FOTOGRAFIE · Mostre · STORIA LOCALE E SOCIETA' · urbanistica

Sotto il ponte, Rigenerazione in divenire di un quartiere di Como, Mostra con 60 immagini di Gin Angri, aperta fino al 30 settembre 2021

Gin Angri ha scattato e mette in mostra una serie di 60 immagini (esposte stampate in bianco e nero su pannelli 50×70 centimetri) che interpretano, con occhio critico e con un punto di vista speciale, la Tintostamperia Val Mulini e le aree limitrofe nelle sue dinamiche di sviluppo recenti.24 lug 2021

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27 luglio/ Sotto il ponte con Gin Angri

Architettura · Biografie di persone · Fent Davide · Mostre · STORIA LOCALE E SOCIETA'

CULTURA COMASCA: L’ ARCHIVIO GIANNI ed ENRICO MANTERO, articolo di Davide Fent, 4 mag 2020

 

L’identità storica e politica dell’Italia è fondata su due elementi base: la baruffa e la rimozione. La baruffa, perché la faziosità, il fare la guerra o le pernacchie (o meglio: la guerra e le pernacchie insieme) al vicino è una costante italiana che troviamo praticamente ovunque e da sempre. La rimozione perché, con altrettale regolarità, ogni nuova stagione politica è stata costruita sulla damnatio memoriae di quella precedente.

Ecco in un periodo virtuoso per la cultura comasca, non elenco iniziative per non omettere qualcuno rimane un po’ di amaro in bocca nel constatare che un importante Archivio di documenti e molto altro non ha trovato ancora una “degna dimora”, è l’archivio Mantero.

I primi progetti pubblicati ed esposti al pubblico risalgono alla mostra “Mantero. Cento anni di architettura”, omaggio a Gianni ed Enrico Mantero che si tenne nel 2011 presso la città di Como e alcune zone circostanti (Albate, Rebbio, Lipomo e Olgiate Comasco), curata dall’architetto Davide Mantero, coproprietario dell’archivio di famiglia, e Jessica Anaïs Savoia, presidente dell’Associazione Culturale Erodoto (ente organizzatore) e attuale responsabile dell’archivio per conto della famiglia.

Fu anche la prima mostra dedicata alle figure di Gianni ed Enrico Mantero, padre e figlio, entrambi dediti al servizio del cittadino, della società, dell’urbanistica e della buona architettura “fatta dall’uomo per l’uomo”. “Si è trattato di un lavoro molto complesso che ha visto la partecipazione di numerosi professionisti, sponsor e partner pubblici, nonché di energie intellettuali ed economiche – commenta la curatrice e responsabile dell’archivio -. Ci prefiguravamo fosse l’incipit per un’occasione culturale per la nostra città, l’avvio di una macchina che trovasse la sua naturale collocazione in un luogo fisico, un archivio aperto al pubblico, che ci desse modo di continuare il lavoro di catalogazione e di studio, un polo attrattivo per studiosi e curiosi. Purtroppo negli anni questo interesse da parte delle istituzioni cittadine non si è manifestato, e al silenzio di Como hanno risposto solo istituzioni di altre città, finanche di altri Paesi. Forse dovremmo abbandonare l’idea di lasciare a Como un archivio che parla di Como e della sua storia?”.

L’archivio “Gianni ed Enrico Mantero”, che ad oggi non ha ancora trovato una collocazione adeguata né i fondi per poter avviare un serio progetto di studio e di valorizzazione dei documenti, conserva circa 9.000 tavole da disegno di varie dimensioni e su differenti tipologie di supporti cartacei. I disegni sono conservati in un archivio privato, perlopiù in tubi da disegno, per un totale di quasi 200 progetti architettonici realizzati dagli anni Venti del Novecento sino al Duemila. Non solo disegni di progetto è composto l’archivio ma anche di documenti cartacei afferenti all’attività professionale di Gianni Mantero prima e di Enrico poi, per un totale di circa 700 carteggi, oltre a una decina di plastici originali. Ad arricchire il patrimonio dell’archivio e ad avvalorare i progetti inseriti nel contesto storico e sociale afferente, vi sono circa 300 immagini negative su lastre di vetro riferite a una quarantina di soggetti, nonché 1900 diapositive per una cinquantina di soggetti. Non poteva mancare inoltre la documentazione letteraria che compone la biblioteca dell’archivio, patrimonio immancabile nell’attività di due studiosi e professionisti di tale levatura, che conta quasi 1200 pezzi tra collezioni di riviste d’architettura e libri, un patrimonio che per ragioni di spazio e di conservazione è oggi in parte conservato dalla famiglia.

