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Appunti sulla storia del Palazzo dell’ Istituto Giosuè Carducci di Como. Progettisti: arch. Cesare Mazzocchi, ing Luigi Catelli, 1908-1910; 1920

L’Istituto Giosuè Carducci di Como ha una storia affascinante che risale all’inizio del XX secolo. Ecco i principali eventi e caratteristiche del palazzo e dell’istituto.

Origini e Costruzione

  • Progetto e Architetto: L’edificio fu progettato dall’architetto milanese Cesare Mazzocchi, coadiuvato dall’ingegnere Luigi Catelli. La costruzione iniziò nel 1909 e si concluse nel 1910, con l’inaugurazione avvenuta il 20 settembre 1910[1][7].
  • Funzione Iniziale: L’istituto nacque con l’intento di promuovere la cultura tra i cittadini comaschi, ospitando l’Associazione “Pro Cultura Popolare”, fondata nel 1903. Questa associazione mirava a offrire opportunità educative e culturali alla comunità[4][7].

Architettura e Struttura

  • Design e Caratteristiche: Il palazzo è caratterizzato da un grande salone, utilizzato per concerti e conferenze, e presenta uno stile architettonico tipico dell’epoca, con elementi decorativi che riflettono le tendenze del primo Novecento[3][4].
  • Ampliamenti: Negli anni successivi, l’istituto ha subito ampliamenti per adattarsi alle crescenti esigenze culturali della città. Questi lavori sono stati anch’essi diretti da Mazzocchi e Catelli[2].

Evoluzione Culturale

  • Attività Culturale: Sin dalla sua fondazione, l’Istituto Giosuè Carducci ha svolto un ruolo cruciale nella vita culturale di Como, organizzando eventi, corsi e attività per la comunità. Ha continuato a operare senza interruzioni, contribuendo significativamente alla crescita culturale locale[4][8].
  • Centenario: Nel 2010, l’istituto ha celebrato il suo centenario con una serie di eventi che hanno messo in luce il suo impatto sulla cultura comasca nel corso degli anni[8].

In sintesi, il Palazzo dell’Istituto Giosuè Carducci rappresenta non solo un’importante opera architettonica, ma anche un fulcro di sviluppo culturale per la città di Como, testimoniando oltre un secolo di impegno nella promozione della cultura e dell’istruzione.

scheda nel volume 1 del libro:


[1] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO160-00005/
[2] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede-complete/CO160-00006/
[3] https://coatesa.com/2012/03/02/il-palazzo-della-associazione-giosue-carducci-storia/
[4] https://www.ciaocomo.it/2019/09/28/associazione-carducci-la-cultura-como-ci-dal-1910-presentata-stagione-coi-fiocchi/183717/
[5] https://www.memorieinfoto.it/fondo/archivio-istituto-giosu%C3%A8-carducci-busta-non-numerata-miscellanea-e-bacheca
[6] https://www.memorieinfoto.it/percorso/como-istituto-giosu%C3%A8-carducci?page=1
[7] https://alessandrovolta.it/luoghi-voltiani/como/istituto-carducci/
[8] https://www.laprovinciadicomo.it/stories/cultura-e-spettacoli/154654_1910-2010_il_carducci_compie_centanni/

L’Associazione dell’Istituto Giosuè Carducci di Como continua a svolgere un ruolo attivo nella promozione della cultura attraverso una varietà di attività. Ecco un riepilogo delle principali iniziative culturali attuali:

Attività Culturali

  • Stagione Musicale: L’associazione organizza concerti e rassegne musicali, come la serie di eventi dedicati all’operetta, che mira a coinvolgere giovani e meno giovani nel recupero della memoria del teatro leggero. La stagione musicale prevede anche il “Concorso Nazionale Mario Orlandoni”, un’importante competizione per giovani cantanti lirici[1].
  • Corsi Artistici: Sono disponibili corsi settimanali di disegno, pittura, incisione e altre tecniche artistiche, tenuti da insegnanti esperti. Questi corsi sono aperti a diverse fasce di età e livelli di abilità, permettendo così a tutti di esprimere la propria creatività[1].
  • Conferenze e Incontri: L’associazione organizza cicli di conferenze su vari temi culturali, dalla storia all’arte contemporanea. Tra i relatori ci sono nomi di spicco nel panorama culturale, e le conferenze trattano temi attuali e storici[1][2].
  • Viaggi Culturali: Sono programmati viaggi culturali che permettono ai partecipanti di esplorare luoghi significativi dal punto di vista storico e artistico, arricchendo così la loro esperienza culturale[1].
  • Museo Casartelli e Archivio Storico: L’associazione gestisce il Museo Didattico Circolante Guido Casartelli e l’Archivio Storico, preservando beni culturali e storici che possono essere visitati e studiati dal pubblico[1].


