DIARIO di Amaltea · ORTO: lavori, cure, manutenzione

Lavori nell’orto: aprile 2010

Prima fase di preparazione del terreno dell’orto:

  • dissodamento e ammorbidimento della terra
  • allestimento delle prode per pomodori,melanzane, peperoni, zucchine
Piantato 12 fragole nell’orto verde

Ulteriore setacciamento del cumulo nell’angolo dell’orto verde

Ho piantato i pali alti e Luciana ha dissodato e poi seminato tre diverse qualità di fagiolini rampicanti: ricci, piattoni meraviglia di Venezia, violetti


COMO città · Mi ricordo · PERSONE e DESTINI

Ricordare Mino Noseda

COMO – Mino Noseda
COMO «All’ingegner Mino Noseda. Sono trascorsi vent’anni dalla tua scomparsa e se i compagni di partito, i colleghi del Comune, gli amici non si sono ricordati di te, non mi meraviglio più di tanto. Fa parte della vita. Quello che invece mi rattrista è che nessuno degli ex allievi, professori, colleghi e amici dell’Istituto Magistri Cumacini si sia ricordato, in tutti questi anni, di dedicarti uno spazio, un’aula, una stele, qualche cosa a ricordo dei tuoi trascorsi prima di professore, poi di preside. Ma soprattutto per testimoniare la tua dedizione per la realizzazione della nuova sede di Lazzago, da te fortemente voluta. Con rammarico, tuo fratello Marco». Questo pensiero, ispirato dall’amore fraterno, sembra evocarne un altro: «Il tempo si è preso quel che fu nostro – dice – Il silenzio l’ha disperso». Nel cuore delle persone rimangono le creature perdute, ma chissà se c’è ancora un cuore nella società, nella politica, nelle istituzioni.
Quel che fu nostro, trenta o quarant’anni fa. È cambiato tutto dai tempi dell’ingegner Noseda Beniamino detto Mino, un tecnico più che un politico, nato e cresciuto nelle fila della Democrazia Cristiana, un organizzatore, più che un ideologo e teorizzatore. Era nato nel 1938, era a capo di uno studio professionale avviato; docente e preside, certo volle a Lazzago la grande scuola che avrebbe dovuto continuare ed innovare l’ eccellente tradizione dei Magistri Cumacini. Ma voleva anche un’altra città e negli anni di Mino, per la verità, Como non veleggiava nella concordia, tre crisi e un’elezione in dieci anni. Furono gli anni di Noseda assessore ai trasporti, impegnato nella riorganizzazione del servizio, con la costituzione del Consorzio e dell’Azienda Comunale e negli anni successivi, ispirò l’acquisizione della Ticosa al patrimonio comunale e non per costruire condominii, ma per un centro di servizio allo sviluppo della città e dei dintorni. Ci stavano anche le residenze, ma soprattutto dovevano starci le «sfide» per il lavoro, la cultura imprenditoriale, la scienza e le tecnologie, perché era un patrimonio troppo prezioso. Già negli anni ’80, gli venne l’idea di trasferire l’ospedale Sant’Anna fuori città, aveva fatto i conti, come faceva sempre, sul ricavato dalla vendita dell’area e sulle strategie di riconversione; aveva già delineato il progetto anti-piene e il riordino della zona di Sant’Agostino, l’integrazione tra Fnm ed Fs, la tangenziale di Como. L’ingegnere che disegnò il futuro già allora lo disse: «A volte, devo dare una gomitata al mio vicino, nel partito o in consiglio comunale, perché mi sembra stia dormendo ad occhi aperti o stia parlando nel sonno. A chi tocca il futuro, se non a noi?».
Maria Castelli

Fiori

Tulipani, al suono di Tulipan | da Tracce e Sentieri

T utti
U niti,
L à,
I mpettiti,
P aiono
A ltezzosi …
N o!
I mpazzano!

Fotografie di Luciana

Tulipani, al suono di Tulipan | Tracce e Sentieri

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Tulipani

Tulipani, al suono di Tulipan

T  utti
U  niti,
L  à,
I  mpettiti,
P  aiono
A  ltezzosi …
N  o!
I  mpazzano!

