BIOGRAFIA, biografie · Biografie di persone · Cani · LETTERATURA: romanzi, racconti, poesie

Rick Bragg, Il randagio che mi ha preso il cuore. Storia di Speck, il pastore australiano combinaguai che mi ha salvato la vita, Aboca editore, 2022

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Un cane come Speck è una vera sciagura. Un randagio impossibile da addestrare, incapace di recepire i comandi. È quasi cieco da un occhio e se si gira troppo in fretta da quella parte va a sbattere contro un palo della staccionata, o il fianco di un furgone in corsa; il suo udito è lacunoso, tutte e due le orecchie sono state strappate all’attaccatura durante la sua ultima lotta seria tra cani, anche se, per qualche miracolo, è sempre in grado di sentire le parole “spuntino” e “biscotto”; e anche il suo olfatto è un po’ compromesso…
Speck è incorreggibile: corre dietro alle auto, litiga con i gatti, sguazza nella merda di asino, armeggia con le carcasse, importuna i corrieri a domicilio, attacca briga con il bestiame… Eppure, forse ci voleva un cane come lui, sopravvissuto alle più sporche meschinità, ai momenti più bassi e difficili della vita, per far sembrare il fiume di malinconia che ha attraversato Rick Bragg una semplice pozza di fango in cui sguazzare felici.
Speck, infatti, è entrato nella vita di Rick in un periodo di grande incertezza: gli era appena stato diagnosticato un linfoma non Hodgkin e si sarebbe dovuto preparare ad affrontare anni di calvario, tra chemioterapia, insufficienza renale, polmoniti ricorrenti… Una situazione che lo stava rendendo via via sempre più chiuso e diffidente, una situazione da cui Speck lo ha salvato e continua a farlo. Autore di grandissima fama, finora mai tradotto in Italia, sempre in vetta alle classifiche dei più venduti ogni volta che un suo libro viene pubblicato, Rick Bragg ha saputo dare voce alle inquietudini e alle contraddizioni degli Stati Uniti attraverso i suoi reportage per il “New York Times” con i quali ha vinto il premio Pulitzer per il giornalismo.
Scritto con uno stile inimitabile, che mescola tenerezza e dolore, umorismo e coraggio, Il randagio che mi ha preso il cuore riesce a cristallizzare un sentimento particolarissimo: l’amorevole e straordinaria devozione tra due creature ferite che, pur appartenendo a specie diverse, riescono a guarire solo perché hanno la forza di sostenersi l’una con l’altra.

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Pilar Quintana, La cagna, Baldini&Castoldi/La Tartaruga editore, 2022

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Un paesaggio colombiano a metà tra la selva e l’oceano, dove si è condannati alla resistenza inquieta. Un matrimonio distante con un pescatore, destinato ad amplificare la solitudine di una donna dal corpo che sfascia le cose. In questo scenario «al di là dell’ultimo cerchio dell’inferno», la protagonista de La cagna decide di adottare una cagnolina chiamata Chirli: è il nome che avrebbe voluto dare alla figlia mai nata, un nome da «reginetta di bellezza».

Da quel giorno Damaris inizia a creare un legame simbiotico con l’animale; Chirli viene colonizzata da un carico di amore a cui reagisce sparendo. Brutalmente addomesticata da un’esistenza con poche risorse, Damaris prova a fare da madre a un animale, ma la tentazione di trasformare l’altro nel mezzo della propria felicità si fa miseria.
La cagna è il romanzo con cui Pilar Quintana si è imposta al mondo; il suo Il vecchio e il mare personale: anche qui la narrazione riflette il desiderio di creare un legame a tutti i costi con qualcosa fuori da sé. Ma fino a che punto si possono avere rapporti liberi e autonomi in mezzo a una natura violenta e povera? Quando si è privati di tutto, il male che si fa agli altri si chiama ancora violenza? Pilar Quintana ha scritto un romanzo magistrale, pulitissimo nella scrittura, in cui ribolle la muta rivolta di una donna.

Pognana

Danza, arte e chiese. I tre volti di Pognana, di Gigliola Foglia, in La Provincia 25 aprile 2022

letto in edizione cartacea

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Berra Pietro · Pognana

Primavera a Pognana. Paradiso di pace. Intervista di Pietro Berra a Germain Droogenbroodt, in L’Ordine 24 aprile 2022

letto in edizione cartacea

cerca in: https://ordine.laprovinciadicomo.it/archivio/ricerca/autore/Pietro_Berra/

Cani · Cani Fabio · Nodo Libri · STORIA LOCALE E SOCIETA'

Lo specchio rotto. Giornalismo, narrazioni e documenti durante la Repubblica Sociale Italiana e la Resistenza nel Comasco. 1943-1945 – di Rosaria Marchesi e Fabio Cani, Nodolibri 2022

A partire da una ragionata selezione di articoli di stampa d’epoca (una visione deformante, da “specchio rotto”), si ricostruisce la quotidianità violenta di cui si nutriva il fascismo tra 1943 e 1945, scardinando ogni ricostruzione rassicurante del periodo

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https://www.nodolibri.com/home/276-lo-specchio-rotto-giornalismo-narrazioni-e-documenti-durante-la-repubblica-sociale-italiana-e-la-resistenza-nel-comasco.html

Lo specchio rotto. Giornalismo, narrazioni e documenti durante la Repubblica Sociale Italiana e la Resistenza nel Comasco. 1943-1945 - Rosaria Marchesi,Fabio Cani - copertina

Ortensia

L’ortensia è una pianta molto teatrale … , di Rossella Calabrò

“L’ortensia è una pianta molto teatrale.
Quando ha sete, per esempio, non si limita a inchinarsi un pochino come fanno le altre piante per chiedere con cortesia dell’acqua.
No, lei si butta a terra in modo plateale, simula uno svenimento da damigella, affloscia drammaticamente i rami erbacei come se stesse interpretando La morte del cigno davanti a centinaia di spettatori in lacrime.
Poi, una volta dissetata, eccola che ostenta quelle sue sfere fiorite come fossero fuochi d’artificio, bum bum patatrac, e tende le grosse foglie carnose verso il cielo come a invocare un applauso divino.”
Rossella Calabrò
Api · Luciana Quaia

Laboriosità

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Silenzioso

meriggio infranto

da un ronzio

frenetico d’indaffarato lavoro.

Api.

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Giardini (in genius loci) · LETTERATURA: romanzi, racconti, poesie · Luciana Quaia · Pera Pia

TartaRugosa ha letto e scritto di: Pia Pera (2016), Al giardino ancora non l’ho detto, Ponte alle Grazie

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TartaRugosa ha letto e scritto di:

Pia Pera (2016)

Al giardino ancora non l’ho detto

Ponte alle Grazie

piatto-pia-pera

E’ alle parole di Emily Dickinson che si ispira il titolo di questo libro, l’ultimo di Pia Pera.

” Al giardino ancora non l’ho detto – / non ce la farei. / Nemmeno ho la forza adesso / di confessarlo all’ape. / Non ne farò parola per strada – / le vetrine mi guarderebbero fisso – / che una tanto timida – tanto ignara / abbia l’audacia di morire. / Non devono saperlo le colline – / dove ho tanto vagabondato – / né va detto alle foreste amanti – / il giorno che me ne andrò – /e non lo si sussurri a tavola – / né si accenni sbadati, en passant, / che qualcuno oggi / penetrerà dentro l’Ignoto. ”

La scrittrice, maggiormente conosciuta per i suoi testi sui giardini…

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