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Fabio Cani
Atlante della toponomastica storica
Como, 2003
Collana: Territorio storia e arte
Edizione: NodoLibri
Pp. 144, Illustrazioni: 73il, F.to cm. 24×17
Confezione: Brossura filo refe
ISBN: 88-7185-058-0Euro: 12.00
In giardino non si è mai soli
IN GIARDINO
Chi si prodiga tanto là in giardino
e ispeziona ogni aiuola?
Egli pianta, innaffia, sempre zitto,
per quanto tutto risulti così bello!
Egli osserva, studia; e non ha requie
finché l’idea non matura
A un tratto quest uomo capace ha trovato
come ottenere il meglio
Mai deve riposare la zolla,
e meno che mai l’uomo!
J.W. Goethe
Paolo Pejrone
In giardino non si è mai soli: diario di un giardiniere curioso, Feltrinelli, 2003
“amare le piante è forse una forma di fede:
rende certamente più facile e ricco il cammino della vita,
e nel suo evolversi fa sì che la maturità sia molto meno amara e triste.
Gli alberi possono essere tra gli amici più fedeli, sinceri e generosi …”, pag. 34
Di questo giardiniere riflessivo vedi anche:
Giuliana Baldan Zenoni – Politeio, Antonella Pietrogrande, Il giardino e la memoria del mondo, Leo S. Olschi, Città di Castello (Perugia), 2002

ESTATE A NESSO:
LA LAGESTRENIA
INVERNO A NESSO:
Il Calicanto d’inverno

l’albero dei Kaki:

Il Limone:

I Kiwi:

PRIVAVERA A NESSO:
IL COTOGNO GIAPPONESE
Nel mio eremo in Francia c’è un cespuglio di japonica, il melo cotogno giapponese. Di solito fiorisce in primavera, ma in un inverno dal clima piuttosto tiepido i boccioli erano comparsi in anticipo. Una notte arrivò un’ondata di freddo e portò con sé il gelo. Il giorno dopo, durante la meditazione camminata, notai che tutti i boccioli del cespuglio erano morti; mi venne da pensare: «A Capodanno non avremo abbastanza fiori per decorare l’altare del Buddha».
Poche settimane dopo il clima ricominciò a intiepidirsi. Camminando in giardino vidi nuovi boccioli: la japonica manifestava un’altra generazione di fiori. Chiesi loro: «Siete gli stessi fiori che sono morti per il gelo, o siete altri fiori?». I boccioli mi risposero: «Thày, non siamo gli stessi e non siamo altri. Quando le condizioni sono sufficienti ci manifestiamo, quando le condizioni non sono sufficienti torniamo a nasconderci. È così semplice!
E’ quello che ci ha insegnato il Buddha: quando le condizioni sono sufficienti le cose si manifestano; quando le condizioni non sono più sufficienti le cose si ritirano in attesa che arrivi il momento giusto per manifestarsi di nuovo».
Thich Nhat Hanh, Il segreto della pace, Oscar Mondadori, 2003, p. 5

Il tartarugo GIOVE

Il pettirosso, amico di Luciana, 2003
Il pettirosso, amico di Luciana, 2003

Nesso: storia e passeggiata, in Mozzanica I.: “ItInerari panoramici sulle sponde del Lario”, Mondadori/Electa – Milano 2003
Nesso: storia e passeggiata
da: http://www.popso.it/selettore.php?idMenu=1&cdOp=contestualizzazione&idSez=2&idGer=&idCat=&id=3586#
tratto da: Mozzanica I.: “ItInerari panoramici sulle sponde del Lario”, Mondadori/Electa – Milano 2003.
Nesso è un località annidata fra acqua e montagna, a circa metà strada fra Como e Bellagio, sulla sponda orientale del ramo comasco del Lario. Il nucleo principale sorge allo sbocco della valle di Nesso, proprio nel punto in cui confluiscono spumeggiando i torrenti Tuf e Nosè che, prima di arrivare al lago, formano una gran cascata che precipita in un’alta e stretta forra: l’Orrido di Nesso.
La Val Nosè s’incunea fra i monti del Triangolo Lariano, il Monte San Primo a Nord e il Palanzone a Sud. Man mano guadagna quota la valle si apre e si arricchisce di affluenti per giungere nella vasta pianura carsica del Pian del Tivano non dopo aver cambiato nome in Val Giurada.
