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Gatti che dormono 3

ANIMALI

chi sono gli animali? La manzetta scappa dal macello – Cronaca – La Provincia di Como

La sua fuga è durata giusto 45 minuti, giusto il tempo di scappare da Cantù fino a Vighizzolo tra le strade di una città ancora semideserta. La fuga è quella di una manzetta, che ha cercato di evitare il suo triste destino, scappando dal macello dove era stata portata. Erano circa le 10.30 quando l’animale, del peso di circa 6 quintali, si è ribellato ed è riuscito a fuggire lungo le vie della zona, passando vicino all’entrata del cimitero di via Spluga e proseguendo la sua folle corsa verso Vighizzolo, evitando anche le auto di passaggio. La manzetta non avrebbe causato danni, anche se ha certamente creato scompiglio. Inseguita dai responsabili del macello e dai proprietari, oltre che dalla Protezione civile di Cantù e dagli agenti della polizia locale, si è fermata in un giardino di via San Giuseppe, a Vighizzolo. Qui è stata circondata e bloccata. Poi, però, la drastica decisione di abbatterla. E la sua fuga è finita davvero male.

La manzetta scappa dal macello “Rodeo” tra Cant�e Vighizzolo – Cronaca – La Provincia di Como

ANIMALI

Giorgio Celli, Il "suicidio" del cane abbandonato – LASTAMPA.it

Qualcuno mi ha chiesto se, per caso, non si sia trattato di un vero e proprio gesto suicida. Come etologo, penso proprio di no. È più facile immaginare un infelice tentativo di evasione, malaccorto quanto altri mai. Lo sventurato dogo doveva aver scelto la libertà ad ogni costo. Tuttavia, se non si tratta di suicidio, di questo gesto penso che debba aver condiviso la disperazione che lo ispira. Il cane era di certo disperato e sotto stress.

In primo luogo, perché l’animale ha ereditato dai suoi avi, i lupi, la necessità fisiologica di vivere in branco, e la famiglia che l’ospita costituisce per il cane il sostituto del gruppo delle origini.

In assenza del quale il nostro dogo argentino ha dovuto soffrire di un nero senso di solitudine, culminata nello stress. In secondo luogo, il cane ha necessità di muoversi. Correre a perdifiato in un campo costituisce per il cane la suprema felicità. Ora, un balcone è molto più simile alla gabbia di uno zoo, per di più sospeso in aria. Dopo qualche giorno, la solitudine e il disagio della claustrazione devono essere diventati per il povero prigioniero di quella sorta di cella di isolamento del tutto intollerabili, e il cane deve aver deciso che o la va o la spacca. Per tutti questi motivi, penso che per i proprietari di quel povero animale si possa configurare il reato di maltrattamento grave che, come si sa costituisce attualmente un reato penale.

Il “suicidio” del cane abbandonato – LASTAMPA.it

GENIUS LOCI · Tartarugosa

TartaRugosa ha letto e scritto di: Peter Mayle (1989) Un anno in Provenza

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Peter Mayle (1989)
Un anno in Provenza, EDT Edizioni di Torino
Traduzione di Enrica Castellani

C’è qualcosa di magico in questa regione posta al sud della Francia. Il ricordo risale al giugno di tanti anni fa, in un periodo buio e triste fatto di dolore e sconfitta.
Visitare in quel periodo la Provenza è stata una delle esperienze più intense provate a dispetto del malessere dell’anima.
Probabilmente grazie ai colori, ai profumi, al clima secco e ventoso, alla luce intensa e calda. Una vertigine di viola di sconfinati campi di lavanda, di rosso di papaveri capolineggianti in ogni dove, di giallo di girasoli impazziti di luce, di verde di cipressi e di vigneti gonfi di grappoli ancora acerbi …
Lo stesso fascino provato davanti a tele di grandi artisti, che in Provenza hanno saputo trovare, leggere e interpretare impressioni seducenti e fascinose. Van Gogh, Picasso, Cézanne, Gauguin, Nina Simone. Nella diversità delle loro storie, il tratto comune dell’essere attraversati da un luogo che parla ai geni creativi un linguaggio tutto suo.
E in questo tempo d’estate è bello rivisitare la campagna provenzale, oltre che con la memoria,  con il diario di una simpatica coppia inglese che decide di trasferirsi in questo angolo di mondo, narrando avventure e disavventure capitate durante il loro insediamento.
Dalle pagine emergono tutti i tratti forti di caratteri e temperamenti che hanno dovuto adattarsi – e la natura a loro – alle intemperanze della campagna battuta dal vento, al rapido cambio delle temperature,  al sole e al clima secco del periodo estivo.

