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“Forse la verità dipende da una passeggiata intorno al lago”, Wallace Stevens
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spezzoni dal film “UNA VITA DIFFICILE” (1961) girati in alcuni paesi del Lago di Como tanti anni fa
Prima il Gruppo cronisti lombardi e l’Associazione lombarda giornalisti. Poi l’Ordine dei giornalisti della lombardia. Due note, rilanciate dall’agenzia Ansa alle 14.25 e alle 17.04 di ieri, hanno trasformato gli insulti a Gisella Roncoroni in un caso nazionale.
La cronista de La Provincia, autrice con il collega Michele Sada di un articolo contenente le pagelle ai consiglieri comunali, era stata attaccata lunedì sera, nell’aula di Palazzo Cernezzi, da Augusto Giannattasio.
L’esponente del Pdl ne ha storpiato il cognome chiamandola «Roncoglioni», l’ha accusata di non essere una giornalista (è professionista dal 2007 e nel 2009 ha visto il premio Cronista dell’anno) e ha chiuso invitandola a cambiare mestiere: «Può fare l’estetista. C’è un posto, glielo trovo io, anche in Svizzera».
Parole che hanno lasciato di stucco tutti i presenti. Tanto che, l’indomani, molti esponenti del Pdl hanno criticato con fermezza Giannattasio. Anche le donne che siedono in consiglio comunale prendono posizione contro Augusto Giannattasio.
da: Gli insulti alla cronista Un caso nazionale – Cronaca – La Provincia di Como.

COMO Un pomeriggio di tanti anni fa, forse 30 o forse 31, un uomo alto, austero, la testa un po’ china, stava per imboccare il viale dell’ospedale psichiatrico San Martino. Era il professor Angelo Spallino, notissimo primario oculista di Villa Aprica, prestigioso studio in Piazza Cavour, da poco presidente della Ussl n. 5 che comprendeva anche l’ospedale Sant’Anna e i servizi psichiatrici, oltre a tutti quelli sul territorio. Era appena entrata in vigore la rivoluzione sanitaria; Spallino era già stato assessore provinciale, negli anni ’70 e sindaco di Carimate, era un «fiore all’occhiello» per la Democrazia Cristiana, appartenente ad una famiglia che a Como ha dato un senatore, Lorenzo e un sindaco, Antonio.
Fece pochi passi, il professor Spallino, figlio di Lorenzo e fratello di Antonio e lungo il viale vide scendere un uomo, un ospite di quello che stava per diventare ex manicomio. Barcollava, l’uomo, sembrava smarrito. Il professore gli andò incontro, senza spaventarlo, gli diede la mano, gli disse qualcosa, lo riaccompagnò nella comunità e, sulla soglia, gli fece una carezza. Quell’immagine è tra le più significative in chi ricorda il professore che nella notte di ieri se n’è andato lungo il viale verso l’eternità. Questa sera, alle ore 21, Rosario nella chiesa di Sant’Agata e l’ultimo saluto venerdì alle 10.
Aveva 85 anni, Angelo Spallino, lascia tre figli che sono tuttora il segno di ciò che la famiglia Spallino dà a questa città e lascia tante persone per le quali ha rappresentato le doti migliori che un essere umano può rappresentare.
da: Addio al professor Spallino Si è spento a 85 anni – Cronaca – La Provincia di Como.
