formazione · GENIUS LOCI

FOGLIE E RADICI DEL BOSCO NARRATIVO Laboratorio residenziale intensivo di scrittura, a cura di Leonora Cupane, Cefalù (PA), 24-28 agosto 2011

Anche quest’anno il Centro Studi Narrazione Le Città Invisibili organizza un laboratorio intensivo di scrittura in campagna, per poter conciliare un momento di assoluto relax e la passione per la scrittura. Cinque giorni, dal 24 al 28 agosto, nell’agriturismo Fattoria Pianetti (www.fattoriapianetti.com) , sulle Madonie, non lontano da Cefalù.

Grazie e buona estate

 

 

FOGLIE E RADICI DEL BOSCO NARRATIVO

Laboratorio residenziale intensivo di scrittura

 

Possiamo immaginare un “bosco narrativo” dentro di noi, composto da molteplici linguaggi dai timbri diversi, che come piante selvatiche inestricabilmente si intrecciano e fioriscono nella nostra scrittura. Essa, così come il bosco, ha una parte matura e rigogliosa, visibile (le foglie) e una parte invisibile, che pesca in giacimenti sotterranei (le radici). L’obiettivo del laboratorio sarà quindi provare a distinguere i differenti linguaggi che compongono il nostro personale bosco narrativo, imparando a curarne le foglie e a individuarne la radice, ovvero la fonte originaria della nostra scrittura, ciò che la rende unica e allo stesso tempo condivisibile, comunicabile.

 

Sperimenteremo fertili dialoghi fra la scrittura percettiva, la scrittura immaginativa, la scrittura autobiografica e la scrittura poetica, provando a individuare ogni volta la connessione con esperienze primarie e fondanti della nostra esistenza, e scoprendo quale fra queste piante  – linguaggi (la poesia, la descrizione, l’invenzione, l’autobiografia) abbia in noi la radice più profonda, quella che può nutrire con maggior forza il nostro albero di parole.

 

Infatti, alla radice del linguaggio poetico c’è il ritmo, che riporta alla matrice della vita, alle ninne nanne, all’essere cullati, al battito cardiaco materno; alla radice del linguaggio descrittivo –percettivo, con la sua concretezza e attenzione ai dettagli, ci sono la curiosità per il reale e la straordinaria capacità di stupore che caratterizzano l’infanzia; il linguaggio immaginativo ha la radice nella possibilità infantile di inventare mondi fantastici e di abitarvi pienamente; infine, il linguaggio autobiografico ha la radice nella naturale inclinazione dell’infanzia a filtrare tutta la realtà attraverso l’esperienza soggettiva, e nella potenza della sua memoria corporea e sensoriale. Come vediamo, è nella prima età della vita che possiamo collocare le radici delle nostre capacità espressive, ed è lì che riandremo con la memoria per provare a smuovere il terreno espressivo adulto e ridargli nuova linfa in modo che anche le foglie (le parole) ne vengano nutrite e brillino di luce diversa. 

 

Oltre a scrivere durante le ore centrali del giorno, faremo alcune esperienze di scrittura in orari particolari (la sera tardi, la mattina presto, al tramonto) per osservare come la variazione del clima, dell’atmosfera, i differenti rumori della campagna, corrispondano a variazioni nel tono emotivo dei testi prodotti, favorendo differenti accessi ai “giacimenti” interiori.

 

Il gruppo sarà strumento prezioso di lavoro grazie alla contaminazione fra le differenti voci, all’incrocio degli sguardi, alla condivisione.   

 

 

La sede del laboratorio è l’agriturismo Pianetti (www.fattoriapianetti.com) a 750 metri d’altezza nello splendido parco naturale delle Madonie, per unire scrittura a relax assoluto, fra pascoli e boschi di querce secolari.

 

Giorni e orari:

Mercoledì 24 agosto ore 17-20.30 e 22-23.00

Giovedì 25 agosto 10.00 – 13.30 e 16.30-20.30

Venerdì 26 agosto 7.30 -11.30, 16.30- 20.30

Sabato 27 agosto 16 -20.30 e 22-23.30

Domenica 28 agosto 9.30 – 13.30

 

 

Costo del laboratorio escluso il soggiorno: 200 euro

Costo:  420 euro, inclusa la pensione completa di 4 giorni in agriturismo.

 

Per informazioni e iscrizioni tel. 339-6587379 o 331 9182347, o rispondete a questa mail.

