letto in edizione cartacea
cerca in https://ordine.laprovinciadicomo.it/archivio/ricerca/autore/Clemente_Tajana/
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se un cantiere così folle è partito è proprio grazie all’approvazione del progetto originario da parte della Regione. Più corretto è dire: se il cantiere potrà proseguire è grazie a un Sindaco testardo e competente e a un Presidente della Regione pragmatico e capace di riconoscere il merito al di là degli schieramenti. Il resto è vecchia, ma proprio vecchia, politica. E qui si potrebbe concludere. Però non si può. Perché leggere simili dichiarazioni – non facciamo nomi – lascia l’amaro in bocca nella misura in cui autorizza a pensare che se questo è il linguaggio della politica, è difficile credere che possa essere attrattiva.
tutta la nota qui:
”FAI della Cultura un Tesoro. Caccia al tesoro fotografica a Como” è un volumetto dedicato alla città di Como e alle sue bellezze storico-artistiche.
Sul sito www.nodolibrieditore.it è possibile scaricare (in formato ePub o PDF) il volumetto dedicato alla città di Como e alle sue bellezze storico-artistiche.
Esso contiene le risposte alle domande della caccia al tesoro fotografica nel centro storico della città di Como, a cura del FAI – Delegazione di Como, svoltasi il 21 giugno.
– Versione ePub > [http://www.nodolibrieditore.it/scheda-ebook//fai-della-cultura-un-tesoro-9788871852447-220025.html]
– Versione PDF (cliccare semplicemente su “Incipit PDF”) > [http://www.nodolibrieditore.it/scheda-libro//fai-della-cultura-un-tesoro-9788871852454-207874.html]
vai a: Download dell’e-book “FAI della Cultura un Tesoro. Caccia al tesoro fotografica a Como”.
E alla fine ci siamo arrivati. Sei sedute di Consiglio al termine di un percorso iniziato dalla precedente Giunta nel 2006, da noi ereditato e riattivato a settembre lo scorso anno, ma alla fine abbiamo approvato il Piano di Governo del Territorio. Con 19 voti favorevoli, 9 contrari e 1 astenuto il PGT è realtà.
E’ uno strumento perfetto? No. E’ perfettibile? Sì. A settembre ripartiamo con la revisione del Piano dei Servizi, il documento che attesta la sostenibilità delle scelte del Piano. Soltanto dopo sarà la volta di una possibile variante.
Perché, come spiegherò il prossimo 19 giugno al convegno organizzato dall’Ordine degli Architetti sul tema della Rigenerazione Urbana (link), l’elemento più significativo del passaggio dal Piano Regolatore al Piano di Governo del Territorio è quello secondo cui il luogo delle invarianti non è più il documento strutturale (Piano delle Regole o Documento di Piano), ma quello progettuale (il Piano dei Servizi), e che le invarianti a livello progettuale non sono più gli standard edilizi (altezze, volumetrie, funzioni) ma i processi di valutazione.
Ci spostiamo cioè dai contenuti ai processi. Da cosa accade al come accade. Nel nostro caso l’invariante sono i processi di sostenibilità e tutela ambientale. Il resto segue.
Il PGT è uno strumento complesso, ancora tutto da valutare. Per questo abbiamo creato un Ufficio di Piano permanente, cui è stato affidato il compito del monitoraggio continuo della attuazione del Piano, elemento fondamentale delle scelte future. Non ringrazierò mai abbastanza gli uffici per l’incredibile lavoro che hanno fatto in questi mesi, mettendo a disposizione dei consiglieri tutta la loro esperienza e passione per rendere le cose più facili e comprensibili. Per questo, quando qualcuno afferma di non avere ancora capito qual’è il disegno della città di questa amministrazione, tendo a irrigidirmi. Ma poi, come mi è capitato un giorno a un esame con uno studente che, non proprio preparatissimo, aveva avuto il coraggio di chiedermi di spiegargli una questione che non aveva afferrato a lezione, sono pronto a tutto. Anche a spiegare tutto da capo.