[1] https://www.ciaocomo.it/2019/09/28/associazione-carducci-la-cultura-como-ci-dal-1910-presentata-stagione-coi-fiocchi/183717/
[2] https://alessandrovolta.it/luoghi-voltiani/como/istituto-carducci/
[
[4] https://www.visitcomo.eu/it/vivere/eventi/Proposte-culturali-dellAssociazione-Carducci/
[5] https://www.visitcomo.eu/it/scoprire/monumenti/monumenti-dal-900/istituto-carducci/index.html

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Appunti su: Il Palazzo delle Poste di Como, situato in via Gallio

Il Palazzo delle Poste di Como, situato in via Gallio, è un edificio emblematico che ha una storia ricca e significativa. Inaugurato nel 1925, il palazzo è stato progettato per ospitare l’ufficio postale della città e si distingue per la sua imponente struttura che comprende due corti laterali e un ampio salone centrale[2][3][4].

Architettura e Design

Il progetto del Palazzo delle Poste è attribuito a Cesare Bazzani, un architetto noto per il suo contributo all’architettura durante il periodo fascista. La struttura combina elementi di design classico con funzionalità moderna, riflettendo le esigenze del servizio postale dell’epoca. La facciata presenta dettagli architettonici distintivi, come colonne e decorazioni che richiamano stili tradizionali, reinterpretati in chiave contemporanea[3][8].

Funzione e Importanza

Sin dalla sua apertura, il Palazzo delle Poste ha svolto un ruolo cruciale nella vita quotidiana di Como, fungendo non solo da centro per i servizi postali ma anche come punto di riferimento architettonico nella città. Con il passare degli anni, ha subito vari interventi di restauro per preservarne l’integrità e la bellezza[2][4].

Celebrazioni Recenti

Nel 2017, il Palazzo ha celebrato il suo 92° anniversario, un’occasione che ha visto l’organizzazione di eventi e mostre per commemorare la sua storia e il suo significato per la comunità locale[3][4]. Questi eventi hanno messo in evidenza l’importanza del palazzo non solo come struttura funzionale, ma anche come simbolo della storia urbana di Como.

In sintesi, il Palazzo delle Poste di Como rappresenta un esempio significativo di architettura pubblica del XX secolo in Italia, con una storia che continua a influenzare la vita della città.

scheda a pagina 90 del volume 1 del libro:

https://coatesa.com/2025/01/20/fabio-cani-larchitettura-del-xx-secolo-in-provincia-di-como-volume-1-1900-1945-volume-2-1945-2000-nodolibri-editore-2016/

[2] https://www.quicomo.it/eventi/anniversario-poste-via-gallio-como.html
[3] https://www.espansionetv.it/2017/09/27/como-via-gallio-il-palazzo-delle-poste-compie-92-anni-viaggio-tra-passato-e-futuro/
[4] https://www.quicomo.it/eventi/mostre/mostra-poste-italiane-via-gallio.html
[5] https://www.youtube.com/watch?v=5UK_QGinc8A

[7] https://www.tripadvisor.it/ShowUserReviews-g187835-d23682653-r813164126-Palazzo_Delle_Poste-Como_Lake_Como_Lombardy.html

Il Palazzo delle Poste di Como, situato in via Gallio, è un esempio significativo di architettura pubblica del XX secolo, progettato dall’architetto Cesare Bazzani e inaugurato nel 1925. Le sue caratteristiche architettoniche principali includono:

