Belle · Calicanto d'Inverno · Cedro · Gatti · Luna · marmellate · Noelle Episteme

da una lettera di Luciana a una amica

Per parlare di animali: ora i due gatti di casa possono stare insieme senza problemi! Si è ripresa bene Bice? Il fatto di essere in ambiente protetto l’avrà sicuramente aiutata a una veloce ripresa. Anche voi avete riso per la depilazione?
Ogni volta che ci è capitato, io e paolo scoppiavamo a ridere quando tutte le micie che sono transitate da questo intervento, nel pulirsi, esibivano una coscia di tacchino spennato. Ad Amaltea i gatti stanno bene: Noelle è diventata più selvatica, ma quando accendiamo la stufa, non disdegna, su insistenza, ad entrare e ad occupare la sedia per la pennichella. Belle invece compare solo per l’ora del thé, mangia come una disperata e poi fugge di nuovo. Ci sembra di aver capito che il suo nuovo nascondiglio sia sopra la casa disabitata che sta di fronte ad Amaltea, dalla quale, saltando sui tetti, può evidentemente raggiungere un’altra oasi di pace da lei considerata migliore dell’affollato nostro Eden (in particolare la nemica è Luna, che più invecchia, più diventa bisognosa delle nostre coccole e gelosissima di chi ci si avvicina).
Ieri ci siamo concessi una vacanzina pomeridiana in un paese sopra Menaggio (di fronte a Bellagio), dove un nostro amico attore ha recitato alcuni brani durante la presentazione di un libro su una mastodontica quercia che è il simbolo del genius loci di quel posto. Fra breve arriverà il post e l’audio di documentazione.
Sono giornate ancora calde (sabato 11° nelle ore centrali), anche se al mattino siamo intorno ai 4-5 gradi). Nel giardino è già fiorito il calicanto e un pruno selvatico ha cacciato fuori le prime foglioline, destinate a una brutta fine se arriverà, come probabile, il grande freddo. I cedri sono diventati quasi tutti gialli, dando così mostra di sé in un originale e spontaneo albero di Natale. Mi sono cimentata nella preparazione della marmellata, che Paolo ha decretato eccellente, per cui prossimamente ne farò ancora un po’ da distribuire qui e là.
Alberi · Grandola e Uniti

presentazione del libro “Rogolone, storia di un grande albero”, AUDIO di Marco Ballerini, 18 dicembre 2011, a Villa Camozzi, la sede del comune di Grandola ed Uniti

presentazione del libro “Rogolone, storia di un grande albero”
Un libro dedicato al grande e colossale monumento naturale di Grandola ed Uniti: il rovere secolare per eccellenza!!!
Con l’attore MARCO BALLERINI che ha recitato:

L’evento si è tenuto domenica 18 dicembre alle ore 16 presso Villa Camozzi, la sede del comune di Grandola ed Uniti

Alberi

Rogolone, storia di un grande albero”, domenica 18 dicembre alle ore 16 presso Villa Camozzi, la sede del comune di Grandola ed Uniti

presentazione del libro “Rogolone, storia di un grande albero”
Un libro dedicato al grande e colossale monumento naturale di Grandola ed Uniti: il rovere secolare per eccellenza!!!
Con l’attore MARCO BALLERINI

L’evento si terrà domenica 18 dicembre alle ore 16 presso Villa Camozzi, la sede del comune di Grandola ed Uniti
Nell’occasione il museo è aperto al pubblico.
Calorosi saluti da Attilio Selva
ASSOCIAZIONE STORIA NATURA E VITA

Alberi

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Alberi · Bosco · foglie · Terra

… al di là del parco, al di sopra dei campi fumiganti, scivolò dentro il paesaggio un arcobaleno …. , Vladimir Nabokov, lettura di Domenico Pelini

Al di là del parco, al di sopra dei campi fumigan­ti, scivolò dentro il paesaggio un arcobaleno; i cam­pi finivano sul limitare oscuro e dentellato di un lontano bosco di abeti dove si inarcava una parte dell’arcobaleno, e in quel tratto il bordo della fore­sta scintillava magicamente attraverso il velo iride­scente verde pallido e rosa che lo schermava: una dolcezza e uno splendore tali da ridurre al rango di parenti poveri i colorati riflessi romboidali che il ri­torno del sole aveva proiettato sul pavimento del pa­diglione.

Un attimo dopo cominciava la mia prima poesia. Che cosa la scatenò? Credo di saperlo. In assenza di vento, il semplice peso di una goccia di pioggia che brillava, godendosi il suo parassitico lusso, su una foglia cordata, ne aveva inclinata la punta, e quello che pareva un globulo di mercurio aveva eseguito un improvviso glissando lungo la nervatura centra­le, quindi, ormai spoglia del suo lucente fardello, la foglia, sollevata, si era di nuovo distesa. Foglia, incli­nata, spoglia, sollevata – l’istante che ci volle perché questo accadesse non mi parve tanto una frazione di tempo quanto una fessura nel medesimo, una pulsazione omessa, subito compensata da un pic­chiettio di rime: dico volutamente «picchiettio» perché, quando arrivò una raffica di vento, gli albe­ri si diedero allegramente a gocciolare tutti insieme, in un’imitazione del recente rovescio di pioggia, rozza quanto lo era la strofa che già mormoravo se paragonata al mio brivido di meraviglia nell’istante in cui cuore e foglia erano stati una cosa sola.

da Vladimir Nabokov, Parla, Ricordo. Adelphi

Alberi · Sensi

Il pioppo nero e Papavera di campo

Alberi

Il Rovere Il vecchio rovere; la sua ferita, le viscere, il suo cuore: l’edera eroica, come vene aggrappate alla linfa della vita!, Miguel De Unamuno

Il  Rovere
Il vecchio rovere; la sua ferita, le viscere, il suo cuore: l’edera eroica, come vene aggrappate alla linfa della vita!

