Criminalità e microcriminalità · CRONACHE LOCALI · quotidiani locali

appicca l’incendio nella Chiesa del Gesù a Como, da quicomo

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Novecento · Storia e Economia

industria ed economia a Como: Lechler. Storia e Racconti di un Marchio

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da Lechler. Storia e Racconti di un Marchio.

Politica regionale e locale · tradizioni

agente aggredita da un 42enne immigrato senegalese

per gli appunti sulle MUTAZIONI CULTURALI:

Aggredita con l’estintore al comando della polizia locale di Como. E’ accaduto a Luciana Costantini, commissario aggiunto della polizia locale, proprio nel giorno dell’uccisione di un collega a Milano durante un servizio. Ed a lei scappa, con gli occhi lucidi, un “Mi è andata bene…” dopo essere stata dimessa dall’ospedale ed avere assistito – oggi – al processo all’autore di quel ferimento brutale: si tratta di un 42enne immigrato senegalese – Malik Gueye El Hadji – in Italia senza documenti e senza fissa dimora. Identificato dagli agenti in Questura con le impronte digitali.

CiaoComo – Como-choc: agente aggredito da immigrato con un estintore.

distruzione del paesaggio · Politica regionale e locale · Storia e Economia

la Regina delle Cave: la cava, visibile sul versante Sud del CORNIZZOLO da chilometri di distanza grazie alla potenza dell’impatto visivo: una parete vastissima impossibile da nascondere o mascherare, come hanno dimostrato il vano tentativo di inerbire le cenge e l’inutile spargimento di una sostanza ossidante che avrebbe dovuto scurire la roccia

Cave sul Cornizzolo

E’ bella la consapevolezza di vivere in un territorio famoso per la sua bellezza, per l’equilibrio tra un ambiente superbo e l’opera dell’uomo. Poi, pian piano, si insinua il dubbio che questa simbiosi non sia proprio così felice come ce la descriveva il Manzoni qualche tempo fa, sintetizzando l’amore per la propria terra nello struggente Addio Monti.

L’addio ai monti, o almeno ad una consistente parte di essi, in realtà i lecchesi lo stanno già dando da tempo… Tale è l’armonia della natura che ci circonda, alla  quale siamo abituati da generazioni, che a quanto pare pensiamo di poterci permettere di perdere lungo la strada dei pezzi non particolarmente pregiati, dissipando un patrimonio che, però, non è nostro………..

Una parte di questi monti, infatti, si è polverizzata nelle cave che circondano la città:

-Moregallo: una nuova, enorme ferita, si sta lentamente allargando proprio in questi mesi appena più a Nord della devastazione sopra la vecchia raffineria.

-Magnodeno: vista dall’alto, nei pressi della vetta, la gigantesca cava sembra il regno di Mordor de Il Signore degli Anelli.

-Monte Barro Est: la verticale parete di terra e sassi fa bella mostra di se sopra il Ponte Vecchio.

-Monte Barro Sud-Ovest: un evidente esempio di come per riqualificare una cava bastano dei riporti di terra, la piantumazione di qualche centinaio di alberelli, ed alcune decine di secoli di pazienza affinchè l’erosione spiani definitivamente il monte Barro. Allora sì che non si vedrà più niente; basta avere pazienza.

-Lecco-Maggianico, sulla direttiva per Bergamo: nel buco della cava ci hanno addirittura costruito dentro.

E poi, naturalmente, la Regina delle Cave: LA Cava, visibile sul versante Sud del Cornizzolo da chilometri di distanza grazie alla potenza dell’impatto visivo: una parete vastissima impossibile da nascondere o mascherare, come hanno dimostrato il vano tentativo di inerbire le cenge e l’inutile spargimento di una sostanza ossidante che avrebbe dovuto scurire la roccia.

Anche a queste ferite siamo ormai abituati, e, che lo si voglia o meno, anche loro fanno parte del paesaggio. Non è una consolazione, ma ormai “è fatta”.

E invece no: non è finita… Si parla infatti dell’apertura di un nuovo fronte di scavi sempre sul Conizzolo, sopra la prima cava, nel punto in cui la curva del costone cambia pendenza e, dopo il ripido scivolo del cono sommitale, si adagia in ampi pascoli a circa 1000 metri di quota. Ancora più visibile, ancora più violenta. Chissà che lo scempio annunciato non sveglierà il Drago di San Pietro al Monte.

