Caco

Caco di fine autunno

E’ il solstizio del 12 dicembre, proprio il cuor dell’inverno. E io mi giro fra le dita il cuore del cuore: il caco o diòspiro, il frutto che più amo perché ci ammaestra nella filosofia dell’irragionevole, dell’assurdo, infine del coraggio. Ha scelto la stagione che tutti accusano più amara per sfidarla con la sua polpa ch’è la più dolce. Penzola su un albero nudo, tutto nero e spettrale, e lo contraddice nell’allegria di un clown, lo addobba sfacciatamente a farne non si sa se uno strambo albero di Natale o alla Villon una spavalda danza d’impiccati. Fa a meno di fogliame e fiori, vuol essere protagonista, anzi solista smargiasso, e tuttavia ha l’innocenza dei naif. Con la sua purpurea risata, con la sua sensualità melliflua, scombina e riscatta il calunniato inverno.

Luigi Santucci, Il cuore dell’inverno, Piemme, 1992

Questo slideshow richiede JavaScript.

Fotografie di Luciana

Giardini del lago di Como · Haiku

Haiku d’autunno

domenica d’ottobre
foglie rosse
accese nell’aria


 

da: Haiku d’autunno | Tracce e Sentieri.

Colori · Nespolo germanico

Il colore marrone


L’esuberanza e la passionalità del rosso-oro lentamente perdono intensità per abbandonarsi alla tonalità più morbida e rassicurante del colore marrone.

E’ questo il colore che mi induce all’introspezione, alla regressione.

Forse perché la terra nuda è di questa tinta, quella stessa terra che elargisce e raccoglie, dispensatrice di vita e depositaria di ciò che vita non è più.


C’è ancora spazio per gettare i semi di spinacio ed interrare i bulbi di tulipano, mentre il resto dell’orto deve essere spogliato dagli avanzi delle piantagioni estive, affinchè il terreno possa ricevere il nutrimento appropriato per ributtare generosamente nel prossimo ciclo riproduttivo.

Il marrone aranciato tinge anche gli ultimi frutti della stagione, già preludio dell’intimo piacere di rompere il guscio di noci e nocciole al crepitio di un ciocco di legno che brucia e dello smuovere la paglia per verificare, al tatto, l’avvenuta maturazione di nespole e kiwi.

 

 

 

 

 

 

E’ tempo di tagliar legna per rinnovare il magico momento dispiare il fuoco ardente dal portellone del forno, grembo accogliente per indorare la pasta della pizza o avvizzire la buccia delle mele renette.

I raggi obliqui del sole giocano con le ombre e le volute del fumo che sbuffano dal camino. C’è silenzio nell’aria. Tra breve le sedie della terrazza dovranno essere riposte in casa per il letargo invernale.