Caratteristiche Architettoniche

  • Stile Architettonico: Il Palazzo è realizzato in uno stile che combina elementi classici e moderni, con influenze del Rinascimento italiano. La facciata presenta linee eleganti e proporzioni armoniose, tipiche dell’architettura pubblica dell’epoca.
  • Struttura: L’edificio si compone di tre piani, con un ampio salone centrale e spazi dedicati agli uffici. La pianta è caratterizzata da un layout funzionale che ottimizza l’uso degli spazi interni.
  • Finiture e Decorazioni: La facciata è arricchita da decorazioni in stucco e dettagli ornamentali che riflettono il gusto dell’epoca. Elementi come cornici, fregi e finestre decorate contribuiscono all’estetica complessiva dell’edificio.
  • Materiali Utilizzati: L’uso di materiali di alta qualità, come il marmo e il ferro battuto, è evidente nelle finiture esterne e interne. Questi materiali non solo conferiscono un aspetto elegante ma garantiscono anche la durabilità dell’edificio.
  • Funzionalità: Il Palazzo è stato progettato per ospitare le operazioni postali in modo efficiente, con sportelli al piano terra accessibili al pubblico e uffici amministrativi ai piani superiori. Questa organizzazione spaziale riflette l’importanza dei servizi postali nella vita quotidiana della comunità.

In sintesi, il Palazzo delle Poste di Como non è solo un edificio funzionale, ma anche un’opera d’arte architettonica che rappresenta la storia e l’identità della città. La sua progettazione attenta alle esigenze pratiche, insieme alla cura per i dettagli estetici, lo rende un punto di riferimento significativo nel panorama architettonico comasco.



[4] https://www.quicomo.it/eventi/anniversario-poste-via-gallio-como.html

Il design del Palazzo delle Poste di Como è stato influenzato dallo stile Liberty, sebbene non sia un esempio puramente liberty. Questo stile, noto anche come Art Nouveau, è caratterizzato da linee sinuose, forme organiche e decorazioni ispirate alla natura. Di seguito sono evidenziate le principali influenze liberty nel Palazzo delle Poste:

Influenze dello Stile Liberty

  • Decorazioni Floreali: Il Palazzo presenta elementi decorativi che richiamano la natura, tipici dello stile Liberty, come motivi floreali e linee curve. Questi dettagli decorativi contribuiscono a un’atmosfera di eleganza e fluidità visiva[4].
  • Forme Sinuose: Anche se il Palazzo ha una struttura più rigida rispetto ad altri edifici in stile Liberty, alcuni dettagli architettonici mostrano l’uso di forme morbide e dinamiche, che riflettono l’estetica di questo movimento artistico[4][2].
  • Materiali e Finiture: L’uso di materiali pregiati e finiture elaborate è un’altra caratteristica condivisa con lo stile Liberty. Elementi come il ferro battuto e le vetrate decorate possono essere presenti nell’edificio, contribuendo a creare un senso di artigianalità e bellezza[4][7].
  • Contesto Culturale: Durante il periodo della costruzione del Palazzo, l’architettura liberty era in voga in molte città italiane, inclusa Como. Questo contesto culturale ha sicuramente influenzato le scelte progettuali, integrando elementi moderni con riferimenti storici[2][3].

In sintesi, sebbene il Palazzo delle Poste di Como non sia un esempio puramente liberty, presenta diverse influenze di questo movimento, manifestandosi attraverso decorazioni, materiali e un approccio estetico che riflette la bellezza e la funzionalità tipiche dell’epoca.



[2] https://www.peverellicode.com/it/design/il-liberty-su-lago-di-como/

[4] https://www.teknoring.com/guide/guide-architettura/stile-liberty-art-nouveau-definizioni/
[5] https://www.quicomo.it/eventi/anniversario-poste-via-gallio-como.html

[7] https://agatahomedesign.it/stile-liberty-storia-e-caratteristiche-dellart-nouveau/

A Como e nei suoi dintorni, ci sono diversi edifici che rappresentano lo stile Liberty, noto anche come Art Nouveau. Ecco alcuni dei più significativi:

Edifici Liberty a Como

  • Villa Bernasconi: Situata a Cernobbio, è uno degli esempi più emblematici dello stile Liberty nella zona. Oggi ospita un museo e presenta una ricca decorazione floreale e dettagli architettonici tipici di questo movimento [1].
  • Imbarcadero di Cernobbio: Questo pontile, situato in Piazza Risorgimento, combina elementi in stile Liberty con dettagli neogotici. È un luogo di imbarco per i battelli che navigano sul Lago di Como [1].
  • Villa Peduzzi: Situata a Pigra, questa villa è stata recentemente ristrutturata e unisce elementi moderni a quelli liberty, offrendo un esempio di come il design contemporaneo possa integrarsi con l’architettura storica [1].
  • Villa Erba: Questa storica villa si trova a Cernobbio ed è un altro esempio dell’architettura Liberty nella regione. È nota per i suoi giardini e la vista sul lago [5].
  • Casa del Fascio: Progettata da Giuseppe Terragni, sebbene non sia puramente liberty, presenta alcune influenze di questo stile nella sua decorazione e nelle proporzioni [2].

Altri Esempi

  • Villa Sucota: Situata lungo la strada per Cernobbio, questa villa ha subito ristrutturazioni nel corso degli anni, mantenendo però alcuni elementi liberty nel suo design [2].
  • Villa Zucchi: Un’altra villa che presenta caratteristiche dello stile Liberty, situata lungo il viale Geno [2].

Questi edifici non solo arricchiscono il panorama architettonico di Como ma rappresentano anche un’importante testimonianza della storia culturale e artistica della regione durante il periodo della Belle Époque.


[1] https://www.peverellicode.com/it/design/il-liberty-su-lago-di-como/
[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Ville_e_palazzi_di_Como
[3] https://www.pixeloose.it/liberty-lombardia/
[4] https://it.wikivoyage.org/wiki/Il_Liberty_a_Cernobbio,_Como_e_Brunate
[5] https://www.moranditour.it/it/viaggio/47-como-liberty-tour
[6] https://www.wikimedia.it/news/liberty-como-wikipedia-leditathon-villa-bernasconi/
[7] https://viaggi.corriere.it/itinerari-e-luoghi/cards/monumenti-liberty-in-italia-15-gioielli/?img=4
[8] https://www.quicomo.it/attualita/villa-aureggi-lake-como.html

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PALAZZO NATTA (costruito nel secondo Cinquecento), in Via Natta, nel centro storico di Como. Schede storico-informative e fotografie

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pagine 136-139 del libro:

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Il Palazzo Natta è un edificio storico situato a Como n Via Natta.

Originariamente acquistato dalla famiglia Lambertenghi nel 1579, il palazzo ha subito diverse ristrutturazioni, probabilmente progettate da Giovanni Antonio Piotti[5][6].

Storia e Architettura

Il Palazzo Natta è un esempio significativo di architettura residenziale e terziaria a Como.

La sua costruzione risale al secondo Cinquecento e riflette lo stile dell’epoca, con dettagli architettonici che ne evidenziano il valore storico e culturale[1][6].

Dopo anni di utilizzo come sede degli uffici comunali, il palazzo è stato recentemente riconvertito in uno spazio per esposizioni e mostre temporanee, noto come Spazio Natta[2][3].

Recentemente, la giunta cittadina di Como ha approvato un progetto di ristrutturazione da mezzo milione di euro per trasformare il Palazzo Natta nella Casa della Cultura di Como[7]. Questo progetto mira a valorizzare ulteriormente l’edificio e a promuovere attività culturali nella città.

Importanza Culturale

Il Palazzo Natta non è solo un importante esempio di architettura storica, ma rappresenta anche un centro culturale emergente per la comunità di Como. La sua trasformazione in Casa della Cultura sottolinea l’impegno della città nel preservare il patrimonio storico mentre si promuovono nuove iniziative culturali[4][7].


[1] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO180-00143/
[2] https://www.visitcomo.eu/it/vivere/luoghi-della-cultura/spazio_natta/
[3] https://www.comune.como.it/vivere-il-comune/luoghi/Spazio-Natta/
[4] https://comozero.it/attualita/como-centro-storico-palazzo-natta/
[5] https://ebike-alpexperience.eu/it/b/382/palazzonattacomo
[6] https://www.ibs.it/palazzo-natta-architettura-a-como-libro-stefano-della-torre/e/9788871853741
[7] https://www.espansionetv.it/2024/12/24/mezzo-milione-per-palazzo-natta-diventera-la-casa-della-cultura-di-como/
[8] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede-complete/CO180-00143/

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Edificio di architettura razionalista: NOVOCOMUM, Giuseppe Terragni, 1928/1929

da

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Palazzo condominiale Novocomum, Italia (1928-29) di Giuseppe ...

