Tra lago, ville e giardini, una raccolta di aneddoti, racconti e testimonianze di chi ha conosciuto Emilio Trabella, botanico e paesaggista, tra i massimi esperti di giardini a livello internazionale.
Categoria: Biografie di persone
MARISA BIANCHI, direttrice delle RSA Ca’ d’Industria di Como, è nominata Cavaliere al merito della Repubblica, articoli in La Provincia, 31 maggio, 1 giugno 2020


Francesca Paini “Cavaliere al merito della Repubblica”, articolo di Lorenzo Morandotti, in Corriere di Como, 26 maggio 2020

vai a
Francesca Paini sarà Cavaliere della Repubblica – Corriere di Como
vedi anche
https://www.quirinale.it/onorificenze/insigniti/361618
https://www.aclicomo.it/news-eventi/francesca-paini-cavaliere-al-merito-della-repubblica/
Eccome se lo merita, Francesca Paini nominata Cavaliere della Repubblica: “Lavoro per la Costituzione 2050 firmata dai giovani”
Fondazione Scalabrini, Francesca Paini Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana
UOMINI DI ONORE di Beppe Puntello, edito da Piero Manni di Lecce, 2019. Articolo di Vincenzo Guarracino (inviatomi il 22 mag 2020)
Uomini di onore (edito da Piero Manni di Lecce, 2019, e vincitore del
Premio “Angeli nel cielo del Cilento”, “F.Esposito”- Ceraso, Cilento,
2009) è un’ampia e ambiziosa narrazione, un vero e proprio affresco
storico, che mette in scena fatti e personaggi dotati di un concreto spessore
storico e al tempo stesso di un’avvincente qualità romanzesca, anche se è
ben diversa dal tradizionale romanzo: diversa sia per la materia
rappresentata, sia soprattutto per la tecnica espressiva adoperata.
Prima di vedere cosa narra, è bene dire due parole su chi è Puntello. Beppe
Puntello è un attempato signore, un medico, che ha trascorso la vita,
godendosela anche (beato lui!), tra istituti di ricerca, istituti scolastici e
campi di golf, conservando un’invidiabile capacità di sorridere di sé e
degli altri, e che finalmente ha trovato l’ardire di mettere allo scoperto la
sua passione segreta per la scrittura.
Al golf-club di Montorfano, nei pressi di Como, lui è di casa, certamente,
da almeno un quarantennio; ma, ora, più che altro, lo frequenta per
intrattenersi con amici non sempre compiacenti, ai quali propina la lettura
pagine su pagine del suo interminabile libro.
A pensarci è un fatto davvero singolare che anche un altro Grande
Siciliano, il “Siciliano di ghiaccio”, come lo chiamavano per ripicca le
signore dell’epoca, ossia Giovanni Verga, abbia pensato e descritto la sua
epopea dei Vinti, I Malavoglia, lui pure qui al nord, tra il Sacro Monte di
Varese e le mondane raffinatezze di Villa d’Este. Si vede che è un destino
dei siciliani vivere al nord con mente e cuore a sud: la vita, più che viverla,
la sognano e la scrivono, evidentemente.
Ad esservi narrato, o per meglio dire rappresentato, è una storia di
famiglia, che trova il suo punto di riferimento in un luogo, il baglio, una
casa padronale di campagna, vero e proprio cuore pulsante di tutto il libro,
intorno a cui ruotano eventi e personaggi. Il tutto, sulla scena della Sicilia
occidentale, nello spazio cruciale di un quarantennio, a partire cioè dal
1860 fino al 1899.
Una storia vera, dunque, su una scena vera e con uomini veri, che viene
fatta emergere dallo scrigno della memoria attraverso le parole del
protagonista, un Innominabile, un “Uomo d’Onore”, vero e proprio “deus
ex machina” di tutta quanta la vicenda, che nel narrare la sua vita
emblematicamente riassume e condensa la parabola di una casta,
privilegiata ma non per questo non illuminata e responsabile, dotata com’è
di un innato senso della giustizia, che la sua parte l’ha recitata fin quando
non si è vista soppiantare da uomini infidi e senza scrupoli, spogliata
progressivamente delle proprie prerogative, su una scena in cui a dominare
è stata sempre più la politica e l’uso più spregiudicato del potere.