A rimarcare la relazione personale e professionale di un padre e un figlio al servizio della comunità in un’epoca non troppo lontana dalla nostra, Davide Mantero ricorda “un episodio fondamentale per la vita professionale di mio padre che pochi, se non pochissimi, sanno. Una volta conseguita la laurea e l’abilitazione professionale, per mio padre – l’arch. Enrico Mantero – pareva naturale e anche logico di iniziare la professione affiancando suo padre – l’Ing. Gianni Mantero – nello studio di via Volta. Tuttavia nel momento in cui Enrico ne parlò con Gianni questi fu assolutamente in disaccordo con questa prospettiva, e gli chiarì una serie di motivi, ad oggi ancora assolutamente validi, per cui avrebbe dovuto iniziare a fare il mestiere di architetto da solo o al più con colleghi coetanei. Le ragioni erano soprattutto legate al momento culturale del periodo ma anche alle nuove tecnologie e materiali che si stavano affacciando nel mondo delle costruzioni edili. Mio nonno disse a mio padre che all’interno del suo studio avrebbe visto e respirato un’architettura passata, legata a una cultura e a una società che era già profondamente cambiata nel dopoguerra e che sarebbe mutata ancora. Gli assicurò tutto il suo supporto e la sua esperienza, in modo particolare in materia contabile, di preventivazione, e relativa ai rapporti con la clientela. Non è un caso che gli ultimi incarichi professionali ricevuti da lui fossero poi materialmente svolti da Enrico in assoluta autonomia culturale: i casi della scuola di Albate e delle scuole di Olgiate Comasco sono esempi illuminanti della giusta e coraggiosa scelta che mio nonno fece per mio padre. La chiarezza della visione di un padre sulla strada che il figlio avrebbe seguito dimostra la capacità di Gianni di afferrare coscientemente il periodo storico che la cultura architettonica e la società stavano attraversando in quegli anni, e ne sottolinea l’intelligenza con la quale ha saputo imporsi, con acuta lungimiranza, su ciò che sarebbe accaduto negli anni a venire”.

(Si ringrazia per la collaborazione Jessica Anaïs Savoia)

FOTO  “Sono Gianni padre ed Enrico figlio, quando era da poco nato”:

Gianni ed Enrico Mantero_1936 circa

selezione di immagini della mostra “Mantero. Cento anni di Architettura” del 2011, realizzata nella ex Chiesa di San Francesco a Como


Post pubblicato in base ad una mail inviata da Davide Fent:

Buongiorno,

 Mi permetto inviarVi per <<FISIONOMIE LARIANE>> mio articolo su Gianni ed Enrico Mantero uscito su CULTURA COMASCA DE LA PROVINCIA,

            ALLEGO FOTO  “Sono Gianni padre ed Enrico figlio, quando era da poco nato” 

Seguono altre foto. Cordiali Saluti con Stima.

 

Davide Fent

@davidefent

davide.fent@gmail.com

Mostre

“Il visibile e l’invisibile” dell’artista Maria Enrica Ciceri, inaugurazione sabato 7 dicembre alle ore 17.30 a Como, nello spazio di San Pietro in Atrio. Aperta al pubblico fino a domenica 22 dicembre 2019

 

mostra personale “Il visibile e l’invisibile” dell’artista Maria Enrica Ciceri, che sarà inaugurata sabato 7 dicembre alle ore 17.30 a Como, nello spazio di San Pietro in Atrio, e resterà aperta al pubblico fino a domenica 22 dicembre

COMUNICATO STAMPA – 03/12/2019

Il visibile e l’invisibile: la mostra di Maria Enrica Ciceri a Como dal 7
dicembre
La personale sarà visitabile nello spazio di San Pietro in Atrio fino al 22 dicembre

COMO – Dal 7 al 22 dicembre 2019 l’artista Maria Enrica Ciceri esporrà le sue opere in
una mostra personale dal titolo “Il visibile e l’invisibile”, che sarà ospitata nello spazio di
San Pietro in Atrio a Como.