Il Novocomum è un edificio multipiano ad appartamenti situato a Como, progettato dall’architetto Giuseppe Terragni e costruito tra il 1928 e il 1929. È considerato uno dei primi esempi di architettura razionalista in Italia e rappresenta un simbolo della nascente architettura moderna nel paese128.

L’edificio fu commissionato nel 1927 dalla società immobiliare Novocomum di Olgiate Comasco, con Elio Peduzzi come amministratore delegato, e affidato al giovane Terragni, che all’epoca aveva appena 23 anni145. Il progetto iniziale presentato al Comune era in stile neoclassico per evitare il rifiuto, ma la costruzione finale mostrava un design innovativo e radicalmente moderno, ispirato alle avanguardie internazionali come il razionalismo tedesco, l’espressionismo e il costruttivismo sovietico15.

Il Novocomum si distingue per l’uso di volumi geometrici ben definiti (cubici e cilindrici), l’alternanza di pieni e vuoti, e l’impiego di materiali e tecnologie all’avanguardia per l’epoca, come vetro, cemento armato e ferro. Anche gli arredi interni furono progettati da Terragni, rappresentando uno dei primi esempi di design razionalista europeo, con un’attenzione particolare alla produzione in serie e all’esaltazione dei materiali industriali6.

L’edificio, alto cinque piani e costruito su un lotto trapezoidale, presenta una facciata caratterizzata da diverse tonalità di colore (nocciola, giallo, arancione e blu) per evidenziare la sua identità lineare e geometrica7. Per la sua forma particolare, fu soprannominato “Transatlantico” dai comaschi, per il richiamo alle navi oceaniche37.

In sintesi, il Novocomum di Giuseppe Terragni è un capolavoro dell’architettura razionalista italiana, che ha segnato l’inizio di una nuova era nell’edilizia residenziale e nel design, con un forte legame con le correnti internazionali di avanguardia e un impatto duraturo sulla città di Como e sull’architettura moderna1568.

  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Novocomum
  2. https://www.archweb.com/architetture/novocomum/
  3. https://upel.va.it/it/news/palazzo-novocomum-o-transatlantico/
  4. https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede-complete/3m080-00038/
  5. http://www.instoria.it/home/terragni_razionalismo.htm
  6. https://maarc.it/opera/edificio-ad-appartamenti-novocomum/
  7. http://dialecticsofmodernity.manchester.ac.uk/essay/417
  8. https://www.visitcomo.eu/it/scoprire/monumenti/monumenti-dal-900/novocomum/
  9. https://www.lechler.eu/it/home/news/artmid/3450/articleid/4687/200-terminato-il-restauro-della-facciata-posteriore-del-novocomum-icona-dell%E2%80%99architettura-moderna-tutto-con-prodotti-chr232on

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Palazzo con pareti affrescate, in Via Garibaldi/angolo Via Carcano

vai a questo post

https://www.alamy.it/como-italia-20-marzo-2022-l-angolo-del-palazzo-ornato-affrescato-situato-all-angolo-tra-le-vie-pedonali-via-garibaldi-e-via-carcano-a-mar-image471526135.html

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VIE E CASE del CENTRO STORICO DI COMO, percorso con CLEMENTE TAJANA. Iniziativa a cura della Università popolare, 16 maggio 2019


Questo percorso guidato da Tino Tajana fa seguito alla seguente  lezione

Architettura raccontata. Storie visive delle CASE DEL CENTRO STORICO DI COMO, lezione di Clemente Tajana, alla Università Popolare, Istituto Carducci, via Cavallotti 7, 9 maggio 2019, ore 15.30. Appunti di Paolo Ferrario


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CASE A CORTE riunite: la CASA BAZZI, oggi in Via Olginati.