La gola dell’Orrido di Nesso è traversata dalla carrozzabile rivierasca mediante un ponte, ma la forra è talmente stretta che a volte si passa via quasi senza aver potuto scorgere questa bellezza della Natura.
Abbiamo deciso così di proporre quattro passi in questi luoghi spesso intravisti solo di sfuggita.
Il borgo e la sua storia
La tradizione vuole che la chiesa dei SS. Pietro e Paolo sia stata consacrata nel 1095 da papa Urbano II nel corso del suo viaggio in Francia per il Concilio di Clermont. Tale privilegio fu, senza dubbio, legato al fatto che i vescovi Rainaldo e Guido Grimoldi poi, sceglieressero Nesso come loro sede.
La chiesa, risalente al XI secolo, fu rimaneggiata nel 1538 con la costruzione di un nuovo campanile; l’anno successivo fu poi completamente rifatta per essere ultimata con un’altra tornata di lavori durata dal 1654 al 1706. All’interno si trova la tomba del vescovo Rainaldo (XI sec.).
Per quanto minuscolo, Nesso ebbe dunque una storia importante, ma anche in epoche più recenti conobbe un certo agio economico grazie ai torrenti Tuf e Nosè. Le impetuose acque che si uniscono a monte del borgo fornivano, infatti, energia per alcune cartiere e per due stabilimenti per la lavorazione della seta, oltre che per mulini, magli e torchi.
Percorso
Seguiamo la carrozzabile entrando nel borgo e giungendo in breve al ponte gettato sull’Orrido di Nesso. Lo spettacolo è notevole soprattutto in primavera o dopo recenti e abbondanti piogge che arricchiscono le acque del Tuf e del Nosè. Bianche e spumeggianti cascate si incontrano all’inizio della gola con un gioco d’acqua veramente scenografico; poi, unite le loro forze, le acque si gettano verso il vicino lago saltando nell’abisso, Superato il ponte si prosegue per poche decine di metri per poi imboccare una ripida scalinata che scende davanti ad un piccolo bar. La nostra meta è il secondo dei ponti che visiteremo nella giornata: il Ponte della Civera. La lunga scalinata s’abbassa verso il lago, ripida e stretta, fiancheggiata dalle case dell’antico borgo i cui ingressi sono a volte abbelliti da portali in pietra. Improvvisamente la lunga ginnastica sembra volerci scaraventare direttamente nel Lario: gli scalini raggiungono il pelo dell’acqua e non sembra esserci via d’uscita. Ma si tratta di un’impressione momentanea: a ben guardare quello che c’era sembrato l’ingresso di una abitazione altro non è che il proseguimento della strada che sfrutta un passaggio coperto sulla sinistra. Entrati nel passaggio, lo si percorre con suggestivi scorci che si aprono sul lago dai finestroni di illuminazione. Fatti pochi passi, dopo aver ammirato il bel disco di macina in pietra appeso al muro, eccoci sul Ponte della Civera che traversa, in basso, le acque dell’Orrido di Nesso. Guardando verso sinistra si può vedere tutta la profonda gola il cui fondo è chiuso dal salto da cui precipita la cascata prima ammirata dall’alto.
Oltre il Ponte della Civera si risale brevemente fra le case e si prosegue a mezza costa, per poi tornare a scendere verso il lago traversandone una minuscola insenatura grazie ad un altro bel ponte in pietra. Sotto l’arcata del ponte è stato ricavato un piccolo porticciolo per le barche. A questo punto il tracciato continua pianeggiante fra la lussureggiante vegetazione e, poco dopo, inizia la salita che, con qualche tornante, porta nei pressi del parcheggio sulla carrozzabile rivierasca. Traversata la strada, e fatti pochi metri verso destra, imbocchiamo la strada di servizio che sale al parcheggio soprastante e da qui, grazie ad un viottolo di collegamento, entriamo fra le case che si raggruppano sotto il vecchio castello. L’edificio, già visibile dalla strada, sorge su proprietà privata, ma lo possiamo ammirare dalla mulattiera che corre ai suoi piedi. Nella contrada Castello sorge anche la minuscola chiesetta di San Lorenzo. Scendendo verso sinistra si ritorna, in breve, nell’ampio slargo presso il ponte sull’Orrido. Tenendosi sulla destra della strada si imbocca la Via Municipio che sale proprio di fronte all’inizio del viottolo che scende verso il Ponte della Civera. Con piacevole camminata si sale verso la parte alta del paese raggiungendo le case della frazione Lizzogno. Qui si deve prendere a destra, per la Via Castagna. La stradina prosegue fra le antiche case offrendo alcuni scorci interessanti.