Provenza … tutto qui è talmente sanguigno! Le temperature vanno da oltre trenta gradi a venti sotto zero, raggiungendo perciò massimi livelli opposti. La pioggia, quando arriva, cade con tale violenza da far sprofondare le strade e chiudere le autostrade. Il Mistral è un vento brutale ed estenuante, terribile d’inverno, aspro e secco l’estate. Il cibo è violento e le erbe profumate sono in grado di provocare un’indigestione in persone abituate a una dieta più tranquilla. Il vino giovane inganna, perché invita a bere, ma spesso ha una gradazione alcolica più forte di quello vecchio, al quale ci si avvicina con maggior cautela.”
C’è poi da aggiungere la condivisione di un’esperienza analoga alla mia: il cittadino che si improvvisa campagnolo e la scoperta della genuinità della comunità locale. Tante righe mi suscitano il sorriso perché le vicende descritte molto assomigliano alle mie, impegnata in estate a rispondere alle più disparate esigenze della vecchia casa che mi ospita e a riscoprire il valore di un gesto, di una parola, di uno sguardo, da chi, diversamente da te, sa come affrontare incidenti di casa e di campo con maggior avvedutezza e spirito di iniziativa.
Il vicinato … assume in campagna un’importanza che non ha in città. … In campagna, lontani dalla casa più prossima magari mezzo chilometro, i vostri vicini fanno parte della vostra vita e voi della loro. Se vi capita di essere stranieri con un tocco di esotismo, siete osservati con più interesse del solito. Se poi, per di più avete occupato un podere agricolo di vecchia data, vi renderete subito conto che i vostri atteggiamenti e le vostre decisioni hanno una precisa ripercussione sul benessere di un’altra famiglia”.
Quando due uomini si ritrovano, il meno che fanno è darsi una stretta di mano; ma se hanno le mani occupate, vi tenderanno almeno il mignolo da afferrare e, se sono sporche o bagnate, vi offriranno l’avambraccio o il gomito. … Ma un’amicizia più stretta richiede maggiori dimostrazioni d’affetto. … si afferravano per le spalle, si davano manate sulla schiena, pugni sulle reni, pizzicotti alle guance. Quando un Provenzale è proprio contento di vederti, non è raro il caso che tu esca dalle sue grinfie con qualche graffio, anche se di poco conto. … Terminati i primi convenevoli, può iniziare la conversazione. Si posano le sporte per la spesa o i pacchetti, si legano i cani alla gamba del tavolo, si appoggiano le bici o gli attrezzi al muro più vicino: tutte cose necessarie, perché, per ogni seria e soddisfacente chiacchierata, le due mani devono essere pronte a fornire una sottolineatura visibile, a concludere opinioni non ben definite, a rafforzare il discorso o semplicemente a ornare un discorso che, col semplice moto delle labbra, per i Provenzali non è sufficientemente corposo”.
La dimensione del tempo, in campagna, è diversa da quella di città. Non che la vita sia meno faticosa, tutt’altro. E’ proprio una questione di ritmo: salvo rare eccezioni, nulla è così urgente da non poter attendere il suo giusto momento. Il rapporto con l’artigiano, qualsiasi sia la sua specializzazione, è ciò che meglio rappresenta questo concetto:
Avevamo capito che il tempo, in Provenza, è molto elastico, anche se esattamente definito: un petit quart d’heure significa primo o poi nella giornata; demain, primo o poi nella settimana; il lasso di tempo più elastico di tutti era une quinzaine, che può voler dire tre settimane, due mesi o anche l’anno prossimo, ma mai, in nessun modo, quindici giorni”.
Il contatto con la natura, il desiderio di un rapporto più prossimo al paesaggio,  la riscoperta di sapori naturali, innesca anche nuove dinamiche con chi ti sta attorno in città e con il quale hai voglia di apprezzare la gioia campestre, salvo affollamenti non previsti …
