POLITICA ITALIANA

Giuliano Ferrara: monumento a quel grandissimo cazzone di Beppe Grillo, da Monumento di sbronzo a quel cazzone del dottor Gribbels in il Foglio 17 febbraio 2014

monumento a quel grandissimo cazzone di Beppe Grillo. Con il suo solo esistere turpiloquente, con la sua sciocca immobilità prepolitica casaleggiana, con il suo mostrarsi e nascondersi da uomo mascherato della democrazia, con le sue scelte e non scelte, con il bue (pochi) e l’asinello (parecchi) in parlamento, con le sparate grottesche sulla rete come organo di democrazia totalitaria che realizzerà la Repubblica perfetta sul web, portato alle stelle dall’increscioso caso di molti televisionisti furbetti (prima gli fanno prendere un quarto dei voti, poi dicono che un quarto dei voti non può essere ignorato: state lì a coglionarci, dunque), con tutto questo quel magico pirla ha portato nell’ordine a tre magnifici risultati per noi della casta: la rielezione di Napolitano, la liquidazione del Pdmenoelle di Bersani, l’incoronazione e la destituzione di Letta, così, per una fase di trastullo funzionariale senza arte né parte, e infine – non senza il passaggio della celeberrima resurrezione di Berlusconi, che non era mai morto ma certo grazie a Grillo oggi se la spassa alla grande – alla nomina a premier di Matteo Renzi.

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Monumento di sbronzo a quel cazzone del dottor Gribbels – [ Il Foglio.it › La giornata ].

Totalitarismi

Elle Kappa sul comico necrofilo grillo (quello del "siete morti" e della stella a cinque punte))

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BIOGRAFIA, biografie · Storia Contemporanea · STORIA LOCALE E SOCIETA'

Gianfranco Bianchi, Antifascismo e resistenza nel comasco, Centro stampa comune di Como, 1975

Gianfranco Bianchi è l’autore del libro “Antifascismo e Resistenza nel Comasco”, pubblicato nel 1975. Quest’opera si propone come una rievocazione storica delle esperienze antifasciste e della resistenza nella provincia di Como durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale.

Contenuti del libro

Il volume raccoglie testimonianze e documenti che illustrano le lotte e le esperienze vissute dagli antifascisti locali. Attraverso una narrazione dettagliata, Bianchi offre uno spaccato della vita durante l’occupazione nazifascista, evidenziando il coraggio e la determinazione di coloro che si opposero al regime.

Pubblicazione e distribuzione

Il libro è stato pubblicato dal Centro Stampa del Comune di Como e si distingue per il suo approccio documentaristico, volto a preservare la memoria storica di un periodo cruciale per l’Italia. È disponibile in diverse biblioteche e può essere trovato anche su piattaforme di vendita online come eBay[2][4][6].

Significato storico

L’opera di Bianchi è significativa non solo per la sua valenza storica, ma anche per il contributo alla memoria collettiva riguardo ai movimenti di resistenza in Italia. Essa rappresenta un’importante risorsa per studiosi e appassionati della storia contemporanea italiana, in particolare per coloro che si interessano del contesto antifascista e delle sue conseguenze sociali e politiche nel territorio comasco.

Citations:
[1] https://opac.provincia.como.it/library/Fino-Mornasco/
[2] https://www.ebay.it/itm/125937969097
[3] http://www.librinlinea.it/titolo/antifascismo-e-resistenza-nel-comasco-/RAV0127035
[4] https://books.google.com/books/about/Antifascismo_e_Resistenza_nel_Comasco.html?id=5NDSHAAACAAJ&hl=en&output=html_text
[5] https://www.ebay.it/itm/185798498797
[6] https://opac.bibliotechevco.it/ricerca/dettaglio/antifascismo-e-resistenza-nel-comasco-rievocazione-testimonianze-documenti/175902
[7] https://seminario.atcult.it/semarc/resource?uri=191964&v=l&dcnr=6
[8] https://www.isc-como.org/istituto/chi-siamo-2/

Architettura · Biografie di persone · Camminare in COMO città · COMO città · Palazzi ed edifici · Storia Contemporanea · STORIA LOCALE E SOCIETA'

Giuseppe Terragni (1904-1943) e la casa del fascio a Como. Scheda biografica e storica

Giuseppe Terragni e il fascismo: un rapporto complesso

Giuseppe Terragni (1904-1943) è una delle figure più emblematiche dell’architettura italiana del Novecento e il suo percorso professionale si intreccia in modo indissolubile con la storia del fascismo. La sua opera e il suo pensiero sono oggetto di un acceso dibattito storiografico, sia per il contributo al Razionalismo italiano sia per il suo coinvolgimento politico e ideologico nel regime.

