Resiste una petunia al freddo intenso
col suo colore viola, di velluto.
Le Foglie sono spente, ma resiste,
piccola eco della morta estate

Resiste una petunia al freddo intenso
col suo colore viola, di velluto.
Le Foglie sono spente, ma resiste,
piccola eco della morta estate

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Porta Musa Carla, Quaderno rosso. Incontri 3, DialogoLibri, 2004. Indice del libro

Il lago di Como è per noi comaschi il nostro stemma. E’ quello che ci fa sentire nobili rispetto gli abitanti delle città che il lago non hanno.
Il lago vuol dire ville, giardini, darsene, pontili, parchi, alberi, profumi: una ricchezza, insomma, che ha il potere di trasformarsi secondo le stagioni, il bello e cattivo tempo, il sole, la pioggia, la neve, i giorni feriali e quelli festivi.
Ed inoltre è un patrimonio di tutti indistintamente: e che ognuno di noi porta con sè anche quando va lontano. Quel famoso stemma da tirar fuori e da sfoggiare anche quando siamo in città con milioni d’abitanti, ma dove il “lago” non c’è”



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http://www.carocci.it/index.php?option=com_carocci&task=schedalibro&isbn=9788829015252&Itemid=72
Quando Buffalo Bill portò il suo circo a Como nel 1906, c’era anche lei tra il pubblico. Aveva quattro anni. Quasi mezzo secolo più tardi pubblicò il primo romanzo nella “Medusa degli Italiani” di Mondadori e a 110 anni l’ultimo articolo per il giornale della sua città. È una storia straordinaria quella che Carla Porta Musa (Como, 1902-2012) ha scritto con la sua vita operosa di narratrice, poetessa, giornalista e promotrice culturale, attraverso due secoli. Raccontarla significa gettare nuova luce sul Novecento culturale italiano, incontrare Carlo Linati, Piero Chiara, Dino Risi e Margherita Sarfatti. Nell’«interessantissima» vita dell’«indomita amica» Carla – come la definì Claudio Magris – entrano tante pagine di storia: dalle guerre mondiali all’11 settembre. Firma della “Domenica del Corriere” e prima titolare della rubrica “Posta del cuore” della rivista “Amica”, Porta Musa ha compreso che la parola apre mondi. Fa rialzare. Compensa la frustrazione di sentirsi una madre imperfetta o di abitare il cono d’ombra dopo l’esaltante parentesi del successo. La sua biografia letteraria è soprattutto questo, un incontro che cambia la vita.
Premessa
Scopo e metodo
Fonti inedite e d’archivio
1. In cerca del proprio destino
E attendevo che il tempo passasse/Quel tè con Linati. L’allieva Carla/È così difficile/Le lucenti fedi/«A ridarmi un po’ di pace». Moglie e madre
2. Noviziato letterario
Nuovi orizzonti/«Quando riuscirò a parlare con un editore…»/Ritorno alla poesia
3. “Scrittrice”, finalmente
Nella “Medusa degli Italiani”/Virginia 1880, tutta un’altra storia/Nell’élite letteraria/Frustrazioni di una scrittrice
4. Giornalista non per caso
La piccola lettrice/Direttore letterario della rivista “Como”/Il dialogo con le lettrici di “Amica”/Firma della “Domenica del Corriere” – Racconti «leggeri e garbati»
5. L’amica Carla
Tra i protagonisti del Novecento (e oltre)/Margherita Sarfatti al “Soldo” e nelle lettere/Dino Risi, lezioni di cinema/Lo stupore di Piero Chiara e gli incontri di Montecatini/I Falck, una «lunga e straordinaria amicizia»/Firenze, oh cara!/Indomita amica: l’epistolario con Magris
6. Seconda giovinezza letteraria
La stagione del raccolto/Fino all’ultimo narratrice/Giovane è la parola. Vocazione e destino
Ringraziamento di Livia Porta
Bibliografia



