ex ospedale psichiatrico San Martino · Paolo Ferrario · SERVIZI SOCIALI e SANITARI

FERRARIO PAOLO, L’organizzazione della psichiatria a Como, in La Nuova Città – Quaderni della Fondazione Giovanni Michelucci, dicembre 1985, pp. 89-93

FERRARIO PAOLO, L’organizzazione della psichiatria a Como, in La Nuova Città – Quaderni della Fondazione Giovanni Michelucci, dicembre 1985, pp. 89-93 – MAPPE nel sistema dei SERVIZI alla persona e alla comunità
BIOGRAFIA, biografie · Storia Contemporanea · STORIA LOCALE E SOCIETA'

Gianfranco Bianchi, Antifascismo e resistenza nel comasco, Centro stampa comune di Como, 1975

Gianfranco Bianchi è l’autore del libro “Antifascismo e Resistenza nel Comasco”, pubblicato nel 1975. Quest’opera si propone come una rievocazione storica delle esperienze antifasciste e della resistenza nella provincia di Como durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale.

Contenuti del libro

Il volume raccoglie testimonianze e documenti che illustrano le lotte e le esperienze vissute dagli antifascisti locali. Attraverso una narrazione dettagliata, Bianchi offre uno spaccato della vita durante l’occupazione nazifascista, evidenziando il coraggio e la determinazione di coloro che si opposero al regime.

Pubblicazione e distribuzione

Il libro è stato pubblicato dal Centro Stampa del Comune di Como e si distingue per il suo approccio documentaristico, volto a preservare la memoria storica di un periodo cruciale per l’Italia. È disponibile in diverse biblioteche e può essere trovato anche su piattaforme di vendita online come eBay[2][4][6].

Significato storico

L’opera di Bianchi è significativa non solo per la sua valenza storica, ma anche per il contributo alla memoria collettiva riguardo ai movimenti di resistenza in Italia. Essa rappresenta un’importante risorsa per studiosi e appassionati della storia contemporanea italiana, in particolare per coloro che si interessano del contesto antifascista e delle sue conseguenze sociali e politiche nel territorio comasco.

Citations:
[1] https://opac.provincia.como.it/library/Fino-Mornasco/
[2] https://www.ebay.it/itm/125937969097
[3] http://www.librinlinea.it/titolo/antifascismo-e-resistenza-nel-comasco-/RAV0127035
[4] https://books.google.com/books/about/Antifascismo_e_Resistenza_nel_Comasco.html?id=5NDSHAAACAAJ&hl=en&output=html_text
[5] https://www.ebay.it/itm/185798498797
[6] https://opac.bibliotechevco.it/ricerca/dettaglio/antifascismo-e-resistenza-nel-comasco-rievocazione-testimonianze-documenti/175902
[7] https://seminario.atcult.it/semarc/resource?uri=191964&v=l&dcnr=6
[8] https://www.isc-como.org/istituto/chi-siamo-2/

Azzi Gisella · BIOGRAFIA, biografie · Biografie di persone · Carla Bi. 1933-2022 · Poesie

ON FINESTROEU SUL MOND, Poesie dialettali di GISELLA AZZI recitate da PIERO MAZZARELLA, LP Fonorama, 1970. Ripubblicate in: GISELLA AZZI, Tutt i canzunett al ciaar e al scuur. Poesie in dialetto comasco e milanese, edizioni della Famiglia Comasca, Natale 1993. Con le locandine di due incontri pubblici: 30 giugno 1969 e 23 novembre 1970. Donato da Carla B.

Azzi Mazzarella

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le poesie recitate da PIERO MAZZARELLA, sono tratte da:
GISELLA AZZI, Tutt i canzunett al ciaar e al scuur. Poesie in dialetto comasco e milanese, edizioni della Famiglia Comasca, Natale 1993
 
1 FINESTREU2 CAAR 13 CAAR 23 TRENO DE NOTT 13 TRENO DE NOTT 24 STORIA VESTI5 STORIA VEST 26 RIVA DE SIRA 17 RIVA DE SIRA 28 DI DI MORT 210 MAZZ ROS 110 MAZZ ROS 211 LEANDER 111 LEANDER 212 NAVILI MATT 112 NAVILI MATT 2BARBAPEDANA 1BARBAPEDANA 2BARBAPEDANA 3DI DI MORTTEMPORAL NOVEMBERTOO OCC
 

Questo audio è reso disponibile agli interessati ascoltatori nel quadro della “cultura della condivisione”, favorita da internet.

