Cantù · Leonardo da Vinci

Cantù: , le chiuse lignee progettate da Leonardo da Vinciper il naviglio della Martesana hanno il valore di un vero e proprio capolavoro, marzo 2015

per la Città del Mobile le chiuse lignee progettate da Leonardo da Vinciper il naviglio della Martesana hanno il valore di un vero e proprio capolavoro. Antenate di tutte le porte idrauliche del mondo le chiuse, dopo oltre sei secoli di storia, verranno restaurate nelle prossime settimane proprio in città, grazie al lavoro della scuola di Restauro del Cesrl in collaborazione con il Politecnico. Le porte prendono il nome dalla Conca dell’Incoronata, inaugurata nel lontano 1.496, penultimo dei bacini sul canale prima della sua congiunzione con la cerchia interna dei navigli.

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Cantù, le chiuse di Leonardo arrivano in città per il restauro a porte aperte – Como – Il Giorno – Quotidiano di Milano, notizie della Lombardia.

ex ospedale psichiatrico San Martino · Tajana Tino · urbanistica

Clemente Tajana, Como e il campus più verde del mondo, in l’Ordine/La Provincia, 1 marzo 2015

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AUDIO e VIDEO · Cani Fabio · Duomo di Como · Monizza Gerardo

MEMORIA DUOMO (NodoLibri, 1993) Video suite in dodici parti, scritta da Fabio Cani e Gerardo Monizza (realizzazione e regia Paolo Lipari)

 

Immagine News Nodo

MEMORIA DUOMO (NodoLibri, 1993)
Video suite in dodici parti, scritta da Fabio Cani e Gerardo Monizza (realizzazione e regia Paolo Lipari)

Nella storia della città di Como, il Duomo appare quale centro fisico e simbolico: somma della storia religiosa, della vita civile, delle passioni e dell’arte comacina. Un capolavoro che si può guardare con occhi sempre nuovi.
Questo video, che avvicina immagini e musica, esplora la Cattedrale comasca, presentandone prospettive sconosciute e cogliendone le atmosfere più suggestive.
a: da classificare · Azzi Gisella

Gisella Azzi, poetessa, scrittrice e maestra di pianoforte

GISELLA AZZI POETESSA COMASCA

Gisella Azzi

Nel 1977 nasceva a Como il Gruppo Letterario Acàrya e Gisella Azzi,  nota poetessa e scrittrice nonchè maestra di pianoforte,ne fu  la nostra prima presidente. Parecchie erano  le persone che in versi esprimevano le loro emozioni e Gisella le incoraggiava a scrivere e a sottoporle tali scritti ai quali lei dava valutazioni, suggeriva modifiche sempre con molta discrezione e con giudizi severi.  Essa fu innovatrice, con Piero Collina, dell’attuale grafia fonetica. Molti hanno tratto insegnamento dalle sue proficue e stimolanti lezioni nei venerdì sera all’Acàrya . Lei stessa si definiva la nostra “pita” cioè chioccia e godeva dei successi che i suoi “pulcini”  raccoglievano nei vari concorsi di poesia. Durante la festa per i suoi 90 anni il presidente della Famiglia Comasca Piercesare Bordoli  disse: «Una donna che ha dato molto alla città a livello di poesia, coerenza e buon senso». Ha compiuto 90 anni il 3 aprile 2002 ed è stata festeggiata, senza la sua presenza perchè malata, all’Acàrya con una serata a lei dedicata di poesia, giornalismo e aneddoti . E’ scomparsa alla vigilia di Natale del 2002 ed è per la città di Como una grande perdita. Ha ricevuto l’ “Abbondino d’oro” massima benemerenza cittadina che il comune di Como le assegnò nel 1995.
I libri da lei pubblicati o a lei dedicati :

– Impressioni Comasche (1957)
– Canzunett al ciaar e al scuur (1966)
– il mio fornitore di Brillanti (68)
– Il Bottegone (1968)
– Il fiore nel bicchiere (1969)
– Vita col Duomo (1971)
– Il Furetto del Grattacielo (1973)
– Le indiscrezioni della Marietta (1974)
– I ponti d’oro (1982)
– Primavera in Gennaio (1984).
– L’Arz e la stela (2003)

Le sue poesie sono pubblicate in diverse antologie.