Ne viene fuori così una Sicilia (del corno più occidentale dell’Isola, il
meno esplorato e descritto dagli scrittori), niente affatto convenzionale,
con luoghi e personaggi reali e al tempo stesso coi suoi riti e i suoi schemi
mentali e sociali, oltre che con i rapporti economici e familiari calati nella
vita quotidiana (un ruolo non marginale lo gioca il sesso), drammi e trionfi
di un composito universo rusticano, di contadini, nobiltà di provincia e
“fimmini”, autentiche vestali queste ultime del tempio che è il baglio: cose
tutte che vengono rappresentate e “drammatizzate” in presa diretta, con
grande realismo, nell’incontro-scontro tra i diversi personaggi, penetrando
fin nei segreti del letto coniugale.
Il risultato è una sorta di “documento umano”, non privo anche di punte di
gustoso bozzettismo, che acquista via via un autentico valore
antropologico: il documento di un passaggio storico da una concezione del
Potere, autorevole e paternalistico, a quello, perverso, alternativo e
malavitoso, della Mafia (qui mai nominata ma aleggiante come un
fantasma), dalle ceneri cioè di una casta, o meglio di una “razza”, quale
quella degli “Uomini d’onore”, incarnazione stessa della Legge, alla
drammatica realtà dell’Arbitrio eretto a Legge, all’avvento di “Uomini
senza onore”, con una verità che non trova uguali in altre opere più o meno
recenti.
È un romanzo di “voci”, polifonico, da ascoltare più ancora che da leggere,
fatto essenzialmente di un intrecciarsi fitto e avvolgente di dialoghi tra
Protagonista e comprimari, attraverso cui si sollecitano e risvegliano
memorie e si dà corpo a vicende e personaggi, che vivono non solo del
loro specifico valore storico e referenziale, ma anche soprattutto attraverso
le prismatiche sfaccettature dei diversi punti di vista. Un dialogato che
prende il sopravvento sulle descrizioni e crea un racconto vivo e
drammatico da dare l’illusione più di un’azione teatrale che di una
narrazione.
Si tratta, certo, di una tecnica narrativa non nuova (quella dei “racconti
intorno al fuoco” dei grandi realisti dell’800, dei Russi e dei nostrani
Veristi), ma qui è di grande efficacia per il fatto che si conservano non
solo colore e la sintassi del parlato, ma anche e soprattutto le parole e il
modo quasi di gestire dei protagonisti, la “verità” insomma di un codice
espressivo, che è fatto non solo di termini dialettali (non solo del siciliano,
bensì anche del lombardo, del livornese, del modenese), ma anche di
silenzi e allusive ambiguità.
Ne deriva una rappresentazione (non uso a caso questo termine, parendo
tutto il testo una sorta di copione pronto per una rappresentazione teatrale
o cinematografica), che coinvolge molto e avvince, ancorché imponga al
lettore una continua attenzione col rischio di non riuscire a coglierne i nodi
essenziali ove si adoperi una lettura rapsodica (ma era un difetto
rimproverato anche al Verga!).
Evoco la figura del Verga solo perché qui è del mondo siciliano rusticano
che si parla, ma senza alcuna concessione al tragico o patetico che sia di
una condizione da “vinti”. Si potrebbe chiamare in causa anche meglio
Tomasi di Lampedusa, perché l’Innominabile ha molti punti di contatto
con il Principe di Salina, non perché sia modellato su quello ma perché qui
è lo stesso ambiente, le stesse grandi problematiche che si riscontrano
anche con quel grande libro, sia a livello di grande che di piccola storia, e
per giunta nello stesso lasso cronologico.
Proprio in riferimento a quest’ultima considerazione, si potrebbe
addirittura azzardare la definizione di “Gattopardo di campagna”, per
inquadrare e comprendere in qualche modo protagonista e personaggi di
questo Uomini di onore.