Se i titolari del diritto di autore non fossero d’accordo per la sua diffusione lo toglierò e farà solo parte della mia audioteca di memoria.

Grazie per la importante occasione di ricordo e riflessione.

Paolo Ferrario


ciao Paolo,

grazie per il prezioso salvataggio. Quando ho visto accostati il long playing di Gisella e la “caramella chiavetta” ho sentito anche fisicamente
il radicale cambiamento avvenuto e la facilitazione che l’era attuale ci offre.
Come abbiamo detto a Luciana, tua piacevole ambasciatrice, abbiamo avuto il privilegio di conoscenze e amicizie davvero speciali, indelebili.
Ora sono felice che tu con la tua passione hai riportato in primo piano le persone straordinarie di Gisella e di Piero Mazzarella per chi non li ha potuti gustare
nei loro anni ruggenti.
 
 
​grazie infinite, ancora
per il dono di queste tracce che ora sono recuperate dall’insulto della dimenticanza o della privatezza dei collezionisti
 
​quella sul cimitero e quella ​sul leander sono dei capolavori
 
saluti cari

Andrea C. (1945-2023) e i suoi disegni · Paolo Ferrario

i disegni dell’amico Andrea (1945-2023) per il mio COMPLEANNO del 26 novembre 1969

Avatar di Paolo FerrarioTRACCE e SENTIERI

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Mi ricordo · Ul Tivan

Paolo Ferrario, Due film relegati (I pugni in tasca di Marco Bellocchio e Onibaba , di Kaneto Shindo), in Ul Tivan/l’angolo dei giovani, 9 luglio 1966

Paolo Ferrario, Due film relegati (I pugni in tasca di Marco Bellocchio e Onibaba , di Kaneto Shindo), in Ul Tivan/l’angolo dei giovani, 9 luglio 1966 – TRACCE e SENTIERI
Mi ricordo · Paolo Ferrario · Ul Tivan

Paolo Ferrario, Due romanzi televisivi, in ul Tivan/angolo dei giovani , 25 giugno 1966

Paolo Ferrario, Due romanzi televisivi, in ul Tivan/angolo dei giovani , 25 giugno 1966 – TRACCE e SENTIERI
Mi ricordo · Ul Tivan

Paolo Ferrario, Africa vecchia e nuova, in Ul Tivan/l’angolo dei giovani, 10 aprile 1966

Paolo Ferrario · Ul Tivan

Paolo Ferrario, I “gialli” alla T.V., articolo in Ul Tivan, 30 ottobre 1965

Mi ricordo · Paolo Ferrario

in ricordo di Secondo e della mula Nana. La fortuna di conoscerli nei primi anni ’50

Architettura · Biografie di persone · Camminare in COMO città · COMO città · Palazzi ed edifici · Storia Contemporanea · STORIA LOCALE E SOCIETA'

Giuseppe Terragni (1904-1943) e la casa del fascio a Como. Scheda biografica e storica

Giuseppe Terragni e il fascismo: un rapporto complesso

Giuseppe Terragni (1904-1943) è una delle figure più emblematiche dell’architettura italiana del Novecento e il suo percorso professionale si intreccia in modo indissolubile con la storia del fascismo. La sua opera e il suo pensiero sono oggetto di un acceso dibattito storiografico, sia per il contributo al Razionalismo italiano sia per il suo coinvolgimento politico e ideologico nel regime.

Adesione e ruolo nel regime fascista

Terragni fu un convinto sostenitore del fascismo, almeno nella prima parte della sua carriera. La sua adesione non fu solo formale: fu fiduciario del Sindacato nazionale fascista architetti e ricevette incarichi di rilievo dal partito, come la progettazione della celebre Casa del Fascio di Como, inaugurata nel 1936 e considerata il manifesto architettonico del Razionalismo italiano54.