“… i Londinesi cominciarono a far progetti per le ferie ed era strano come tanti di tali progetti comprendessero la Provenza… Con crescente regolarità cominciò a squillare il telefono … Prima di tutto ci chiedevano se rimanevamo a casa per Pasqua, o nel mese di maggio, o per il periodo che andava bene per loro.. … Era difficile sentirsi lusingati da tale improvviso entusiasmo al pensiero di vederci , da noi ignorato finché  eravamo in Inghilterra … Raccontavamo ad altri venuti ad abitare in Provenza che eravamo minacciati di invasione: tutti erano passati attraverso la stessa esperienza. Dopo si impara a dir di no.
… Il maggior problema, quando ce ne rendemmo conto, dipendeva dal fatto che i nostri ospiti erano in vacanza, e noi no. Ci alzavamo alle sette, mentre loro stavano a letto fino alle dieci o alle undici, terminando a volte la colazione giusto in tempo per fare una nuotatina prima di pranzo. Noi lavoravamo mentre loro prendevano il sole. Ristorati da un pisolino pomeridiano, emergevano la sera, dandosi alla vita sociale, mentre noi ci addormentavamo sull’insalata. Mia moglie, che aveva un istinto innato per l’ospitalità e temeva che gli ospiti non mangiassero a sufficienza, passava ore in cucina, e a tarda notte ancora eravamo occupati a lavare piatti”.
D’estate forse non ci si bada più di tanto, ma nelle incursioni invernali presso case del vicinato o spiando negli orti autunnali, si scopre che d’inverno, quando il lavoro della terra è meno assillante, molta attenzione viene dedicata al cibo
La cucina invernale, in Provenza, è fatta di specialità contadine, preparate per penetrarvi nelle ossa, per darvi calorie e forza, e spedirvi a letto a pancia piena. Non è un cibo elegante, al modo in cui lo sono le vivande artisticamente presentate nei ristoranti … ma non c’è niente di meglio, in una notte gelida, quando il Mistral vi assale a rasoiate. …Una, anzi tre, pizze fatte in casa … tre paté: di coniglio, di cinghiale e di tordo … una terrine di proporzioni gigantesche a base di maiale e marc … saucissons costellati di grani di pepe, cipolline dolci in salsa di pomodoro fresco … fettine di magret … interi tronchi, intere zampe coperti di un sugo di santoreggia, con un contorno di funghi selvatici. … e poi l’insalata verde con dadini di pane fritto in aglio e olio di oliva .. dolce di pasta di mandorle e panna”.
Celebrare con la buona tavola, in fondo, è il modo migliore per fare bilanci con la fatica di piegare la terra ai tuoi voleri, poiché non c’è momento in cui ci si possa davvero rilassare di fronte alle proprie opere di coltivatori: “In ognuno dei mesi precedenti aveva espresso la stessa minacciosa osservazione a proposito del tempo, con tono rassegnato e lamentoso dei contadini di tutto il mondo, quando vi parlano del duro lavoro richiesto per ricavare il sostentamento dalle fatiche dei campi. Le condizioni non sono mai favorevoli: pioggia, vento, sole, erbacce, parassiti, governo, c’è sempre qualcosa che non va, ed essi mostrano un perverso piacere nel loro pessimismo”.
Il tempo della nuova vita, per la coppia inglese, ridefinisce la percezione e la durata delle stagioni: “No, non ci annoiavamo, non ne avevamo il tempo. Ogni giorno trovavamo qualcosa d’interessante e divertente nella vita da contadini; inoltre ci divertivamo ai graduali cambiamenti della casa, per adattarla al nostro modo di vivere. C’era da progettare il giardino e decidere che cosa piantarvi. C’era il campo delle boules da costruire, da impratichirsi con la nuova lingua, da scoprire paesi, vigne e mercati … I giorni correvano già abbastanza veloci così, senza altre distrazioni, e ce n’erano tante di queste”.
Insomma, tanti e divertenti sono gli aneddoti e le descrizioni che si rincorrono nel testo. Una lettura estiva che allieta in forma leggera un pomeriggio di languido ozio, in cui il libro che tieni in mano può ripiegarsi sul petto in attesa che gli occhi si riaprino e riprendano la lettura interrotta.