 

Il laboratorio sarà condotto da Leonora Cupane, formatrice specialista in metodologie di scrittura autobiografica, diplomata alla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (www.lua.it). Conduce percorsi formativi sulla scrittura narrativa, autobiografica e poetica per studenti, docenti, operatori sociali, psicologi, e da anni tiene laboratori di scrittura di sé per anziani. E’ psicologa e svolge attività di sostegno e consulenza individuale e di coppia attraverso la scrittura. Sta seguendo la scuola di specializzazione in psicoterapia della Gestalt. E’ un’appassionata studiosa e cultrice di metodologie poeto-terapeutiche(poetry-therapy). Nel 2008 ha fondato a Palermo il Gruppo di Ricerca e Sperimentazione autobiografica poetica Narrantinversi”. Esegue lavori di revisione critica ed editing di saggi, racconti, romanzi e poesie. Ha scritto “Il corpo parlante: la poesia come pratica di cura autobiografica”, in “Attraversare la cura: strumenti, contesti e metodi della scrittura di sé”, di L. Formenti (a cura di), Erickson 2009.

Acqua · Brienno · Natura · Terra e Clima

Frana di Brienno, un effetto valanga lungo mille metri

Il cemento selvaggio non c’entra con la pioggia di fango e detriti che giovedì scorso ha causato danni ingentissimi a Brienno. Ieri mattina, passando in rassegna le tante immagini scattate in questi giorni (anche con l’ausilio di elicotteri) lungo le dorsali a monte dell’abitato si è scoperto da dove è partita la frana che ha travolto Ca’ Nova, cancellando due abitazioni, un ponte romanico e seminando grande paura tra i residenti. La conferma giunge dal sindaco Patrizia Nava, che anche ieri è stata per l’intera giornata in Municipio.

«La documentazione fotografica di cui siamo in possesso ha certificato che la frana si è staccata in località Pian D’Erba, a quota 1.165 metri, al confine tra Brienno e Schignano (quindi sono circa 960 i metri di dislivello dal paese) – spiega il primo cittadino -. Il terreno non ha retto a tutta quella pioggia. Probabilmente c’era già una situazione di dissesto – non nota – in atto. È accaduto un po’ quel che succede con una valanga. Il movimento franoso si è ingrossato man mano che scendeva verso il paese. E gli effetti in Ca’ Nova sono stati devastanti».

Il sindaco dunque non ci sta ad accostare quanto accaduto con la cementificazione in atto (in gran parte) del Centro lago. «Brienno è il Comune del territorio che ha avuto il minor incremento quanto a nuove edificazioni – conferma Patrizia Nava -. Siamo nell’ordine del 5% da inizio mandato. Abbiamo cercato anzitutto di recuperare i nuclei storici, guardando con attenzione anche alla manutenzione della montagna. Ciò che è accaduto proprio non poteva essere previsto».

da Il Giorno – Como – Frana di Brienno, un effetto valanga lungo mille metri.

Acqua · COATESA: frazione di Nesso · FOTOGRAFIE · Lago · spazio

Il balenottero felice dentro la grotta di Coatesa

Una porta aperta è inizio  di scoperta del mondo interiore di chi abita quel luogo.


Se poi dietro il chiavistello si snoda una galleria tra le viscere della roccia, sospesa tra profondità interna e scorci esterni, le sorprese sono ancora maggiori, poiché la storia diventa anche traccia di un passato industriale alimentato da acqua idrica, tubi, turbine, ruote gigantesche di cemento, salti nella voragine.


Dovendo assimilare questo avvincente anfratto a una parte della casa (è invece “porta sola”) potremmo definirlo scantinato, sotterraneo, laboratorio, un po’ legnaia, un po’ cantina, un po’ bottega, un po’ officina. Insomma, uno di quegli spazi in cui l’odore muschioso e la temperatura sempre fresca rendono gradevole lo stare operoso durante le giornate di intensa calura, ma anche uno di quegli spazi tipici di una permanenza maschile, dedita all’affaccendamento, allo stivaggio, alla riparazione ed al restauro.

Perché è proprio la natura selvatica dell’antro che invita ad un rapporto rudimentale, al contatto con gli elementi primi degli artefatti umani, allo smontaggio di prodotti finiti nei suoi composti essenziali per integrarli in nuove invenzioni.

Le volte che poggiano su giganteschi blocchi di roccia mostrano l’umana fatica di addomesticare un ambiente sì ostile, ma contemporaneamente appetibile per via di quell’impervio salto dell’acqua il cui rumore, per le case lì affacciate, è diventato dolce cullare.