La sua visione dell’architettura moderna si intrecciava con l’“esistenza spirituale” fascista, come lui stesso scriveva, vedendo nello spirito nuovo dell’architettura una corrispondenza con la missione rivoluzionaria del regime4.

Architettura tra modernità e ideologia

L’opera di Terragni si distingue per la ricerca di un equilibrio tra innovazione e tradizione, tra classicismo e funzionalismo, influenzata dalle avanguardie europee ma anche dalla volontà di dare forma a un nuovo ordine architettonico che rispondesse alle esigenze del fascismo5.

La Casa del Fascio di Como, ad esempio, è progettata secondo una rigorosa griglia proporzionale e orientata secondo il cardo e il decumano romani, a simboleggiare la continuità tra la nuova città fascista e l’antica Roma4. Tuttavia, la sua architettura si distingueva dal monumentalismo retorico promosso dal regime negli anni Trenta, rappresentato da architetti come Marcello Piacentini2.

Contraddizioni e distacco dal regime

A partire dalla metà degli anni ’30, il fascismo prese le distanze dal Razionalismo, preferendo uno stile più monumentale e “romaneggiante”2.

Questo portò Terragni e altri architetti razionalisti a una posizione ambivalente: da un lato, la loro opera era utilizzata come simbolo del nuovo ordine, dall’altro veniva marginalizzata rispetto alle nuove linee del regime.

Alcuni studi suggeriscono che Terragni, pur restando ufficialmente vicino al fascismo, abbia assunto atteggiamenti critici o almeno distaccati, come si può leggere nell’interpretazione di alcuni dettagli progettuali della Casa del Fascio e nelle sue lettere private, dove si evidenzia la volontà di aggirare le imposizioni degli organi di partito3.

Il tramonto personale e politico

La parabola personale di Terragni si conclude tragicamente: dopo aver partecipato come ufficiale alla campagna di Russia, ne tornò profondamente segnato, affetto da gravi disturbi psicologici che lo portarono a cure elettroconvulsive e infine alla morte prematura nel 1943, pochi giorni prima della caduta del regime6.

La sua figura rimane emblematica di una generazione di intellettuali e artisti italiani profondamente compromessi con il fascismo, ma anche capaci di produrre opere di grande valore che hanno saputo superare i confini ideologici e temporali65.

Riflessione critica e rivalutazione postuma

Nel dopoguerra, l’opera di Terragni fu inizialmente rimossa o criticata per il suo legame con il fascismo, ma successivamente rivalutata per il contributo innovativo all’architettura moderna.

Critici come Ernesto Nathan Rogers, Bruno Zevi e Peter Eisenman hanno sottolineato come il Razionalismo di Terragni abbia rappresentato una “oasi di verità” in un periodo dominato dalla retorica e dalla monumentalità del regime6.

In sintesi, Giuseppe Terragni fu un architetto profondamente legato al fascismo, sia per convinzione personale sia per ruolo istituzionale, ma la sua opera si colloca in una posizione critica rispetto all’evoluzione stilistica del regime e il suo lascito architettonico continua a essere oggetto di studio e dibattito per la sua complessità e modernità452.