Ma lasciamo anche a Voi il piacere di andare a curiosare qua e là in cerca di angoli caratteristici.
Intanto, quasi senza accorgerci, abbiamo guadagnato quota tenendoci sulla sponda destra idrografica del Nosè o Nosee. Nei pressi delle ultime abitazioni si supera un rivo grazie ad un ponticello di cemento dinnanzi al quale sorge una casa sul cui muro è stato conservato un antico affresco raffigurante la “Madonna col Bambino”. Purtroppo il dipinto è molto danneggiato, ma se ne indovina ancora il pregio artistico. Il nostro cammino continua ora lungo Via Nosee che, tenendo sempre la destra idrografica del torrente, s’addentra nella valle immersa nel verde. La salita ha momentaneamente termine e si cammina per un buon tratto in piano giungendo, infine, in vista dell’antico ponte a doppia campata gettato sul Nosè. La datazione del manufatto è incerta: per alcuni, sebbene restaurato, risale al periodo romano, per altri è di epoca medioevale. Le due arcate trovano appoggio centrale su un pilastro eretto direttamente su un enorme masso erratico di granito che ostruisce il letto del torrente.
A questo punto è possibile fare ritorno per il cammino appena seguito. Fate però attenzione perché la gita riserva ancora una piccola e preziosa sorpresa che si nota, per l’appunto, durante la discesa. Poco prima di rientrare in paese, sul muro di cinta che imposta un bivio sulla destra si trova una piccola quanto curiosa raffigurazione della “Madonna col Bambino”. Si tratta di un bassorilievo, certamente ricavato con la pietra locale, in cui la Vergine ha proporzioni decisamente ridondanti, che la fanno assomigliare più ad un’arcaica Dea Madre che alla divinità che siamo abituati a vedere nell’iconografia sacra. Le vesti della figura richiamano i costumi femminili rinascimentali per cui, ragionevolmente, l’opera potrebbe proprio risalire a questo periodo.
NOTA: la gita può essere condotta anche arrivando a Nesso col battello. In questo caso, dall’imbarcadero si raggiunge subito il Ponte della Civera aggirando una casa affacciata sul lago e immettendosi nella scalinata sopra descritta prima che termini nell’acqua.
le musiche di Amaltea, ANIMA MUNDI, dicembre/gennaio 2002
Biografia di Gisella Azzi (1912-2002)
vai a una biografia:
http://www.acarya.it/Autori/azzi_gis.html
Gisella Azzi è una figura di spicco nella comunità di Como, nota per il suo impegno sociale e culturale. Nata e cresciuta a Como, ha dedicato gran parte della sua vita alla promozione delle arti e alla valorizzazione del patrimonio culturale locale.
Formazione e carriera
Gisella ha conseguito la laurea in Lettere presso l’Università degli Studi di Milano, specializzandosi in Storia dell’Arte. La sua passione per la cultura l’ha portata a lavorare in diverse istituzioni culturali, dove ha ricoperto ruoli significativi nella gestione di eventi artistici e mostre.
Impegno sociale
Oltre alla sua carriera nel campo dell’arte, Gisella è attivamente coinvolta in iniziative sociali. Ha collaborato con associazioni locali per promuovere l’inclusione sociale e il supporto alle persone svantaggiate. La sua dedizione le ha permesso di creare progetti che uniscono arte e comunità, contribuendo a rendere Como un luogo più accogliente e culturalmente vivace.
Riconoscimenti
Nel corso degli anni, Gisella Azzi ha ricevuto diversi premi per il suo contributo alla cultura e alla società. È considerata un punto di riferimento per molti giovani artisti e attivisti che cercano ispirazione nel suo lavoro.
La sua vita e carriera rappresentano un esempio di come l’impegno individuale possa avere un impatto significativo sulla comunità locale, rendendola un modello da seguire per le future generazioni.