Tanti oggetti, molti sconosciuti, raccontano la passione e l’interesse del nostro ospitante abitatore.

E’ proprio lui che, con meravigliato stupore, ci dà notizia di come per la prima volta, in più di mezzo secolo di frequentazione, si sia accorto recentemente di uno strano fenomeno.

L’ultima cavità di questo percorso sinuoso è quella più nascosta e cupamente buia. Ebbene, poco tempo fa, entrando in un orario inconsueto, lo trova insolitamente illuminato.

Ci ha reso partecipi di questo evento alle 19 di domenica sera.

Da un’apertura su un muro limitrofo, un fascio di luce prodotta dal riverbero del sole sulla superficie del lago proietta sulla parete rocciosa una sagoma bianca.

Questo nella percezione fisica dei nostri sensi.

Ma a me piace immaginare un’altra storia.

Ogni luogo custodisce un’anima. Genius Loci è il simbolo che la esprime, il genio protettore che con forme e intensità variabili racchiude la forza e lo spirito esistenti in ogni ambiente vissuto.

Il Genius Loci non è sempre visibile, bisogna saper guardare per notarlo, bisogna saper cogliere il segnale che ci invia.

Ecco, quella sagoma bianca mi ricorda intensamente un balenottero burlone, che, terminata la giornata a giocare con le onde del lago, di sera rincasa per tuffarsi negli eterni abissi. Lo fa sempre, ma questa volta ha voluto regalare la sua immersione agli amici umani per dire che lui c’è, ed è felice di sapere che il “suo” luogo è in amorevole mani e che non sarà costretto ad allontanarsi da quella tana costruita in migliaia di anni.

Testo e Fotografie di Luciana

Acqua · Brienno · meteo e terra

Disastro sul lago a Brienno Sette frane, cento persone evacuate – Cronaca – La Provincia di Como

Sette frane, di cui una grossissima, si sono abbattute giovedì sulla statale Regina e investito in pieno il centro abitato di Brienno. Due case sventrate, un ponte romanico letteralmente scomparso dal panorama, decine di automobili e altre abitazioni danneggiate: questo il bilancio del disastro che si è verificato ieri, qualche minuto prima delle 18,30, nel tratto di Regina compreso fra Laglio e Brienno.
Per puro miracolo non si sono registrate vittime o feriti: alle 20,30 la prefettura indicava in almeno 100 le persone che avevano bisogno di soccorso e di essere trasferite da Brienno con i gommoni ma nessuna di loro aveva bisogno di cure mediche, anche se molte erano sotto choc per la terribile esperienza della quale erano state protagoniste.
A scatenare il putiferio sono stati i due nubifragi che si sono abbattuti ieri in zona, uno in tarda mattinata che ha probabilmente smollato il terreno e, il secondo, dopo le 18 che ha sbriciolato parte della montagna e in località Valle di Canova, nel Comune di Brienno, si è trasformato in una frana devastante. 

intero articolo qui:  Disastro sul lago a Brienno Sette frane, cento persone evacuate – Cronaca – La Provincia di Como

Chicco (1939) e Luigina (1943) · COATESA: frazione di Nesso · ex cartiera · GENIUS LOCI · Orrido di Nesso

Il balenottero felice. Nell’antro di Chicco


Una porta aperta è inizio  di scoperta del mondo interiore di chi abita quel luogo.


Se poi dietro il chiavistello si snoda una galleria tra le viscere della roccia, sospesa tra profondità interna e scorci esterni, le sorprese sono ancora maggiori, poiché la storia diventa anche traccia di un passato industriale alimentato da acqua idrica, tubi, turbine, ruote gigantesche di cemento, salti nella voragine.


Dovendo assimilare questo avvincente anfratto a una parte della casa (è invece “porta sola”) potremmo definirlo scantinato, sotterraneo, laboratorio, un po’ legnaia, un po’ cantina, un po’ bottega, un po’ officina. Insomma, uno di quegli spazi in cui l’odore muschioso e la temperatura sempre fresca rendono gradevole lo stare operoso durante le giornate di intensa calura, ma anche uno di quegli spazi tipici di una permanenza maschile, dedita all’affaccendamento, allo stivaggio, alla riparazione ed al restauro.

Perché è proprio la natura selvatica dell’antro che invita ad un rapporto rudimentale, al contatto con gli elementi primi degli artefatti umani, allo smontaggio di prodotti finiti nei suoi composti essenziali per integrarli in nuove invenzioni.