Fonti informative

  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Terragni
  2. https://www.domusweb.it/it/movimenti/razionalismo-italiano.html
  3. https://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2023/06/24/linfluenza-del-tracciato-romano-di-como-nelle-piante-e-nei-prospetti-della-casa-del-fascio-di-giuseppe-terragni/
  4. https://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-terragni_(Storia-della-civilt%C3%A0-europea-a-cura-di-Umberto-Eco)/
  5. https://www.elledecor.com/it/people/a39513812/giuseppe-terragni/
  6. https://www.ilfoglio.it/terrazzo/2021/08/31/news/la-guerra-dei-terragnez-2844697/
  7. https://www.listonegiordano.com/one/architettura/giuseppe-terragni-luigi-moretti-vite-parallele/
  8. https://www.nazioneindiana.com/2023/10/12/non-ce-lo-meritiamo/
  9. http://www.arc1.uniroma1.it/saggio/Terragni/RidottoTerragni_internoFINALE.pdf
  10. https://it.wikipedia.org/wiki/Casa_del_Fascio_(Como)
  11. http://www.arc1.uniroma1.it/saggio/Conferenze/Zagarolo/BIBLIOFRAFIAFIUSEPPETERRAGNISAGGIO.pdf
  12. http://www.riflessionline.it/articoli/2013/2013-09%20set%202013/2013-09%20nr%2049%20-%20Architettura%20-%20terragni.html
  13. https://www.artesvelata.it/casa-fascio-terragni/
  14. https://it.wikipedia.org/wiki/Architettura_del_periodo_fascista
  15. https://www.politesi.polimi.it/handle/10589/108268
  16. https://digilander.libero.it/danipooh/03a.htm
  17. https://www.elledecor.com/it/architettura/a39079042/casa-del-fascio-terragni-architettura-fascista-polemiche/
  18. https://opinionedellacastagna.wordpress.com/2015/01/01/a-como-con-terragni/
  19. https://www.secoloditalia.it/2018/07/il-fascismo-immaginario-e-visionario-del-comasco-giuseppe-terragni-video/
  20. https://www.artefascista.it/terragni_giuseppe__fascismo__architettu.htm

BIOGRAFIA, biografie · POLITICA e STORIA

Biografia di Armando Diaz, 1861-1928

Armando Diaz è stato un importante generale italiano, nato a Napoli il 5 dicembre 1861 in una famiglia di militari e magistrati. La sua carriera militare iniziò all’Accademia Militare di Torino nel 1879, e nel 1882 divenne sottotenente di artiglieria. Durante la guerra italo-turca del 1911, Diaz dimostrò le sue capacità di comando, che si consolidarono ulteriormente durante la Prima Guerra Mondiale.

Carriera Militare

Nel novembre 1917, dopo la disfatta di Caporetto, Diaz fu nominato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, succedendo al generale Luigi Cadorna. La sua leadership si rivelò cruciale per riorganizzare le forze italiane e ripristinare il morale delle truppe. Sotto il suo comando, l’esercito italiano bloccò l’avanzata austro-ungarica lungo il fiume Piave e ottenne vittorie decisive nella seconda battaglia del Piave e nella battaglia di Vittorio Veneto nel 1918, segnando la fine della guerra sul fronte italiano[1][3][4].

Grazie ai suoi successi, Diaz fu insignito del titolo di Duca della Vittoria e divenne un eroe nazionale. Dopo la guerra, fu nominato senatore del Regno d’Italia e successivamente ricoprì il ruolo di Ministro della Guerra nel primo governo di Benito Mussolini dal 1922 al 1924[1][5][6].

Ritiro e Eredità

Dopo aver lasciato la politica attiva nel 1924, Diaz si ritirò a vita privata. Morì a Roma il 29 febbraio 1928 e fu sepolto nella chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri[1]. La sua figura è ricordata con rispetto in Italia, tanto che numerose strade e piazze portano il suo nome, simbolo della vittoria e della resilienza dell’esercito italiano durante uno dei periodi più difficili della storia nazionale[2][4].

Citations:
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Armando_Diaz
[2] https://www.turismofvg.it/it/111495/armando-diaz
[3] https://www.storiaememoriadibologna.it/archivio/persone/diaz-armando-vittorio
[4] https://www.raicultura.it/webdoc/grande-guerra/armando-diaz/index.html
[5] https://www.fattiperlastoria.it/armando-diaz-biografia/
[6] https://www.cronologia.it/storia/biografie/diaz.htm
[7] https://www.centrostudibeppefenoglio.it/it/articolo/38-52-399/storia-locale/almanacco-storico/5-dicembre-1861

Armando Diaz ha avuto un ruolo cruciale nel fermare l’avanzata austro-ungarica durante la Prima Guerra Mondiale, specialmente dopo la disfatta di Caporetto. Ecco come ha contribuito a questa impresa:

Riorganizzazione dell’Esercito

Dopo la sconfitta di Caporetto nel 1917, Diaz fu nominato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano. La sua prima priorità fu quella di riorganizzare le forze italiane, migliorando il morale delle truppe e stabilendo una strategia difensiva efficace lungo il fiume Piave, che divenne il nuovo fronte[1][5].