Inventò il personaggio della Marietta, una popolana sgrammaticata che raccontava in chiave comica con strafalcioni, ma con buon senso, fatti e avvenimenti della città, pubblicati sul settimanale “Ul Tivan“.

Ha collaborato con TV e radio locali e con diversi giornali:
L’OrdineLa ProvinciaUl Tivan e la Rivista Como.
E’ stata tra i fondatori sia de “La famiglia Comasca” che l'”Acàrya“.
Da giovane aveva frequentato il conservatorio diplomandosi in pianoforte.
Gisella ha trovato nella musica così come nella scrittura in Italiano e in Dialetto la possibilità di esprimersi, di comunicare e diffondere il suo amore per la città di Como e per il suo Lago.

I TÒ ÖCC

Ma pìaas vardà i tò öcc, perché gh’è dént
tütt ul celèst del laagh, ul ciaar, l’umbrìa,
ul serén, i stralüsc, ul suu scutént.
Öcc de Madòna… e cérti vòlt de strìa.

Ga pasa sutt, alégar ‘mè pesitt,
i tò penséer, (quii béi) che scàpan giò
visìn al cöör, dulz, vìscur, piscinitt:
pròpi ‘mé i alburèi: t’ì ée vist nanmò ?

e inn già luntàn, scundüü chi sà induvé,
forzi adòss ai péss brütt, per casciài via !
Öcc bèi, vardémm quèi volta anmì, perché

insém’ al laagh, al céél, ma piasarìa
ge füdèss dént un puu d’amuur per mi…
perché ta vöri bén, làsatal dì!

I tuoi occhi:  Mi piace guardare i tuoi occhi perchè c’è dentro/ tutto il celeste del lago/ la luce e l’ombra/ il sereno e i lampi il sole bollente/ Occhi di Madonna e certe volte di strega. /Passano sotto allegri come pesci/ i tuoi pensieri, (quelli belli) che scappano giù/ vicino al cuore, dolci, forti, piccoli/ proprio come le alborelle: non li hai ancora visti?/ e sono già lontano, nascosti chissà dove/ forse addosso ai pesci brutti, per cacciarli via!/ Occhi belli, guardate qualche volta anche me  perchè/ insieme al lago, al cielo, mi piacerebbe che ci fosse dentro un po’ d’amore per me/ perchè ti voglio bene, lasciatelo dire!

LA PITA MATA 

Li mai vedü  ‘na pita a fa la röda
cume un paùn lifròcch e süperbiuus?
Quéla sun mi. E sculti tüt’ i vuus
di mè “ex” puresitt. In sü la piöda

sbigni – dent in del niid – vöi bandunaa – …
Minga tropp de luntàn vùlan  üsej
de tüt’ i razz, ma tütt cangiaant e bèi:
lòdul, galédui, rusignöö: basaa

da quèll suu che ‘l sa ciama PUESÌA.
Ul mé cöör stracch a ‘l batt (oh, cume ‘l batt !) :
felicitaa e duluur inn chì a cumbatt

in del griis d’una gran malinconia …
ma in del stèss temp la pita, mai segala
de scultà i so caröö, la sa cunsùla.

La chioccia pazzerella: Non avete mai visto una chioccia fare la ruota come un grullo e superbo pavone? Quella sono io. E ascolto tutte le voci dei miei “ex” pulcini.  Sulla  piòda sbircio nel nido – vuoto abbandonato – …Non troppo lontano volano uccelli di tutte le razze . ma tutti cangianti e belli: allodole, gabbiani usignoli: baciati da quel sole che si chiama POESIA. Il mio cuore stanco batte ( oh, come batte!) felicità e dolore sono qui a combattere nel grigio di una grande malinconia … Ma nello stesso tempo la chioccia, mai stanca di ascoltare i suoi piccoli cari, si consola.

 

HO AVUTO UNA FIGLIA

Ho avuto una figlia: mia madre.
I bellissimi occhi ella sgranava
per cogliere sulla mia bocca
tante parole — dolci — che le dissi

e quelle amare (poche: spine
su cui sanguinerò muovendo i passi
nella discesa verso il buio,
fondo finale di una vita buia).