Fotografie di Luciana

Criminalità e microcriminalità · CRONACHE LOCALI · strage di Erba

Ergastolo ai coniugi assassini Olindo Romano e Rosa Bazzi, 21 aprile 2010

Hanno fatto così i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi:

“Secondo la sequenza ricostruita dagli esperti ai medici­na legale dell’Università di Pavia, 
Raffaella Castagna, 31 anni, viene aggredita e uccisa per prima, sulla soglia di ca­sa, con sei colpi alla testa e dodici pugnalate. 
A metà corri­doio tocca a sua madre, Paola Galli, 57 anni, colpita cinque volte alla testa e cinque alla gola, 
poi al figlioletto di Raf­faella, Youssef, 2 anni e 3 mesi, ucciso con due coltellate alla gola, sul divano della sala. 
Tutti e tre vengono aggre­diti e assassinati al buio, nell’appartamento al primo piano, che viene successivamente incendiato in due punti, la camera matrimoniale e la cameretta del bambi­no, per cancellare le tracce del massacro. Subito dopo, sulle scale, tra il primo piano e la mansarda, 
viene uccisa con otto colpi alla testa e undici coltellate al corpo Valeria Cherubini, 50 anni, 
e viene ferito suo marito, Mario Frigerio, 65 anni, che si salva grazie a una malformazione con­genita dell’arteria carotide, deviata rispetto al normale”
in Pino Corrias, Vicini da morire, Mondadori 2007, p. 5
 
Ora c’è la sentenza confermata in appello: colpevoli ed ergastolo ad entrambi.
Se qualcuno vuole “perdonare” (orribile sentimento quando il dolore, la sofferenza ha bisogno, invece, di trovare rifugio in un porto legittimo in cui ad agire è il principio di responsabilità) sono fatti suoi. Speriamo solo che non vada ad esibire la sua violenza alla televisione e nelle intervista ai giornali. 
Il procuratore del processo d’appello Nunzia Gatto ha detto: “la strage non poteva essere stata compiuta da Biancaneve e i sette nani …. esistono persone crudeli e non necessariamente incapaci“
Esistono le persone cattive. Chiaro?
Non è compito di ciascuno vendicarsi (difendersi sì): è la Giustizia deve dire la sua parola.
Per 4 anni la orrenda litania è stata: “nessuno è colpevole fino alla sentenza“.
Va bene,  sono le regole. Rispettiamo le regole
Ma ora è arrivato il momento che i due riflettano (ammesso che le persone cattive sappiano riflettere): ergastolo e isolamento per tre anni. Nel vuoto delle ore, dei giorni, dei mesi, degli anni provino a riflettere e anche a risvegliarsi sentendo qualche urlo notturno.
Restano (solo nella memoria) quattro cadaveri e un inabile provocati da loro. Mentre un brianzolo religioso da Radio Maria continua a blaterare di “perdono”.
Erano due persone cattive. 
Molto cattive.
Perchè i buonisti sembrano dimenticare che esistono le persone cattive.
 
Avevo scritto nel 2006/2007, a sentimenti ravvicinati:


I fatti
Omicidio plurimo premeditato: è il reato contestato ai coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi per la strage di Erba. Gli inquirenti ritengono che la famiglia di Raffaella Castagna sarebbe stata spiata nei giorni precedenti al quadruplice omicidio. Ad uccidere il piccolo Youssef sarebbe stata Rosa Bazzi, la prima a confessare. Le armi usate,un coltello, una mazza e un coltellino, sono state distrutte.
Il movente sarebbe stato la causa giudiziaria nata da una denuncia di Raffaella Castagna contro i Romano.
Avevano sempre negato, ma ieri notte i due coniugi hanno fatto le prime ammissioni. Dal carcere è arrivata la confessione, dopo 10 ore d’interrogato.
Così siamo arrivati alla verità su quello che accade l’undici dicembre 2006 nella cascina ristrutturata di via Diaz, nel pieno centro di Erba. Quel giorno Raffaela Castagna, sua madre Paola Galli, suo figlio di due anni Youssuf e la vicina di casa Valeria Cherubini, vennero massacrati. Poi gli assassini cercarono di nascondere quel pluriomicidio con un incendio. Ma i corpi senza vita dei quattro vennero ritrovati immediatamente dai vigili del fuoco.
All’inizio il sospettato numero uno per gli inquirenti era il marito di Raffaella, Azouz Marzouk, 25 anni, con alle spalle un passato recente legato al traffico dei stupefacenti. Ma lui quel giorno non era ad Erba, addirittura non era in Italia, ma in Tunisia, paese di cui è originario.
Si era ipotizzata una vendetta trasversale. Qualcuno che voleva far pagare al Marzouk uno sgarro. A fare luce sulle quattro morti ci hanno pensato i Ris- Reparti Investigazioni Scientifiche. Dalle loro analisi risultava che sul luogo del delitto c’erano tracce ematiche appartenenti ad una donna. In ventiquattr’ore ecco la svolta. Vengono da prima ascoltati e in un secondo tempo arrestati due vicini di casa della Castagna, i coniugi Romano.
Abitano al pian terreno della cascina. Avevano avuto dei problemi con la famiglia Marzouk. Erano arrivati alle mani e avevano picchiato Raffaela Castagna, al punto che la donna aveva denunciato i due tramite querela.
Romano e la moglie si sono sempre dichiarati innocenti e l’hanno urlato ai giornalisti il giorno in cui vennero caricati su una macchina dei carabinieri. Si era parlato anche di una foto, scattata il giorno della tragedia, che scagionava l’uomo. Ma poche ore dopo la smentita.
Ieri notte, pochi minuti prima della mezzanotte, le prime conferme. Oggi, dopo le complete confessioni di Olindo Romano e Rosa Bazzi, che dicono agli inquirenti:”Siamo stati noi. Abbiamo usato spranga e coltello”.
Ci saranno tante e diversamente motivate spiegazioni.
Dentro di me ne emergono tre.

