Nell’interno di questo post ci sono 3 fotografie del Castello di Nesso. E’ il vescovo di Como che lo ha fatto erigere nel ‘300 come sua abitazione,quando ha dovuto sloggiare da Como perché troppo pericolosa per la sua incolumità. Erano tempi in cui i Rusca o Rusconi e i Vitani,ghibellini e guelfi,se le davano ancora di santa ragione,e a seconda di chi prevaleva cambiava l’aria in città…..ed anche il Vescovo doveva cambiare aria. Erano i tempi di Azzo o Azzone Visconti a Milano, che aveva fatto rinforzare le mura della Cittadella di Como,creando una minuscola città murata all’interno delle mura federiciane. Giusto un quadrilatero fondamentale che chiudeva dal fianco settentrionale della Chiesa di S.Giacomo,allora parallela all’attuale fianco del Duomo,avendo la facciata con 2 campanili gemelli (come S.Abbondio) a filo del Broletto e Torre Civica,scendendo grossomodo per Via Plinio,allora non esistente,fino alla Darsena del Vescovo a lago,e ritornando su grossomodo per Piazza Roma e Via Rodari,chiudendo l’anello.All’interno il cuore del Governo Civile e Religioso di Como:il Broletto,sede del Comune,dove si riunivano i Decurioni di Como,il Pretorio,palazzo gemello e parallelo al Broletto in corrispondenza dell’abside Nord del Duomo (difatti è stato prima troncato e poi demolito del tutto,proprio x far posto a quest’abside),dove erano il Tribunale e le Carceri,l’Episcopio chiuso proprio in mezzo alla cerchia delle mura di Azzone. Al posto del Sociale c’era il Castello della Torre Rotonda,demolito x far posto al Sociale,altro presidio Visconteo nel cuore della Città,a cui le mura di Azzone si collegavano=quindi anche il Duomo era tutto compreso all’interno delle 2 fortificazioni dei Visconti. Tornando al Castello di Nesso,in quei decenni sede episcopale,per quel soggiorno la Plebana di Nesso divenne provvisoriamente la Cattedrale diocesana,in quanto vi celebrava il Vescovo. Di antichissima fondazione,la plebana di Nesso era la sede capo-pieve della Plebs della prima parte del Lago. Così strategicamente importante che Urbano II nell’ultimo decennio del 1000=1090 circa,aveva ritenuto importante nei giorni di suo soggiorno a Como nel viaggio fra Roma e Clermont-Ferrand in Francia,dove andava a indire la 1a Crociata,di fare sosta a Nesso x consacrare personalmente la ricostruzione romanica della Chiesa Matrice,negli stessi giorni in cui consacrava anche la Chiesa benedettina di S.Abbondio a Como,ricostruita in veste romanica sul luogo della precedente paleocristiana Basilica dei Santi Apostoli Pietro e Paolo,e anche della Chiesa di S.Maria Nullate,ancora esistente se pur in veste sette-ottocentesca,in quel di Vergosa oggi divenuto S.Fermo della Battaglia. Forse ne ha consacrate altre,ma di queste 3 ne sono a conoscenza. Da notare che Urbano II è l’unico Papa in visita a Como prima di Giovanni Paolo II nel 1996…… eccoti un a storiella,se non la conoscevi già. ciao.Luca
ce l’ho in mente da giorni ma adesso mi sono ricordato. In quel punto di via dell’Annunciata, ho notato come si apra una bella prospettiva, tra la Basilica del Crocefisso, la Spina Verde, le mura storiche, la casa di Volta e un’ampia fetta di cielo. Prova a cliccare sul link.
Bellissimo alle 14.30 invernali, quando il sole già filtra tramontando e creando un fascio luminoso molto netto
Seconda cosa: passaggio Zuccoli. Uscendovi in direzione ovest, nei pressi del Provveditorato, c’è un punto in cui, tra le fronde di un cedro e lo spigolo sinistro di una casa moderna, si vede incorniciata la “croce” luminosa sulla collina, sempre della Spina Verde. Stamattina, in più, in quello spicchio si era creata spazio anche una bellissima luna calante.