Adesione e ruolo nel regime fascista

Terragni fu un convinto sostenitore del fascismo, almeno nella prima parte della sua carriera. La sua adesione non fu solo formale: fu fiduciario del Sindacato nazionale fascista architetti e ricevette incarichi di rilievo dal partito, come la progettazione della celebre Casa del Fascio di Como, inaugurata nel 1936 e considerata il manifesto architettonico del Razionalismo italiano54.

La sua visione dell’architettura moderna si intrecciava con l’“esistenza spirituale” fascista, come lui stesso scriveva, vedendo nello spirito nuovo dell’architettura una corrispondenza con la missione rivoluzionaria del regime4.

Architettura tra modernità e ideologia

L’opera di Terragni si distingue per la ricerca di un equilibrio tra innovazione e tradizione, tra classicismo e funzionalismo, influenzata dalle avanguardie europee ma anche dalla volontà di dare forma a un nuovo ordine architettonico che rispondesse alle esigenze del fascismo5.

La Casa del Fascio di Como, ad esempio, è progettata secondo una rigorosa griglia proporzionale e orientata secondo il cardo e il decumano romani, a simboleggiare la continuità tra la nuova città fascista e l’antica Roma4. Tuttavia, la sua architettura si distingueva dal monumentalismo retorico promosso dal regime negli anni Trenta, rappresentato da architetti come Marcello Piacentini2.

Contraddizioni e distacco dal regime

A partire dalla metà degli anni ’30, il fascismo prese le distanze dal Razionalismo, preferendo uno stile più monumentale e “romaneggiante”2.

Questo portò Terragni e altri architetti razionalisti a una posizione ambivalente: da un lato, la loro opera era utilizzata come simbolo del nuovo ordine, dall’altro veniva marginalizzata rispetto alle nuove linee del regime.

Alcuni studi suggeriscono che Terragni, pur restando ufficialmente vicino al fascismo, abbia assunto atteggiamenti critici o almeno distaccati, come si può leggere nell’interpretazione di alcuni dettagli progettuali della Casa del Fascio e nelle sue lettere private, dove si evidenzia la volontà di aggirare le imposizioni degli organi di partito3.

Il tramonto personale e politico

La parabola personale di Terragni si conclude tragicamente: dopo aver partecipato come ufficiale alla campagna di Russia, ne tornò profondamente segnato, affetto da gravi disturbi psicologici che lo portarono a cure elettroconvulsive e infine alla morte prematura nel 1943, pochi giorni prima della caduta del regime6.

La sua figura rimane emblematica di una generazione di intellettuali e artisti italiani profondamente compromessi con il fascismo, ma anche capaci di produrre opere di grande valore che hanno saputo superare i confini ideologici e temporali65.

Riflessione critica e rivalutazione postuma

Nel dopoguerra, l’opera di Terragni fu inizialmente rimossa o criticata per il suo legame con il fascismo, ma successivamente rivalutata per il contributo innovativo all’architettura moderna.

Critici come Ernesto Nathan Rogers, Bruno Zevi e Peter Eisenman hanno sottolineato come il Razionalismo di Terragni abbia rappresentato una “oasi di verità” in un periodo dominato dalla retorica e dalla monumentalità del regime6.

In sintesi, Giuseppe Terragni fu un architetto profondamente legato al fascismo, sia per convinzione personale sia per ruolo istituzionale, ma la sua opera si colloca in una posizione critica rispetto all’evoluzione stilistica del regime e il suo lascito architettonico continua a essere oggetto di studio e dibattito per la sua complessità e modernità452.

Fonti informative

  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Terragni
  2. https://www.domusweb.it/it/movimenti/razionalismo-italiano.html
  3. https://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2023/06/24/linfluenza-del-tracciato-romano-di-como-nelle-piante-e-nei-prospetti-della-casa-del-fascio-di-giuseppe-terragni/
  4. https://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-terragni_(Storia-della-civilt%C3%A0-europea-a-cura-di-Umberto-Eco)/
  5. https://www.elledecor.com/it/people/a39513812/giuseppe-terragni/
  6. https://www.ilfoglio.it/terrazzo/2021/08/31/news/la-guerra-dei-terragnez-2844697/
  7. https://www.listonegiordano.com/one/architettura/giuseppe-terragni-luigi-moretti-vite-parallele/
  8. https://www.nazioneindiana.com/2023/10/12/non-ce-lo-meritiamo/
  9. http://www.arc1.uniroma1.it/saggio/Terragni/RidottoTerragni_internoFINALE.pdf
  10. https://it.wikipedia.org/wiki/Casa_del_Fascio_(Como)
  11. http://www.arc1.uniroma1.it/saggio/Conferenze/Zagarolo/BIBLIOFRAFIAFIUSEPPETERRAGNISAGGIO.pdf
  12. http://www.riflessionline.it/articoli/2013/2013-09%20set%202013/2013-09%20nr%2049%20-%20Architettura%20-%20terragni.html
  13. https://www.artesvelata.it/casa-fascio-terragni/
  14. https://it.wikipedia.org/wiki/Architettura_del_periodo_fascista
  15. https://www.politesi.polimi.it/handle/10589/108268
  16. https://digilander.libero.it/danipooh/03a.htm
  17. https://www.elledecor.com/it/architettura/a39079042/casa-del-fascio-terragni-architettura-fascista-polemiche/
  18. https://opinionedellacastagna.wordpress.com/2015/01/01/a-como-con-terragni/
  19. https://www.secoloditalia.it/2018/07/il-fascismo-immaginario-e-visionario-del-comasco-giuseppe-terragni-video/
  20. https://www.artefascista.it/terragni_giuseppe__fascismo__architettu.htm