Colori · Haiku

Il colore rosso

tracce di rosso
su grigia pietra striata
cenere e fuoco

Il rosso ha le sue esigenze per potersi esprimere: non può rinunciare a luce e calore.
Colore di fuoco e di sangue è simbolicamente legato al principio della vita..
Ci sono due rossi. Uno notturno e femminile, che possiede un potere d’attrazione centripeto. E un altro diurno e maschile, centrifugo e roteante come il sole, che getta la sua luminosità su tutte le cose.
“Il rosso notturno, centripeto è il colore del fuoco centrale dell’uomo e della terra, dove agisce il nutrimento, la digestione, e la rigenerazione dell’essere e dell’opera. E’ segreto, è il mistero vitale nascosto al fondo delle tenebre e degli oceani primordiali. E’ il colore dell’anima, della libido, del cuore”
In Jean Chevalier, Alain Gheerbrant, Dictionnaire des symboles, Seghers, Paris 1969, p. 126-127
Riconosciamo il rosso anche nella quotidianità. Il collerico sa che il sangue monta alla testa prima di esplodere in rabbia: … “vedo rosso”.
L’innamorato regala rose rosse e rossa è l’icona del cuore trafitto di passione. E, sordidamente, a luci rosse sono i locali dediti alla pornografia.
E se rosso è eccitazione, quale colore migliore per allertare in caso di rischio? Il semaforo, l’autopompa del vigile del fuoco, l’estintore, il bordo dei segnali stradali ne sono i noti richiami.
Sono giorni in cui il rosso fa la sua apparizione nell’orto/giardino.
Ci vuole tempo affinchè la natura possa giungere alla soglia della sua massima energia vitale.
Agosto, dalle mie parti, palesa questo punto si svolta. Ed ecco dunque le tinte porporine che primeggiano fra vasi, bordure e appezzamenti: il Callistemon, la Dalia, la Rosa, la Begonia, la Bignonia, la Gerbera, il Melograno, i carnosi e sugosi grappoli di Pomodori.
E’ il culmine dello sforzo, la carica finale prima della quiescenza che già bussa alle porte.
Ma l’energia vitale non è qualcosa che si cede così volentieri al capolino della stasi.
E’ in questo senso che intendo il rosso come punto di svolta.
Le graziose bacche del Corniolo, della Rosa Canina, delCotoneaster, del Malus da fiore fungono ancora da sentinelle estive, pur sapendo che l’impresa è ardua.
Piano piano dovranno cedere il passo al fogliame degli alberi, la cui tinta oro-rossastra sarà l’ultimo saluto al ciclo vegetale, prima della caduta a terra.
Il rosso delle Mele Stark segnala che il frutto è pronto alla raccolta. E’ tempo anche di togliere il collarino d’identificazione a Miciù per il rientro in città.
E’ quasi autunno, ma il colore del fuoco ancora scalda dentro.















 

da: Il colore rosso | Tracce e Sentieri.

pietre

Le pietre sono maestre mute, 7 settembre 2008

Le pietre sono maestre mute; esse rendono muto l’osservatore e la cosa migliore  che da esse si apprende non si può comunicare

Johann Wolfgang Goethe, Massime e riflessioni, Teoria, 1983 Volume Primo, p. 165

pietre1 pietre2

pietre3

pietre4

pietre5

pietre6

pietre7

pietre8

pietre9

pietre10

pietre11

pietre12

“In mezzo all’effimero che ci umilia e ci offende, come ha scritto Kafka, abbiamo bisogno di credere che possa sopravvivere qualcosa che abbia i caratteri dell’indistruttibile e dell’eterno”

Gabriele De Ritis

Giardini del lago di Como · Terra

Le pietre sono maestre mute …

Le pietre sono maestre mute; esse rendono muto l’osservatore e la cosa migliore che da esse si apprende non si può comunicare

Johann Wolfgang Goethe, Massime e riflessioni, Teoria, 1983 Volume Primo, p. 165

 

 

 

“In mezzo all’effimero che ci umilia e ci offende, come ha scritto Kafka, abbiamo bisogno di credere che possa sopravvivere qualcosa che abbia i caratteri dell’indistruttibile e dell’eterno” 

Gabriele De Ritis, in Commento 1


 

Ortaggi

L’erba del vicino NON è sempre più verde, 3 settembre 2008

Sbirciare tra i reticolati e le brecce dei muri di cinta che costeggiano spazi d’orto sottratti alla china dei monti è per me operazione quanto mai stimolante e appagante, consapevole come sono della mia ancora abbastanza acerba esperienza di orticoltore.

E così, verso fine estate, scopro che quasi tutti gli orti hanno un aspetto un po’ trasandato e di lento declino. La produzione rallenta e le foglie ingialliscono, le erbacce crescono in altezza e i confini degli appezzamenti non sono più distinguibili, dando come visione d’insieme una immagine di incolto e abbandonato.

Tra me e me gongolo e mi confermo che il duro lavoro della coperture delle prode coi teli offre ancora la sensazione della cura e di un relativo ordine. E io sono persona di moderato ordine.

Inoltre, poiché

“Si hortum in bibliotheca habes, deerit nihil”

capita anche di trovare ulteriore sprone alla mia soddisfazione nelle pagine di Ruth Ammann:

“La vita quotidiana in giardino, come ben sanno tutti coloro che devono curarne uno, non significa solo gioia, bellezza, sensualità o meditazione silenziosa, ma anche molto lavoro ripetitivo, rude, stancante e spesso anche noioso. Lo si fa proprio perché ci si prefigge di tenere in ordine il giardino e si potrebbe paragonare il perseguimento di tale obiettivo ai mille piccoli e faticosi passi che si fanno per godere soddisfatti della vista, una volta giunti sulla cima di un monte”.