Avvertenza: proprio allo zenit di quel punto, c’è un’area di sorvolo gabbiani! Spesso volteggiano e lanciano i loro gridi e, sul lastricato, ci sono evidenti e pernicosi “segni” della loro, hem, presenza… prestare attenzione, quindi!
alla Arena del Teatro Sociale, via Bellini, ore 21.15, biglietti a 8 euro (in caso di maltempo la proiezione sarà spostata all’interno del Teatro Sociale)
Mud (Stati Uniti, 2012, 135 minuti) di Jeff Nichols con Tye Sheridan, Matthew McConaughey, Reese Whiterspoon e Sam Shepard
Mud è un racconto di formazione che affonda le sue radici nel limaccioso Mississipi, vero co-protagonista delle avventure di Ellis e Neckbone, due ragazzini di quattordici anni, che girano in moto e sulla loro piccola barca a motore, in cerca di amore e di avventure, per sfuggire a una realtà di delusioni e dolore familiare. Neckbone vive con lo zio Galen, che pesca perle sul fondo del fiume: il padre e la madre non li ha mai conosciuti. Ellis invece deve affrontare l’imminente separazione dei suoi genitori e il misterioso vicino Tom Blankenship. È innamorato di una ragazza più grande di lui, May Pearl, che sembra assecondare in un primo momento i suoi sentimenti. In uno dei loro giri in barca, i due protagonisti si imbattono in un fuggitivo che si nasconde in una barca, finita chissà come sui rami di un albero, in mezzo ad una piccola isola. L’uomo si chiama Mud, attende l’arrivo di una donna, Juniper, per scappare verso la libertà. La piccola cittadina dell’Arkansas è assediata dalla polizia, che cerca il responsabile di un omicidio.
Mud è assieme favola e avventura, con la capacità di evocare il passato attraverso piccole tracce e gesti impercettibili, a partire dalla camicia e dalla pistola del fuggitivo, sino al morso del serpente.
NdA: ecco, promemoria, rileggere Huckleberry Finn (viceversa Tom Sawyer mi è sempre stato cordialmente antipatico)
La Lucernetta, piazza Medaglie d’oro 4, ore 17.30, ingresso libero
Adelante petroleros (Italia, 2013, 75 minuti) di Maurizio Zaccaro
Un viaggio, insieme allo scrittore Pino Corrias, per portare alla luce il degrado dello sfruttamento delle risorse naturali, con il caso dello Yasuni, uno dei parchi nazionali più belli, situato nel cuore della foresta pluviale ecuadoriana. Un paradiso ritenuto tra le zone del pianeta a più alto tasso di biodiversità, dove nel sottosuolo ci sono i giacimenti petroliferi della società Itt. Lo sguardo di Zaccaro, discreto e appassionato, ci conduce nel profondo, nella vegetazione più incontaminata, con i volti di chi quell’inquinamento se lo porta dentro, e con la natura a farne le spese peggiori. Ma è qui che l’esplorazione diventa arte di rara bellezza, con primi piani ed esplosioni di colori, quasi a trasformare tutto in un’opera pittorica e visiva, macchiata però da un insensatezza delirante. Sarà presente il regista.
Nato a Milano, dove si diploma alla Scuola di Cinema, Zaccaro arriva ad un primo riconoscimento già nel 1991 come miglior regista esordiente, vincendo il David di Donatello perDove comincia la notte. L’anno successivo,La valle di pietra, vince una menzione speciale al Montrèal Film Festival. Nel 1997 ottiene cinque nomination e un David di Donatello per il drammaticoIl carniere. Nel 1999,Un uomo perbenesul caso Tortora, riceve il premio Pasinetti al Festival di Venezia. Non solo cinema, ma anche apprezzati lavori televisivi, daCuoreaI ragazzi della Via Pál, daAl di là delle frontiereaIl bell’Antonio. Dal 2014 è Direttore Artistico del San Marino Film Festival.