Le volte che poggiano su giganteschi blocchi di roccia mostrano l’umana fatica di addomesticare un ambiente sì ostile, ma contemporaneamente appetibile per via di quell’impervio salto dell’acqua il cui rumore, per le case lì affacciate, è diventato dolce cullare.

Tanti oggetti, molti sconosciuti, raccontano la passione e l’interesse del nostro ospitante abitatore.

E’ proprio lui che, con meravigliato stupore, ci dà notizia di come per la prima volta, in più di mezzo secolo di frequentazione, si sia accorto recentemente di uno strano fenomeno.

L’ultima cavità di questo percorso sinuoso è quella più nascosta e cupamente buia. Ebbene, poco tempo fa, entrando in un orario inconsueto, lo trova insolitamente illuminato.

Ci ha reso partecipi di questo evento alle 19 di domenica sera.

Da un’apertura su un muro limitrofo, un fascio di luce prodotta dal riverbero del sole sulla superficie del lago proietta sulla parete rocciosa una sagoma bianca.

Questo nella percezione fisica dei nostri sensi.

Ma a me piace immaginare un’altra storia.

Ogni luogo custodisce un’anima. Genius Loci è il simbolo che la esprime, il genio protettore che con forme e intensità variabili racchiude la forza e lo spirito esistenti in ogni ambiente vissuto.

Il Genius Loci non è sempre visibile, bisogna saper guardare per notarlo, bisogna saper cogliere il segnale che ci invia.

Ecco, quella sagoma bianca mi ricorda intensamente un balenottero burlone, che, terminata la giornata a giocare con le onde del lago, di sera rincasa per tuffarsi negli eterni abissi. Lo fa sempre, ma questa volta ha voluto regalare la sua immersione agli amici umani per dire che lui c’è, ed è felice di sapere che il “suo” luogo è in amorevole mani e che non sarà costretto ad allontanarsi da quella tana costruita in migliaia di anni.

Testo e Fotografie di Luciana

Demetrio Duccio · Silenzio

Scrittura autobiografica e silenzio di Duccio Demetrio | Accademia del Silenzio

La scrittura autobiografica è il vero incontro con l’esperienza del silenzio perché la scrittura della propria vita richiede tempi lunghi, fatica, gestazione, ritorno sui propri passi, meditazione, revisione richiede quindi un’immersione nelle sonorità, nelle voci anche sgradevoli dell’esistenza. Implica quindi coraggio. La scrittura autobiografica sfida la tentazione di tacere, di sopprimere i nostri sensi di colpa, di fuggire rapidamente per ritrovare una propria felicità, ma silenziosamente, il silenzio grida dentro di noi.

da Apertura Simposio del Silenzio di Duccio Demetrio | Accademia del Silenzio.

montagne

tra le montagne

Turisti tra le montagne.

GENIUS LOCI · montagna · Video (in cultura locale)

Alti pascoli

ARTE · cimiteri · Eterni · Sculture · Silenzio · Simboli e Archetipi

GIULIO MONTEVERDE, L’angelo ambiguo

Sabato, 11 giugno 2011

Lo scultore Giulio Monteverde può essere considerato precursore del Simbolismo con il Monumento a Francesco Oneto che si trova nel cimitero monumentale di Staglieno a Genova. L’arte funeraria dell’Ottocento si compiace di esaltare le virtù del defunto sulle tombe o rappresenta i congiunti in lacrime, ma egli ha scacciato tutta questa folla per portare nei cimiteri la visione dell’Angelo della Morte: un angelo che medita il mistero e veglia sulle spoglie del defunto. L’angelo androgino rappresenta, sotto molti aspetti, il “punto di rottura” storico nel passaggio da una visione positivista della morte, che trovava nel realismo il linguaggio più congeniale, a quella dubbiosa che sfocerà nel clima decadente-simbolista. In questo processo di rinnovamento, l’angelo perde la connotazione cristiana di guida verso il Paradiso per divenire testimone del mistero del nulla. L’angelo Oneto non offre alcun gesto consolatorio, ma appare distaccato ed imperturbabile.

