Finestre
Dall’occhio aperto, lo sguardo si spalanca verso la cornice che raccoglie il mondo.
Dall’occhio chiuso, lo sguardo si ritrae, nel nido si riposa e sogna la cornice.
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“Credo che ognuno di noi potrebbe raccontare il romanzo della sua vita
descrivendo le abitazioni attraverso le quali è passato;
e la casa, o le diverse case, fungerebbero da specchio insospettabile
delle sue inclinazioni e aspirazioni più riposte”
Fulvio Tomizza, Alle spalle di Trieste
Mi sento sempre attratto dai posti dove sono vissuto, le case e i loro dintorni. Per esempio, nella Settantesima Est c’è un edificio di pietra grigia dove, al principio della guerra, ho avuto il mio primo appartamento newyorchese. Era una stanza sola affollata di mobili di scarto, un divano e alcune poltrone paffute, ricoperte di quel particolare velluto rosso e pruriginoso che ricolleghiamo alle giornate d’afa in treno. Le pareti erano a stucco, di un colore che ricordava uno sputo tabaccoso. Dappertutto, perfino in bagno, c’erano stampe di rovine romane, molto vecchie e tempestate di puntolini scuri. L’unica finestra dava sulla scala di sicurezza. Ma, anche così, mi si rialzava il morale ogni volta che mi sentivo in tasca la chiave del mio appartamento; per triste che fosse, era un posto mio, il primo, e lì c’erano i miei libri, i barattoli pieni di matite da temperare, tutto quello che mi occorreva (o così almeno pensavo) per diventare lo scrittore che volevo diventare
Truman Capote, Colazione da Tiffany
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Ascolta —> La casa era silenzio, di Stevens Wallace – Lettura di Domenico Pelini
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Was like the conscious being of the book.
The house was quiet and the world was calm.
The words were spoken as if there was no book,
Except that the reader leaned above the page,
Wanted to lean, wanted much to be
The scholar to whom his book is true, to whom
The summer night is like a perfection of thought.
The house was quiet because it had to be.
The quiet was part of the meaning, part of the mind:
The access of perfection to the page.
And the world was calm. The truth in a calm world,
In which there is no other meaning, itself
Is calm, itself is summer and night, itself
Is the reader leaning late and reading there.
Wallace Stevens
La casa era silenzio e il mondo era calma
Il lettore divenne il libro; e la notte estiva
Era il sentire del libro
La casa era silenzio e il mondo era calma
Le parole furono dette come se il libro non ci fosse
Se non che il lettore era chino sulla pagina,
Voleva stare chino, voleva molto tanto essere
Lo studioso a cui il suo libro dice il vero, a cui
La notte estiva è come una perfezione del pensiero.
La casa era silenzio perchè così doveva essere.
Il silenzio era parte del senso, parte della mente:
Il passaggio che conduce la perfezione alla pagina.
E il mondo era calmo. La verità in un mondo calmo.
In cui non c’è altro senso,essa stessa
E’ calma, essa stessa è estate e notte, essa stessa
E’ il lettore che a tarda ora chino legge.
( versione di Mimmo Pelini su note e parafrasi di Phillip Hill)




“Credo che ognuno di noi potrebbe raccontare il romanzo della sua vita
descrivendo le abitazioni attraverso le quali è passato;
e la casa, o le diverse case, fungerebbero da specchio insospettabile
delle sue inclinazioni e aspirazioni più riposte”
Fulvio Tomizza, Alle spalle di Trieste