Arena del Teatro Sociale, via Bellini, ore 21.15, biglietti a, In caso di maltempo la proiezione sarà spostata all’interno del Teatro Sociale
Inizia la sezione Panoramiche film, la parte più importante e spettacolare del Lake Como Film Festival, che trova spazio nella rinnovata Arena del Teatro Sociale di Como. Undici proiezioni su uno schermo di 18 metri di larghezza per 8 metri di altezza, che dà grande risalto ai film proposti. Le undici pellicole proposte costituiscono una sorta di atlante cinematografico, un viaggio nei suggestivi paesaggi della Terra. Le serate mettono in risalto i diversi luoghi e le differenti culture nazionali, arricchendo le proiezioni con appuntamenti di contorno. In collaborazione con TedXComo, una serata dedicata al pianeta terra, visto da una duplice prospettiva, quella dall’alto e quella dal basso: la proiezione è infatti preceduta dall’intervento di Giovanni Bignami, presidente dell’Istituto nazionale di astrofisica e divulgatore scientifico, che ci porta nel mondo delle stelle, facendoci vedere il nostro pianeta da una prospettiva insolita:Impariamo a guardare dall’alto la Terra e dal basso il cielo. Segue la proiezione diHome, che mostra lo splendore e allo stesso tempo la fragilità della bellezza del nostro pianeta.
Home (Francia, 2009, 120 minuti) di Yann Arthus-Bertrand
È un inno alla bellezza del pianeta e alla sua delicata armonia. Attraverso i paesaggi di 54 paesi filmati dal cielo, Arthus-Bertrand ci porta in un viaggio unico in tutto il pianeta, per contemplare e per capire. Ma è più di un documentario con un messaggio, è un magnifico e appassionante film. Ogni scatto mozzafiato mostra la Terra come non l’abbiamo mai vista prima. Ogni immagine mostra i tesori della terra ed anche la distruzione operata dall’uomo, con tutte le meraviglie che possiamo ancora conservare. “Dal cielo, c’è meno bisogno di spiegazioni”. La nostra visione diventa più immediata, intuitiva ed emotiva.Homeha un impatto su chi lo vede. Si risveglia in noi la consapevolezza che è necessario cambiare il nostro modo di vedere il mondo.Homeabbraccia i grandi temi ecologici e ci dimostra come tutto il nostro pianeta è interdipendente.
Mostra FREQUENZE 140621/0712 Spazio Natta, Como, 12 luglio 2014
Nell’ambito della mostra di Doriam Battaglia BATT realizzata con il patrocinio del Comune di Como, Assessorato alla Cultura è stato organizzato un incontro-conversazione sul tema “Spazio, Tempo e Musica” che si è svolto sabato 12 luglio (giorno di chiusura della mostra) alle ore 18,30 presso lo Spazio Natta.
I relatori sono stati l’Arch. Angelo Monti ed il Prof. Paolo Ferrario (docente presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca) che dialogheranno con me e con l’artista Benny Posca che ha realizzato una installazione nel giardino antistante lo spazio della mostra
Parto dal testo di BATT che introduce le opere esposte:
“alcune considerazioni sulle opere recenti: sguardo verso l’infinito e l’eterno; pittura “preformale” (vibrazioni, frequenze, particelle, atomi); l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande; regola dei frattali; l’opera come memoria nello spazio; il pensiero che genera la materia; l’attimo fugace (pag. 9-11)
la sua idea di invitarmi parte da questa canzone di Nina Simone: “He was too good to me” (1961) dove l’emozione dell’ascolto dipende dalle pause di silenzio che lei sa introdurre nel suo canto. Di lei diceva Charles Aznavour: “Nina Simone canta le parole delle canzoni”
Da qui una prima suggestione sul rapporto fra spazio (di una tela, di un pannello, di un quadro) e musica: spesso mi capita di rappresentarmi dentro la mia percezione uditiva la musica come delle pennellate gialle, rosse, blu.
E infatti il blu, nella musica jazz (basta ricordarsi di Duke Ellington) è molto ricorrente. E ora lo vediamo nel video in quella tela di Batt.