Gisella Azzi, scrittrice e poetessa comasca, ha pubblicato diverse opere significative nel corso della sua carriera. Ecco un elenco delle sue principali pubblicazioni:
- Impressioni Comasche (1957)
- Canzunett al ciar e al scuur (1966) – Poesie in dialetto comasco e milanese
- Il Bottegone (1968) – Sottotitolo: Impressioni di vita comasca
- Il mio fornitore di Brillanti (1968)
- Il fiore nel bicchiere (1969)
- Vita col Duomo (1971)
- Il Furetto del Grattacielo (1973)
- Le indiscrezioni della Marietta (1974) – Introduzione del personaggio Marietta, una popolana che racconta eventi locali con umorismo
- I ponti d’oro (1982)
- Primavera in Gennaio (1984)
- L’Arz e la stela (2003)
Oltre a queste opere, Gisella Azzi ha collaborato con diverse riviste e giornali, come L’Ordine, La Provincia, e Ul Tivan, contribuendo anche alla diffusione della poesia dialettale nella sua regione[1][2][3][4].
Citations:
[1] https://www.arte.go.it/shop/prodotto/gisella-azzi-il-bottegone/
[2] https://coatesa.com/category/autori/azzi-gisella/
[3] http://www.milanesiabella.it/azzigisella_bio_el.htm
[4] https://coatesa.com/2017/12/17/gisella-azzi-1912-24-dicembre-2002/
il 25° anno del Centro Donatori del Tempo, Como, 1977-2002. Anche in ricordo di Carla Bignami
Presentato un libro su una pagina buia della Resistenza scritto a due mani da Giorgio Cavalleri e Franco Giannantoni,, “GIANNA” E “NERI” FRA SPECULAZIONI E SILENZI
| Como – Presentato un libro su una pagina buia della Resistenza scritto a due mani da Cavalleri e Giannantoni | ||||||
| La verità sulle morti di “Gianna” e “Neri” | ||||||
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Nessuna suspence e tanto coraggio degli autori e di Carlo Scardeoni che ha pubblicato con la sua casa editrice Arterigere un libro che farà discutere. La verità è tutta nel sotto titolo. “Gianna” e “Neri” fra speculazioni e silenzi – La verità è nella sentenza degli anni ’70: fu il Pci e non la Resistenza a volere la morte dei due partigiani “garibaldini“.
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Socialisti Punto Net
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«Con l’oro di Dongo comprarono anche Botteghe Oscure»
Da: da Varese News
Data: 3/3/2003
Ora: 10:00:58 AM
Nome remoto: 213.254.3.151
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Varese – I partigiani Gianna e Neri furono assassinati per ordine del partito comunista e non della Resistenza. I due volevano che l’oro requisito al Duce, in fuga verso la Svizzera, venisse restituito all’erario
«Con l’oro di Dongo comprarono anche Botteghe Oscure»
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Quando Benito Mussolini nell’aprile del ’45 fu fermato dai partigiani a Dongo, piccolo paesino sulla riva occidentale del Lago di Como, aveva con sé una vera fortuna: danaro contante (circa 230 miliardi di allora) e oltre 42 chili in lingotti d’oro, ovvero tutto quel che restava del patrimonio della Rsi. Passato alla storia come il famigerato “oro di Dongo”, quel “bottino” ha segnato il destino di molte persone, tra cui anche quelli dei partigiani Neri e Gianna. I due, infatti, volevano che la fortuna requisita al duce in fuga verso la Svizzera fosse restituita all’erario italiano e per questo furono fatti eliminare dal Pci. Renato Morandi, classe 1923, all’epoca dei fatti era un giovane comandante partigiano della Brigata Garibaldi, che operava proprio nel comasco. (foto: la tessera di Renato Morandi del C.d.L.N)
Morandi, lei conosceva personalmente Gianna e Neri?
«Certo, io operavo in quella zona con loro, ma all’epoca dei fatti non c’ero perché a causa di una grave malattia avevo dovuto allontanarmi dalle operazioni. Ricordo però molto bene la figura di Neri come una persona intelligente e aperta, un vero comandante, con un’esperienza militare grandissima. Si era formato in Abissinia e sul fronte russo, dove aveva imparato le tecniche della guerriglia. Era un camminatore formidabile, su e giù per le valli, non era mai stanco».
Perché ad un certo punto lei diventa un testimone fondamentale di questa vicenda?