L’orto era dove attualmente c’è la pizzeria di Piazza Mazzini

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La Cortesella era dove poi fu costruita la Banca d’Italia. Nella piazza c’era il macello, è lì di fronte una “nevera”, per conservare il cibo

CASE A GRATICCIO, di fronte all’attuale bar Hemingway

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L’allineamento da Piazza Roma alla statua di Alessandro Volta. Ecco il motivo per cui non è al centro della piazza

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Ora si cammina lungo la Via Vitani

La Via Vitani era il CARDO romano

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Dove era il TEATRO ROMANO e dove poi sarà costruito l’ “ospitalis” Valduce

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La CASA MADRE DI VITANI, con muri in pietra bianca di Musso e Nera di Varenna

Dietro, invisibile dall’esterno, c’è una bellissima corte con porticato

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In un cortile di Via Vitani

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Ancora in un cortile di Via Vitani

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All’interno della CASA VINCENZIANA di Via Primo Tatti

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Il CARDO proseguiva da Via Bonanomi (dove attualmente c’è il numero 14)

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Nell’ attuale Piazzolo Terragni per vedere il DECUMANO (attuale Via Indipendenza)

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Casa a corte nella attuale Via Adamo del Pero 8

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Il BATTISTERO che si può intravedere dal cortile di Piazza San Fedele 36

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La TORRE DEGLI ASINI di piazza san Fedele, accanto all’attuale negozio trombetta

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Le colonne romane di Piazza san Fedele

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Le CASE A GRATICCIO  di Piazza San Fedele

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La probabile ubicazione del FORO ROMANO, attualmente nei due cortili adiacenti di Via Indipendenza n. 26. Si sporgono sul Decumano

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Fabio Cani, XXCO, L’ARCHITETTURA DEL XX SECOLO IN PROVINCIA DI COMO, volume 2: 1945-2000, NodoLibri, 2017. Indice del libro

scheda dell’editore:

https://www.nodolibri.com/architettura-e-urbanistica/66-xxco-l-architettura-del-xx-secolo-in-provincia-di-como-1945-2000.html

Il doppio volume illustrato, corredato da introduzioni, approfondimenti, cartine, bibliografia e indici, ripercorre l’intero Novecento architettonico comasco attraverso un percorso ragionato, e innovativo, costituito da 366 dettagliate schede di edifici pubblici, religiosi, residenze private, ville scenografiche, stabilimenti produttivi, impianti sportivi, infrastrutture… dai più noti ai più discosti. Un viaggio affascinante tra architettura, paesaggi, storia e società, moda e modi di vivere, per riflettere su un secolo tanto breve quanto intenso.

Facendo un grande sforzo di selezione, per gli anni dal 1945 al 2000, XXCO presenta 215 edifici, tutti (o quasi) visibili, almeno da lontano, e tutti (o quasi) documentati con precisione: un patrimonio distribuito in ogni angolo della provincia, e per ogni tipologia di costruzione. Ci si può così rendere conto che molti più noti prodotti “made in Como” sono nati in edifici di grande interesse (e la cosa non può essere considerata di scarso significato) o che persino l’intervento pubblico ha saputo coniugare – a tratti – le esigenze pratiche con la creatività progettuale. Senza esagerare, si può dire che molte di queste architetture sarebbero degne di entrare nell’immaginario collettivo, di essere viste e visitate, integrate in una rete di percorsi alla scoperta di un territorio che, anche nei tempi più recenti, non è stato solo martoriato, ma a volte anche valorizzato.

Nello specifico: la ricostruzione e il boom, l’eredità razionalista, le nuove alternative progettuali, i quartieri residenziali economico-popolari, le chiese moderne, i servizi pubblici, la confusione e il continuo rimescolamento dei linguaggi, fino all’incontro/scontro tra vecchie e nuove generazioni sullo scorcio del secolo.

Un percorso per leggere la storia del Novecento attraverso gli edifici.

Se il Novecento comasco resta, nel suo complesso, un grande sconosciuto, la sua seconda metà è persino un enigma. L’affermazione può suonare provocatoria, ma è la semplice verità. Incredibilmente, infatti, man mano che ci si avvicina all’attualità le nostre conoscenze diminuiscono, o quantomeno si fanno più incerte e confuse. Aderendo senza pensarci troppo all’invito manzoniano di lasciare “ai posteri l’ardua sentenza”, la città e il territorio non si preoccupano mai di capire e di conoscere cosa sia successo negli ultimi decenni.