Difesa Strategica

Diaz ordinò la costruzione di linee difensive lungo il Piave, preparandosi per un attacco austro-ungarico previsto. Durante l’offensiva del 15 giugno 1918, le forze austro-ungariche tentarono di oltrepassare il fiume, ma grazie alla preparazione difensiva e alla determinazione delle truppe italiane, furono sistematicamente respinte[1][2]. Diaz mantenne un comando lucido e ispirò fiducia tra i suoi uomini, coordinando le controffensive italiane che si rivelarono decisive[1].

Vittoria a Vittorio Veneto

La strategia di Diaz culminò nella battaglia di Vittorio Veneto nel mese di ottobre 1918. Qui, l’esercito italiano, supportato da forze alleate, inflisse una sconfitta decisiva alle truppe austro-ungariche. L’operazione coinvolse 51 divisioni italiane e diverse forze alleate contro 73 divisioni nemiche, portando alla capitolazione dell’esercito austro-ungarico e alla richiesta di armistizio[3][4].

Conclusione

Grazie alla sua leadership e alle sue capacità strategiche, Armando Diaz non solo fermò l’avanzata austro-ungarica ma contribuì anche in modo significativo alla vittoria finale dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale. La sua capacità di riorganizzare l’esercito e di mantenere alta la motivazione delle truppe è stata fondamentale per il successo italiano sul campo di battaglia.

Citations:
[1] https://www.fattiperlastoria.it/armando-diaz-biografia/
[2] https://www.turismofvg.it/la-battaglia-del-monte-grappa-novembre-dicembre-1917
[3] https://www.fattiperlastoria.it/armistizio-villa-giusti/
[4] https://www.comune.cinisello-balsamo.mi.it/pietre/spip.php
[5] https://books.openedition.org/aaccademia/4286
[6] https://www.ana.it/lalpino/dal-piave-a-vittorio-veneto-trento-e-trieste4469/

BIOGRAFIA, biografie · Centro Storico di Como · COMO città

L’architetto Antonio Sant’Elia, 1888-1916

Antonio Sant’Elia, nato a Como il 30 aprile 1888, è stato un architetto e pittore italiano, considerato uno dei principali esponenti del Futurismo. La sua carriera, sebbene breve, ha avuto un impatto significativo sulla storia dell’architettura moderna.

Villa Elisi

Una delle sue opere più note è Villa Elisi, situata a San Maurizio sopra Como. Progettata nel 1912 in collaborazione con lo scultore Girolamo Fontana, la villa presenta elementi stilistici ispirati alla Secessione Viennese e al lavoro di Otto Wagner, un importante maestro per Sant’Elia[1][2]. La villa è caratterizzata da un timpano affrescato e da una fusione di stili che riflettono le innovazioni architettoniche del tempo.

Contributi e Visioni

Sant’Elia è famoso per i suoi disegni visionari e per il suo manifesto dell’architettura futurista pubblicato nel 1914. Le sue opere non si limitano alla costruzione fisica, ma includono anche una vasta gamma di progetti e schizzi che delineano una Città Nuova, concepita come una macchina urbana funzionale e moderna[2][3]. I suoi lavori rappresentano edifici industriali, abitazioni e strutture pubbliche, tutti caratterizzati da un forte senso di innovazione e avanguardia[4].

Eredità

Nonostante la sua morte prematura nel 1916 durante la Prima Guerra Mondiale, Sant’Elia ha lasciato un’eredità duratura. Le sue idee hanno influenzato architetti successivi, contribuendo alla nascita del razionalismo italiano e ispirando progetti iconici come la Stazione Centrale di Milano[4][5]. Oggi, i suoi disegni sono conservati presso la Pinacoteca civica di Como e continuano a essere studiati per la loro rilevanza storica e culturale[2][3].