| Jung a Eranos. Il progetto della psicologia complessa | |||||||||||||||
| Autori e curatori: | Riccardo Bernardini | ||||||||||||||
| Contributi: | Maurizio Gasseau, Hans Thomas Hakl, S.A.R. Irene dei Paesi Bassi Principessa di Orange-Nassau e di Lippe-Biesterfeld, Fabio Merlini, Gian Piero Quaglino | ||||||||||||||
| Collana: | Psicoterapie | ||||||||||||||
| Argomenti: | Psicopatologie e tecniche per l’intervento clinico – Psicologia analitica | ||||||||||||||
| Livello: | Testi per psicologi clinici, psicoterapeuti | ||||||||||||||
| Dati: | pp. 464, 1a edizione 2011 (Cod.1250.168) | ||||||||||||||
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| In breve | Il libro, di impostazione storiografica e basato su documentazione finora inedita, ricostruisce la formazione e gli sviluppi del pensiero junghiano partendo dai Colloqui di Eranos, la straordinaria sequenza di convegni interdisciplinari, inaugurata nel 1933, in cui Jung delineò più chiaramente l’idea di psicologia complessa. | ||||||||||||||
| Presentazione del volume: |
A Eranos, la straordinaria sequenza di convegni interdisciplinari inaugurata nel 1933, Jung delineò più chiaramente l’idea di psicologia complessa: si trattava, ancor prima che di una scuola di psicoterapia, del disegno di una vera e propria psicologia generale, con cui le altre scienze – dalla storia delle religioni alla filosofia, dalla teologia all’antropologia, dalla storia dell’arte alle scienze naturali – avrebbero potuto dialogare. Il fatto che, nel pensiero contemporaneo, l’espressione psicologia analitica sia sempre stata privilegiata rispetto a quella di psicologia complessa sembra suggerire che l’insegnamento attuale appanni, in qualche modo, un aspetto di ciò che Jung intendeva realizzare e che, viceversa, era centrale nel programma di Eranos: un ambizioso, irripetuto e, per molti aspetti, ancora attuale modello di studio comparato dell’anima umana, a cui sarà necessario ritornare e da cui sarà forse possibile ripartire per ogni futuro serio tentativo di dialogo interdisciplinare. Il libro, di impostazione storiografica e basato su documentazione fino a questo momento inedita, ricostruisce la partecipazione di Jung a Eranos proprio alla luce del progetto di psicologia complessa. Nel primo capitolo, in particolare, vengono esplorati i territori del contributo teorico di Jung a Eranos. Nel secondo capitolo è ripercorso l’itinerario intellettuale junghiano lungo un ventennio di conferenze. Nel terzo capitolo, infine, vengono ritrovate le tracce delle pionieristiche iniziative promosse da Jung a lato dei convegni, rilette come altrettanti passaggi fondativi della psicologia complessa. Riccardo Bernardini è professore a contratto di Psicologia analitica e di Psicologia della formazione presso la Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi di Torino. Tra le sue pubblicazioni, Carl Gustav Jung a Eranos 1933-1952 (con G.P. Quaglino e A. Romano, 2007), The Spirit of Eranos (con J. van Praag, 2007) e Il sogno. Dalla psicologia analitica allo psicodramma junghiano (curato con M. Gasseau, 2009). È collaboratore scientifico della Fondazione Eranos, per cui è co-curatore della collana Eranos Yearbooks, e di Vivenzia, la scuola di formazione di sé fondata da Gian Piero Quaglino e Claudia Piccardo. Indice |
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pazienti comaschi si stanno riorganizzando per l’accesso al pronto soccorso dei due principali ospedali, il Valduce, in centro città e il Sant’Anna, a San Fermo della Battaglia: si avverano le previsioni formulate l’anno scorso di questi tempi, quando l’attività di via Napoleona stava preparando il trasloco. O forse erano state formulate anche molto prima, quando si cominciò a parlare di trasferimento del Sant’Anna fuori Como: c’erano indicazioni sull’attestazione del Valduce come principale riferimento cittadino, soprattutto per le patologie ordinarie, posto che è il 118, nei casi gravi, di urgenza e d’emergenza, a decidere dove soccorritori, autoambulanze ed eliambulanza devono dirigersi con il paziente. Inoltre, l’ospedale Valduce non dispone di tutte le specialità offerte dal Sant’Anna, ospedale generale provinciale, a cominciare da ortopedia, traumatologia e una serie di chirurgie specialistiche. Per certe patologie, il paziente non ha scelta. Ma come “primo filtro”, la tendenza dei residenti in città punta su via Dante – via Santo Garovaglio. A San Fermo della Battaglia, l’ospedale è stato inaugurato a fine settembre: da allora, il pronto soccorso dell’ospedale Valduce ha assistito all’aumento del 10 – 20% dei pazienti. Fino a settembre 2010, gli accessi erano 50 – 60 al giorno, con punte anche fino a 70 nei periodi di epidemia influenzale, per esempio. Adesso, sono 60 – 70, con punte superiori agli 80 nei periodi a più forte domanda.
proseguono a buon ritmo i lavori di preparazione delle nuove vetture, la 12 e la 13 in stile liberty. A Berna, nelle officine della Gangloff, lo scheletro in alluminio delle vetture è pronto. Da Torino, dall’Agudio che ha curato e preparato tutta la parte di ingegneristica e meccanica, ci si prepara per l’invio a Berna delle componenti. Insomma, i tempi saranno rispettati, ognuno sta facendo la sua parte, dalla falegnameria alla fonderia.