Ciò vale anche per l’architettura. Se, per i primi decenni del secolo, l’interesse verso alcuni gruppi e stili (i razionalisti, il liberty, il futurismo) ha prodotto una certa proliferazione di studi, anche se ha avuto l’effetto di oscurare – a volte – altri protagonisti, per la seconda metà le ricerche sono davvero poche. Eppure gli argomenti di sicuro interesse non mancano: l’eredità dei razionalisti, il ruolo non secondario del Comasco nell’elaborazione di modelli residenziali economici, la ricaduta sul territorio delle nuove istanze ecclesiali prodotte dal Concilio Vaticano II, il confronto tra il dibattito internazionale e la produzione locale, l’emergere di linguaggi locali capaci di attirare l’interesse generale (come per la scuola “ticinese”). Tutte cose che per lo più sono rimaste confinate in qualche articolo in punta di penna o in contributi di specializzazione estrema.

Viceversa, basta armarsi di una buona dose di curiosità e di una discreta voglia di girovagare per trovare – dentro e fuori il capoluogo, sulle ridenti sponde del lago come nell’operosa pianura verso Milano, nelle vallette come sulle cime – opere degne di considerazione, in grado di illuminare una cultura architettonica che non sfigura nemmeno messa a confronti con i grandi capolavori degli anni Trenta. Ma non sono solo le opere dei maestri del secondo Novecento riconosciuti a livello internazionale a evidenziare l’interesse del territorio, sono anche e soprattutto le molte realizzazioni nate da un rapporto diretto con il contesto (sia dal punto di vista morfologico che da quello culturale) a contribuire alla qualità dell’architettura comasca e lariana del secondo Novecento.

Facendo un grande sforzo di selezione, per gli anni dal 1945 al 2000, XXCO presenta 215 edifici, tutti (o quasi) visibili, almeno da lontano, e tutti (o quasi) documentati con precisione: un patrimonio distribuito in ogni angolo della provincia, e per ogni tipologia di costruzione. Ci si può così rendere conto che molti più noti prodotti “made in Como” sono nati in edifici di grande interesse (e la cosa non può essere considerata di scarso significato) o che persino l’intervento pubblico ha saputo coniugare – a tratti – le esigenze pratiche con la creatività progettuale. Senza esagerare, si può dire che molte di queste architetture sarebbero degne di entrare nell’immaginario collettivo, di essere viste e visitate, integrate in una rete di percorsi alla scoperta di un territorio che, anche nei tempi più recenti, non è stato solo martoriato, ma a volte anche valorizzato.

E in ogni caso resta di fondamentale importanza prendere coscienza di cosa è oggi la realtà di Como e del territorio circostante e di come è diventata così.

vedi la scheda del volume 1:

Conosco Como? · Palazzi ed edifici · Villa Geno

dalla casa di G. ed E.: la Como degli architetti razionalisti del primo Novecento

Nodo Libri · Palazzi ed edifici

Visita guidata a Palazzo Odescalchi Conferenza (con proiezioni) di Andrea Bonavita e Marco Leoni, 22 febbraio 2014, da Newsletter NodoLibri 21/02

22 FEBBRAIO: Visita guidata a Palazzo Odescalchi
Conferenza (con proiezioni) di Andrea Bonavita e Marco Leoni

 
Sabato 22 febbraio alle 17, approfondimento della storia diPalazzo Odescalchi, ora sede della Biblioteca Comunale di Como, con la guida degli architetti Andrea Bonavita e Marco Leoni, due degli autori dei contributi contenuti nel volume Gli Odescalchi a Como e Innocenzo XI. Committenti, artisti, cantieri.

Ingresso libero

Il volume – promosso dalla Diocesi di Como, con il contributo e il sostegno di numerosi enti a 400 anni dalla nascita di Benedetto Odescalchi – è un’attenta ricognizione dei ricchi e complessi rapporti che l’importante famiglia Odescalchi ebbe con il mondo dell’arte, anche a seguito della posizione di primo piano raggiunta a Roma con l’elezione a pontefice di Benedetto (papa dal 1676 al 1689 con il nome di Innocenzo XI).