da: http://tartarugosa.wordpress.com/2010/07/31/tartarugosa-ha-letto-e-scritto-di-peter-mayle-1989-un-anno-in-provenza-edt-edizioni-di-torino-traduzione-di-enrica-castell-tartarugosa/

Gatti · Miciù · stanza del tiglio

Stanza del Tiglio: leggere e studiare in un caldo pomeriggio di Luglio, 2010. Presenze: Luciana, Miciù, Paolo, Amaltea

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Dall’infanzia alla vecchiaia percepiamo che il paesaggio è parte integrante della nostra esperienza soggettiva e che noi facciamo parte di esso, poiché vi intrecciamo le nostre relazioni e i nostri destini. Attraverso le emozioni ogni persona connette “l’io” che percepisce a un oggetto che viene percepito. In tal modo il paesaggio non è più un insieme di oggetti materiali della natura, ma diviene una costruzione culturale.
Lo spiega bene lo storico delle sensibilità, Alain Corbin: “Il paesaggio è il modo di leggere e analizzare lo spazio, di rappresentarselo in rapporto al sapere sensoriale, di schematizzarlo per offrirlo all’apprezzamento estetico, di caricarlo di significati ed emozioni. In breve, il paesaggio è una lettura indissociabile dalla persona che contempla uno spazio”.
Prendiamo un gesto semplice come quello di
affacciarci a una finestra   ….

segue qui:

ANIMALI · ORTO: lavori, cure, manutenzione

Biscia o vipera?

 Il metodo infallibile e immediato per distinguere la vipera dalla biscia consiste nel guardare la coda: la coda tronca e grossa della vipera si nota immediatamente, allo stesso tempo la coda lunga e sottile della biscia consente di individuare sicuramente il rettile.

Per i più esigenti, il metodo veloce per classificare le due vipere è questo: l’aspide ha l’apice del muso leggermente ricurvo verso l’alto, nel marasso invece l’apice del muso è piatto. 

in http://camporotondo.altervista.org/mioweb3/fauna/vipera.htm

A chi non è capitato di incontrare un serpente in giardino?
In Italia i serpenti più comuni sono la biscia o natrice dal collare (Natrix natrix), il biacco (Coluber viridiflavus) e la vipera comune (Vipera aspis).
Il modo più sicuro per distinguere una vipera da una natrice o un biacco è la pupilla: se è verticale a fessura come quella dei gatti allora è una vipera, se è tonda è un altro serpente.
Noi umani abbiamo una paura atavica dei rettili, che nel lontano passato in cui eravamo qualcosa di molto simile a degli scoiattoli, erano i nostri predatori naturali. Tutto ciò è rimasto nei nostri geni, e provoca una paura spesso incontrollabile per ogni tipo di rettile.
Tuttavia un buon giardiniere sa che se il suo giardino “funziona” attirerà di conseguenza un gran numero di animali selvatici o semi-selvatici, come topolini, ricci, uccellini, rane ed anche serpenti.
Chi possiede un pozzo potrebbe trovarsi facilmente a che fare con la comune biscia d’acqua, o natrice.
In genere gli incontri con i serpenti sono piuttosto rapidi e spaventosi, non si ha molto tempo a disposizione per riflettere, ma si deve cercare di mantenere il più possibile la calma ed evitare di uccidere l’animale, fosse anche una vipera. Piuttosto si deve cercare di tenere l’erba bassa, i rampicanti in ordine e soprattutto di inserire nel proprio giardino il predatore naturale di questi rettili, cioè il riccio.
Senza farsi prendere dal panico si deve catturare l’animale gettandogli sopra una coperta o un panno resistente, ed avendo cura di indossare guanti protettivi. Poi lo si chiude in una busta o in una scatola di cartone e lo si porta in campagna. L’importante è fare attenzione a che non ci siano case troppo nelle vicinanze e che ci sia almeno una piccola fonte d’acqua.
Il morso della biscia o del biacco non è pericoloso, anzi, queste due specie si nutrono di topi e ratti. Quello della vipera è veramente mortale solo per i bambini e gli animali domestici. Un adulto in buona salute fa tranquillamente in tempo ad arrivare al pronto soccorso. Inoltre è più facile essere allergici al siero anti-vipera che al morso stesso della vipera (ed è per questo che il siero anti-vipera è riservato all’uso in ospedale).
Un altro sistema per riconoscere le vipere è la forma della testa, che deve essere triangolare o trapezioidaile, leggermente all’insù. Indicativo può essere il colore, che in una vipera dovrebbe essere marrone rossastro, con una striatura più scura sul dorso.