«Per quanto concerne gli interni sono in fusione le lampade liberty in ottone – precisa Lucia Rimoldi, uno degli architetti dello studio Mya che con Michela Carri ha dato la connotazione liberty alle vetture – anche le panchine con le parti in legno sono in preparazione. Il colore sulla carrozzeria sarà l’ultima cosa che si vedrà, si va per ordine di dettaglio».
Dai dettagli, allo scheletro, all’anima delle vetture che in questo caso è la parte meccanica, quella che farà funzionare la nuova funicolare.
«Nei prossimi giorni tutte le componenti meccaniche partiranno da Torino per essere installate nello stabilimento della Gangloff – precisa Angelo Galimberti, ingegnere di Agudio – a Berna saranno fatti i cablaggi elettrici e poi i collaudi. La prima vettura partirà da Berna per Como la prima settimana di luglio».
Il Bruco, così si chiameranno le nuove vetture, una color malva e l’altra rossa, sarà di 13 tonnellate per circa 13 metri di lunghezza, anche se dallo scheletro in alluminio non si direbbe. Da quello scheletro nasceranno le nuove carrozze che avranno spazi più accoglienti in stile un po’ retrò
da: La funicolare è ferma: da una settimana i bus – Cronaca – La Provincia di Como.
Ascolta —> La casa era silenzio, di Stevens Wallace – Lettura di Domenico Pelini
—>La casa era silenzio, di Stevens Wallace – Lettura di Domenico Pelini<—
LA CASA ERA SILENZIO, di Stevens Wallace
La casa era silenzio e il mondo era calma
Il lettore divenne il libro; e la notte estiva
Era il sentire del libro
La casa era silenzio e il mondo era calma
Le parole furono dette come se il libro non ci fosse
Se non che il lettore era chino sulla pagina,
Voleva stare chino, voleva molto tanto essere
Lo studioso a cui il suo libro dice il vero, a cui
La notte estiva è come una perfezione del pensiero.
La casa era silenzio perchè così doveva essere.
Il silenzio era parte del senso, parte della mente:
Il passaggio che conduce la perfezione alla pagina.
E il mondo era calmo. La verità in un mondo calmo.
In cui non c’è altro senso,essa stessa
E’ calma, essa stessa è estate e notte, essa stessa
E’ il lettore che a tarda ora chino legge.
Il consiglio comunale è diventato un saloon. Scontri verbali e liti non sono mancati negli ultimi mesi
…. Gli episodi clamorosi sono tre. Il primo vede protagonisti l’assessore leghista Diego Peverelli e il consigliere Donato Supino (Prc), con quest’ultimo che stuzzica l’esponente della giunta parlando di scarsi risultati della raccolta differenziata. Peverelli reagisce gridando: «Provi a guardare la sua città d’origine (Benevento, ndr). Se vuole lasciare Como, la accetteranno volentieri!». Supino non ci sta e alza la voce a sua volta: «Ti faccio una mozione di sfiducia, così poi discutiamo e vediamo!». Lo scontro degenera, l’assessore tuona: «Torni nella sua città! Lei ha solo la macchina targata Como!». Replica Supino: «La mia città è Como! Non capisci un c…, stai zitto dai! Io sono a Como dal 1961!».