A me sembra che i fondamenti del nostro percorso di attraversamento della vita siano:
il Tempo
lo Spazio
l’Eros
la Polis
il Destino
Sul Tempo possiamo fare riferimento ad una splendida lezione del fisico Carlo Rovelli al TedXlakeComo del 2002 nella quale “mostrava ” questi concetti:
il tempo non esiste. E’ una concezione utile ma la scienza dimostra, con le argomentazioni degli orologi, che il tempo non esiste perchè è influenzato dalla gravità. Non esiste un unico orologio, ma tanti orologi diversi, tanti tempi diversi
come pure la nozione di alto e basso: che non c’è nell’universo
l’universo è sterminato e noi vi occupiamo un angolo piccolissimo, dove percepiamo alcune cose e che interpretiamo con i nostri necessari criteri appresi nella cultura. Il mondo è molto più ricco di come lo percepiamo
sull’estremamente piccolo e sull’estremamente grande abbiamo meno nozioni
Ecco: a mio avviso l’arte, la pittura, la musica riescono a rappresentare, tramite l’uso di spazio, colori, note soggettivamente rielaborate, questa complessità che ci appartiene
Qui il video di Carlo Rovelli:
Il Tempo nella musica è ben raccontato dal violoncellista Mario Brunello nel libro Il silenzio, Il Mulino, 2014. Vediamo alcuni passaggi del suo dire:
il silenzio è parte dell’ascolto
la musica ha bisogno di tempo per essere “sentita”. Occorrerebbe dedicare tempo all’ascolto
il silenzio valorizza i suoni
il silenzio consente al suono di essere valorizzato
Leggiamo:
“ogni forma d’arte ha il suo spazio per il silenzio: la pittura, sorda a ogni commento, vive nel silenzio, ma arriva a descriverlo. La scultura, muta, silenziosa suo malgrado, custodisce gelosamente un insieme di suoni, parole o rumori. La poesia scritta o detta vive nel silenzio, rotto dalle parole, vive nel silenzio degli spazi bianchi non misurabili perchè possono durare all’infinito. La musica addirittura del silenzio ne fa materia prima. Il silenzio che precede la prima nota eil silenzio dopo l’ultima sono indispensabili affinchè la musica si riveli ed esista.” (pag14)
Qui una lezione di Mario Brunello nella quale farà “vedere” come John Cage è il cantore del silenzio, quando rovescia i rapporti fra suono e silenzio. Il silenzio diventa accettazione dei “suoni altri esistenti ” all’interno dello spazio concesso all’autore:
Ma è lo Spazio ad avvicinare molto la musica alla pittura.
Qui l’associazione mentale ed emotiva che faccio è al concetto di Cerchio dell’apparire, insegnato dal filosofo Emanuele Severino. Un quadro e una musica fanno apparire qualcosa. Lo fissano nel tempo.
Leggiamo le sue parole:
“La parola “apparire” non indica la parvenza, l’apparenza illusoria. Anche le parvenze e le apparenze appaiono – e appare il loro rapporto con la “realtà” di cui sono parvenze. L’apparire non è l’apparenza che altera e nasconde l’essere, ma è la manifestazione dell’essere, il suo illuminarsi, il suo mostrarsi. … Appaiono anche i sogni e i silenzi; anche i pensieri e gli affetti – tutte cose che, insieme a tante altre, non sono illuminate dalla luce del sole … e la stessa parola “apparire” proviene dal latino apparere, che è riconducibile a pario, che significa “partorisco” e a paro, “preparo, allestisco”. (in La filosofia futura, Rizzoli, 1989, p. 195-196)
e ancora:
“L’uomo e le altre cose vanno lungo una strada, così come gli astri eterni percorrono la volta del cielo. Il loro sorgere non è il loro nascere, il loro tramontare non è il loro morire, essi brillano eterni anche prima di sorgere e dopo essere tramontati. Tutte eterne, le cose, dalle più umili alle più grandi, tutte ingenerabili e incorruttibili, esse vanno lungo una strada, nel senso che vanno via via mostrandosi, vanno entrando e uscendo dalla volta dell’apparire del mondo. (in La strada, Rizzoli, 1983, p. 134)
Ecco, a me la figura del cerchio dell’apparire -guardo voi nella sala con i quadri di Batt ed effettivamente apparite come dentro a un cerchio- sembra perfetta per vedere le vicinanze percettive ed esistenziali fra una musica e un quadro. L’arte produce questo effetto: renderci consapevoli della eternità di ogni attimo.