Non ci sono più tabù nei confronti dei reati, anche quelli più estremi. E’ caduta la paura della sanzione e sono caduti i freni inibitori alla istintualità nascosta dentro ciascuno di noi. Non c’è un imperativo esterno neppure contro la uccisione di un bambino che non parla, ma che piange: a Cogne Samuele piangeva,  a Casalbaroncolo Tommaso piangeva, a Erba Youssuf piangeva. Qui poi c’è il calcolo: “bruciamo tutto, daranno la caccia agli immigrati” (e qui era facile per loro pensare di depistare: c’era un organizzatore del traffico di droga nella zona). Decenni di garantismo hanno dissolto le barriere contro il reato. In più la italica furbizia (i processi Previti e Berlusconi ne sono gli archetipi) ha prodotto apprendimento: si può farla franca.
Poi c’è la cultura della “roba”, del piccolo interesse privato:
Tutta quella roba se l’era fatta lui, colle sue mani e colla sua testa, col non dormire la notte, col prendere la febbre dal batticuore o dalla malaria, coll’affaticarsi dall’alba a sera, e andare in giro, sotto il sole e sotto la pioggia, col logorare i suoi stivali e le sue mule – egli solo non si logorava, pensando alla sua roba, ch’era tutto quello ch’ei avesse al mondo; perché non aveva né figli, né nipoti, né parenti; non aveva altro che la sua roba. Quando uno è fatto così, vuol dire che è fatto per la roba.
Giovanni Verga, La roba, da “Novelle rusticane”
 
Qui poi, nel profondo nord celtico, tanto contiguo al profondo sud arabo, c’è il localismo selvaggio alimentato con aggressività dalla Lega Nord, partito di fortissima base sociale in quelle zone. Si tratta di una società improntata all’apparire, incapace di elaborare i nuovi problemi, tendente solo a negare o nascondere. Una società che frequenta la chiesa senza alcun vero sentimento religioso, una società apparentemente pacifica, in realtà aggressiva (molto aggressiva) e, per giunta, vittimista. Una società che sembra fondarsi sulla famiglia entro cui, invece, domina il conflitto espresso o quello nascosto che genera sempre maggior odio. Una società inondata dal denaro dello sviluppo economico, dove per lungo tempo le banconote venivano nascoste sotto le mattonelle e solo dopo nelle banche. In questa società lo studio scolastico è considerato una perdita di tempo. In questa società tutto quanto “è nuovo” è pericoloso. L’unico posto dove ci si costruisce una opinione è l’osteria. Dove il linguaggio è violento e gridato.
Ora si indagheranno la personalità, la patologia, i legami familiari: ma occorrerà non ignorare la responsabilità di una società che ha contribuito a produrre quei colpevoli.
Infine c’è la caduta del senso di colpa. Il cui indizio è la tranquillità con cui gli assassini hanno affrontato i cronisti e la serenità di coppia che hanno continuato a trasmettere in questi giorni. Il senso di colpa non appare quando l’azione è deliberata e consapevole. E il nodo è proprio questo: venuto a cadere il principio della responsabilità morale il pentimento non può emergere alla coscienza.
Ancora una volta si vede che è nelle situazione estreme che l’intreccio inestricabile persona-cultura-società si mostra in tutta la sua evidenza.
L’aggressività individuale può essere contenuta solo se l’ambiente esterno la regola, incanala, punisce.
Una riflessione finale. Solo qualche giorno fa si è scoperto un paese apparentemente schierato tutto contro l’esecuzione di un capo di stato responsabile attivo della morte di migliaia di bambini e di adulti. L’opinionismo giornalistico e politico politically correct ha elogiato questa italianità.
Ora gli omicidi e l’infanticidio di Erba fanno riaffiorare quelle pulsioni punitive favorevoli alla pena di morte che sembravano assopite e dormienti.
Quanto è mutevole e quanto rapidamente cambia il giudizio delle persone!
E’ una cosa che mi appare strana, davvero molto strana: nel caso del dittatore-sterminatore, che è un “caso” estremo, le coscienze si acquietano e si fanno le processioni per fermare la sentenza.
Nel caso di Erba, che invece è “normale” e latente fra i nostri luoghi della quotidianità, la pena di morte – per queste persone di sensibilità mutabile a seconda della vicinanza – diventa di nuovo utilmente punitiva e giusta.
Strane le coscienze e le anime belle!
GENIUS LOCI · Paesaggio · Poesie · Pozzi Antonia

