Il progetto
Memoro la Banca della Memoria
Generazione Creativa
Generazione Creativa – Compagnia di San Paolo
da Archimemoro.
Generazione Creativa – Compagnia di San Paolo
da Archimemoro.
Basilicata coast to coast (Italia, 2010, 105 minuti) di e conRocco Papaleo e con Alessandro Gassman e Max Gazzè.
Quattro amici di Maratea da ragazzi avevano fondato una piccola band di provincia. Ora invece sono un professore di matematica, un falegname, un tabaccaio e un attore. In una calda estate lucana, decidono di partecipare al festival nazionale del teatro-canzone di Scanzano Jonico e si danno il nome alternativo Le Pale Eoliche. Da Maratea a Scanzano Jonico, devono attraversare tutta la Basilicata, dalla costa tirrenica alla costa ionica. Fin qui nulla di strano, poco più di un centinaio di chilometri che con la strada statale 653 della Valle del Sinni si percorrono in un’ora o poco più. È a questo punto che i quattro decidono di partire dieci giorni prima e raggiungere la loro destinazione a piedi, cercando nel cammino di ritrovare un senso alla loro vita che è stato perso. Durante il viaggio, fatto seguendo strade alternative e accompagnati da un carretto trainato da un cavallo bianco per trasportare viveri, strumenti e due tende da campo, proverann o le canzoni da fare al festival esibendosi in concertini occasionali nei paesini che incontreranno per strada. In questo lungo tragitto, dove attraverseranno Trecchina, Lauria, Tramutola, Aliano e Craco, si unisce alla “carovana” anche una giovane giornalista di un piccolo network parrocchiale e figlia di un noto politico locale, per documentare il viaggio
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L’altra New York Alla ricerca della metropoli autentica Collana “Intersezioni”
pp. 288, € 23,00 in libreria dal 24/01/2013 |
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È una notte tiepida e le strade di Brooklyn sono deserte e sinistre. Lo scheletro dei magazzini e la ciminiera del vecchio zuccherificio fanno la guardia sulla riva del fiume. Le case popolari sono buie e silenziose. Tu però sei perfettamente sveglio, mentre guidi nell’oscurità. Stai esplorando Williamsburg, alla ricerca del quartiere che ha reso Brooklyn cool. Simbolo dell’America e dell’Occidente, la metropoli per definizione viene spiata da Sharon Zukin con appassionata sollecitudine, cogliendone i cambiamenti incessanti del tessuto urbano e culturale, specie in alcuni luoghi emblematici: Brooklyn (come è diventata «cool»), Harlem (come ha cessato di essere un ghetto), l’East Village (la dimensione locale nella città globale), Union Square (il riscatto dello spazio pubblico degradato). L’attenzione va soprattutto al problema dell’autenticità smarrita – i negozi scomparsi, gli abitanti dispersi, le atmosfere perdute – e del suo possibile recupero sotto nuove forme. Il proverbiale carattere «insonne» della città diventa allora segno di una inesauribile attitudine a reinventarsi. Sharon Zukin insegna Sociologia nel Brooklyn College e nella City University of New York. Tra le sue opere: «Landscapes of Power: From Detroit to Disney World» (1991), «The Cultures of Cities» (1995), «Point of Purchase: How Shopping Changed American Culture» (2004). |
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Carissimi Laura e Vilmo, eccoci qua al soggiorno dei nostri magnifici tre. Lascio qualche indicazione utile per la loro vacanza:

Gatta grigia Miciù, quindici anni
E’ quella più scontrosa che va sicuramente tenuta isolata dagli altri.
E’ sempre molto diffidente e entra in allarme se vede altri esseri viventi. Può capitare che talvolta vomiti: le succede quando è ansiosa e sente che nelle vicinanze ci sono altri gatti, per cui nel timore che le si avvicinino mangia tutto in fretta e poi si ingozza.
Comunque in genere si sa autoregolare, per cui non ci sono problemi a darle il suo misurino di crocchette e lasciargliele. Al mattino le lascio anche mezza bustina di cibo morbido.

Gatta marrone tigrata Luna, 11 anni
Ha molto sviluppato il concetto di territorialità e cerca di conquistare più spazio possibile, soffiando se incontra qualche suo simile.
Ha i dotti nasali chiusi, quindi ha una lacrimazione quasi costante dagli occhi. Lascio in dotazione una bottiglietta con un po’ di camomilla, se avete eventualmente voglia di asciugarglieli con un po’ di carta igienica inumidita (io in genere lo faccio una volta al giorno o di sera o di mattina).
E’ una gatta abbastanza ruffiana e non teme il contatto con gli umani; siccome però è lunatica, talvolta morde.
Come Miciù, sul cibo si autoregola, pur non disprezzando incursioni nelle ciotole altrui.
Anche per lei la dose giornaliera di un misurino di crocchette in genere è sufficiente, più la mezza bustina avanzata da Miciù.

Gatto nero Chat Noir, età stimata 3-4 anni
E’ il più problematico per via della salute (ha mal di fegato), ma è il più coccolone e cerca il contatto con gli umani, anche se qualche volta, per giocare, morde.