… Il secondo scontro, ancora più violento, coinvolge Alessandro Rapinese (gruppo misto), che attacca la maggioranza e in particolare Luigi Bottone, reo di esser passato nelle ultime settimane da oppositore a stampella di Bruni. Sono le 22.40 quando lo chiama ironicamente «Scilipotone» (dal nome del deputato Scilipoti, uscito dall’Italia dei valori per andare a sostenere Berlusconi) e inizia uno show che porta il presidente Pastore a togliergli la parola. Rapinese va su tutte le furie: «Presidente, lei sa che non sarà rieletto al prossimo giro, si cerchi un posto di lavoro che è meglio. Arrivederci». E si avvia verso l’uscita. Ma dai banchi della maggioranza gli gridano «buffone». E lui: «Zerbini… Barboni!». Marco Butti (Pdl) sbotta: «Ma basta…». Rapinese di rimando: «Stai zitto o chiama lo zietto! Mi avete rotto i c… Me ne vado, barboni! Barboni!». Lasciando l’aula litiga anche con l’ex compagno di partito Dario Valli: «Hai mandato dei documenti per il piano Argent in settimana? (si riferisce al contestato progetto in zona Bassone, curato da Valli, ndr)». Risposta: ««Vergognati!». «No, vergognati tu!». Urla dalla maggioranza: «Vai fuori! Devi lasciare l’aula!». ….
Il terzo risale a inizio serata: un durissimo scontro tra Pasquale Buono (Autonomia liberale) e l’assessore Enrico Cenetiempo, nel corridoio che porta alla sala consiliare. Le urla si sentono distintamente finché Buono entra in aula furibondo, inveendo contro il sindaco e gridando: «Le vostre sono solo ripicche!». Il motivo della lite? L’elenco con i nomi degli scrutatori per il prossimo referendum, elenco che ogni consigliere può presentare per “suggerire” dei cittadini (l’accordo prevede 2 nomi alla maggioranza e uno alla minoranza per ogni seggio). Quando Buono scopre da Cenetiempo che i suoi nomi sarebbero stati cassati o drasticamente ridotti in quanto viene ormai considerato un consigliere «di minoranza» (per aver votato contro il bilancio), si imbufalisce. E inizia a gridare: «Dovevamo mandarvi a casa a novembre! (Buono contribuì a salvare il sindaco dalla mozione di sfiducia, ndr). Sono cose da matti! Questo è il vostro modo di fare politica?». ….
Michele Sada
da: Saloon Cernezzi la notte degli insulti – Cronaca – La Provincia di Como.
…
resta il mio contributo per i silenziosi: un invito sempre aperto a te e a chi vuoi (anche un piccolo gruppo) a riflettersi dentro le acque del lago camminando e sostando nel giardino
….
da una Email a D.D.
| GIORNATA DEI CASTELLI ALL’ISOLA COMACINA |
Domenica 22 maggio l’Istituto Italiano dei Castelli(delegazione di Como) propone due visite guidate al sito archeologico dell’Isola Comacina, solo di recente fruibile al pubblico. L’appuntamento è fissato in due turni, alle 10.00 e alle 15.00.
Nel comune di Ossuccio, località Ospedaletto, la visita comincerà dalla chiesa di Santa Maria Maddalena e dal complesso dell’antico hospitalisdove è in corso di allestimento il nuovo Antiquarium dell’Isola Comacina. Seguirà il trasferimento in taxi boat sull’isola (costo 6 €).
La chiesa di Santa Maria Maddalena era un tempo chiamata “Santa Maria Maddalena et hospitale”, ricordando così la sua originaria funzione di antico ospizio medioevale per pellegrini. Il campanile romanico è molto originale nella forma, sopraelevato tra XIV e XV secolo con la costruzione di una cella campanaria in terracotta, che attualmente costituisce uno degli elementi maggiormente caratterizzanti della zona.
L’Isola Comacina fu protagonista della storia comasca in età romana e altomedievale, quando divenne elemento fondamentale delle difese del Lario. Fu anche uno dei più importanti centri religiosi, come attestano i resti di ben sei edifici sacri di grandissimo interesse. La storia dell’isola si interruppe nel 1169, quando tutti gli edifici vennero rasi al suolo dai Comaschi alleati del Barbarossa contro i Milanesi con cui l’Isola si era schierata. Apprezzata per la sua natura privilegiata e gli splendidi panorami, a partire dai primi del ‘900 è stata studiata dagli archeologi, in particolare Ugo Monneret de Villard e Luigi Mario Belloni. Ha visto inoltre la costruzione di tre case in stile razionalista, destinate a sede per artisti, recentemente restaurate ed aperte alla visita.
Il campanile di Ossuccio e la chiesa di Santa Maria Maddalena
Le Case per artisti sull’Isola Comacina
Info: 02.33104118 – 0344-56369 – info@isola-comacina.it
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