Perché l’importante è la crescita, non il giudizio. Grazie a tutti.

All’1.39 il consiglio comunale ha approvato definitivamente il Piano di governo del territorio, dopo una lunga maratona di sedute (ben otto quelle dedicate al tema). Diciannove i voti favorevoli (i consiglieri di maggioranza con la sola eccezione di Mario Molteni di lista per Como), un astenuto (il leghista Diego Peverelli) e 9 contrari (il resto dell’opposizione e Mario Molteni). Discussione lunga, ma niente polemiche. Approvati anche alcuni ordini del giorno delle minoranze. In estrema sintesi il piano prevede la possibilità di nuove costruzioni solo su aree dismesse e su zone già edificate. La parola d’ordine della giunta è infatti il non consumo di nuovo suolo.
L’approvazione è arrivata rispettando il termine del 16 giugno, che avrebbe di fatto annullato tutto quanto fatto finora e riportato in vigore il vecchio Prg della giunta Botta.
Alle 4.44 del 21/12/2012 Como ha adottato il suo P.G.T. (Piano di Governo del Territorio). Dopo un lungo percorso, iniziato nel 2005 e mai portato a compimento dalle precedenti Amministrazioni locali, in soli sei mesi la Giunta Lucini, fermamente guidata dall’Assessore all’Urbanistica (Avv. Spallino), è riuscita nell’impresa. E il destino ha mosso le sue carte in modo che la votazione in Consiglio Comunale avvenisse proprio all’alba del giorno della fine del mondo secondo il calendario Maya. Un caso, ovviamente…
Noi di Como Civica abbiamo condiviso la scelta responsabile di non cestinare il lavoro precedentemente svolto da Tecnici, Professionisti e Amministratori (circa 4000 pagine di documenti costati qualche centinaia di migliaia di euro in consulenze), ma di riutilizzare e modificare quel lavoro senza grossi stravolgimenti per evitare un nuovo passaggio in V.A.S. (Valutazione Ambientale Strategica). Successivamente all’approvazione del P.G.T., prevista entro l’estate, verrà valutata la possibilità di una variante generale che andrà a migliorare ulteriormente lo strumento, connotandolo definitivamente come prodotto politico dell’Amministrazione Lucini.
PGT, PRIMO INCONTRO CON LA CITTÀ
Biblioteca comunale, piazzetta Lucati 1, ore 18, ingresso libero
Questo è il primo dei quattro incontri promossi dall’amministrazione comunale sul Pgt. Secondo l’assessore all’urbanistica Lorenzo Spallino si tratta di un’occasione “per spiegare il piano, per illustrarne il percorso e anche per far capire come sarà possibile partecipare alla fase che va dall’adozione all’approvazione”. L’incontro di oggi sarà dedicato ai quartieri di Como Centro, Como Ovest, Como Est e Como Borghi. Secondo appuntamento mercoledì 5 dicembre alle ore 18 nella sede dell’ex Circoscrizione di Camerlata (via Varesina 1/A), per i residenti di Rebbio, Breccia, Prestino e Camerlata; martedì 11 dicembre alle ore 18 nel salone della biblioteca della circoscrizione, a Tavernola (via Polano 63), sarà la volta dei residenti di Sagnino, Ponte Chiasso, Monteolimpino e Tavernola; mercoledì 12 dicembre, infine, alle ore 18 nella sede dell’ex Circoscrizione di Lora (via di Lora 22) per i residenti dei quartieri di Lora, Albate, Camnago Volta, Garzola e Civiglio.
….
il sindaco Mario Lucini e i professori di Insubria e Politecnico hanno dovuto ammettere che le paratie non solo non servono un granché a fermare le esondazioni ma nel giro di due anni hanno fatto sprofondare di cinque centimetri il Lungo Lario Trento, nel tratto che arriva fino a piazza Cavour.