Ruth Ammann, Il Giardino come spazio interiore (2006), Bollati Boringhieri – Collana Oltre i Giardini, Torino 2008, traduzione di Maria Anna Massimello, p. 130

Nelle passeggiate tardo-pomeridiane di queste giornate sempre più corte contemplo i miei lembi di terra delimitati da pietre, fiori, vasi e mi rendo conto di quanti gesti siano occorsi per arrivare a questo risultato. So per certo, inoltre, che questa è solo una tappa, perché già nella mia mente affiorano nuove prospettive di miglioramento e trasformazione.

Rallento i miei “ingordi” pensieri e mi abbandono al Carpe Diem di quanto sin qui realizzato.

 

cattoni

Ortaggi

L’erba del vicino (non) è sempre più verde

Sbirciare tra i reticolati e le brecce dei muri di cinta che costeggiano spazi d’orto sottratti alla china dei monti è per me operazione quanto mai stimolante e appagante, consapevole come sono della mia ancora abbastanza acerba esperienza di orticoltore.E così, verso fine estate, scopro che quasi tutti gli orti hanno un aspetto un po’ trasandato e di lento declino. La produzione rallenta e le foglie ingialliscono, le erbacce crescono in altezza e i confini degli appezzamenti non sono più distinguibili, dando come visione d’insieme una immagine di incolto e abbandonato.

Tra me e me gongolo e mi confermo che il duro lavoro della coperture delle prode coi teli offre ancora la sensazione della cura e di un relativo ordine. E io sono persona di moderato ordine.

Inoltre, poiché

“Si hortum in bibliotheca habes, deerit nihil”

capita anche di trovare ulteriore sprone alla mia soddisfazione nelle pagine di Ruth Ammann:

“La vita quotidiana in giardino, come ben sanno tutti coloro che devono curarne uno, non significa solo gioia, bellezza, sensualità o meditazione silenziosa, ma anche molto lavoro ripetitivo, rude, stancante e spesso anche noioso. Lo si fa proprio perché ci si prefigge di tenere in ordine il giardino e si potrebbe paragonare il perseguimento di tale obiettivo ai mille piccoli e faticosi passi che si fanno per godere soddisfatti della vista, una volta giunti sulla cima di un monte”.

Ruth Ammann, Il Giardino come spazio interiore (2006), Bollati Boringhieri – Collana Oltre i Giardini, Torino 2008, traduzione di Maria Anna Massimello, p. 130

Nelle passeggiate tardo-pomeridiane di queste giornate sempre più corte contemplo i miei lembi di terra delimitati da pietre, fiori, vasi e mi rendo conto di quanti gesti siano occorsi per arrivare a questo risultato. So per certo, inoltre, che questa è solo una tappa, perché già nella mia mente affiorano nuove prospettive di miglioramento e trasformazione.

Rallento i miei “ingordi” pensieri e mi abbandono al Carpe Diem di quanto sin qui realizzato.

Pensieri

CHI E’ SENZA COLPA …

Si vitam inspicias hominem, si denique mores,
cum culpant alios, nemo sine criminis vivit.

Guardali, gli uomini,
come vivono,
mentre biasimano gli altri: nessuno
è senza colpa

Catone (il Vecchio), Distici
traduzione cura di Giancarlo Pontiggia
Medusa Edizioni, Milano 2005
Acqua · COATESA: frazione di Nesso · FOTOGRAFIE · Lago · Tempo

Camera con vista: il ciclo dell’estate

Camera con vista:
variazioni su un tema solo

da: Il ciclo dell’estate | Tracce e Sentieri.

Estate
Blue e Belle

Blue e Belle

Anno bisesto … anno funesto per un gatto amalteano.

Gatto Panza è morto: investito da una automobile per le sue cacce d’amore:

 

  Ma oggi sono arrivati Blue e Belle,  i nuovi ospiti della casa/orto/giardino:

Questo slideshow richiede JavaScript.