Cigni di lago

Succedeva qualche settimana fa, in una tarda e fredda mattina mentre camminavamo sul lungolago. La bellezza annidata in un’ansa: 22 cigni. Alcuni veleggiano con la sicurezza della loro eleganza  fra i riflessi del sole e altri, sulla battigia, sono intenti nella minuziosa pulizia di zampe ed ali e untamento (questa parola è rubata a Carlo Emilio Gadda) delle piume. Si mescolano silenziosi i candidi adulti e i curiosi novellotti, le cui striature grigiastre rammentano il loro non lontano ingresso nel mondo. I passanti, anche se frettolosi, volgono loro di striscio lo sguardo, qualche madre indugia trattenuta dal bambino che tiene per mano e che punta l’indice con esclamazioni di gioia. Una clocharde sminuzza il suo pane, circondata da quella nuvola bianca impegnata ad afferrare i brandelli. Per imitazione e per assecondare il ciclo della nutrizione entro in un bar e ne esco con qualche brioche e faccio gli stessi gesti, attento a ben distribuire i bocconi. I cigni vengono e vanno e, infine, tuffano nel biancore il lungo collo e si cullano nel sonno. Viviamo in un luogo di straordinaria geografia, cui fa da contrappeso una più modesta antropologia.                               Fotografie di Luciana Connessioni: Il colore bianco http://www.goear.com/files/external.swf?file=e952893

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Il Lario

Per non perdere una traccia (un ritaglio di giornale) torno sulle rive del lago. “Non è facile – come sanno i più – stabilire quando appros­simativamente l’uomo si sia affacciato per la prima volta sulle rive del Lario; venne quasi certamente dal Sud, e pro­babilmente non prima del terzo (e forse neppure del secondo) millennio avanti Cristo. Ma chiunque esso fosse – ligu­re-mediterraneo, o d’altra stirpe oggi ignota – non possiamo pensare senza emozione a questo nomade dell’età neolitica che – cacciando il cervo, il cinghiale ed il lupo nelle nostre fore­ste, e la lontra sulle ripe selvagge delle nostre acque – primo ascoltò il ritmico pulsare delle onde del Lario, il fragore lontano dei torrenti, i richiami delle fiere in libertà, il rombo del tuono ri­percosso dall’eco delle valli ancora in­violate e misteriose: negli occhi di que­st’uomo si specchiarono per la prima volta, striati dagli stormi lamentosi dei lamentosi uccelli acquatici, gli stessi placidi tramonti che decine e decine di secoli più tardi avrebbero commosso i grandi poeti dell’età romantica. (…) Fra gli ultimi letterati e viaggiatori dell’Ottocento, (…) il lettore ne troverà alcuni che si pongono esplicitamente la domanda: d’onde nascono la fama e l’innegabile incanto del Lario? Fra le diverse risposte una sembra oggi ri­scuotere maggior credito: è quella che indica nella melanconìa l’attrattiva più patetica ed efficace esercitata dal Lago di Corno sugli spiriti di ogni tem­po. Ma è una spiegazione che non reg­ge. La sottile […]

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Coda di Agosto

  Dal buen ritiro alla città e dalla città al buen ritiro. Per ricordare il giro di lago che ci ha regalato il vicino di casa e la sua vocazione per la meccanica e le barche.. Andata: da Nesso frazione Coatesa E ritorno: da Como – per Blevio, Torno, Faggeto, Careno –  a Nesso frazione Coatesa “Quel ramo del lago di Como …” No … non quello: questo undefined

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