COATESA: frazione di Nesso · GENIUS LOCI · Ottocento · STAMPE antiche

Nesso, stampa ‘800

MAPPE · Ottocento

Mappa, edizioni Artaria, fine 800

Orrido di Nesso · Ottocento · STAMPE antiche

Orrido di Nesso, stampa ‘800

Orrido di Nesso · Ottocento · STAMPE antiche

Orrido di Nesso, stampa ‘800

Orrido di Nesso · Ottocento · STAMPE antiche

Orrido di Nesso, stampa ‘800

Careno · COATESA: frazione di Nesso · GENIUS LOCI · pietre · Storia e Economia

Lago di Como: IL TERRITORIO E LE PIETRE, Tratto da: Antiche cave di Como, Varese, Cantone ticino, a cura di Andrea Balzarini, Fabio Cani, Alberto Zerbini, Società Archeologica Comense, Comune di Como, 2001, pagg. 4, 27-28

 

Nel territorio insubrico numerosi sono i luoghi in cui in passato erano attive cave di materiale da costruzione.

Come dappertutto, in età preindustriale, si faceva di necessità virtù: recuperando in luogo tutto quello che si poteva, specie se questi materiali erano voluminosi e pesanti e quindi difficili (e costosi) da trasportare. La notevole varietà geologica e morfologica del territorio prealpino tra Lago Maggiore, Lago di Lugano e Lago di Como, mise a disposizione dei costruttori un ampio ventaglio di pietre e marmi, così che l’estrazione e la lavorazione dei materiali di cava fu a lungo uno dei mestieri tradizionali della zona.

Oggi molte di queste cave non sono più in attività. Molte sono letteralmente scomparse, riassorbite dalla natura o – più spesso – cancellate dall’espansione edilizia. Di alcune si hanno solo imprecisabili notizie storiche. Altre sono addirittura avvolte nel mito o nel mistero.

L’indagine sulle antiche cave del territorio insubrico ha messo in luce che nell’attuale provincia di Como in almeno 20 comuni erano presenti luoghi di estrazione, nell’attuale provincia di Varese in almeno 23 comuni, nel Cantone Ticino in non meno di 81. A questa notevole quantità di testimonianze corrisponde un’altrettanto ampia varietà di qualità.

Nel territorio si cavavano e si lavoravano:

marmi: a Musso (bianco), a Varenna (nero), a Peccia;

graniti: a S. Fedelino e in molti luoghi del Ticino;

pietre, a volte chiamate “marmi”: ad Arzo, a Viggiù;

la pietra calcarea di Moltrasio, diffusa in molti luoghi lungo le sponde del Lario e nel Cantone Ticino;

la pietra molerà: presso Como, in Ticino e in provincia di Varese;

porfidi: in provincia di Varese e in Cantone Ticino;

il tufo lombardo: presso il Lario, in Valle Intelvi, a Ganna, nel Mendrisiotto e presso il Ceresio;

trovanti, diffusi in modo sporadico in tutto il territorio insubrico;

ceppo: lungo i corsi d’acqua (Adda, Olona, Seveso, Lambro);

alabastro: sul Monte Bisbino, in Valle Intelvi, a Induno Olona.

La pietra di Moltrasio

I più famoso e più usato materiale da costruzione della zona insubrica è noto come “pietra di Moltrasio”, forse perché, come riportato dalle credenze popolari pur in assenza di documenti, lì ebbe inizio la pratica di cavare e lavorare questa pietra. Ma altri toponimi indicano l’importanza delle cave: Carate (“Car – ate” significherebbe in celtico “luogo della pietra”), Cavadino (frazione dello stesso comune) o Careno (sulla sponda opposta del lago).

La zona fra il Lario e il Ceresio, in Italia come nel Cantone Ticino, è disseminata di luoghi nei quali si aprivano cave di pietra di Moltrasio. La formazione rocciosa di questo calcare selcifero presenta un ampio areale, che interessa le due rive del ramo comasco del Lario per parecchi chilometri: in quella occidentale, dai pressi di Como, seguendo il versante italiano del Monte Bisbino, affiora fin oltre Argegno, in quella orientale fino a Lezzeno.