Nel silenzio e nel buio
ella morì, senza neppur sapere
quali mani (impotenti)
cercassero di esprimerle lo strazio

di un addio fosco, tremendo.
Spero soltanto che nell’altra vita  — beate  — ci rincontreremo.

Io parlerò e tu mi ascolterai
e mi vedrai mentre ti abbraccio stretta.

Ho avuto una figlia: mia madre.

Infine una “lettera” a Gisella scritta da Francesco Gottardi per la sua scomparsa:

“Ora che le tue mani accarezzano le stelle e i tuoi occhi parlano con loro, ora che tu conosci le verità del dopo da tutti i credo diversamente detta, vieni ti prego nelle mie notti insonni a tenermi compagnia. A raccontarmi con la tua voce amica le cose che tu sai come facevi un tempo, il tempo dell’Acàrya che tanti lustri ti ha vista presidente. Maestra di poesia, tu ci hai svelato di Ippocrene la fonte. Con te perdiamo un poco anche di noi che ci sentiamo persi nel cerchio della vita, mentre contiamo con le nostre dita il numero che cresce: Gianni, Gino, Giuliana, Paolo, Giordano e oggi Gisella, voci vibranti colme di sentimenti. ” Vöri sbiavì pian pian…”  e così è stato, scegliendo nel silenzio l’abito della festa e della festa il giorno fissando sui nostri calendari, in tutti i Natali che verranno, il tuo anniversario. Ed ora dimmi, cammini nella luce ? E illumini tu stessa le notti nei pascoli del cielo? E incontri nel camino il Gianni e tutti gli altri ? Vieni, ti aspetto, aspettami anche tu…”

Monizza Gerardo

Philppe DAVERIO. QUEL CHE NON (SI) SA DI EXPO di Gerardo Monizza, 11 febbraio 2015

Immagine DAVERIO. QUEL CHE NON (SI) SA DI EXPO
di Gerardo Monizza

RISPOSTA ALLE CRITICHE DI PHILIPPE DAVERIO VERSO IL TERRITORIO COMASCO: “NON SAPETE PROMUOVERVI!”
 
La critica è sempre costruttiva anche quando è inutile. Non è un paradosso bensì una constatazione che deriva dalla lettura di alcune dichiarazioni di Philippe Daverio. L’illustre critico non risparmia nulla;  neanche le parole.
Sostiene infatti che il territorio comasco stia avviandosi  all’Expo in modo disordinato, senza preparazione,  privo di progettualità. Dichiarazione non solo imprecisa, ma anche falsa, dunque maligna, sicuramente poco fruttuosa.
L’illustre Critico evidentemente non s’è informato. E s’è lasciato sfuggire un minuto di silenzio: per riflettere ovviamente e per magari cercar di ricordare la complessità di un territorio “baciato dalla bellezza e favorito dall’arte” (parole Sue). Non bellezza tutta grande o immensa, ma certo interessante (parole nostre).
Il Critico coglie nel barile del catalogo artistico comense solo due momenti: il fin troppo celebrato Razionalismo e il consueto – per Lui  – sant’Abbondio. Dell’uno ignorando l’impegno di MAARC (Museo Virtuale Astrattismo Architettura Razionalista Como), di Archivio Cattaneo, dell’Ordine degli Architetti e dell’altro andando a dire cose davvero stravaganti (come quella dei due campanili uno del vescovo e uno delle monache… ed era un monastero maschile).
Cosa non sa l’Ineffabile Critico: che il territorio >>>

ottimo, gerardo. ci sono quelli che lavorano (esiste anche il LAVORO CULTURALE) e quelli che criticano. c’è qualcosa che non funziona nella critica dei “critici”: forse  il LAVORO CULTURALE

Gadda Carlo Emilio · LETTERATURA: romanzi, racconti, poesie

Carlo Emilio Gadda, Viaggi di Gulliver, cioè Gaddus, Audio di Carlo Rivolta

Brianza · Gadda Carlo Emilio · LETTERATURA: romanzi, racconti, poesie

Carlo Emilio GADDA, La casa della Brianza, Audio di Carlo RIVOLTA

CLICCA qui sotto  PER ASCOLTARE L’AUDIO IN MP3:


ARTE · Tajana Tino

AUDIO su: IL SIMBOLO NON E’ NEUTRO La spiritualità delle avanguardie artistiche del Novecento di Roberto Borghi Edizioni Lorenzelli, dibattito dell’autore con Clemente Tajana, Umberto Montin, allo Spazio Carlo Pozzoni Fotoeditore, 30 gennaio 2015

AUDIO DEGLI INTERVENTI:

Visto il grande successo della presentazione del 16 gennaio scorso,

abbiamo deciso di fare un nuovo incontro con altri interlocutori.

Venerdì 30 gennaio, alle ore 18.30
in via Maurizio Monti, 41, a Como

Carlo Pozzoni Fotoeditore presenta il libro

IL SIMBOLO NON E’ NEUTRO
La spiritualità delle avanguardie artistiche del Novecento
di Roberto Borghi
Edizioni Lorenzelli

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Intervengono:
Roberto Borghi, autore del libro

Umberto Montin, giornalista del quotidiano La Provincia

Clemente Tajana, direttore dell’Accademia Galli dal 2003 al 2014, tutt’ora docente di Storia dell’Architettura e del Restauro presso lo stesso istituto.

Modera Ilona Biondi

Il simbolo non è neutro” raccoglie tre saggi, già in parte editi, dedicati al rapporto tra la cultura simbolista e le avanguardie storiche, e un testo inedito in cui si ricostruisce la storia della prima traduzione in italiano dello “Spirituale nell’arte” di Kandinsky: una vicenda editoriale che si intreccia con alcuni eventi enigmatici e cruciali per la storia dell’Italia della prima metà del Novecento.

Nella biblioteca di Aldo Galli (interamente donata dagli eredi dell’artista alla Biblioteca Civica di Como) figurava anche “Della spiritualità nell’arte, e particolarmente nella pittura”, la prima traduzione in italiano dello scritto di Kandinsky che ha lasciato un solco profondissimo nella storia dell’arte del Novecento. Il volume venne pubblicato nel nostro paese solo nel 1940, cioè quasi 30 anni dopo la sua uscita in Germania, e solo grazie alla tenacia e all’intervento economico del suo traduttore, il duca Giovanni Antonio Colonna di Cesarò. Ministro delle Poste durante il primo governo Mussolini, e in seguito acceso avversario del fascismo in nome dei principi liberali, Colonna di Cesarò è stato un interessante e misconosciuto protagonista della storia politica e culturale d’Italia: il suo nome è legato al primo e fallito attentato alla vita di Mussolini, ma anche a delle acute ricerche sul significato dei simboli, e alla diffusione del pensiero teosofico e antroposofico nel nostro paese. La ricostruzione della avventurosa vicenda editoriale di “Della spiritualità nell’arte”, presente nel primo dei saggi che compongono il libro di Roberto Borghi, si intreccia con un’indagine sull’influenza dei principi teosofici sulla cultura e sull’arte italiana del primo Novecento (in particolare sul futurismo), all’insegna del connubio tra spiritualismo e modernità scientifica.
Gli altri tre saggi raccolti nel libro si focalizzano sul legame tra il simbolismo e le avanguardie storiche, sul rapporto tra la pittura di Malevič e la tradizione dell’icona, e sulle opere tarde di Klimt: tre momenti della storia dell’arte dello scorso secolo nei quali un certo concetto di simbolo (“non neutro”, e anzi capace di “tenere insieme”, come prescrive il suo significato etimologico, il visibile e l’invisibile, il noto e il radicalmente ignoto) mostra la sua persistente fecondità.