*

 GIULIO MONTEVERDE, L’angelo ambiguo : Ai confini dello sguardo.

cimiteri

Venezia, l’isola di San Michele

 

Venezia, l’isola di San Michele

Venezia, l’isola di San Michele | Segni di Paolo del 1948.

cimiteri

La prima notte di quiete – Cimitero di Staglieno, Genova

http://widgets.vodpod.com/w/video_embed/Video.11026640

Anghiari · GENIUS LOCI

Scrivere i luoghi della vita: espressioni del Genius Loci, seminario di autoformazione a cura di Paolo Ferrario e Luciana Quaia – Libera Universita’ Autobiografia di Anghiari – 28 ottobre 2011

Scrivere i luoghi della vita: espressioni del Genius Loci, seminario di autoformazione a cura di Paolo Ferrario e Luciana Quaia – Libera Universita’ Autobiografia – 28 ottobre 2011


Seminario a cura di Paolo Ferrario e Luciana Quaia 

SCRIVERE I LUOGHI DELLA VITA: ESPRESSIONI DEL GENIUS LOCI

I luoghi che abitiamo, assieme al tempo che stiamo percorrendo, sono elementi costitutivi di ogni esistenza.
Di essi abbiamo ricordi e rappresentazioni sensibili che si intrecciano con i diversi momenti delle nostre personali biografie.
Nella relazione che stabiliamo con un luogo si manifesta a livello individuale ed in modo ravvicinato il più ampio ed evolutivo rapporto fra la natura e la cultura, fra noi come soggetti e gli ambienti che ci hanno accolti ed ospitati.
Gli antichi elaboravano una forte immagine per evocare queste connessioni: quella del “Genius Loci”. Loro sapevano che ogni luogo custodisce un’anima. Genius Loci è il simbolo che la esprime ed è il genio protettore che, con forme e intensità storicamente e culturalmente variabili, racchiude la forza e lo spirito esistenti in ogni ambiente vissuto. Si tratta di un simbolo che rappresenta l’essenza, l’anima, la forza di un luogo. Per l’uomo greco accanto al Logos convive il Pathos: sono le emozioni che ci aiutano ad entrare in relazione con il mondo esterno e a farne esperienza vissuta.
Il nostro passaggio sulla terra, così affannosamente controllato dall’incalzante e rumoroso ritmo dei giorni e delle trasformazioni socioculturali, sta trascurando – se non cancellando – la capacità di scoprirlo, di percepirne la presenza, la magia ed essenza.
Eppure ci sono situazioni concrete nelle quali, improvvisamente, agisce dentro di noi il richiamo di qualcosa di profondo legato ad immagini provenienti dal nostro passato più antico. Una sollecitazione inattesa, un suono, un profumo, un’immagine, un sapore riportano alla luce ricordi e sensazioni della speciale relazione che ognuno di noi ha tra sé e il mondo.
È il segnale che il Genius Loci invia per rammentarci la sua presenza, affinchè la sua memoria non scompaia. Se perdiamo la facoltà di ascoltarlo, si allontanerà definitivamente, lasciandoci privi di un’identità e di una storia che da migliaia di anni attraversano il mondo e rendono fertili cultura e tradizioni.
I luoghi premono sui nostri sentimenti: ci emozionano, ci stupiscono, ci atterriscono, comunque ci cambiano.
La ricerca che il seminario propone è la ri-scoperta dei luoghi già dentro di noi, sopiti o un po’ dimenticati. Luoghi attraversati, esplorati, immaginati, vicini o lontani nel tempo. Una graduale marcia di avvicinamento alla nostra personale “topologia” con un cammino lento fatto di sguardo, ascolto e silenzio.
La scrittura autobiografica ci renderà possibile narrare e descrivere il nostro rapporto con lo spazio vissuto, sia esso quello più intimo legato alla risonanza delle percezioni sensoriali, sia esso quello più collettivo dato dal contatto e dal coinvolgimento con chi, come noi, abita la terra.
Costruiremo la nostra personale retrospettiva andando a cercare negli anfratti della memoria gli spazi significativi che disegnano la scenografia della nostra esistenza.
Un archivio di spazi-mondi metaforici o reali per raccontare punti di partenza, o di arrivo, o di svolta, ma comunque raffigurazioni dove la forza del Genius Loci, come scrive James Hillman, si lega alla profondità del sé e rende pertanto indimenticabili i passaggi salienti della nostra storia.
Ci aiuteranno a diventare “rabdomanti di luoghi” riflessioni e spunti evocativi suscitati da letture di brani letterari, immagini, frammenti di film, poesie, recite espressive, esempi di scritture creative.
Per sostenere le nostre narrazioni converrà portarci a corredo fotografie, stralci di diario, scritti sepolti nei cassetti, vecchie mappe di luoghi che ci hanno visto protagonisti della vita.

Per informazioni dettagliate vai a: Libera Universita’ Autobiografia – 28 ottobre 11 – P. Ferrario e L. Quaia – Scrivere i luoghi della vita: espressioni del Genius Loci