Come cittadino, ma soprattutto come arrampicatore, sci alpinista ed escursionista mi ribello a vedere la mia terra continuamente massacrata, cementificata, sbudellata. Perché ancora il Cornizzolo? Tanto varrebbe, finito il lavoro lassù, andare a minare la base del Sigaro, del Fungo, del Cinquantenario e di tutti gli altri celebrati “paracarri” della Grignetta, tanto cari a noi lecchesi, per ottenere velocemente ottima materia prima per garages e condomini di lusso. C’è il fastidio di dover tirar fuori tutti i chiodi prima di tritarla, ma non è poi un grosso problema. A quanto pare il “semplice” valore della salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio non basta più per difenderci, e passerà sempre in secondo piano di fronte a qualsiasi altra istanza. Ma per me l’ambiente, come la salute, non è un valore contrattabilie

La notte di Natale scendevo da Morterone verso Lecco: nel cielo terso la pianura scintillava di milioni di lampadine e lampioni… Alcune misteriose masse nere emergevano dal mare luccicante: il Monte Barro, il lago, i Corni di Canzo, il Cornizzolo… Più in là, a destra, la Grignetta rischiarata dalla luna. Ma, si sa, il buio nasconde le brutture.

Quindi NO, non accetto che questa terra venga ulteriormente distrutta, e da alpinista voglio difendere le mie montagne, almeno con una manciata di parole scritte con rabbia.

Gennaio 2012

Pietro Corti

(testo segnalato da Marco Ballerini)

Basilica di San Fedele · Monizza Gerardo · Nodo Libri · tradizioni

l libro Como e il viaggio dei Re Magi (NodoLibri, 25 €) è da oggi disponibile con il cd contenente la cantata per voce recitante e piccola orchestra “Il racconto dei pastori”, musicata da Federico Bonetti Amendola con testi di Gerardo Monizza ed eseguita dall’Orchestra Sinfonica del Lario diretta da Pierangelo Gelmini

 

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News Nodo

Il racconto dei pastori
Storia di un tempo sospeso

Nella basilica di San Fedele a Como sono conservati – tra altre bellezze – quattro affreschi seicenteschi raffiguranti lo Sposalizio della Vergine, la Natività, l’Adorazione dei pastori, l’Adorazione dei Magi. Nel quarto dipinto la scena è occupata dai Magi, personaggi protagonisti, riccamente vestiti, e dal loro seguito. Maria, Giuseppe e il bambino stanno in una casa che sembrerebbe in costruzione. Dietro c’è un ragazzo che spinge il braccio sinistro verso un buco che sta nella parete di fondo. Perché quel ragazzo sta compiendo quel gesto? Chi è?Intorno a queste domande si ricostruisce il lungo viaggio dei Re Magi, dall’Oriente a Betlemme, ma anche (forse) a Milano, Colonia e… Como, fino in San Fedele. Un’occasione per indagare antichi racconti, ma anche il processo attraverso cui questi diventano opere d’arte e, quindi, il contesto culturale in cui hanno avuto origine.

Il libro Como e il viaggio dei Re Magi (NodoLibri, 25 €) è da oggi disponibile con il cd contenente la cantata per voce recitante e piccola orchestra “Il racconto dei pastori”, musicata da Federico Bonetti Amendola con testi di Gerardo Monizza ed eseguita dall’Orchestra Sinfonica del Lario diretta da Pierangelo Gelmini.

Voce recitante: Gianfranco Scotti. Violini: Giacomo Bianchi, Andrea Bonavita, Lucia Lago, Mariateresa Lietti, Carol Bergamini. Viole: Federica Andreoli, Maria Bocelli. Violoncelli: Paola Colombo, Veronica Marelli. Contrabbasso: Matteo Pallavera. Oboe: Germano Cortesi. Flauto: Silvia Tuja

 

Argegno · inverno · tradizioni

Argegno, un tuffo nel lago per salutare il 2012 – Cronaca – La Provincia di Como

Argegno, bagno di Capodanno (Foto by Francesco Aita)

ARGEGNO – Bagno di Capodanno nel Lario. A sfidare le gelide acque del lago di Como con un’immersione collettiva oggi a mezzogiorno  alcuni volontari delle delegazione della Croce Rossa di San Fedele  e dell’OSHA -ASP , Orientamento Sportivo Handicappati- Associazione Sportiva Paraplegici. La colonnina del termometro le acque antistanti la chiesa della Santissima Trinità, si era fermata a sei gradi sopra lo zero

Argegno, un tuffo nel lago per salutare il 2012 – Cronaca – La Provincia di Como.