In sintesi, Antonio Sant’Elia è una figura centrale nella storia dell’architettura moderna, con la sua Villa Elisi che rappresenta un esempio tangibile della sua visione innovativa e futurista.

Citations:
[1] https://www.elledecor.com/it/people/a20629560/antonio-sant-elia-storia-architetto-futurista/
[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Sant’Elia
[3] https://www.lombardiabeniculturali.it/blog/articoli/333/
[4] https://famigliaartisticamilanese.wordpress.com/2023/07/13/antonio-santelia-architetto-eredita/
[5] https://www.dda.unich.it/sites/st01/files/8_opus_2017_giannantonio.pdf
[6] https://www.visitcomo.eu/it/scoprire/monumenti/monumenti-dal-900/asilo_santelia/
[7] https://www.lombardiabeniculturali.it/opere-arte/schede/1m030-00173/
[8] https://artsandculture.google.com/asset/step-house-with-external-lifts-antonio-sant-elia/MgGGFyrp-4P85A?hl=it

Antonio Sant’Elia ha realizzato alcuni progetti significativi a Como, nonostante la sua carriera sia stata breve e interrotta dalla sua morte nel 1916. I suoi lavori più noti includono:

Villa Elisi

  • Descrizione: Progettata nel 1911 e completata nel 1912, Villa Elisi si trova a San Maurizio sopra Como, nella località di Brunate. La villa è caratterizzata da un design innovativo e da decorazioni che riflettono l’influenza della Secessione Viennese. Sant’Elia collaborò con lo scultore Girolamo Fontana per il timpano affrescato dell’edificio, che presenta elementi stilistici unici[1][2][5].

Monumento ai Caduti

  • Descrizione: Sebbene non sia stato completato secondo la visione originale di Sant’Elia, il Monumento ai Caduti di Como è ispirato a un suo progetto del 1914, noto come “Torre Faro”. Questo monumento fu realizzato tra il 1931 e il 1933 da altri architetti, tra cui Giuseppe Terragni. L’opera ha suscitato dibattiti poiché il risultato finale si discostava dall’intento commemorativo iniziale di Sant’Elia, trasformando l’idea in un’opera che più assomigliava a una centrale elettrica o a un grattacielo[1][2][3][4].

Visioni della Città Nuova

  • Progetti Utopici: Anche se non realizzati, i disegni di Sant’Elia per la “Città Nuova” rappresentano una parte fondamentale della sua eredità. Questi progetti includevano idee per edifici futuristici, stazioni di treni e aerei, e strutture urbane altamente integrate e meccanizzate. Le sue visioni architettoniche anticipavano molte delle caratteristiche delle città moderne[2][4][5].

In sintesi, i progetti più importanti di Antonio Sant’Elia a Como comprendono la Villa Elisi e il Monumento ai Caduti, insieme alle sue innovative concezioni della città del futuro, che continuano a influenzare l’architettura contemporanea.

Citations:
[1] https://www.villegiardini.it/antonio-santelia-futurista/
[2] https://www.elledecor.com/it/people/a20629560/antonio-sant-elia-storia-architetto-futurista/
[3] https://www.visitcomo.eu/it/vivere/eventi/Antonio-SantElia.-Visione-e-regola/
[4] https://www.habitat.confcooperative.it/LINFORMAZIONE/LE-NOTIZIE/ArtMID/482/ArticleID/194/Antonio-Sant%E2%80%99Elia-e-Il-futuro-delle-citt224
[5] https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Sant’Elia
[6] http://www.arte.it/calendario-arte/como/mostra-antonio-sant-elia-1888-1916-all-origine-del-progetto-33737
[7] https://artsandculture.google.com/story/qAWx1ooQmRAU9g?hl=it
[8] https://www.professionearchitetto.it/mostre/notizie/23371/Antonio-Sant-Elia-All-origine-del-progetto-a-Como-prosegue-la-mostra-dedicata-all-architetto-e-ai-suoi-disegni