Le cave sono quindi concentrate da una parte nell’immediato retroterra di Moltrasio e di Carate Urio (dove esistevano svariate cave ora abbandonate lungo la mulattiera per i Monti di Carate), dall’altra a livello del lago soprattutto nei pressi di Faggeto Lario, Pognana, Careno di Nesso. Altre cave sono localizzate in Valle Intelvi (Blessagno, Schignano, Lanzo ecc.) e sul versante svizzero della zona montagnosa fra Bisbino e Generoso, a Salorino, Castagnola, Morbio Inferiore, Sagno, Brè, Bruzella, Castel San Pietro, Gandria.

Le uniche cave tuttora in attività sono quelle di Careno e di Faggeto. Notizie geologiche e petrografiche

“Pietra di Moltrasio” è il termine con cui gli studiosi del secolo scorso denominarono quel grande complesso di calcare selcifero che occupa la zona compresa tra il Luganese e l’Alta Brianza.

È formato da calcari silicei di colore grigio scuro, leggermente bituminosi con intervalli calcarenitici e frequenti noduli o liste di selce nera. La stratificazione è ben sviluppata e marcata e gli strati hanno spessori che variano da meno di un centimetro sino a un metro.

Il comportamento meccanico della roccia è influenzato anche dallo stato di degrado della pietra. Il materiale sottoposto a prove di resistenza a compressione e a flessione indiretta non presenta, all’osservazione visiva, alcuna deformazione. Le pietre impiegate nelle costruzioni, oltre a presentarsi spesso alterate nel colore (soleggiabilità), sono a volte tanto degradate da consentirne il distacco in scaglie.

L’Impiego della pietra

Sin dall’Età Romana è documentato l’impiego a Como della pietra di Moltrasio come materiale da costruzione per opere di pavimentazione stradale realizzate in lastre quadrangolari e per la cinta muraria di età cesariana.

La lavorazione della pietra rivestiva un ruolo determinante nell’economia locale: questo

è riscontrabile sin dal trecento, le plodas (o piode, o piotte) avevano un valore estrinseco,

rapportabile alla moneta corrente d’allora. Le piode sono lastre sottili di color grigio

scuro utilizzate per le coperture degli edifici in tutta l’area lariana e ticinese.

Le prime testimonianze che attestano l’impiego del “Moltrasio” in un’opera architettonica

di rilievo, la Fabbrica del Duomo di Como, risalgono al periodo 1482-85.

La pietra moltrasina veniva utilizzata anche per produrre calce.

‘ La diffusione ottocentesca delle cave

Preziose indicazioni sulla localizzazione delle cave antiche, attualmente abbandonate, sono riportate nelle guide ottocentesche.

A Carate Urio l’estesa zona estrattiva si sviluppò a mezza costa sfruttando il pendio montuoso. Caratteristici del luogo sono i cosiddetti garuf (ovvero accumulo di pietre), che indicano la presenza di terrapieni realizzati con il materiale di scarto dell’escavazione. La localizzazione delle cave caratesi, tutt’ora difficilmente raggiungibili, deve essere stata determinata dalla presenza di una roccia facilmente lavorabile, dalle stratificazioni regolari e frequenti.

Interessanti notizie riguardanti cave un tempo aperte in Valle Intelvi sono contenute nel manoscritto di U. Bellini La Valle Intelvi. Note geografiche e storiche del 1898: “Quanto alle industrie minerarie diremo essere in esercizio nella valle (…) due cave di pietra da costruzione nel comune di Claino (presso il lago di Lugano) e una in quello di Cerano, oltre a parecchie altre estemporanee in varie località della valle, le quali vengono occasionalmente fruite dai singoli proprietari o da questi concesse ad altri in temporaneo esercizio”.

Lungo la sponda orientale del Lario, all’altezza dell’attuale strada statale, si vedono le uniche cave ancora attive: il “Catozz” di Careno e la “Pliniana” di Faggeto. Entrambe si sono sviluppate nel secondo dopoguerra in seguito alla diffusione dei mezzi di trasporto su gomma. In quel periodo devono essere state chiuse le sottostanti cave lungo il lago (“Verdura”, “Mulesel” e “Corno”), nelle quali il trasporto delle pietre avveniva tramite le gondole e i comballi.