C’è un’altra immagine molto adatta a far riflettere su questo tema. Le immagini di una pellicola fotografica sono una sequenza di fotogrammi. Noi percepiamo quell’attimo, che poi scompare, e nella sequenza della comparsa e scomparsa ottemiamo l’effetto della visione e dell’ascolto. Dunque i fotogrammi scorrono lungo la linea del tempo, compaiono nello spazio e scompaiono: Ma la struttura della pellicola rimane. Dunque quelle singole immagini non finiscono nel nulla, ma sono eterne.
Spiega meglio questo passaggio il filosofo Aldo Natoli, in una intervista alla vicina Radio Svizzera:
A me sembra che quando Doriam Battaglia dice “ciò che provo a rappresentare sono le vibrazioni, le frequenze dello spettro visibile, le particelle, gli atomi e le molecole che vengono a costruire la materia di cui siamo fatti e di cui è fatto l’universo” ci avvicini, con il linguaggio dell’arte, a fare esperienza diretta della struttura sottostante ad ogni evento che compaia nel cerchio dell’apparire
Cosa resta della scomparsa o affievolimento, nella pittura dell’ultimo secolo, dei volti, dei paesaggi? Resta la struttura delle cose. Le cose non sono solo “cose”, ma energia. La natura del mondo è un fluire di energia. La materia è un “campo” in cui le diverse espressioni dell’energia si muovono incessantemente. Il mondo fisico non è una serie di oggetti, ma una rete di interazioni in costante flusso.
I frattali, presenti nella espressione pittorica di BATT, ne sono una delle manifestazioni. Il frattale è una figura geometrica, sostenuta dalle regola matematiche, in cui un motivo identico si ripete su scala continuamente ridotta. le zone del dettaglio fanno vedere la struttura ricorsiva che si ripete, ma è l’effetto visivo quello che ci emoziona. Apputo: struttura sottostante e risultato complessivo. C’è una struttura che sostiene ciò che entrerà nel nostro campo della visione
Un’altra associazione mi è indotta dai pannelli di Batt, soprattutto di quello “bianco” che si vede anche nel video: il rapporto fra mente e cervello.
Qui mi sostiene il libro di Daniel J. Levitin, Fatti di musica, Codice edizioni, 2006. L’autore è un neuroscienziato che ci propone una visione cognitiva dell’ascolto estetico della musica. La mente è la parte di noi che incarna pensieri, speranze, desideri, ricordi, convinzioni, esperienze. Il cervello è un organo fisico (materia) fatto di cellule, acqua, sostanze chimiche. E’ costituito da 100 miliardi di neuroni ed è capace di una quantità enorme di connessioni. Dunque: strutture e connessioni sono alla base della nostra presenza ed identità. Una struttura di base è capace di produrre esiti infiniti. E l’opera d’arte ci offre, per via emozionale, questa vertiginosa e profonda esperienza.
La musica è una combinazione organizzata di suoni nel tempo e nello spazio. E un”arte che sa esprimere i sentimenti per mezzo di un linguaggio delle note che il cervello sa elaborare, sia per la sua struttura biologica, sia per la sua capacità di “fare memoria” e di rielaborala.
Concludo con la musica che accompagna il lavoro produttivo delle opere pittoriche di Batt. Questa mostra è stata costantemente accompagnata dalla musica di Roberto Cacciapaglia.In riferimento al suo disco “Canone degli spazi” Cacciapaglia dice: “Per comporre i miei brani io uso le triadi, che sono elementi elementari alla base dell’armonia. Usufruisco dei cicli, in cui lo strumento solista rimane sempre al centro, mentre l’orchestra ruota intorno ad esso, facendo delle fasce che vanno dal pianissimo al fortissimo, dando vita a delle orbite, come quelle dello spazio. L’orchestra diviene così come una sorta di costellazione che gira intorno, come fossero onde planetarie. Lavoro sulla presenza del suono, cercando di creare una alchimia fra gesto, suoni e intenzioni per cercare di toccare le emozioni di chi ascolta. Ad ogni modo per me è importantissimo comporre immerso nel silenzio“.