«La vicenda della morte di Gianna e Neri è sempre stata presente nella vita di molti partigiani di quella zona. Nel 1999 io ero stato attaccato da un giornalista per un’altra vicenda, sempre legata alla lotta partigiana nel comasco. Per fare luce su quegli episodi e per ricostruire vicende di cui ricordavo poco andai all’istituto storico della Resistenza di Como e lì iniziai a prendere atto direttamente, de visu, della brutta fine che fecero alcune persone oneste, in relazione alla sparizione dell’oro di Dongo, tra questi c’erano anche i partigiani Gianna e Neri. E così iniziai a chiedere conto sia all’Anpi sia al partito. Ci furono comunque altre persone coinvolte e ridotte al silenzio».
Chi e in che modo?
«Beh Moretti e Terzi dovettero espatriare all’estero, in Jugoslavia. Erano testimoni scomodi e vennero allontanati subito dopo i fatti e tramite la sezione del Pci di Udine portati in Jugoslavia, dove hanno lavorato per molti anni. Ho incontrato Terzi a Varese nel 1991 a casa di Franco Giannantoni. E anche in quella occasione si parlò di Gianna e Neri».
Che cosa accadde dopo il sequestro dei beni della Rsi?
«Neri il 4 maggio del 1945 va a trovare il segretario del partito comunista di Como, chiedendo ragione della fine dell’oro di Dongo. Dei valori sequestrati erano stati stilati da lui stesso tre elenchi, ma nulla di quell’enormità era finito all’erario, cioè allo Stato. Neri venne ucciso dopo quella visita».
E Gianna?
«Erano molto legati tra loro, si amavano. Dopo due mesi dalla scomparsa di Neri, Gianna andò a chiedere sue notizie per cercare di capire che cosa fosse successo. Venne prelevata il pomeriggio del 23 giugno, mentre in bicicletta tornava da Dongo. L’hanno seguita, caricata in macchina e fatta sparire. Sono morti entrambi per la loro onestà e la loro coscienza di cittadini italiani»
Dove finirono i soldi
?
«A Milano e a Roma, comprarono proprietà e tra queste probabilmente anche Botteghe Oscure».
Il libro di Franco Giannatoni e Giorgio Cavalleri ha dato un contributo decisivo alla scoperta della verità?
«Sì, perché è un libro ben documentato, dove si fa finalmente luce su questa drammatica vicenda partendo dai fatti e dai documenti. È un riconoscimento di onestà che meritano. Rimangono ancora poche ombre su cui ci sono delle supposizioni realistiche»
Tra le ombre di cui lei parla c’è anche il destino della borsa contenente il compromettente carteggio con il premier inglese Winston Churchill?
«Si conoscono mandanti ed esecutori materiali, purtroppo non si sa dove furono fatti sparire i corpi di Gianna e Neri. Poi c’è anche il mistero riguardante quella borsa. Il contenuto fu diviso in due: una parte andò ai partigiani di fede monarchica, che avevano un rappresentante in brigata, l’altra sparì. Da qualche parte le risposte ci saranno e penso che all’Istituto Gramsci di Roma ci sia ancora un pezzo di verità da scoprire».
Franco Giannantoni e Giorgio Cavelleri “Gianna” e “Neri” fra speculazioni e silenzi Edizoni Arterigere
Michele Mancino michele@varesenews.it
[http://www.socialisti.net/_private/disc1_aftr.htm]
James Hillman su GIARDINO E PSICHE
“Noi oggi tendiamo a dimenticare che l’anima non è solo dentro di noi, ma anche fuori di noi.
E quando siamo in un giardino si manifesta qualcosa dell’anima mundi
da James Hillman IL PIACERE DI PENSARE, intervista con Silvia Ronchey, Rizzoli, 2001, pag. 7-8
Pietro Antonio Tacchi, Nesso e la sua Pieve. Memorie storiche annotate da Santo Monti (1895), con contributi di Sergio Bianchi, Fabio Cani, Saverio Xeres, Alessandro Dominioni editore, 2001
Pietro Antonio Tacchi,
Nesso e la sua Pieve. Memorie storiche annotate da Santo Monti (1895), con contributi di Sergio Bianchi, Fabio Cani, Saverio Xeres,
Alessandro Dominioni editore, 2001
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Nesso Coatesa, stampa a cura della associazione pro loco di Nesso, 2001
Tacchi, Pietro Antonio., Nesso e la sua pieve. Contributi di: Sergio Bianchi, Fabio Cani, Saverio Xeres. Presentazione di Sebastiano D’Amico
Nesso e la sua pieve. Memorie storiche