Questo per dire che, ancorché sembri vivere nella scia di altri libri, di
quelli Verga, di De Roberto o di Tomasi di Lampedusa (ma ancor più forse
di Cechov e Turgenev), questo libro è veramente un’altra cosa: qui c’è una
verità che in quelli, opere eminentemente letterarie!, forse non c’era,
essendo stato ripescato dal pozzo delle autentiche memorie, familiari e
sociali, senz’altro schermo se non la fierezza delle origini e la volontà di
narrare una Sicilia “vera” oltre ogni schematismo e sociologismo.
In ricordo di ANTONIO SPALLINO (III e IV): lo stile dell’uomo | di Vincenzo Guarracino in LimesLettere
In ricordo di ANTONIO SPALLINO: l’Icmesa di Seveso (luglio 1976)| di Vincenzo Guarracino in LimesLettere
IN RICORDO DI ANTONIO SPALLINO Como, 1° aprile 1925-28 settembre 2017, a cura di Vincenzo Guarracino
IN RICORDO DI ANTONIO SPALLINO
Como, 1° aprile 1925-28 settembre 2017
UN PERSONAGGIO A TUTTO CAMPO:AMMINISTRATORE, INTELLETTUALE E SPORTIVO
I.
Per molti, a Como, è rimasto “il Sindaco” per antonomasia, avendo ricoperto questa carica per tre mandati dal ’70 all’’85, interpretando la politica come servizio, con serenità e rigore, al punto da imprimere una fisionomia ben precisa alla città con interventi decisivi e fortemente innovativi (per tutti, la famosa Città Murata e la Spina Verde).
Uomo politico, sportivo, dirigente e intellettuale, era nato a Como il 1° di aprile del 1925, dove è morto il 28 settembre 2017.
Personaggio di indiscusso e prestigioso passato, è stato molte cose contemporaneamente: amministratore, politico, sportivo, dirigente, pubblicista, bibliofilo.
Impegnato in politica fin dagli anni ’60 nelle file della Democrazia Cristiana, nella quale aveva militato già suo padre, il senatore Lorenzo, è stato assessore all’urbanistica per il comune di Como dal 1965 al 1970 e poi Sindaco per tre mandati dal 1970 al 1985. Tra il ’77 e il ’79, era stato chiamato a far fronte al disastro ecologico dell’Icmesa di Seveso, in Brianza in qualità di Commissario straordinario della regione Lombardia.
Straordinaria, tra scherma e alpinismo, la sua carriera di sportivo. Nella scherma, era stato campione italiano assoluto di spada nel 1949, di fioretto nel 1958, campione del mondo a squadre di spada nel ’49 e di fioretto nel ’54 e ’55, e inoltre aveva vinto tre medaglie olimpiche, tra Helsinki nel ’52 e Melbourne nel ’56.
Nell’alpinismo, aveva fatto due scalate direttissime, l’una su roccia (1955), l’altra su ghiaccio (1956), nel gruppo dell’Ortles, in Alto Adige.
Come dirigente sportivo, era stato Presidente dapprima del Panathlon club di Como dal ’70 al ’74, e successivamente del Panathlon International dall’’88 al ’96, oltre che vice presidente del Comitato Internazionale “fair play”.
Presidente del Centro di Cultura Scientifica “A.Volta”, fin dalla sua origine nel 1981, è stato autore di importanti pubblicazioni che abbracciano ambiti diversi: dall’urbanistica, alla scherma, alla critica letteraria, alla poesia, alla bibliofilia.
Tra questi, vanno ricordati: Una frase d’armi (1997), sulla sua carriera di sportivo, “Ma perché tu non mi creda libero” (2001), sull’amore per i libri, e La Bibliothèque Moselliana. Les livres d’escrime (2005), monumentale compilazione su quanto è stato scritto nel tempo sul tema della scherma; oltre ciò, una raccolta di liriche, Le sepolte voci (1992), e la rivista di poesia e di critica letteraria “Sentimento”, di breve ma luminosa vita, pensata e realizzata nell’immediato dopoguerra, nel 1946, assieme ad alcuni amici (tra i quali, Francesco Somaini e Morando Morandini).
Nel 1995 gli era stata assegnata dalla città di Como l’onorificenza dell’Abbondino d’oro.
Poliedrico e versatile, dunque, dalle molteplici applicazioni e competenze in ambiti diversi e apparentemente contrastanti, in ognuno rivelandosi capace di far tesoro dell’esperienza acquisita per riversarla in un armonico insieme.