Di Nina Simone e della sua straordinaria capacità di usare il silenzio per agire con il canto e il suo pianoforte nel creare il momento “unico” dell’ascolto interiore ho già detto all’inizio.
Ma ci sono tre musicisti australiani che suonano da una trentina d’anni ad offrire, a mio avviso, una eccezionale base musicale al modo di fare pittura di Batt. Si tratta dei The Necks (Chris Abrahams, tastiere, Tony Buck batteria, Lloyd Swanton, basso).
In Italia sono praticamente sconosciuti. Io li ho inseguiti dove ho potuto, una volta a Forlì e un’altra a Berna
Ascoltiamo questo due framment musicale:
E’ difficile per i Necks proporre dei frammenti perchè la loro specificità consiste nel creare, nel qui ed ora di una serata, un unico pezzo musicale di circa un’ora. Per ascoltarli (e nel tempo di internet oggi questo sembra impossibile) occorre darsi un’ora di tempo
Vi invito a sentire i due pezzi di Aquatic e se volete a inseguire le mie successive note di ascolto.
Qui c’è un estratto di Aquatic:
I The Necks creano e suonano assieme dal 1989, fanno un jazz nuovissimo, esplorano nuove frontiere come hanno fatto i loro predecessori, che cercavano
“la nota impossibile, quella che non esiste, che non c’è sulla terra” (Steve Lacy su Thelonius Monk).
Il loro ascolto lascia sempre il segno. Eppure non hanno attraversato quella invisibile linea che passa fra il notturno trascinare gli strumenti per il piccolo pubblico e la notorietà. Ripeto: almeno in Italia.
Dipenderà anche dal fatto che abitano in una terra straordinaria, ancestrale e moderna nello stesso tempo: l’Australia. Là devono essere molto famosi, visto che continuano il loro progetto musicale difficile e inusuale: in quasi vent’anni hanno realizzato solo 34 pezzi per un totale di 20 ore. Effettivamente la loro musica assomiglia molto a quel paesaggio: sanno creare uno spazio psichico e visivo che è bello e coinvolgente attraversare con la loro guida. Sì, sanno costruire un percorso ipnotico. Come nel film Picnic ad Hanging Rock ha fatto Peter Weir (1975).
C’è una zona d’ombra su di loro e allora vorrei colmare la lacuna e illuminare qua e là.
In “Aquatic” (1999) Chris Abrahams è al Piano e all’organo Hammond, Lloyd Swanton al Contrabbasso acustico ed elettrico, Tony Buck alla batteria e alle percussioni. Questa volta c’è anche Stevie Wishart all’”Hurdy-Gurdy” (una specie di violino elettrico che ha un suono simile alla cornamusa).
I pezzi sono due: uno di 27 minuti, e l’altro di 25. Una eccezione rispetto al loro standard, che quello di un’unica scultura musicale di circa un’ora.
L’ascolto lascia vigilmente intontiti per la bellezza del ritmo (Tony Buck è un batterista eccezionale), per le armonie degli accordi pianistici, per la ripetizione ipnotica, per tutte le cose che accadono in quella che non è solo un’iterazione minimalista.
Già il primo movimento è di grande soddisfazione per la mente musicale. Suoni raffinati che alimentano l’immaginazione, rintocchi pianistici di forte energia, un drumming-beat davvero unico, rumori ambientali appena accennati e stimolatori di benessere psichico. Come a dire: “sei in un altro spazio, ma qui si può stare bene. E’ solo diverso”.
Ma il secondo movimento è incredibilmente bello (cercherò di scegliere un assaggio che lo rappresenti). Uno “Swing” che è indubbiamente jazzistico, ma che si avventura in un’Ambient Music di gran cultura. Inizia subito a grande velocità, con il contrabbasso violineggiante di Swanton, incalzato dal terribile Tony Buck, un vero monello della batteria. Poi il piano diAbrahams comincia a spingere avanti. Sempre di più: trilli, battiti, con il basso a contenere. Ecco di nuovo gli archi. Sempre più veloce, impercettibilmente veloce. Viene voglia di chiudere gli occhi. Ecco: nel nero si vede lo spazio che è attraversato dalle note del piano sorrette da quel tappeto volante che è la batteria, baroccheggiata dal contrabbasso. Ora il ritmo si fa un po’ meno frenetico. E comincia il gioco fra di loro. Sì: l’interplay jazzistico inventato dal trio di Bill Evans risorge, si riattualizza in un’altra dimensione ! I tre improvvisano dentro un sonno spaziale reso possibile dalla (leggera) elaborazione elettronica dei suoni. La conclusione è di grande pace.
