domenica d’ottobre
foglie rosse
accese nell’aria















“Forse la verità dipende da una passeggiata intorno al lago”, Wallace Stevens

L’esuberanza e la passionalità del rosso-oro lentamente perdono intensità per abbandonarsi alla tonalità più morbida e rassicurante del colore marrone.
E’ questo il colore che mi induce all’introspezione, alla regressione.

Forse perché la terra nuda è di questa tinta, quella stessa terra che elargisce e raccoglie, dispensatrice di vita e depositaria di ciò che vita non è più.

C’è ancora spazio per gettare i semi di spinacio ed interrare i bulbi di tulipano, mentre il resto dell’orto deve essere spogliato dagli avanzi delle piantagioni estive, affinchè il terreno possa ricevere il nutrimento appropriato per ributtare generosamente nel prossimo ciclo riproduttivo.


Il marrone aranciato tinge anche gli ultimi frutti della stagione, già preludio dell’intimo piacere di rompere il guscio di noci e nocciole al crepitio di un ciocco di legno che brucia e dello smuovere la paglia per verificare, al tatto, l’avvenuta maturazione di nespole e kiwi.







E’ tempo di tagliar legna per rinnovare il magico momento dispiare il fuoco ardente dal portellone del forno, grembo accogliente per indorare la pasta della pizza o avvizzire la buccia delle mele renette.


I raggi obliqui del sole giocano con le ombre e le volute del fumo che sbuffano dal camino. C’è silenzio nell’aria. Tra breve le sedie della terrazza dovranno essere riposte in casa per il letargo invernale.






Le pietre sono maestre mute; esse rendono muto l’osservatore e la cosa migliore che da esse si apprende non si può comunicare
Johann Wolfgang Goethe, Massime e riflessioni, Teoria, 1983 Volume Primo, p. 165











“In mezzo all’effimero che ci umilia e ci offende, come ha scritto Kafka, abbiamo bisogno di credere che possa sopravvivere qualcosa che abbia i caratteri dell’indistruttibile e dell’eterno”
Gabriele De Ritis
Le pietre sono maestre mute; esse rendono muto l’osservatore e la cosa migliore che da esse si apprende non si può comunicare
Johann Wolfgang Goethe, Massime e riflessioni, Teoria, 1983 Volume Primo, p. 165










Gabriele De Ritis, in Commento 1
Sbirciare tra i reticolati e le brecce dei muri di cinta che costeggiano spazi d’orto sottratti alla china dei monti è per me operazione quanto mai stimolante e appagante, consapevole come sono della mia ancora abbastanza acerba esperienza di orticoltore.
E così, verso fine estate, scopro che quasi tutti gli orti hanno un aspetto un po’ trasandato e di lento declino. La produzione rallenta e le foglie ingialliscono, le erbacce crescono in altezza e i confini degli appezzamenti non sono più distinguibili, dando come visione d’insieme una immagine di incolto e abbandonato.
Tra me e me gongolo e mi confermo che il duro lavoro della coperture delle prode coi teli offre ancora la sensazione della cura e di un relativo ordine. E io sono persona di moderato ordine.
Inoltre, poiché
“Si hortum in bibliotheca habes, deerit nihil”
capita anche di trovare ulteriore sprone alla mia soddisfazione nelle pagine di Ruth Ammann:
“La vita quotidiana in giardino, come ben sanno tutti coloro che devono curarne uno, non significa solo gioia, bellezza, sensualità o meditazione silenziosa, ma anche molto lavoro ripetitivo, rude, stancante e spesso anche noioso. Lo si fa proprio perché ci si prefigge di tenere in ordine il giardino e si potrebbe paragonare il perseguimento di tale obiettivo ai mille piccoli e faticosi passi che si fanno per godere soddisfatti della vista, una volta giunti sulla cima di un monte”.
Ruth Ammann, Il Giardino come spazio interiore (2006), Bollati Boringhieri – Collana Oltre i Giardini, Torino 2008, traduzione di Maria Anna Massimello, p. 130
Nelle passeggiate tardo-pomeridiane di queste giornate sempre più corte contemplo i miei lembi di terra delimitati da pietre, fiori, vasi e mi rendo conto di quanti gesti siano occorsi per arrivare a questo risultato. So per certo, inoltre, che questa è solo una tappa, perché già nella mia mente affiorano nuove prospettive di miglioramento e trasformazione.
Rallento i miei “ingordi” pensieri e mi abbandono al Carpe Diem di quanto sin qui realizzato.

Tra me e me gongolo e mi confermo che il duro lavoro della coperture delle prode coi teli offre ancora la sensazione della cura e di un relativo ordine. E io sono persona di moderato ordine.
Inoltre, poiché
“Si hortum in bibliotheca habes, deerit nihil”
capita anche di trovare ulteriore sprone alla mia soddisfazione nelle pagine di Ruth Ammann:
“La vita quotidiana in giardino, come ben sanno tutti coloro che devono curarne uno, non significa solo gioia, bellezza, sensualità o meditazione silenziosa, ma anche molto lavoro ripetitivo, rude, stancante e spesso anche noioso. Lo si fa proprio perché ci si prefigge di tenere in ordine il giardino e si potrebbe paragonare il perseguimento di tale obiettivo ai mille piccoli e faticosi passi che si fanno per godere soddisfatti della vista, una volta giunti sulla cima di un monte”.
Ruth Ammann, Il Giardino come spazio interiore (2006), Bollati Boringhieri – Collana Oltre i Giardini, Torino 2008, traduzione di Maria Anna Massimello, p. 130
Nelle passeggiate tardo-pomeridiane di queste giornate sempre più corte contemplo i miei lembi di terra delimitati da pietre, fiori, vasi e mi rendo conto di quanti gesti siano occorsi per arrivare a questo risultato. So per certo, inoltre, che questa è solo una tappa, perché già nella mia mente affiorano nuove prospettive di miglioramento e trasformazione.
Rallento i miei “ingordi” pensieri e mi abbandono al Carpe Diem di quanto sin qui realizzato.
Guardali, gli uomini,
come vivono,
mentre biasimano gli altri: nessunoè senza colpa
Anno bisesto … anno funesto per un gatto amalteano.
Gatto Panza è morto: investito da una automobile per le sue cacce d’amore:
Ma oggi sono arrivati Blue e Belle, i nuovi ospiti della casa/orto/giardino:
