I
Era impossibile da immaginare, impossibile
da non immaginare; la sua azzurrezza, l’ombra che lasciava,
che cadeva, riempiva l’oscurità del proprio freddo,
il suo freddo che cadeva fuori da se stesso, fuori da qualsiasi idea
di se’ descrivesse nel cadere; un qualcosa, una minuzia,
una macchia, un punto, un punto in un punto, un abisso infinito
di minuzia; una canzone, ma meno di una canzone, qualcosa che
affoga in se’, qualcosa che va, un’alluvione di suono, ma meno
di un suono; la sua fine, il suo vuoto,
il suo tenero, piccolo vuoto che colma la sua eco, e cade,
e si alza, inavvertito, e cade ancora, e cosi’ sempre,
e sempre perche’, e solo perche’, essendo stato, era…
II
Era l’inizio di una sedia;
era il divano grigio; era i muri,
il giardino, la strada di ghiaia; era il modo in cui
i ruderi di luna le crollavano sulla chioma.
Era quello, ed era altro ancora; era il vento che azzannava
gli alberi; era la congerie confusa di nubi, la bava
di stelle sulla riva. Era l’ora che pareva dire
che se sapevi in che punto esatto del tempo si era, non avresti
mai piu’ chiesto nulla. Era quello. Senz’altro era quello.
Era anche l’evento mai avvenuto – un momento tanto pieno
che quando se ne ando’, come doveva, nessun dolore riusciva
a contenerlo. Era la stanza che pareva la stessa
dopo tanti anni. Era quello. Era il cappello
dimenticato da lei, la penna che lei lascio’ sul tavolo.
Era il sole sulla mia mano. Era il caldo del sole. Era come
sedevo, come attendevo per ore, per giorni. Era quello. Solo quello.
(da Mark Strand: “Blizzard of One” – 1998, traduzione di Damiano Abeni, ora in “West of your cities” – a cura di M. Strand e D. Abeni – Minimum fax – Roma 2003)
qui letta con ben altra bravura ed intensità da DOMENICO PELINI
Piccolo appezzamento di terra coltivato a ortaggi e piante da frutto; giardino
dal latino hortus ‘terreno recintato, orto, giardino’.
La prima meraviglia di questa parola sta nel suo doppio significato – rinvenibile fin dal latino.
Oggi orto e giardino ci appaiono come entità concettuali ben distinte: il giardino è un appezzamento di terra con alberi e piante perlopiù ornamentali che ha uno scopo essenzialmente ricreativo, mentre l’orto è il piccolo appezzamento di terra coltivato familiarmente a fini principalmente alimentari – con ortaggi e piante da frutto. Ma il termine ‘orto’ potenzialmente descrive entrambi i concetti.
Testo originale pubblicato su unaparolaalgiorno.it:
Quello che forse è l’appuntamento «d’arte» più importante dell’anno sta per prendere vita, nella speranza che il meteo si schieri dalla parte di Christo (sopra, foto Ap), l’81enne artista di origini bulgare che sul lago d’Iseo ha «cucito» per la prima volta Sulzano a Montisola, passando per l’isoletta di San Paolo. Apre oggi (18 giugno) «The Floating Piers» (nella foto sopra, Reuters), letteralmente «I moli galleggianti», un’opera che mette il lago Sebino, forse uno dei più trascurati in Italia, al centro del mondo & #40;qui l’extra per voi sull’opera di Christo scritto da Luca Zanini).
Fino al 3 luglio, 24 ore su 24 e gratis, questa passerella apparentemente sottile ma in realtà capace di sopportare il peso di oltre 10mila persone alla volta, accoglierà americani, tedeschi, australiani. Insomma, turisti da ogni parte del mondo.
Già bloccate le strade intorno a Sulzano, esauriti i posti in alberghi e b&b…