Il libro viene presentato in collaborazione con il Circolo Cultura e Arte di Como.

da Doriam Battaglia BATT

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Fotografia di Carlo Pozzoni

 

Cani Fabio

Fabio Cani , “Como tra due guerre: la storia e la ragione”, 24 settembre 2014

Fabio Cani | 24 settembre 2014 | Spazio Natta
“Como tra due guerre: la storia e la ragione”
in occasione della mostra di MAARC
“Como 1920-1940: paesaggi della città razionalista””

Cavalleri Giorgio (1940-2026)

Intervista a Giorgio Cavalleri sul libro Dieci anni (1935-1945). Como, il lago, la montagna, NodoLibri 2014

 

presentazione del libro Dieci anni (1935-1945). Como, il lago, la montagna, scritto a quattro mani con Giorgio Cosmacini

 Ci potrebbe segnalare alcuni degli episodi salienti del quinquennio 1935-1940?
Nel primo quinquennio affrontato, due sono le cose che mi hanno maggiormente colpito. All’inizio degli anni ’30, sulla nuova rivista “Como”, l’allora direttore responsabile e vice podestà della città Paolo Porta, aveva scritto testualmente che: «Como che tutti amiamo con affetto e devozione filiale si è un poco addormentata sul suo golfo semilunare dalla punta di Geno a Villa Olmo…». Il fatto è che, proprio in quegli anni, il nostro capoluogo si avviava a diventare, secondo una nota definizione, la “città del Razionalismo italiano”. Ciò per i tanti edifici innovativi, progettati da Giuseppe Terragni, Pietro Lingeri e, successivamente, Cesare Cattaneo (oltre che di numerosi altri abili progettisti), che avrebbero destato un grande interesse nel mondo, sia pure elitario, dell’architettura nazionale ed estera. Mi ha fatto effetto che una persona, in un certo senso rappresentativa dei luoghi, non si fosse resa conto di quanto stesse avvenendo: è un fatto, questo, che non capita solo da noi, ma spesso accade in molti altri ambiti.

Il secondo episodio che vorrei sottolineare avvenne quando l’Italia fascista aveva già iniziato la corsa verso il baratro; mi riferisco all’incontro avvenuto durante un pranzo di gala a Villa d’Este, fra il ministro degli Esteri tedesco, l’arrogante von Ribbentrop, e l’omologo italiano Galeazzo Ciano. Nell’occasione i due erano stati omaggiati dal federale di Como Rino Parenti: ricordo che mio papà mi diceva che molte persone, giocando su una certa assonanza col nostro dialetto e interpretando un diffuso sentimento popolare, sintetizzarono l’incontro (non sembrano passati, purtroppo, quasi ottant’anni…) con questa emblematica frase: «Ruben tropp Ciano e parenti».

vai alla intera intervista:

Libri. Intervista a Giorgio Cavalleri.

Cavalleri Giorgio (1940-2026)

Giorgio Cavalleri – Giorgio Cosmacini, ”Dieci anni (1935-1945). Como, il lago, la montagna”, Sabato 24 gennaio alle ore 15, presso la sala della Comunità montana di San Fedele Intelvi (via Roma 9)

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24 GENNAIO: Presentazione NodoLibri
Giorgio Cavalleri – Giorgio Cosmacini, ”Dieci anni (1935-1945). Como, il lago, la montagna”

 

Sabato 24 gennaio alle ore 15, presso la sala della Comunità montana di San Fedele Intelvi (via Roma 9)

Giorgio Cavalleri e Giorgio Cosmacini dialogheranno a partire dal loro recente volume intitolato Dieci anni (1935-1945). Como, il lago, la montagna.
L’incontro è organizzato da APPACuVI (Associazione per la Protezione del Patrimonio Artistico e Culturale della Valle Intelvi).
Ingresso libero e gratuito
Brunialti Alessio · Cinema Astoria · CINEMA e TEATRO

ricordi delle sale cinema Smeraldo (poi Embassy), Astoria, Centrale, Volta, e Politeama, di Alessio Brunialti, La Provincia 5 gennaio 2015

“Ho ricordi bellissimi legati all’Astoria, che sono stati demoliti con esso, altri stupendi relativi al Centrale, sventrati con lui, quando nomino il cinema Volta la maggior parte delle persone mi guarda come se me lo fossi inventato e, naturalmente, non posso ammettere di avere trascorso momenti indimenticabili all’Embassy, oggi altrettanto negletto. Non disintegratemi anche i ricordi del Politeama”

Alessio Brunialti

da

LUNEDÌ 5 GENNAIO – La Settimana InCom – La Provincia di Como La Provincia di Como – Notizie di Como e provincia.