Con in più il dono di saper coltivare e trasmettere un patrimonio di memorie, suo e di un’intera generazione, per mezzo della scrittura, lasciando trasparire attraverso la sua filigrana la dote di talenti ricevuti e posti a frutto e tali da comunicare agli altri la forza e ricchezza del suo stesso sistema di valori.
Il tutto, restando sempre fedele a una propria riconoscibile cifra esistenziale, intellettuale e soprattutto morale, corroborato da una serena fede fondata sui valori essenziali, quelli che lo sostenevano a livello intimo e privato ed erano non meno necessari nella vita pubblica: volontà di capire per incidere e cambiare, con competenza tecnica e sensibilità sociale, in una prospettiva trascendente, cercando di conciliare realismo e utopia, senza comunque farsi illusioni sui risultati del suo impegno, consapevole com’è dell’arditezza della sua sfida e rispettoso sempre della qualità dei suoi interlocutori.
mi ricordo …. : Addio PEPPO SPAGNOLI, paladino del Jazz, fondatore della casa discografica Splasc (h), articolo di Alessio Brunialti, in La Provincia 6 marzo 2020
Peppo Spagnoli (2020). Fondatore nel 1982 della Splasc(h), la più importante etichetta discografica di jazz in Italia. Nato ad Arcisate, provincia di Varese, è stato a lungo consigliere comunale per il Pci e lavorò come disegnatore tessile prima di dedicarsi alla musica. Il primo album pubblicato da Splasch(h) fu Lunet, dell’European Quartet del sassofonista Gianni Basso.
Tra le sue scoperte, Paolo Fresu e Luca Flores.
vai a:

Oris e il gatto parlante – In ricordo di ANTONIO ROSSETTO, articolo di Vincenzo Guarracino | in LimesLettere
…
Eminentemente pedagogista e scrittore per ragazzi, Antonio Rossetto riconferma questa sua peculiarità di uomo di scuola anche in questo romanzo “serio”, in cui, come in una sorta di apologo, vengono messe in scena problematiche molto complesse e impegnative, che coinvolgono molti piani, da quello esistenziale a quello affettivo a quello sociale, in un registro solo apparentemente differente dagli altri suoi libri, quelli in chiave propriamente favolistica (altro discorso merita la sua attività di saggista e polemista, tra Povera scuola, 2000, Il contropotere dell’educazione, 2002, e i recentissimi Critica della formazione, 2007, e Il contropotere dell’educazione, 2008).
…
per l’intero articolo vai a
Oris e il gatto parlante – In ricordo di ANTONIO ROSSETTO | LimesLettere
Ermanno, il cane pastore maremmano che ha vegliato per tre giorni e tre notti il padrone morto di infarto, a Nereto (provincia di Teramo), febbraio 2020



leggi questa storia biografica qui:
https://www.ilmessaggero.it/abruzzo/cane_nereto_teramo_veglia_padrone_abruzzo-5031436.html
informazioni biografiche su GISELLA AZZI, in CANI Fabio, 1/2 secolo in famiglia. Custodi del patrimonio culturale lariano. Famiglia Comasca 1969/2019, NodoLibri, Como, 2019. Indice del libro
GRAND HOTEL EUROPA di Ilja Leonard Pfeijffer
Grand Hotel Europa è il magistrale romanzo di Ilja Leonard Pfeijffer sul vecchio continente, dove risiede così tanta storia che non è rimasto spazio per un futuro e dove le prospettive future più realistiche vengono offerte come sfruttamento del passato sotto forma di turismo. È un libro teatrale e lirico sull’identità europea, sulla nostalgia e la fine di un’epoca.
VAI A
e a:
Presentato allo spazio Robinson ‘Grand Hotel Europa’, il nuovo romanzo di Ilja Leonard Pfeijffer sul vecchio continente, dove risiede così tanta storia che non è rimasto spazio per un futuro. Un libro teatrale e lirico sull’identità europea, sulla nostalgia e la fine di un’epoca. L’autore è stato intervistato dalla giornalista di Repubblica Lara Crinò nell’ambito della fiera “Più libri più liberi” che si sta svolgendo a Roma.

