso le emozioni ogni persona connette “l’io” che percepisce a un oggetto che viene percepito. In tal modo il paesaggio non è più … segue qui:

www.muoversinsieme.it

Il periodo delle vacanze estive mostra con forza un aspetto importante della nostra personalità: abbiamo bisogno di paesaggio
GENIUS LOCI · Paesaggio

Di mestiere faccio il paesologo, Franco Arminio accetta di farsi interrogare dal sociologo del nuovo meridionalismo mediterraneo sui “paesi con il buco in mezzo”

Inventore di una curiosa e sensoriale disciplina, Franco Arminio accetta di farsi interrogare dal sociologo del nuovo meridionalismo mediterraneo sui “paesi con il buco in mezzo”.

 

ArminioFranco Arminio si divide tra insegnamento, scrittura, documentari, battaglie civili e collaborazioni a varie testate. Le vacche erano vacche e gli uomini farfalle è la sua più recente opera in versi, pubblicata quest’anno.
Tra le sue ultime prose: Circo dell’ipocondriaVento forte tra Lacedonia e CandelaNevica e ho le proveCartoline dai mortiOratorio Bizantino.
È animatore del blog Comunità Provvisoria.

CassanoFranco Cassano insegna Sociologia dei processi culturali all’Università di Bari. Ha pubblicato, tra l’altro: Il Pensiero meridianoMal di Levante,PaeninsulaModernizzare stancaOltre il nullaHomo civicus;L’alternativa mediterranea, con Danilo Zolo; Tre modi vedere il Sud e da ultimo L’umiltà del male. Scrive su varie testate italiane e straniere.  

da Di mestiere faccio il paesologo.