Carla Porta Musa
Lampi al magnesio. Antologia lariana
Una di queste, Lampi al magnesio. Antologia Lariana (NodoLibri, Como 1991), raccoglie in forma antologica gli scritti “lariani” della scrittrice: racconti composti tra il 1955 e il 1991 e in parte già pubblicati su riviste locali e nazionali. Prose spesso brevi ma di forte carica evocativa, intense e fedeli nel tradurre persone, angoli di città, scorci di paesaggio
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Per ricordare Carla Porta Musa
Instancabile animatrice della cultura comasca
Carla Porta Musa, nata a Como il 15 marzo 1902, è una figura di riferimento della cultura comasca per tutto il Novecento.
E’ stata amica di NodoLibri, che ne ha pubblicato alcune opere.
La ricordiamo con il brano che le ha dedicato Carlo Ferrario inAlfabeto comasco, primo volume edito da NodoLibri nel 1989, e con il ritratto che le fece Ponina Ciliberti Tallone nel 1955, utilizzato per la copertina di Lampi al magnesio, edito da NodoLibri nel 1991.
E’ ormai come la torre di via Cesare Cantù, i bassorilievi di San Fedele, l’edicola di Plinio il Giovane… La splendida signora ha passato i suoi molti anni a scrivere e a pensare, e gli anni l’hanno ricompensata con una freschezza che chissà quante dame, intente da una vita ad agghindarsi, hanno perso al primo retour d’âge…
A Carla un affettuoso saluto.