5 Settembre 1910
Ieri vagavo per la montagna conversando silenziosamente con gli alberi, ma è inutile che io fugga dagli uomini: li incontro ovunque; i miei alberi sono alberi umani. E non solo perché sono stati piantati e curati dagli uomini, ma anche per qualche cosa di più. Tutti questi alberi sono alberi addomesticati e domestici.
Sono diventato amico di un vecchio rovere. Se lo vedessi, Filippo, se lo vedessi! Che eroe! Dev’essere molto vecchio! Ed è in parte morto. Pensa, morto in parte,
non morto completamente.
Ha una profonda ferita che lascia vedere le sue viscere allo scoperto. E queste viscere sono vuote.
Mostra il cuore. Ma sappiamo, per le nostre sommarie nozioni di botanica, che il suo vero cuore non è questo; la linfa circola fra l’alburno del legno e la corteccia.
Però, come mi ha impressionato quell’ampia ferita con le sue labbra tondeggianti! L’aria vi entra e ventila l’interno del rovere dove, se sopraggiungesse una tormenta, potrebbe rifugiarsi un viandante, o
dove potrebbe dimorare un anacoreta od un Diogene della selva. Però la linfa
corre tra la corteccia ed il legno e dona il succo della vita alle foglie che verdeggiano al sole: verdeggiano fino a quando, gialle ed arse, turbineranno e si affolleranno al suolo, e marcite ai piedi del vecchio eroe del bosco, fra le forti braccia delle radici, formeranno il mantello nutriente che alimenterà le nuove foglie della futura primavera. E se tu vedessi le braccia delle sue radici
che immergono migliaia di dita sotto la terra!
Braccia che afferrano la terra come gli alti rami afferrano il cielo.
Passato l’autunno, il vecchio rovere rimarrà nudo e silenzioso, penserai tu; ed invece no, perché lo abbraccia un’edera anch’essa eroica. Fra i più superficiali ceppi delle radici e sul tronco del rovere, sono evidenti le robuste vene dell’edera che si arrampica sul vecchio albero e lo riveste con le sue foglie
d’un verde brillante e perenne. E quando le foglie del rovere si saranno lasciate cadere a terra, il vento sussurrerà canti invernali fra le foglie dell’edera. Ed anche se morto, il rovere verdeggerà al sole, e forse uno sciame di api costruirà l’alveare in quell’ampia ferita del suo seno.
Non so per quale ragione, mio caro Filippo, mi pare che questo vecchio rovere cominci a farmi riconciliare con l’umanità. Inoltre perché non dovrei confessartelo? Da molto tempo non sento una stupidaggine!
E così, infine, non si può vivere. Ho timore che mi lascerò vincere.
pagg.450, 451 da Il Romanzo del Signor Sandalio, Miguel De Unamuno, “Romanzi e Drammi ” Ed.Casini 1964
segnalato da Simona
Alberi

Alberi di Amaltea | da Coatesa sul Lario e dintorni

Lagestrenia, 2005

Età: circa 30 anni

Acero Platanoides, 2005

piantato nel 1989

Melo Renetta, 2005

piantato nel 1992

Ciliegio, 2005

età: forse 25 anni

Noce, 2005

età: forse 30 anni

Caco, 2005

età: forse 30 anni

Acero giapponese, 2005

piantato nel 1989

Alberi · COATESA: frazione di Nesso

Alberi di Amaltea

Lagestrenia, 2005

Età: circa 30 anni

Acero Platanoides, 2005

piantato nel 1989

Melo Renetta, 2005

piantato nel 1992

Ciliegio, 2005

età: forse 25 anni

Noce, 2005

età: forse 30 anni

Caco, 2005

età: forse 30 anni

Acero giapponese, 2005

piantato nel 1989

Alberi · Terra

Viaggio nell’estate indiana, di Claudio Visentin – Il Sole 24 ORE 2 ottobre 2011

Per estate indiana s’intende quel periodo di bel tempo tra ottobre e novembre che di solito nell’emisfero settentrionale segue ai primi geli, quando già le foglie hanno cambiato colore, ma non è caduta ancora la prima neve. La tela dei ragni si fa argentea alla mattina e c’è tutta l’intensità struggente di un caldo che non durerà, qualcosa di bello destinato a svanire presto. L’etimologia è incerta. Forse si parla di estate indiana perché l’autunno avanzato era la stagione nella quale i pellerossa sospendevano i loro attacchi per mettere al sicuro i raccolti di zucche e granoturco. Ma il termine potrebbe avere anche una sfumatura negativa, derivante dall’immagine stereotipata dell’indiano come mentitore e incapace di tenere la parola data: ecco quindi che indian summer sarebbe sinonimo di “falsa estate”. Noi parliamo piuttosto di estate di San Martino, ovvero i giorni intorno all’11 novembre, quando i contratti agricoli giungevano a scadenza e, se non erano stati rinnovati, i contadini dovevano trasferirsi in un’altra fattoria (tanto che «fare san Martino» in molte regioni è sinonimo di «traslocare», quasi sempre di malavoglia).

da Viaggio nell’estate indiana – Il Sole 24 ORE.

Alberi · Terra

Alla ricerca del genius loci

Alla ricerca del genius loci
A Verucchio (Rimini) era manifestamente questo cipresso secolare. Secondo la leggenda sarebbe stato piantato da San Francesco in persona. Il santo infatti.
<http://www.spacetravelnotes.com/alla-ricerca-del-genius-loci>