Sì è bello stare qui. E dove siamo ?
La loro è un’architettura musicale: siamo sempre a casa ! O meglio: si ritorna sempre a casa. Come insegna la cadenza d’inganno, qui raccontata da Alessandro Baricco:
Infine una esperienza musicale irripetibile è quella di Prism , suonato dal trio Keith Jarrett, Gary Peacock, Jack Dejhonette.
Irripetibile perchè questo pezzo è stato suonato così solo quella sera del 1985 a Tokyo e poi mai più:
Guardate Keith Jarret che vola sul pianoforte inseguendo quel frammento di mondo che ha trovato in quell’istante
Guardate Gary Peacock che ride con il batterista come per dire: “hai visto … è partito …”
E non dimentichiamoci di Dejohnette che umilmente si mette al servizio di questa esperienza unica di spazio, tempo e suoni.
Infine: grazie Doriam Battaglia Batt che ha reso possibile questo inimmaginabile incontro nell’imbrunire sul centro storico di Como, nella giornata di sabato 12 luglio 2014.
È online www.jsc15.it: magazine di SistemaComo2015. Strumento di informazione e di comunicazione legato alla rete di enti, aziende, eventi, prodotti, associazioni, persone… che si è costituita dal 2011 per collegare il territorio comense con Expo 2015 e le 147 nazioni partecipanti alla grande Esposizione Universale.
Un magazine scritto dai protagonisti che possono testimoniare “in diretta” la loro adesione al progetto Expo, i desideri, le passioni, i risultati, ma anche i dubbi e i problemi.
JSC15 è un’area aperta e condivisa: vicino ad Expo e a 20 km dal mondo.
JSC15: un magazine colorato per un territorio complesso Como, la Brianza, il Lario sono parti di un unico territorio complesso; un luogo talvolta persino difficile da comprendere.
Eppure ricco di suggestioni e di soluzioni che lo mettono ai primi posti in Italia per “bellezza” e “produttività”; anche per ricchezza. JSC15 nasce dall’unione di queste parti “positive” che non sempre si trovano in armonia tra loro.
Tuttavia, quando accade (e accade più di quanto non si pensi) il risultato è appunto quella ricchezza non solo economica, ma anche creativa, fantasiosa, innovativa.
JSC15 vuol dar conto di tutto ciò: della complessità del sistema (SistemaComo2015!) e della volontà di unione delle forze migliori,
quelle positive, quelle sostenute dalla volontà di cercare soluzioni (perché i problemi ci sono) senza negarsi alla fatica del lavoro,
senza ridursi al piagnisteo costante, ma cercando di trovare – nei punti comuni tra persone, imprese, enti – la forza necessaria per superare le difficoltà.
JSC15 è colorato come tutto il mondo web e come il territorio di Como, della Brianza e del Lario (e dei laghi briantei);
è colorato in quanto segno positivo e spazio aperto per il confronto sereno.
JSC15 è risultato del lavoro di una redazione, ma anche e soprattutto della collaborazione degli operatori, delle imprese,
degli enti, delle associazioni che costantemente progettano novità e lavorano per il territorio.
Sono persone e imprese che in buon numero fanno già parte del “SistemaComo2015” attivo dal 2011
e che insieme hanno mantenuto costante il contatto con Expo nell’intento di ricavarne benefici economici e culturali.
Dunque non solo affari, ma anche la consapevolezza (comune) che ragionare e lavorare contro
lo sfruttamento della Terra (“Energia per la vita“) e per dare cibo a tutti (“Nutrire il pianeta“)
non restino due slogan, ma siano il vero impegno di tutti.