«Como dal punto di vista geologico è una città giovanissima – ha spiegato il professor Alessandro Michetti, che insieme al suo dipartimento ha compiuto dei carotaggi sul sottosuolo cittadino -. Fino a 70 metri si incontra arenaria e negli strati più superficiali il terreno è composto da sedimenti ancor più recenti. Più ci si avvicina al lago, più il sottosuolo è costituito da terra da riporto con la quale l’uomo nei secoli ha cercato di bonificare la palude che un tempo si estendeva al posto della città».
Un substrato non consolidato e soggetto a fenomeni di subsidenza, ovvero rimodellamento e spostamento del terreno, un fenomeno che si è accentuato con l’avvio dei lavori per le paratie. «Non è la prima volta che ci troviamo di fronte a questo fenomeno – ha sottolineato Michetti -. Era già capitato negli anni ’60 con l’emungimento della falda acquifera della città. Le paratie hanno nuovamente messo in moto questo fenomeno che ha provocato un abbassamento di cinque centimetri nella fascia fronte lago in cui si sono svolti i lavori per il primo cantiere».
Dannose per la staticità dei palazzi ma anche inutili, visto che in nessun modo si può impedire al lago di esondare.
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tutto l’articolo qui Scandalo paratie Non servono e sono dannose – Il Giorno – Como.
Questo è il risultato dei peggiori governi che Como ha avuto nella sua storia amministrativa: il Pdl (partito delle LORO libertà) del ciellino (comunione e LORO liberazione) Bruni
Paolo Ferrario
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Mario Lucini: «Le indagini – spiega il primo cittadino – evidenziano che ci sono stati spostamenti verticali sul lungolago, hanno accompagnato lo sviluppo del cantiere e sono alterazioni legate certamente ai lavori per le paratie, il nesso è chiarissimo».
Utilizzando le foto satellitari, gli esperti hanno monitorato la situazione del lungolago tra il 2003 e il 2012 e hanno notato scostamenti verso il basso nell’ordine di circa quattro centimetri in Lungolario Trento (in corrispondenza del primo lotto, dove è stata realizzata una delle vasche). Il cantiere, insomma, ha influito negativamente sulla stabilità dei palazzi della zona.
«Il terreno si è abbassato di quattro centimetri, nel periodo in cui sono stati effettuati i lavori sul primo lotto, verso i giardini a lago. E un intervento analogo a Sant’Agostino avrebbe conseguenze peggiori, visto che la zona è ancora più delicata. Direi che si impone una riflessione sull’opportunità di proseguire con l’attuale progetto». Alessandro Michetti, geologo dell’Università dell’Insubria, è uno dei tecnici che hanno studiato gli effetti del cantiere delle paratie e le sue parole non lasciano dubbi.
L’equilibrio dei secoli scorsi fra la natura del Lario e gli uomini è dovuto a due fattori.
Il primo è la geografia: le montagne si tuffano direttamente nel lago, determinando una sottile linea fra terra e acqua come unico e scarso spazio dove si può costruire e alimentare quella pulsione del “far diventar altro”, che è tipica della cultura dell’Occidente. Così, nonostante la voglia di costruire indotta dal dettato religioso “popolate la terra”, NON E’ SPAZIALMENTE POSSIBILE consumare territorio oltre certi limiti.
Il secondo fattore è l’antica povertà di questi luoghi. Era una economia di autoconsumo che si muoveva fra terrazze di grano, orti, castagne del bosco e pesca. Il popolo del Lario è stato sempre migrante per cercare lavoro.
Questi due caratteri hanno salvaguardato un territorio meraviglioso e DIVERSO da quello degli altri laghi prealpini, dove il maggior digradare della montagna ha favorito l’antropizzazione priva di gusto estetico.
Quasi tutto, però, sta cambiando con l’arrivo dei NUOVI RICCHI degli anni ’80 e seguenti.
Le strette strade del Lario sono quotidianamente occupate da quei grossi camion/betoniera, tipici dei professionisti dei grandi scavi (le cronache parlano di un monopolio della n’drangheta calabrese emigrata al Nord per queste tecniche e questi macchinari).
Il risultato di questo andirivieni è questo.
Sono tante le cose che impressionano.
Impressiona la volgarità della esibizione di quelle terrazze a lago, quasi a mostrare con tracotanza un “dominio di luogo” che si impone a qualunque altro abitatore.
Impressiona il torbido gusto architettonico. Basta guardare con occhi attenti le vecchie case di lago: tutte sono con tetti spioventi (e sotto travi di legno) ricoperte con tegole color mattone o lastre di pietra grigia. L’equilibrio in questo caso è dato dalla amalgama fra il grigio verde dell’acqua, il verde dei monti e, per l’appunto, i tetti di colore arancione o grigio chiaro.
Ecco un esempio di saggio, sapiente, e colto uso del luogo con attenzione alla tradizione (cos’è una innovazione? è una tradizione ben riuscita):

Le nuove case dei nuovi ricchi hanno il tetto piatto e non stabiliscono NESSUNA RELAZIONE con la struttura urbane pre-esistente e con la cultura abitativa che l’ha caratterizzata lungo i secoli.
Questa sezione fa vedere lo stupro ingegneristico ed architettonico:
Sullo sfondo si vedono le linee che ben simboleggiano quel tuffarsi delle montagne nel lago e poi si vede bene che gli edifici occupano la linea dell’acqua. Cioè è un progetto di violazione del “luogo- lago”.
Impressiona, infine, che tutto questo è legale. Ci sono giunte, sindaci e commissioni che hanno approvato.
Ci sono sopraintendenze alla belle arti che non hanno fatto obiezioni.
Ci sono comunità locali che, non solo hanno sostenuto, ma hanno incoraggiato con la speranza di qualche rendita di contesto.
Il risultato è uno STUPRO ALLA BELLEZZA.
Ma c’è di più ed oltre.
Qui viene violata la memoria che le generazioni hanno trasmesso lungo il corso del tempo a quel rapporto fra natura e persone, che – miracolosamente – aveva creato quella bellezza che fa del Lario uno dei luoghi più conosciuto nel mondo.
Inoltre, viene a galla la NEGAZIONE DELLA RESPONSABILITA’ che le attuali generazioni dovrebbero avere per quelle future.
La responsabilità di trasferire un ambiente vivibile, MA ANCHE BELLO, per loro.
Se la tendenza è quella rappresentata dai due obbrobri segnalati, rimane un unico argine: quello della geografia. Solo in luoghi protetti da un ambiente ostile al cemento (e un ambiente è ostile al cemento se non arrivano automobili) si potrà avere un simulacro del vecchio, antico, eterno paesaggio del Lario, violentato dai nuovi ricchi e della schiera dei loro alleati.
Ma è una magra consolazione perchè sono pochissimi gli angoli che ancora possiedono questi caratteri.
PS Associo a questo post la valutazione, del tutto coincidente con la mia, del professor Salvatore Settis, che analizza il disastroso risultato di queste azioni di edilizia distruttiva :
Oltre Terragni
Venerdì 1 giugno – Como
gli uomini del nucleo di polizia tributaria avevano appena finito di fare i conti di quanto la maxi opera fosse costata alle casse pubbliche, ovvero 21.297.310 euro e 39 centesimi, che da Palazzo Cernezzi è rimbalzata la notizia di un possibile ulteriore balzello di poco inferiore ai tre milioni di euro. Il che porterebbe il maggior costo dell’opera, rispetto al progetto esecutivo originario, a superare gli 8 milioni di euro.
Qualora la procura di Como e i magistrati della Corte dei conti dovessero veramente ravvisare quanto sottolineato dal giudice delle indagini preliminari nell’atto che ha portato all’archiviazione di alcune accuse a carico degli indagati, e cioè che l’intero progetto è viziato da via libera illegittimi risalenti addirittura al 2000 e che quindi il cantiere non doveva neppure essere avviato, i calcoli del danno erariale potrebbero essere esorbitanti.
tuto l’articolo qui: Ventuno milioni di euro Il danno delle paratie – Cronaca – La Provincia di Como – Notizie di Como e Provincia.