Tratto da: Antiche cave di Como, Varese, Cantone ticino, a cura di Andrea Balzarini, Fabio Cani, Alberto Zerbini, Società Archeologica Comense, Comune di Como, 2001, pagg. 4, 27-28

Vedi anche:

Argegno · COATESA: frazione di Nesso · Novecento · Valle Intelvi

Filovia San Fedele – Argegno, 1908-1922

SAN FEDELE INTELVI

Cento anni di traspor­to pubblico in Valle d’Intelvi. La storia dei tra­sporti nel comprensorio intelvese, iniziata un secolo fa, è legata alla nascita della filovia San Fedele – Argegno.

Era il mese di febbraio del 1908 quando fu costituito un comitato promotore del trasporto a mezzo di automobili elettriche e filo aereo (così venivano chiamate allora), che andavano a sostituire, almeno in parte, i carri a traino tirati da buoi, muli e cavalli per il trasporto di merce e derrate alimentari e per quello delle persone, da secoli uti­lizzati in tutta la valle. Un progetto – detto e fatto – che ven­ne realizzato in breve tempo sull’e­sempio di quello di Ivrea, e che do­veva riguardare tre tronchi: Arge­gno – San Fedele, San Fedele – Lanzo e San Fedele – Casasco. Furono previsti tre carroz­ze e un ricovero per le vetture, e vennero fis­sati tariffe e orari. Si dovette però poi atten­dere il mese di giugno del 1909 per vedere in funzione la prima carrozza – filovia, che col­legava il Comune di Argegno con il capolinea di San Fedele, ubicato presso l’attuale depo­sito degli autobus di linea Asf, il cosiddetto «garage».

Ciascuna vettura destinata al trasporto pub­blico, con una capienza massima di diciotto passeggeri per ogni corsa, era munita di due motori da dodici cavalli ciascuno, e consen­tiva di coprire il percorso in cinquanta minu­ti. I veicoli con le ruote in gomma e la tra­zione elettrica continuarono le loro corse si­no al 1922, contribuendo parecchio a far co­noscere le bellezze artistiche e paesaggistiche dei paesi dell’intera Valle d’Intelvi, e favoren­do così anche lo sviluppo turistico dell’inte­ro comprensorio.

Il primo luglio del 1910 furono emesse 1.500 azioni da cento lire cadauno. Alla cessazione del servizio, avvenuto come detto nel 1922, il trasporto dei passeggeri passò ad essere ef­fettuato attraverso le corriere della Savi, la so­cietà anonima vallintelvese che poi a sua vol­ta venne sostituita, a partire dagli anni Qua­ranta del secolo scorso, dalla Salvi, Servizi automobilistici lariani vallintelvesi, con au­tolinee ordinarie e turistiche, e un autoser­vizio diretto fino a Milano. Quest’ultimo ven­ne pure effettuato dalla «Gay & C», sempre al­la fine degli anni Quaranta, oltre che sul La-rio anche nelle vallate affluenti, con grande soddisfazione delle maestranze locali che spesso dovevano recarsi fin nel capoluogo per lavoro.

Fino alla fine degli anni Sessanta venne poi istituita una linea di servizio appositamente per gli operai, con partenze da Ponna, Pigra, Schignano, Claino con Osteno e Lanzo.

Da Lanzo partiva pure una corriera per i pendolari diretti invece a Lu­gano, che di sabato effettuava ecce­zionalmente quattro corse. Fu pro­prio su questo percorso che nel 1948 perse tragicamente la vita Ma­rio Boccardi, figlio di Aristide Boccardi, autista della Salvi, e anch’egli autista, mentre scendeva dalla sua corriera per rimuovere un palo della linea elettrica divelto forse dal vento notte tempo, e che ingombra­va la strada, impedendo il passag­gio.

Grazie a questi progetti dunque, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecen­to la Valle d’Intelvi potè finalmente uscire dal suo isolamento.

I reperti fotografici che saranno esposti nel corso della cerimonia organizzata da Asf au­tolinee, Provincia, Comunità montana e dai Comuni di San Fedele e Argegno, apparten­gono all’archivio storico privato della fami­glia Salandin di San Fedele.