Politica regionale e locale

dedicato a Roberto Calderoli: i diversi tipi di COGLIONI, secondo Carlo Emilio Gadda

un mai bastevole elenco, osservando la scena pubblica che scorre nello schermo televisivo:

“babacio,  macaco,  tarlùcch,  farlocch,  bamba,  pirla (con pirlott e pirlutón),  ciula (da cui « grand-e-ciu-la», «ciulandari», ecc),  sempi,  erti,  loffi,  imbesuii,  tripee,  intreggh,  martùff,  asnón,  minción,  lendenón,  pùvión,  lasagnón,  lùmagón,  babión,  baùsción,  biciolan,  gadan,  bagian,  giavan,  trigoss,  semo,  gianduia,  gandula,  sgolgia,  cucudrila,  balabiott,  ciaparatt,  «fa’ minga el cucù»

da Alberto Arbasino, L’ingegnere in blu, Adelphi editore, pag. 121

Camminare in COMO città · Centro Storico di Como · Conosco Como? · Librerie · Mi ricordo · STORIA LOCALE E SOCIETA' · Via Vittorio Emanuele

Appunti per ricordare la Libreria Meroni di Como

La Libreria Meroni di Como ha una storia ricca e significativa, legata non solo alla cultura locale ma anche alla tradizione editoriale italiana. Fondata nel 1806 da Giuseppe Meroni, la libreria si è affermata come un importante punto di riferimento per lettori e studiosi, specializzandosi in testi storici e opere di rilevanza culturale.

Origini e Sviluppo

La libreria inizialmente si dedicava alla vendita di libri e pubblicazioni locali, contribuendo alla diffusione della cultura in una città storicamente importante come Como. Nel corso degli anni, ha ampliato la sua offerta includendo opere di autori noti e testi accademici, diventando un luogo di incontro per intellettuali e appassionati di letteratura[3].

Rilevanza Culturale

Meroni non è stata solo una libreria, ma anche una casa editrice. Ha pubblicato opere significative, tra cui la famosa “Storia di Como” scritta dal marchese Giuseppe Rovelli, che raccoglie eventi storici dalla fondazione della città fino all’estinzione del Regno Longobardo[2]. La libreria ha quindi giocato un ruolo cruciale nella conservazione e valorizzazione della storia comasca.

Declino e Chiusura

Negli ultimi anni, la Libreria Meroni ha affrontato difficoltà economiche che hanno portato alla sua chiusura . Questo evento ha segnato la fine di un’era per la comunità locale, che ha visto svanire un’importante istituzione culturale[4]. La chiusura è stata accolta con dispiacere da molti cittadini che avevano legato parte della loro vita culturale a questo storico negozio[3].

Eredità

Nonostante la chiusura, l’eredità della Libreria Meroni continua a vivere attraverso le sue pubblicazioni e l’impatto che ha avuto sulla cultura comasca. La sua storia rimane un esempio del valore delle librerie indipendenti nella promozione della cultura e della conoscenza.


[1] https://www.comune.como.it/export/sites/comune-di-como/.galleries/Settore-06/inventari-fondi-storici/Censo_-_Inventario.pdf
[2] https://coatesa.com/2016/12/13/giuseppe-rovelli-storia-di-como-libreria-meroni-editrice-copia-anastatica-1992-5-volumi/
[3] https://traccesent.com/2017/12/10/mi-ricordo-la-libreria-meroni-di-via-vittorio-emanuele-a-como/
[4] https://www.laprovinciadicomo.it/stories/Homepage/180850_libreria_meroni_allultimo_capitolo_stavolta_si_chiude_per_sempre/
[5] https://www.ebay.it/itm/283773732314
[6] https://books.google.com/books/about/Storia_di_Como.html?id=cDZGAAAAMAAJ
[7] https://www.lombardiabeniculturali.it/cdlm/edizioni/co/sondrio-slorenzo/bibliografia

I momenti più importanti nella storia della Libreria Meroni di Como includono:

  1. Fondazione nel 1806: La libreria è stata fondata da Giuseppe Meroni, diventando rapidamente un punto di riferimento culturale per la città.
  2. Espansione e Riconoscimento: Nel corso del XIX e XX secolo, la libreria ha ampliato la sua offerta, pubblicando opere significative e diventando un luogo di incontro per intellettuali e lettori.
  3. Spostamento nel 1958: La libreria si è trasferita in una nuova posizione in via Vittorio Emanuele II, migliorando la sua visibilità e accessibilità.
  4. Celebrazione dei 50 anni nel 2008: Questo anniversario ha segnato un importante traguardo nella storia della libreria, evidenziando la sua resilienza e il legame con la comunità.
  5. Chiusura nel 2011: la libreria ha chiuso definitivamente, segnando la fine di un’era per le librerie indipendenti a Como. Questo evento ha suscitato grande tristezza tra i lettori e gli appassionati di cultura locale[1].