Il vernissage è in programma sabato 7 dicembre alle ore  17.30. La mostra sarà aperta al pubblico dal mercoledì al venerdì negli orari dalle 16.00  alle 19.00, il sabato e la domenica dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.00.
Al centro dell’opera di Maria Enrica Ciceri c’è la vocazione a rappresentare i paesaggi
urbani delle metropoli occidentali. La sua indagine visiva si focalizza sull’imponenza delle costruzioni architettoniche, sulla vastità degli spazi, sugli elementi distintivi di ogni singola città, da Milano a New York, per cogliere il senso più profondo e invisibile dei grandi agglomerati urbani, nella loro condizione di continuo movimento e trasformazione. In scansioni prospettiche dalle pennellate intense, il forte gesto pittorico evidenzia l’esplorazione esistenziale del paesaggio urbano. L’artista lo fa con i toni inquietanti dei chiaroscuri, negli squarci di luce improvvisi sulle tele dipinte a collage, con tecniche miste o pittura a olio. Tra i soggetti privilegiati delle opere in mostra ci sono gli scorci prospettici delle strade, i palazzi in corsa verso il cielo, le insegne giganti, le luci al neon, simboli e icone come il duomo di Milano e i tram storici, catturati tra intrecci di fili e binari.
Nella presentazione critica della mostra, così Ambrogio Sozzi scrive della pittura di Maria  Enrica Ciceri: «Seguendo la traccia che l’ha portata ad ampliare la propria scelta stilistica,  concentrandosi su temi che parlano il linguaggio del contemporaneo, cercando
nell’antropologia urbana il respiro del metropolitano fatto di un incedere nevrotico, la sua  pittura risponde di rimando, con squarci e lacerazioni d’humus coloristico, rifrangendone le   immagini, dilatandone gli spazi. Espressione pittorica, la sua, che risente dello stato di   cattività entro cui l’uomo contemporaneo si dibatte. Così le sue tele si fanno spazi fisici,   ampliati a supportare le tensioni dinamiche che le animano

E ancora: «Talvolta lo spazio  è costruito partendo da un centro, da una silenziosa luce, frammento bianco della tela   sfuggito volutamente al racconto che gli sta accanto, arrivando ad essere un punto di fuga,  l’inizio di un dialogo con lo spettatore.»
Maria Enrica Ciceri vive e lavora a Uboldo (VA), sua città natale. Nutre un profondo amore  per l’arte, a cui si dedica da tempo con determinazione e tenacia. Nel suo personale   percorso artistico ha cercato sempre nuove modalità di espressione e nuovi linguaggi,   spinta da una insaziabile curiosità e da un’ansia di sperimentazione che la guida  costantemente. Ama rivolgere il proprio sguardo all’arte nelle sue molteplici forme e   discipline: dalla pittura all’incisione, dalla decorazione su ceramica alla resina, fino al   recente approdo alla pittura informale. Si è avvicinata con interesse e impegno anche al   tema dell’arte sacra. Ha partecipato a concorsi nazionali e internazionali, artistici e  culturali, ottenendo premi e riconoscimenti.
Ufficio stampa: Francesco Mastrorizzi | cell: 347 1241178 | e-mail:
info@francescomastrorizzi.it

 

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Mostre

mostra “VIVERE ALLA PONTI” . Esperimenti di vita domestica e architetture per l’abitare, dalle case agli uffici. Una storia di design “AMARE GIO PONTI “ . Documentario curato da Francesca Molteni dal 13 dicembre al 6 gennaio 2020 Ridotto del Teatro Sociale di Como

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mostra

“VIVERE ALLA PONTI”

Esperimenti di vita domestica e architetture per l’abitare,

dalle case agli uffici. Una storia di design

 

“AMARE GIO PONTI “

Documentario curato da Francesca Molteni

 

dal 13 dicembre al 6 gennaio 2020

Ridotto del Teatro Sociale di Como

 

 

Ance Como – Associazione dei costruttori edili – e la Società Palchettisti del Teatro Sociale di Como organizzano e promuovono un evento culturale d’eccezione: dal 13 dicembre al 6 gennaio i suggestivi ambienti del Ridotto del Teatro Sociale di Como ospitano la mostra “Vivere alla Ponti” a cura di Molteni&C. con il contributo di Banca Mediolanum e di Arredamenti Peverelli. Questo nuovo e ambizioso progetto culturale sigilla l’attenzione che Ance Como ormai da anni rivolge al design e all’arte facendosi promotrice, al fianco di partner qualificati, di eventi di elevata valenza artistica.