Francesco Aita

In La Provincia di Como, 26 giugno 2009

Libri su Como e il Lario · NESSO · Storia e Economia · STORIA LOCALE E SOCIETA' · Tempo

Fabio Cani Nesso. I consumi e il ritrovo 110 anni di vita della Cooperativa

Nesso. I consumi e il ritrovo
Fabio Cani
Nesso. I consumi e il ritrovo
110 anni di vita della Cooperativa

La Cooperativa di Nesso è una delle più antiche delle provincia e quesi sicuramente la più antica tra quelle che – senza soluzione di continuità – continuano a operare tuttora. Per questo, nel momento in cui gran parte dello stabile della Cooperativa è stato ristrutturato e trova una rinnovata funzionalità a servizio della cittadinanza, il suo percorso ultracentenario meritava un approfondimento storico.

Il suo atto ufficiale di fondazione risale al 9 gennaio 1898 (e già questo sarebbe sufficiente a dirne la sua importanza) ma ha anche un prologo, di qualche tempo antecendente, ambientato in terra straniera: nel 1897, a Zurigo, un gruppo di emigranti di Nesso si riunisce per sancire la loro ferma volontà di dar vita, una volta rientrati in patria a un cooperativa di consumo che possa contribuire, con la sua opera, ad alleviare la fatica di arrivare alla fine del mese. A partire da quella data le vicende della Cooperativa si fondono intimamente con uno dei più caratteristici paesi del lago.

Il volume ripercorre queste vicende raccontandole “dall’interno” attraverso i molti documenti sopravvissuti e le testimonianze di protagonisti dei decenni passati: una sorta di “autobiografia” di questa benemerita istituzione.

Il volume è anche arricchito da un “album” di immagini che mette in evidenza le persone e le attività al centro di questa storia.

... Como, 2008
Collana: Territorio storia e arte
Edizione: NodoLibri
Pp. 128, Illustrazioni: 45il, F.to cm. 24×17
Confezione: Brossura filo refe
ISBN: 978-88-7185-158-7

Euro: 15.00

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Biblioteca comunale di Nesso · NESSO · Storia e Economia · Tuf e Nosè · via Coatesa

FABIO CANI, RODOLFO VACCARELLA, NESSO, il lavoro dell’acqua. L’insediamento urbano e gli opifici a forza idraulica, Comune di Nesso/biblioteca comunale, Nodo Libri, 2005

FABIO CANI, RODOLFO VACCARELLA,

NESSO, il lavoro dell’acqua. L’insediamento urbano e gli opifici a forza idraulica

Comune di Nesso/biblioteca comunale, Nodo Libri, 2005

vai alla scheda del libro:  http://www.nodolibrieditore.it/scheda-libro/fabio-cani-rodolfo-vaccarella/nesso-il-lavoro-dellacqua-9788871851068-156069.html

ricostruisce la storia degli opifici dalla fine del XV alla metà del XX secolo. Oltre alle rilevazioni fiscali ed economiche sul territorio, non mancano ampi squarci di vita quotidiana, agganci alla vita familiare e informazioni sulla diffusione della tecnologia e delle consuetudini commerciali. Per contestualizzare queste vicende è inserito un capitolo introduttivo sullo sviluppo urbanistico del paese, con una serie di carte

COATESA: frazione di Nesso · GENIUS LOCI · Libri su Como e il Lario · NESSO · Storia e Economia · STORIA LOCALE E SOCIETA' · Tempo

Fabio Cani, Rodolfo Vaccarella Nesso. Il lavoro dell’acqua L’insediamento urbano e gli opifici a forza idraulica, Comune di Nesso/Biblioteca comunale, Nodo Libri, 2005

Nesso. Il lavoro dell’acqua
Fabio Cani, Rodolfo Vaccarella
Nesso. Il lavoro dell’acqua
L’insediamento urbano e gli opifici a forza idraulica

... Como, 2004
Collana: Territorio storia e arte
Edizione: NodoLibri
Pp. 128, Illustrazioni: 37il, F.to cm. 24×17
Confezione: Brossura filo refe
ISBN: 88-7185-106