BIOGRAFIA, biografie · POLITICA e STORIA

Biografia di Armando Diaz, 1861-1928

Armando Diaz è stato un importante generale italiano, nato a Napoli il 5 dicembre 1861 in una famiglia di militari e magistrati. La sua carriera militare iniziò all’Accademia Militare di Torino nel 1879, e nel 1882 divenne sottotenente di artiglieria. Durante la guerra italo-turca del 1911, Diaz dimostrò le sue capacità di comando, che si consolidarono ulteriormente durante la Prima Guerra Mondiale.

Carriera Militare

Nel novembre 1917, dopo la disfatta di Caporetto, Diaz fu nominato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, succedendo al generale Luigi Cadorna. La sua leadership si rivelò cruciale per riorganizzare le forze italiane e ripristinare il morale delle truppe. Sotto il suo comando, l’esercito italiano bloccò l’avanzata austro-ungarica lungo il fiume Piave e ottenne vittorie decisive nella seconda battaglia del Piave e nella battaglia di Vittorio Veneto nel 1918, segnando la fine della guerra sul fronte italiano[1][3][4].

Grazie ai suoi successi, Diaz fu insignito del titolo di Duca della Vittoria e divenne un eroe nazionale. Dopo la guerra, fu nominato senatore del Regno d’Italia e successivamente ricoprì il ruolo di Ministro della Guerra nel primo governo di Benito Mussolini dal 1922 al 1924[1][5][6].

Ritiro e Eredità

Dopo aver lasciato la politica attiva nel 1924, Diaz si ritirò a vita privata. Morì a Roma il 29 febbraio 1928 e fu sepolto nella chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri[1]. La sua figura è ricordata con rispetto in Italia, tanto che numerose strade e piazze portano il suo nome, simbolo della vittoria e della resilienza dell’esercito italiano durante uno dei periodi più difficili della storia nazionale[2][4].

Citations:
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Armando_Diaz
[2] https://www.turismofvg.it/it/111495/armando-diaz
[3] https://www.storiaememoriadibologna.it/archivio/persone/diaz-armando-vittorio
[4] https://www.raicultura.it/webdoc/grande-guerra/armando-diaz/index.html
[5] https://www.fattiperlastoria.it/armando-diaz-biografia/
[6] https://www.cronologia.it/storia/biografie/diaz.htm
[7] https://www.centrostudibeppefenoglio.it/it/articolo/38-52-399/storia-locale/almanacco-storico/5-dicembre-1861

Armando Diaz ha avuto un ruolo cruciale nel fermare l’avanzata austro-ungarica durante la Prima Guerra Mondiale, specialmente dopo la disfatta di Caporetto. Ecco come ha contribuito a questa impresa:

Riorganizzazione dell’Esercito

Dopo la sconfitta di Caporetto nel 1917, Diaz fu nominato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano. La sua prima priorità fu quella di riorganizzare le forze italiane, migliorando il morale delle truppe e stabilendo una strategia difensiva efficace lungo il fiume Piave, che divenne il nuovo fronte[1][5].

Difesa Strategica

Diaz ordinò la costruzione di linee difensive lungo il Piave, preparandosi per un attacco austro-ungarico previsto. Durante l’offensiva del 15 giugno 1918, le forze austro-ungariche tentarono di oltrepassare il fiume, ma grazie alla preparazione difensiva e alla determinazione delle truppe italiane, furono sistematicamente respinte[1][2]. Diaz mantenne un comando lucido e ispirò fiducia tra i suoi uomini, coordinando le controffensive italiane che si rivelarono decisive[1].

Vittoria a Vittorio Veneto

La strategia di Diaz culminò nella battaglia di Vittorio Veneto nel mese di ottobre 1918. Qui, l’esercito italiano, supportato da forze alleate, inflisse una sconfitta decisiva alle truppe austro-ungariche. L’operazione coinvolse 51 divisioni italiane e diverse forze alleate contro 73 divisioni nemiche, portando alla capitolazione dell’esercito austro-ungarico e alla richiesta di armistizio[3][4].