Realizzata in occasione della riedizione di alcuni arredi di Gio Ponti, a cura dell’Ordine degli architetti di Milano e il contributo di Molteni&C e Gio Ponti Archives, l’esposizione “Vivere alla Ponti” rende omaggio al grande Maestro del ‘900, al suo design domestico, alla cura per il dettaglio e a una visione della modernità ancora attuale.

La mostra è un racconto insieme intimo e professionale, dentro le case milanesi della famiglia Ponti ma anche nello Studio Ponti, tra i tecnigrafi, i redattori di Domus e gli amici come Bruno Munari, fino ai primi progetti per l’ambiente di lavoro, tra le scrivanie di Palazzo Montecatini a Milano e nei più noti uffici Pirelli. Tutti luoghi pensati per chi li abita, per la felicità dei figli, per il comfort degli impiegati, per l’efficienza del lavoro. “L’architettura è un’interpretazione della vita”, scriveva Gio Ponti, progettando luoghi in cui architettura, interni e arredi si integrano armoniosamente.

Molteni&C, fondata nel 1934, festeggia la sua storia di qualità, ricerca e innovazione, rinnovando l’attenzione per i maestri dell’architettura e del design con un progetto di riedizione di arredi disegnati da Gio Ponti, il grande maestro del ‘900 ambasciatore dell’Italia nel mondo. Un percorso iniziato nel 2010 che ha permesso di produrre una collezione che di anno in anno si amplia con novità spesso inedite, e che sfocia, nel 2016, in un accordo in esclusiva mondiale con gli eredi Ponti, ad eccezione di alcuni arredi in precedenza già in produzione, per la riedizione dei suoi arredi nel prossimo futuro.

Al grande maestro del ‘900 è stato dedicato anche il documentario “Amare Gio Ponti”, presentato in anteprima al Milano Design Film Festival 2015, che sarà proiettato in occasione della mostra. Il film è curato da Francesca Molteni e prodotto da Muse, in collaborazione con Salvatore Licitra/Gio Ponti Archives e promosso da Molteni&C.

L’esposizione “Vivere alla Ponti” avrà come cornice d’eccezione le storiche Sale del Ridotto del Teatro Sociale di Como. Inaugurato nel 1813, il Teatro è situato nel centro storico della città. A pochi passi dal Duomo e dal gioiello razionalista della Casa del Fascio, il suo Ridotto si affaccia su una piazza-non piazza, capace di restituire in una visione sintetica le sorgenti culturali della città. È dal cuore di questo genius loci che la Società Palchettisti, fondata nel 1764, si adopera da più di due secoli per un luogo di cultura aperto alla città e al suo territorio.

 

La mostra sarà, infine, occasione per presentare la ristampa del volume originale “Gio Ponti. Lettere ai Parisi” curata da Ance Como e dalla Società Palchettisti del Teatro Sociale di Como con l’architetto Paolo Donà e con il contributo di Banca Mediolanum, a prosieguo della ristampa di “Quadrante 35- documentario sulla Casa del Fascio di Como” e “Colori e Forme nella casa d’oggi”.  Il volume pubblicato nel 1994 e conservato presso la Galleria Civica di Modena, contiene il più significativo epistolario che Ponti tenne con la famiglia Parisi: in queste lettere il testo quasi non esiste, il pensiero è disegnato e la parola diventa segno grafico.

 

Per scaricare le immagini https://pressbox.moltenigroup.com/515/729/

 

Informazioni sulla mostra

 

Titolo

“Vivere alla Ponti”.

Esperimenti di vita domestica e architetture per l’abitare, dalle case agli uffici.

Una storia di design.