[1] https://www.laprovinciadicomo.it/stories/Homepage/180850_libreria_meroni_allultimo_capitolo_stavolta_si_chiude_per_sempre/

[6] https://www.lafeltrinelli.it/libri/autori/fabrizio-meroni
[7] https://dominionilibri.it/prodotto/storia-di-como/

Natale, Capodanno, Epifania · tradizioni

Le luminarie di Natale nelle vie del centro storico di Como, 21 dicembre 2011

Nodo Libri · Storia e Economia

I ragazzi della Celera: dietro un affettuoso e divertito acronimo si raggruppano alcuni dei principali esponenti del mondo imprenditoriale comasco degli anni Ottanta e Novanta del Novecento, protagonisti di iniziative fondamentali per lo sviluppo della città e anche clamorose per i risvolti politici e comunicativi, Nodo Libri

 

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News Nodo

I ragazzi della Celera
Memorie comasche

I ragazzi della Celera: dietro un affettuoso e divertito acronimo si raggruppano alcuni dei principali esponenti del mondo imprenditoriale comasco degli anni Ottanta e Novanta del Novecento, protagonisti di iniziative fondamentali per lo sviluppo della città e anche clamorose per i risvolti politici e comunicativi.

Queste memorie “personali” proposte da uno di quei protagonisti raccontano quelle iniziative dall’interno, mettendone in evidenza il clima e le intenzioni progettuali: è un contributo fondamentale, proprio per la sua esplicita soggettività, alla conoscenza di un periodo della recente storia della città e del territorio che ha avuto ripercussioni essenziali sulla situazione attuale.

Comodepur, Villa Erba Spa, il “nuovo corso” del quotidiano “La Provincia” sono questioni di cui si è molto discusso, spesso senza avere informazioni di prima mano; le “memorie comasche” dell’avvocato Roberto Manfredi cominciano a colmare questa lacuna.

L’autore le propone alla città, oltre che agli amici della Celera, anche come contributo al futuro: «Mi hanno spinto a scriverne il declino della mia città, sempre più evidente, e le riflessioni che ho fatto sulle cause di tale declino. Certo, ad esso ha contribuito il generale ri­pie­gamento dell’economia a principiare dall’inizio del nuovo secolo, che non aiutò il formarsi di nuove iniziative né tantomeno la loro realizzazione. Ma vi ha anche contribuito una classe imprenditoriale non così unita e motivata, come nel passato, da alti e forti ideali comuni. Anche se in essa, certo, operarono nel tempo degne e capaci persone ma alle quali fece difetto l’energia forse, l’inventiva forse, lo slancio vitale forse, che solo il destino riserva, nella casualità che lo governa o nel disegno che esso traccia – si scelga –, a una cerchia di persone accomunate da speciali e intensi legami».

Roberto Manfredi: I ragazzi della Celera. Memorie comasche
NodoLibri, 102 pagine, 12 €.

Informazione locale · Politica regionale e locale · quotidiani locali · Storia e Economia

Lo sciopero del trasporto locale fa crescere l’inquinamento da benzina sul territorio lariano. E i sindacati del mercato duale si vantano di danneggiare la maggioranza dei cittadini

i sindacati, che tutelano solo la parte tutelata del lavoro (i dipendenti) si vantano per avere danneggiato la parte non tutelata (lavoro occasionale, lavoro a partita iva, lavoro artigianale)

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«La gran parte dei bus – continua Fontana – è rimasta nei depositi. Un ottimo risultato, a dimostrazione della compattezza della categoria in un momento in cui non solo non si discute più di un contratto fermo a un triennio fa, ma si aggiungono ai lavoratori le restrizioni collegate alla manovra economica. Si tratta, infatti, del terzo sciopero per chiedere il rinnovo del contratto, agitazione che si lega a filo doppio con le proteste riguardanti le decisioni assunte dal nuovo governo».

Trasporti, sciopero bis Stamattina tutti fermi – Cronaca – La Provincia di Como.

Storia e Economia · tradizioni

Green Economics e memoria biografica di persone fra i 78 e 90 anni

LUCE

venivano utilizzate lampadine da 5 a 25 watt.

La luce era fioca, ma il risparmio garantito