Per lui è necessario non superare il misurino giornaliero di crocchette e suddividere il pasto in almeno due momenti (mattino/tardo pomeriggio) perché tende a far fuori tutto e può venirgli una colica.
Ultimamente abbiamo notato che è diventato meno vorace e, forse, sta iniziando anche lui a autoregolarsi, ma è meglio non rischiare.
Per riassumere, sulle porzioni di cibo:
tutti e tre hanno diritto a un misurino al giorno di crocchette (un pacco è destinato a Luna e Miciù “old cats” e un pacco per Chat Noir), mentre Luna e Miciù possono avere una bustina al giorno divisa in due (se non la mangiano tutta, il giorno dopo date pure solo le crocchette).
Tutti e tre bevono in abbondanza.
Speriamo proprio che i tre non vi diano problemi. In ogni caso Paolo porta a Lecce il computer, per cui potremmo scambiarci notizie via face book.
Per loro è la prima vacanza “protetta”, non vi preoccupate se avranno qualche reazione strana. D’altro canto sappiamo che Luna e Chat Noir non sono gatti molto in forma e che Miciù è una vecchierella!
Noi partiamo tranquilli sapendoli in un luogo meraviglioso e in mani ottime!
Grazie e a presto
Luciana
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Luciana Quaia – INTIME ERRANZESegnalazione sul sito di A.I.M.A. Milano Onlus Ennesimo riconoscimento per il volume di Luciana Quaia Intime erranze. Il familiare curante, l’Alzheimer, la resilienza autobiografica (NodoLibri, Como 2012), segnalato in home pagesul sito di A.I.M.A. Milano Onlus – Associazione Italiana Malattia di Alzheimer tra le “letture consigliate”.Si ricorda che Intime erranze di Luciana Quaia è finalista alPremio Nabokov 2012 nella categoria saggistica. Alla serata di premiazione, che si terrà a Novoli (Lecce) presso il Teatro Comunale (Piazza Regina Margherita) sabato 26 gennaio 2013alle ore 18:00, verranno consegnati attestati e riconoscimenti a tutti i finalisti. Tutti gli autori verranno chiamati sul palco e potranno presentare la propria opera
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da James Hillman IL PIACERE DI PENSARE, intervista con Silvia Ronchey, Rizzoli, 2001, pag. 7-8
Ha preso il via ieri, al Castello del Valentino di Torino, la quarta edizione del ciclo di seminari “Incontri con il paesaggio“, organizzati con il patrocinio di UNISCAPE nell’ambito del Corso di Laurea Magistrale interateneo in Progettazione delle Aree Verdi e del Paesaggio,che vede coinvolti quattro atenei: l’Università di Milano, quella di Genova e l’Università e il Politecnico di Torino, la città che ospiterà, nel 2016, la 53esima edizione del Congresso Mondiale degli Architetti Paesaggisti.
Ma la tematica del paesaggio e della sua salvaguardia è molto attuale in tutta Italia: il grido di Salvatore Settis in seguito al D. Lgs. sulle nuove disposizioni in materia di aree agricoledenuncia una situazione sempre più critica. “Dopo i campi di sterminio, stiamo assistendo allo sterminio dei campi”, afferma lapidario il noto storico dell’arte e archeologo, in un recente articolo.
Ne abbiamo parlato, in occasione del convegno, con Domenico Luciani, architetto paesaggista e presidente dell’Associazione Accademia di Paesaggio, che lavora per la costruzione, aTreviso, di una vera e propria “Università del Paesaggio“.
D) Luciani, l’architetto Uta Zorzi Muhlmann definisce il paesaggista come un acrobata che, con difficili salti, tenta di consegnare il neonato ‒ il progetto ‒ a destinazione. Si riconosce in questa descrizione?
R) La figura del paesaggista ancora non esiste in Italia ed ancora poco in Europa, al di qua della Scandinavia: quello che vogliamo fare è formare figure professionali che siano adeguate a rapportarsi con il patrimonio naturale ed antropico. Purtroppo sono ancora poche le personalità che, con convinzione, hanno promosso il dialogo tra le discipline all’interno di ordinamenti formativi già esistenti: per tale ragione, ritengo necessario formare un curriculum nuovo per coloro che si occuperanno di paesaggio. Un nuovo tipo di formazione non deve far parte di una filiazione della facoltà già esistente, come accadeva negli anni ’20 all’architettura, figlia di ingegneria civile e delle belle arti: ma deve nascere a sé stante. Il paesaggista non è un tecnico specializzato, ma si occupa di luoghi nella condizione di crisi della modernità, nella nuova importanza assunta dai margini e dalle periferie, dando forma e vita al paesaggio come da una nebulosa senza forma si giunge ad una struttura delineata…
D) Da tempo l’architettura fa fatica a immaginare e progettare la città e il suo contesto: vista la facilità con cui la società moderna costruisce e decostruisce, in che modo l’architetto paesaggista si deve relazionare?