Sede

Ridotto del Teatro Sociale di Como

Via Vincenzo Bellini 1

Date

dal 13 dicembre al 6 gennaio 2020

Inaugurazione su invito: giovedì 12 dicembre

Orari e ingressi 

Dal lunedì alla domenica

10.00 –13.00 | 14.30 – 19.00

Ufficio Stampa Ance Como

Manzoni 22

Camilla Palma | camilla.palma@manzoni22.it

T: +39 031 303482

Architettura · CONVEGNI, incontri, dibattiti, festival · Mostre

mostra VIVERE ALLA PONTI: Esperimenti di vita domestica e architetture per l’abitare e per il lavoro / mercoledì 4 dicembre 2019 ore 11, Sale Ridotto Teatro Sociale di Como

Mostra

VIVERE ALLA PONTI

Esperimenti di vita domestica e architetture per l’abitare e per il lavoro

mercoledì 4 dicembre

ore 11.00

Sale del Ridotto del Teatro Sociale di Como

Via Vincenzo Bellini 1

Intervengono:

Claudio Bocchietti – Presidente Società Palchettisti del Teatro Sociale di Como

Francesco Molteni – Presidente Ance Como

Peter Hefti – Marketing Manager/Museum Manager, Molteni&C

RSVP

Manzoni22 | Camilla Palma

camilla.palma@manzoni22.it

T: +39 3347 0420386

via INVITO PRESS CONFERENCE / mostra VIVERE ALLA PONTI / mercoledì 4 dicembre ore 11, Sale Ridotto Teatro Sociale di Como

Broletto · Mostre · Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane

I VOLTI DI PLINIO. Natura est vita, Mostra al Palazzo del Broletto, Como, 1-10 novembre 2019

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CONVEGNI, incontri, dibattiti, festival · Mostre · Tremezzo e Tremezzina

Mostra AMORE E PSICHE, a cura di www.segretaisola.it, 7, 14, 21, 28 settembre 2019, a Villa Mainona, Via Statale Regina 22, loc. Tremezzo (Tremezzina), sul Lago di Como

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Architettura · Mostre · Pittura

MARIO RADICE: IL PITTORE E GLI ARCHITETTI, a cura di Roberta Lietti e Paolo Brambilla, alla Pinacoteca civica di Como fino al 24 novembre 2019

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Mostre · NESSO · Pittura · Ponte della Civera

NESSO E IL SUO LAGO, mostra di quadri di ENNIO DE CARLI (1919-2016), alle Scuole comunali di Nesso, Via Pietro Binda 9, dal 13 al 21 luglio 2019


per gli orari vedi:

https://www.facebook.com/groups/1213015788788749/


Questo è il sito dove si può acquistare il catalogo
Questo invece è il catalogo più completo

 

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ARTE PER L’ARTE. Affreschi raffrescanti alla Riva di Torno, Mostra di pittura, dal 12 al 14 luglio 2019

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Biblioteca comunale di Nesso · Mostre · NESSO · Pittura

NESSO E IL SUO LAGO, mostra di quadri di ENNIO DE CARLI, alla Scuole comunali di Nesso, Via Pietro Binda 9, dal 13 al 21 luglio 2019

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Architettura · Batt · Mostre · Ossuccio

ASCOLTARE IL BAUHAUS CENTO ANNI DOPO, conferenza di chiusura della mostra Venerdì 21 giugno 2019 alle ore 18,00, presso Villa Leoni Via Provinciale 2, a OSSUCCIO. La mostra proseguirà all’ Asilo Sant’Elia di Como. Ideazione e organizzazione a cura di Doriam Battaglia e Albertina Nessi

scrive Doriam Battaglia:

Buongiorno,

ho il piacere di invitarvi alla chiusura della mostra in oggetto Venerdì 21 giugno alle ore 18,00.
Oltre ad una breve presentazione degli artisti tenuta dal critico d’Arte Massimiliano Porro,   Paolo Aquilini, Direttore del Museo della Seta di Como, terrà una conferenza sull’esperienza del Bauhaus e sulla sua influenza nell’arte moderna e contemporanea. Seguirà un aperitivo in musica con il compositore e pianista Luca Pina.
Cordialmente.

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