I 110 anni della scrittrice Carla Porta Musa
di Gerardo Monizza
Centodieci anni! Oggi è festa in casa Porta Musa e in tutta la città. Un traguardo che sembrava assurdo, ma non per Carla che i centodieci anni li ha raggiunti con naturalezza. Incredibile. Passare il secolo e aggiungerne ancora un bel pezzo non è cosa comune. Ma Carla è straordinaria perché ha saputo vivere pienamente un’esistenza fortunata, circondata da affetti costanti, da attenzioni e amicizie. Ha saputo – per dirla alla moderna – “comunicare”.
Per scrivere di Carla ciascuno di noi non può che pensare un poco anche a se stesso confrontandosi con una vita straordinaria. A quella vita che per lei è trascorsa insieme ai molti amici, ai parenti, alla figlia Livia, alla nipote Giovannella… ciascuno sentendola attenta, sapendola sempre vicina, disponibile, dinamica, acuta, esigente. Generosa e consapevole della propria unicità. Raffinata, mai banale. Non superba, cosciente di essere stata favorita da circostanze fortunate che le hanno consentito di superare i momenti difficili, le avversità e i dolori. Chi non ne ha?
La sua mitica casa di via Pessina (quella coperta di rampicante sempreverde cui è impossibile non lanciare uno sguardo, passando) è stata a lungo il punto d’incontro per molti comaschi e milanesi diversi per età, condizione sociale, interessi, ma tutti inseriti in una rete di rapporti tenuta insieme dalla passione culturale che per Carla è il solo documento d’ingresso in una vita non banale. La cultura intesa come scambio e come precisione estetica e perciò sempre tesa alla limatura della parole, alla costruzione del periodo, al controllo dei suoni.
Carla ama leggere ciò che scrive mentre lo sta creando (c’è – invece – chi non sopporta avere qualcuno che sbircia alle spalle mentre scrive, io tra quelli); scruta le reazioni, chiede consigli e persino li ascolta, cambia in corso d’opera aggiustando al meglio la narrazione. Insomma non si fissa su una linea di metodo, né si ostina su un personaggio ritenuto debole o su una frase giudicata non omogenea al resto del testo.
Vien da sorridere scrivendo queste cose riferite ad una centenaria che non smette di comporre storie e tutte fissate su quaderni: con la matita e la gomma pronta, ma poco usata. Una maniera antica che Carla ha incominciato ad usare quando la macchina per scrivere diventava troppo “meccanica” per le sue dita. Il computer sarebbe stato lo strumento perfetto, ma forse è arrivato un po’ in ritardo, lui.
Insomma: la casa di Carla. Vivissima, tranquilla, non immensa, ma accogliente e specchio di una personalità capace di essere al tempo stesso centenaria e contemporanea.
Carla mette tutti a proprio agio e ha un vezzo: dà del tu. Senza distinzione. Solo i piccoli visitatori, solo le bimbe appassionate di poesia che la visitano per farle dono di un verso acerbo, sono autorizzati a chiamarla “zia Carla”.
Le sue colazioni (mai più di tre ospiti quasi sempre maschi) erano appuntamenti fissi cui doleva mancare. Ricchi di racconti e di scambi tra amici o sconosciuti (Carla ama anche il rischio delle “relazioni pericolose” che sono occasioni stimolanti per nuove amicizie).
Colazioni perfette nella combinazione del menu che mai ripete agli stessi commensali (tiene un quaderno delle visite, una sorta di diario gastronomico e umano) e con pietanze cucinate da lei stessa nell’antica cucina di casa. Riti allietati dalle composizioni floreali (a centrotavola), da allestimenti semplici e perfetti, dal servizio ineccepibile.
Quello che ho sempre pensato è che Carla non sia una “gran signora d’altri tempi” (quel tempo passato che racconta con dovizia di particolari in romanzi e poesie) bensì una donna molto libera del suo tempo: il tempo attuale. Non l’ho mai sentita rimpiangere la bella casa di via Borgovico, le tante persone amate e scomparse, le cose fatte. “Quel che si può fare si faccia!” è il suo motto e se Carla si ficca in testa una cosa si è sicuri che si farà. Una sua telefonata (“… Senti caro…”) è un ordine cui nessuno si sottrae. La sua autorevolezza è indiscussa. La sua tenacia leggendaria.
Oggi che compie centodieci anni e che l’attività pubblica si è un poco ridotta, che non passa a prendere il quotidiano, che non si ferma a bere il cappuccino, rimane ancora un punto di riferimento per la città proprio per la sua volontà di essere collante tra tempi diversi della storia di Como e della sua gente. Memoria formidabile e narratrice prodigiosa sa mettere insieme alberi genealogici complessi, situazioni familiari che superano il secolo, vicende che sono state eventi memorabili per la città. Ricordare è una medicina che le ha permesso di imbrogliare il tempo, ma la scrittura è una magia che le ha consentito di liberare la sua stupefacente fantasia.
Ciò che ha continuato a scrivere non sono racconti di un mondo passato, ma pezzi di storia vera. Certo, una storia fatta di vicende particolari, di persone che hanno vissuto ai piani alti della società, di intrecci non sempre dipanabili con facilità (per chi vive una vita normale ovvero qualsiasi). Da editore (ho pubblicato due libri di ricordi: Il tuo cuore e il mio, Lampi al magnesio e uno di poesie Silenzi d’aria) ricordo solo il piacere del lavoro “editoriale” con Carla precisa, puntigliosa, non testarda (oh! quanto son ostinati certi autori) e disponibile a rigiocarsi nel ruolo di autrice. All’epoca aveva già novant’anni…
Oggi che ne compie centodieci possiamo tutti insieme augurarle ogni bene con affetto e amicizia. Qualche anno fa, un giorno mi disse: “Ho vissuto a lungo. Sono contenta della mia vita”. Da quel giorno sono passati vent’anni. Ancora auguri, Carla.
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OMAGGIO A CARLA PORTA MUSA
Sabato 12 marzo alle ore 17.00 presentazione del libro Le stanze di Carla
e inaugurazione della mostra fotografica di Carlo Pozzoni
La mostra resterà aperta dal 12 al 31 marzo
dal lunedì al venerdi 15.00 – 18.00
Famiglia Comasca
Via Bonanomi, 5
22100 Como – 031 271 907
A PROPOSITO DI
A Como, da Carla al compleanno della quasi zia di Bernardino Marinoni, La Provincia, 15 marzo 2011
Tanta cultura in una sintesi fotografica d’artista di Salvatore Pipero