Conclusione

Grazie alla sua leadership e alle sue capacità strategiche, Armando Diaz non solo fermò l’avanzata austro-ungarica ma contribuì anche in modo significativo alla vittoria finale dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale. La sua capacità di riorganizzare l’esercito e di mantenere alta la motivazione delle truppe è stata fondamentale per il successo italiano sul campo di battaglia.

Citations:
[1] https://www.fattiperlastoria.it/armando-diaz-biografia/
[2] https://www.turismofvg.it/la-battaglia-del-monte-grappa-novembre-dicembre-1917
[3] https://www.fattiperlastoria.it/armistizio-villa-giusti/
[4] https://www.comune.cinisello-balsamo.mi.it/pietre/spip.php
[5] https://books.openedition.org/aaccademia/4286
[6] https://www.ana.it/lalpino/dal-piave-a-vittorio-veneto-trento-e-trieste4469/

POLITICA e STORIA · STORIA LOCALE E SOCIETA' · via Cinque Giornate

Le Cinque Giornate di Milano, 18-22 marzo 1848

Le Cinque Giornate di Milano rappresentano un episodio fondamentale della storia italiana, avvenuto tra il 18 e il 22 marzo 1848. Questo insurrezione contro il dominio austriaco si inserisce nel contesto più ampio della Primavera dei Popoli, un periodo di moti rivoluzionari che attraversò l’Europa.

Contesto Storico

Nel 1848, Milano era parte del Regno Lombardo-Veneto, sotto il controllo dell’Impero austriaco. La popolazione, stanca della dominazione straniera e ispirata dai moti rivoluzionari in altre nazioni europee, iniziò a organizzarsi per una ribellione. Le tensioni erano già palpabili, con eventi come il sciopero del fumo e il boicottaggio degli spettacoli alla Scala che riflettevano il crescente malcontento[1][4].

Svolgimento dell’Insurrezione

L’insurrezione ebbe inizio il 18 marzo 1848, quando i cittadini milanesi scesero in strada per combattere le truppe austriache comandate dal maresciallo Radetzky. Nei primi giorni, i milanesi, uniti in una lotta comune, riuscirono a infliggere pesanti perdite agli austriaci. Il 20 marzo, dopo intense battaglie, le forze austriache chiesero un armistizio, ma questa proposta fu respinta dai milanesi[2][3][8].

Il 21 marzo, i rivoltosi conquistarono tutte le caserme ancora occupate dagli austriaci e Radetzky fu costretto a ordinare la ritirata. Il giorno successivo, Milano si trovò temporaneamente libera dal dominio austriaco e venne proclamato un governo provvisorio guidato da Gabrio Casati[1][5][6].

Conseguenze e Importanza

Nonostante il successo iniziale, l’insurrezione non portò alla libertà duratura. Il re Carlo Alberto di Savoia, dopo aver esitato, decise di intervenire con le sue truppe piemontesi, dando inizio alla Prima guerra d’indipendenza. Tuttavia, questa campagna si concluse con la sconfitta dei piemontesi nella battaglia di Custoza nel luglio dello stesso anno, riportando Milano sotto il controllo austriaco fino al 1859[3][6][7].

Le Cinque Giornate di Milano sono ricordate come un simbolo di unità e determinazione del popolo milanese nella lotta per l’indipendenza. Rappresentarono un momento cruciale nella storia risorgimentale italiana, dimostrando che la volontà popolare poteva influenzare gli eventi politici e militari dell’epoca[2][4].

Citations:
[1] https://www.liceoberchet.it/le-cinque-giornate-di-milano-cosa-successe-riassunto-e-luoghi/
[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Portale:Lombardia/Storia-Cinque_giornate_di_Milano
[3] https://www.raiscuola.rai.it/storia/articoli/2021/03/Le-cinque-giornate-di-Milano-40447ada-0c2a-44d1-a18a-2fa171d523b7.html
[4] https://www.scuoleapertemilano.it/documents/432652448/458761548/7.-LE-CINQUE-GIORNATE-DI-MILANO-PDF.pdf/f8a4830c-a707-baf9-780f-48142b7f08ec?t=1660308398612
[5] https://www.skuola.net/storia-contemporanea/cinque-giornate-milano.html
[6] https://www.raicultura.it/storia/articoli/2019/01/Le-cinque-giornate-a69b54e0-b393-4d5f-99e3-e38a2c1bc73f.html
[7] https://library.weschool.com/lezione/5-giornate-di-milano-prima-guerra-indipendenza-1848-riassunto-risorgimento-16082.html
[8] https://www.treccani.it/enciclopedia/cinque-giornate-di-milano_(Dizionario-di-Storia)/