 

da Compagnia del Giardinaggio :: Leggi Argomento – Serpente o vipera?

ANIMALI

Cavalli del Bisbino: nati sei puledrini – Cronaca – La Provincia di Como

Il branco dei cavalli del Bisbino, in libertà sui verdi pendii del monte Generoso tra il versante intelvese e quello ticinese con base all’alpe Squadrina-Pesciò, dalle parti di Orimento, grazie alle nascite, è aumentato con 22 capi dei quali 16 adulti già appartenenti ai gruppi della Bionda e della Mula e 6 puledrini. Quattro di essi sono nati sul Bisbino prima della transumanza e due alla Squadrina dove le associazioni ambientaliste italiane e ticinesi si stanno dando da fare per garantire la libertà ma anche le cure necessarie alla vita e alla riproduzione. Secondo Luigia Carloni, architetto di Rovio, nella nuova localizzazione «i cavalli sembrano trovarsi molto bene. A fine ottobre verranno di nuovo radunati e portati al Pian delle Noci con una piccola transumanza decisamente meno impegnativa rispetto a quella messa in atto dal Bisbino alla Valle d’Intelvi. Il recinto, ampio e accogliente, verrà messo a disposizione dal comune di Lanzo Intelvi. Qui i cavalli verranno accuditi e foraggiati dai volontari confluiti nella associazione Cavalli Bisbino onlus con sede a Como in via Caniggia 5. I soci fondatori sono stati 23 tra italiani e svizzeri, un numero che è ora salito a 150».
Un significativo sostegno tecnico all’associazione viene assicurato dalle Giacche Verdi, volontari a cavallo per la protezione civile e ambientale.
La storia dei cavalli già di Roberto Della Torre, passati agli eredi in virtù di una decisione del tribunale, si è conclusa felicemente anche sotto il profilo legale in quanto dopo tante vicissitudini i cavalli hanno un padrone che si è assunto competenze e responsabilità. Si tratta dell’associazione onlus fondata lo scorso marzo la quale ha lanciato un appello sia in Italia che in Svizzera «Sposa anche tu la causa dei cavalli del Bisbino, diventa socio o adotta un cavallo» Per diventare socio bastano 20 euro o 30 franchi all’anno, sostenitore 35 euro o 50 franchi, mentre per l’adozione necessitano 35 euro o 50 franchi al mese. Dalla Svizzera, per le adesioni, è stato aperto il conto corrente postale 65-262456-4 intestato a Cavalli del Bisbino onlus 6850 Mendrisio, mentre in Italia ci si può rivolgere all’agenzia 6 di Como della Banca di credito cooperativo di Lezzeno con versamenti sul conto corrente dell’associazione.

Cavalli del Bisbino: nati sei puledrini – Cronaca – La Provincia di Como

ANIMALI

Animali umanizzati, inviato da Raffaello Maggian

Ciò… gò messo su tanta de quela panza che no rivo gnanche a gratarme el cul!! 
      
Gò caminà tropo e desso son copà!!!! 
      
 
Te vol star zito!!!
     

Bon, e desso no sta moverte!!! 
       
  
Scusime mama, son pena rodolà zò del scalin!!!
 
      

Che longhi che xè desso!!! 
      