Euro: 12.0

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Biblioteca comunale di Nesso · COATESA: frazione di Nesso · GENIUS LOCI · STAMPE antiche · Storia e Economia

COATESA (Cuatesa): il nome del luogo. In: Fabio Cani, NESSO: i nomi dei luoghi. Atlante della toponomastica storica, Nodo Libri, 2003, pagina 83 (libro edito per iniziativa del Comune di Nesso/Commissione biblioteca)

 

Cuatesa [Coatesa]

Coatesa, Coattesa [Lomb-Ven 1861],
Coattesa [Ter 1721],
Alla Coatese [Notarile 1257, 1599-09-28],
In la Choatexia [Notarile 937, 1584-02-08],
In contrata appellata la Choatexia [Notarile 937, 1582-11-02],
In la Covatesia [Estimo 1578],
In loco de la Coatexia [Estimo 1558],
Coatexa [Notarile 2, f. 4, 1419-09-13]
Ad Campos della Covatesia [Estimo 1578];
In cima la Choatexia [Notarile 943,1597-03-13],
In cima de la Choatexia [Notarile 940, 1588-03-10];
Strada di Coattesa [Cess 1899]

Ubicato sul versante settentrionale della stretta valle dell’orrido, è uno dei nuclei fondamentali del paese, per quanto in posizione subordinata rispetto alla triade Borgo – Castello – Vico.
Nei secoli passati (e fino alla metà del Novecento) fu sede di numerose manifatture, soprattutto folle da panno, e mulini.
II nome viene fatto derivare da Coa (“striscia “) della Tesa (“bosco recinto “), oppure nel senso di “coda rettilinea ” [Olivieri 1961, p. 181; Boselli 1993, p. 105].
La dizione riportata nelle citazioni cinquecentesche potrebbe però far pensare anche a Cova, nel senso di “luogo riparato dai venti “.

In Fabio Cani, Nesso: i nomi dei luoghi. Atlante della toponomastica storica, Comune di Nesso, Biblioteca comunale, Nodo Libri, 2003, p. 83

“ … nelle comunità tradizionali si può scorgere una fortissima identificazione tra luogo e persone (singoli, ma soprattutto gruppi familiari) e tra queste ultime e il loro ruolo sociale (in primo luogo la professione). Non è difficile imbattersi – scorrendo gli elenchi – nella “selvetta dell’Anna” o nella “casa del prete Agostino”. Il paese è la comunità che lo abita; particolarmente evidente è – per questo aspetto – la coincidenza tra nomi di famiglia e nomi locali: Lissogno e Lissogni, Nesso e Nessi, Castello e Castelli. Allo stesso modo la casa coincide con la famiglia residente (o proprietaria): quale riferimento migliore per trovare una casa che conoscere chi ci abita? Ma è bene sottolineare che queste due operazioni non sono diverse, bensì appartengono allo stesso orizzonte culturale: conoscere le persone è conoscere i luoghi, non c’è l’una cosa senza l’altra. Ancora oggi, nelle chiacchiere di paese la data persona è sempre “quella che abita lì, figlia del tale e della tal’altra, sposata con, impiegata a, proveniente da”, in un intreccio che non è possibile (e non ha senso) cercare di districare. Analogamente, al forestiero alla ricerca di un luogo in un paese del lago, conviene quasi sempre chiedere non dove si trovi la data via, ma la data persona.
Riflessi di una società chiusa, votata all’autoreferenzialità? Può darsi, ma certamente riflessi di una cultura basata sulla condivisione delle conoscenze e delle esperienze”

In op. cit. pag 19

Biblioteca comunale di Nesso · NESSO · Storia e Economia · tradizioni

Fabio Cani, NESSO i nomi dei luoghi. Atlante della toponomastica storica

Fabio Cani, NESSO i nomi dei luoghi. Atlante della toponomastica storica

Comune di Nesso/Biblioteca comunale, Nodo libri, 2003, pag. 143

scritto con la collaborazione di Pietro Caprani, Gianfranco Garganigo, Iginio Garganigo, Mario Invernizzi, Renato Longoni, Pietro Morini, Walter Morini, Daniele Scotti, Fausto Zambra

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