R) Si può dire che oggi si sia formata una koinè scientifica che indica una terza via tra l’idea di territorio e di spazio da un lato come una lavagna pulita, libera da ogni segno, e dall’altra come un elemento puramente da contemplare. Bisogna però rendersi conto che la natura non è fatta né per essere contemplata, né abusata, ma studiata attraverso elementi storicizzati. La questione fondamentale è però il dialogo con la comunità esistente nel luogo, in quanto il sapere è diffuso nella società ma ha la stessa forza statutaria di un sapere esperto. Il paesaggista è colui che contribuisce a fornire saperi esperti a coloro che realmente hanno davvero la responsabilità della governanceterritoriale: per tale ragione, egli deve stare al servizio della comunità e può influire in modo positivo con le sue conoscenze con un processo maieutico verso un concetto più alto di erudizione. Molto spesso la percezione di coloro che vivono direttamente i luoghi è differente rispetto a chi li studia:migliorare il gusto della comunità locale sin dai primi passi, quindi a partire dal coinvolgimento in un processo virtuoso già alle scuole elementari, assume un ruolo determinante nei processi poi di trasformazione del paesaggio.
D) Come giudica l’arte del paesaggio oggi in Italia, dove, da tempo, la rassicurante rappresentazione di un ideale equilibrio tra uomo e natura si è sostituito ad un quadro di paesaggio sempre più discontinuo?
R) Considerando che il paesaggio si compone di un patrimonio materiale ed immateriale, dobbiamo considerare la presenza di un terzo elemento accanto a memoria e natura: così come suggeriva Heiddeger, tutto ciò che si è radunato nei secoli, nei grovigli del tempo, costituisce la componente antropologica del luogo. Nella Convenzione Europea del Paesaggio si dà una chiara responsabilità individuale e collettiva: ci dobbiamo occupare dei nostri luoghi perché c’è di mezzo la condizione umana. Nella storia dell’idea antropologica di paesaggio si possono individuare almeno sei fasi di un processo culturale europeo: la prima fase fa riferimento al contesto austriaco, in cuiRiegl affermava che ogni cosa che ci viene tramandato dalle generazioni precedenti, diventa una nostra responsabilità. Si sviluppa a seguire negli anni Venti, in Italia, l’idea di tutela del luogo come protezione della patria. Si arriva poi alla dichiarazione, all’interno della Costituzione, che la Repubblica è la prima a dover valorizzare la cultura e la tutela dei paesaggi; gli Anni Sessanta sono poi quelli dei grandi movimenti ecologisti,e da questi si giunge ad una quinta fase in cui vi è l’inizio di un interesse sul paesaggio e sui giardini storici. Ultima fase, la più recente e quella ancora in atto, inizia con la CEP di Firenze, nel 2000, grazie alla quale nasce una vera e propria filosofia del paesaggio. Credo che in questo momento storico dobbiamo prenderci maggiormente cura dei nostri territori, considerando in questi anche l’eredità dei segni e delle presenze che con il tempo si sono accumulate. Dobbiamo fare ordine nel rapporto tra gli elementi costitutivi del nostro ambiente: per dirlo in termini di proporzioni, il paesaggio sta al Paese come il giardinaggio sta al giardino. Se il giardinaggio è conoscenza, cura e disegno del giardino, il paesaggio è conoscenza, cura e disegno del Paese.
D) Tornando alle denunce di Settis: come si prospetta oggi l’idea di paesaggio, visti gli scempi al Belpaese?
R) Oggi non si pone più soltanto la questione della cementificazione: la superficie agraria ad esempio è diminuita, rispetto agli anni ’20, di circa un terzo del suo totale iniziale e sono molte le superfici che abbiamo perduto in ragione dell’insediamento e dell’abbandono. Dato sconcertante, mapossiamo affermare che in Italia è maggiore la quantità di suolo degradata che non quella occupata dal processo di cementificazione. Viviamo gli strascichi di una politica di territorio che esaltava il gigantismo macchinistico e agevolava la speculazione edilizia: dobbiamo ritrovare il senso del limite. Est modus in rebus, dicevano gli antichi latini: si deve interagire con il paesaggio introducendo con misura la trasformazione. Oggi dobbiamo avere la consapevolezza della limitatezza delle alterazioni dell’ambiente, oltre le quali viene messo in crisi il sistema stesso. Il territorio subisce continui cambiamenti, processo inarrestabile e naturale (oltre che una deformazione dell’aspetto dei luoghi irreversibile) che non deve essere interpretato come a lungo si è fatto con il restauro dei monumenti: il dov’era e com’era. Al paesaggio va donata una terza vita: la prima è come si presentava all’inizio, la seconda è come è stato cambiato dall’uomo e la terza è la vita che necessita per continuare a dialogare con l’uomo e la sua continuità esistenziale in qualità di bene comune. Un paesaggio viene riconosciuto come bene comune quando, al di là del suo statuto comunitario, una comunità lo assume come elemento costitutivo della propria identità. La vera salvaguardia del territorio non nasce dalla ferita alla maestà di un monumento, ma dalla consapevolezza del degrado della condizione umana nei paesaggi.
Valentina Burgassi
da Le sei fasi del Paesaggio. Intervista con Domenico Luciani | Greenews.info.