Son cussì picio e dolce che me perdonerè se desso fazzo fora sta piantina!!! 
       
Gò de andar via de qua ma no rivo proprio…………. 
         

Ciò bel, tornime la bala che xè mia!!! 
         
Bon, dormimo dei… 
        

          

Desso podessi anche dormir un pocheto… 
        
 
Te se gà indormenzà de novo….  
      

 Ecco cossa che fà i nostri amici quando che semo al lavor!…Ne ciapa pel cul…
      

      

      

      

      

      

      

      

      

        

        
        
        

 

Flickr · Giove · Tartarughe

Tartaruga Giove al risveglio, 2010, album fotografico Flickr

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ANIMALI

Il rospo salvato

In uno dei vasconi dell’acqua sento un fruscio d’acqua.
E’ un rospo finito qui per caso e, probabilmente inseguito dai gatti

Ora è salvo nel torrentello a fianco dell’orto giardino

ANIMALI

Segni di Paolo del 1948: Testamento per gli animali, LAV: sostieni la lav

Testamento per gli animali

SOCI_PER_SEMPRE_TESTATA
Un mondo in cui ad ogni animale venga riconosciuto l’inviolabile diritto alla vita, un mondo in cui il loro sfruttamento non sia che un lontano ricordo, un mondo in cui siano riconosciute come aberrazioni il loro maltrattamento e la loro uccisione…
Se questo è il mondo che tu vuoi, anche dopo di te, scegli la LAV, per sempre!

Ricorda la LAV nel tuo testamento, anche un piccolo impegno può fare molto per fare in modo che le future generazioni possano partecipare alle nostre idee e continuare a costruire con noi il mondo che anche tu vuoi!
Includere la LAV nelle proprie volontà è un gesto d’amore per sempre nei confronti degli animali e un segno di fiducia nel nostro lavoro.
In tanti hanno già scelto di essere al nostro fianco per sempre. Queste le parole di uno di loro, il nostro caro Gabriele:
“Sento di avere grandi debiti nei confronti dei viventi non umani e se ci penso bene i veri poveri sono diventati proprio questi ultimi ai quali abbiamo sottratto foreste, inquinato fiumi e mari e racchiusi negli zoo o ridotti come buffoni a lavorare nei circhi, nei delfinari. Viventi di serie B per un assurdo preconcetto, per un radicato pregiudizio. 
Vegetariano da sempre osservatore della molteplicità e credente in quella Anima unica che si manifesta nelle miriadi di forme, ho desiderato lasciare tutto quello che ho avuto nella mia vita a chi di questi tempi si batte col cuore per far capire alla “povera gente” che il diritto a rivedere il sole domani è di tutti, noi non possiamo in alcun modo negarlo a nessun vivente… la mia gioia più grande è quella di sapere che sicuramente quello che ho fatto probabilmente riuscirà a salvare la vita anche di un solo maialino da latte… grazie ai miei amici della LAV ma grazie davvero quando (pur con mezzi limitati) sento la vostra voce.”

Se scegli di essere “al fianco degli animali per sempre” per costruire anche dopo di te un futuro di rispetto di tutti gli esseri viventi.
Per tutte le informazioni contatta il Responsabile Lasciti: Roberto Bennati

Vuoi avere maggiori informazioni? Scarica il la nostra piccola guida
Per conscersci da vicino, ti aspettiamo presso la nostra sede per un incontro informativo.
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LAV: sostieni la lav – testamento per gli animali

Segni di Paolo del 1948: Testamento per gli animali, LAV: sostieni la lav

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I vicini di casa mi dicono che negli orti e nei giardini gira una volpe


I vicini di casa mi dicono che negli orti e nei giardini gira una volpe. Mi sembra che lo sappiano bene i gatti, che sono sempre attenti a cosa succede nel loro luogo.
Non è facile arrivare qui dai boschi soprastanti.
C’è da attraversare uno stradone dove passano le automobili. 
Gli appezzamenti sono recintati, eppure …
E’ la fame
E’ il territorio che abbiamo sottratto a loro.
Le loro strategie di sopravvivenza dipendono anche da noi.