Di questa grande famiglia vengono indagati i diversi rami, con le residenze urbane e quelle di campagna, con le cappelle di famiglia e le importanti realizzazioni nelle chiese del territorio (non meno di sei palazzi in città, otto ville nei dintorni e cinque tra chiese, altari e cappelle).

 

€ 30,00
[http://www.nodolibrieditore.it/scheda-libro/autori-vari/gli-odescalchi-a-como-e-innocenzo-xi-9788871852225-156207.html]

Immagine News Nodo 
Nodo Libri · Palazzi ed edifici

Gli Odescalchi a Como e Innocenzo XI, edito da Nodo Libri, Mercoledì 19 dicembre alle 21.00 il volume sarà presentato a Como in Biblioteca Comunale

CHIAVE DI VOLTA
associazione culturale
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LUOGHI ARTE VITA

NEWSLETTER del 17 dicembre 2012

In occasione della nostra recente visita a Palazzo Odescalchi, guidata
da Maria Grazia Soldini che ne ha curato il restauro, abbiamo menzionato
l’imminente uscita del libro “Gli Odescalchi a Como e Innocenzo XI°
un volume, edito da Nodo Libri, relativo alla committenza Odescalchi
nel territorio comasco.
Mercoledì 19 dicembre alle 21.00 il volume sarà presentato a Como
in Biblioteca Comunale, lo segnaliamo per chi fosse interessato.

A tutti ricordiamo poi il nostro appuntamento per gli auguri di Natale
in Santa Cecilial’unica architettura barocca integra e conservata
della città: un gioiello che testimonia un gusto, un’epoca e
un importante momento di storia cittadina.

Domenica, 23 dicembre – ore 11.00
Como, Chiesa di Santa Cecilia, Via Cesare Cantù

COMO città · Palazzi ed edifici

il Palazzo della Associazione Giosue Carducci | Storia

1910 – Grazie a provvidi donatori, di cui il più generoso fu lo stesso ing. Musa, su un terreno ceduto dal Comune a un prezzo di favore, venne eretto in viale Cavallotti l’edificio intitolato a un poeta nazionale, Giosue Carducci. Progettato dal milanese architetto Cesare Mazzocchi, cugino del Musa, il palazzotto è dotato di un grande salone per concerti e conferenze, ed è studiato su misura per ospitare le numerose attività della pro Cultura. Accanto all’edificio, sorse un giardino arricchito da piantumazioni di pregio (fra l’altro, di un grande roseto) e di un arredo adatto (laghetto con ponticello, grotta con un acquario), che dopo la seconda guerra mondiale entrarono a far parte dell’attrezzatura del parco zoologico cittadino. Il presidente Musa chiamò alla vicepresidenza l’avv. Guido Casartelli, segretario della Camera di Commercio, assessore comunale all’economia, principale organizzatore e direttore dell’Esposizione Voltiana del 1899. In segreteria entrarono Giuseppe Bedetti e quindi Clotilde Cavalleri, che sposò la causa del Carducci per tutta la sua vita con generosità, entusiasmo e un’indomabile energia. Corsi di studio, conferenze, concerti, si svilupparono al punto tale che gli organizzatori si decisero a fare un passo estremamente impegnativo sul piano finanziario, valendosi di un prestito della Cassa di Risparmio: la costruzione di una nuova ala del Carducci. Durante la Grande Guerra, il Carducci, oltre al suo consueto bollettino di notizie sull’attività del sodalizio, la “Piccola fonte”, pubblicò un periodico di incitamento patriottico e appoggio ai soldati in trincea, “Il Dovere”. Nel 1919 a Como, allora città di 50000 abitanti, i soci della pro Cultura erano 3547, oltre il sette per cento della popolazione.

VAI A:  Associazione Giosue Carducci | Storia.

Centro Storico di Como · Conosco Como? · Palazzi ed edifici

Matteo Gianoncelli, Stefano Della Torre, Proprietà e uso delle case della Città Murata di Como dal Cinquecento all’Ottocento, New Press, 1984

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