Il gatto – la più elegante, cocciuta e scaltra delle creature – è stato un soggetto prediletto da artisti di ogni cultura ed epoca, fin dalla notte dei tempi. La spettacolare incisione rupestre realizzata in Libia settemila anni fa è forse la più antica testimonianza di una zuffa tra felini, da cui prende avvio una lunga e ininterrotta tradizione visiva scandita da sentimenti alterni verso il gatto. Se oggi è fra gli animali domestici più venerati, nei secoli è infatti stato spesso vittima di odio e persecuzione. Da animale sacro nell’antico Egitto a deterrente contro i roditori nella civiltà babilonese, alleato dell’uomo contro gli aspidi dal morso letale, apprezzato per la tecnica venatoria e immortalato come valido compagno di caccia, il gatto si affranca via via dalle attività pratiche diventando l’indolente amico dell’uomo, che gli spalanca le porte della propria casa. La sua fortuna conoscerà ancora alti e bassi, tanto che sul finire del Medioevo prevale l’immagine di malefico sodale del demonio, sprezzo che coincide con il ruolo sinistro cui è relegato nei dipinti. Quasi mai protagonista nelle tele dei grandi maestri, bisognerà attendere il sentimentalismo vittoriano perché torni in auge e un radicale cambio di status lo faccia ritrarre, insieme ai suoi compari, in intimistiche scene famigliari. Sensibile a ogni sfumatura felina, il più grande zoologo dei nostri tempi ci racconta la storia dell’arte attraverso la lente degli artisti gattofili. Simbolo di violenza spietata per Pablo Picasso che lo rappresenta in veste di predatore feroce, emblema supremo della sessualità femminile in Balthus, soggetto molto popolare tra vignettisti satirici e caricaturisti fino a diventare volano di denuncia politica con Banksy, il gatto è un’inesauribile fonte per esplorazioni visive e voli pindarici.
La nuova edizione si arricchisce con una copertina disegnata ad hoc per il volume dall’artista Paolo Ventura.
Introduzione Gatti sacri Primi gatti di città Gatti medievali Gatti satanici I gatti dei grandi maestri Gatti ottocenteschi Gatti moderni Gatti d’avanguardia Gatti naïf realisti Gatti naïf primitivi Gatti tribali Gatti d’Oriente Gatti da vignette, fumetti e cartoon Gatti da Street Art Bibliografia
"Ogni sasso mantiene una propria individualità, è legato ma allo stesso tempo ha una configurazione
singolare, e nei casi in cui il muretto
cada, torna sé stesso nell’ammasso
degli altri sassi. C'è, in questo, la configurazione di un rapporto e persino
di un rapporto sociale: in una comunità ci sono gli individui, ognuno dei
quali ha però caratteristiche proprie
che però devono convivere con quelle
degli altri, e in qualche modo si giu-
stappongono»
le molte benefiche proprietà di quest’erba screanzata in superficie, affidandoci a un passo dei Miserabili di Victor Hugo (1862, parte I, libro V), quando Jean Valjean, sotto le mentite spoglie di Monsieur Madeleine, di fronte a un mucchio di ortiche estirpate dai contadini, dice:
«È morta: eppure, sarebbe una buona cosa che si sapesse servirsene. Quando l’ortica è giovane, la foglia è un ortaggio eccellente; quando invecchia, ha fili e fibre come la canapa e il lino, e la tela d’ortica vale quella di canapa. Tritata, l’ortica è buona per le galline e, triturata, per il bestiame; il grano dell’ortica, misto al foraggio, dà lucentezza al pelo degli animali, mentre la radice mescolata col sale, dà un bel colore giallo. Del resto, è un fieno eccellente, che può essere falciato due volte. E che cosa occorre all’ortica? Poca terra, nessuna cura e nessuna coltivazione; solo, il grano cade a mano a mano ch’essa matura ed è difficile da raccogliere. Ecco quanto, con lieve briga, l’ortica sarebbe utile, mentre, se la si trascura, diventa nociva, ed allora la si uccide. Quanti uomini somigliano all’ortica!» E soggiunse, dopo una pausa: «Tenete presente, amici miei, che non vi sono né cattive erbe né cattivi uomini: vi sono soltanto cattivi coltivatori».