Grazia Apisa Gloria, Sedici aprile Genius Loci

Sedici aprile   Genius Loci  
                                         
Lei fu solo l’annuncio
Improvvisa la decisione
di vedere l’Angelo del luogo
Necessità  di nuovo sguardo
necessità di nuovi percorsi
nuovi spazi nello Spazio
Fu l’amore a condurmi
Fu l’amore a guidarmi
Qualcosa in me chiedeva
di vedere
Si vede sempre la seconda volta
Antonia
tu mi hai indotta all’incontro
con il tuo con il suo cielo
Tu hai cercato l’abbraccio di luce
il tuo adorato lago
Sulla Valsassina
verso Pasturo
la montagna innevata
abbracciata dai manti verdi
di colline e monti
si spalancò nel sole mattutino
Paesaggio campestre
sogno della tua infanzia
che mi ha guidato alla tua casa
al luogo della vita
al luogo della morte
Al luogo d’amore
Fu il tuo amore a condurmi
e le parole tue mi parlavano
di perdute tenerezze
E tu Amico
eri ad ogni mio passo
presente
con il tuo sguardo dolce
di poeta
mi hai aperto all’amore del luogo
al Genius Loci
al ritrovamento di un nuovo spazio
nello spazio
Per questo stamattina
la tua mano mi ha destata
ne ho percepito il tocco soave
ho udito ancor più forte
il tuo pensiero:
“Quando non ci sarò più…”
Sei tu     in me
oggi “l’angelo che qui
vicino a me sorride”
 
Grazia Apisa Gloria
(Dedicata a Paolo Ferrario e ad Antonia Pozzi) 
 
Genova, 20 aprile 2010
 
Scopriremo in autunno da dove arriva il riferimento al Genius Loci, a cui Grazia fa riferimento nella sua poesia.
Per ora posso solo ringraziare per questo pensiero poetante che molto mi conferma nel mio “culto del luogo”
Paolo Ferrario
ORTO: lavori, cure, manutenzione

Agricoltura eco compatibile

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Elementi materiali · Fuoco · Severino Emanuele · Terra

L’eruzione vulcanica di Eyjafjallajokull: il dominio della Tecnica al cospetto della Natura | Tracce e Sentieri

Eyjafjallajokull significa “Ghiacciaio dei monti sulle isole”.
Questo vulcano del Nord era rimasto silenzioso per 187 anni.
Ma in questi giorni si è risvegliato e ha paralizzato il traffico aereo europeo.
L’umanità, che è ospite sulla terra che le pre-esiste, ha dovuto prendere atto dei suoi limiti e soggiacere ai suoi ritmi geologici.
E’ stato un grande insegnamento.
Anche se presto la specie umana dimenticherà, purtroppo.

Emanuele Severino trova in questo evento una conferme ai fondamenti del suo immenso pensiero:

Quando la tecnica si arrende alla natura

Secondo la scienza l’Universo è incominciato con un’immane catastrofe, il big bang che ha squarciato i «sovrumani silenzi», e terminerà con un’altra non meno gigantesca catastrofe, l’entropia, la degradazione dell’energia, che a quei silenzi riconduce. Nel frattempo altre catastrofi devastano l’Universo e la Terra. Tra l’una e l’altra, intervalli che all’uomo sembrano lunghissimi e nei quali, d’altra parte, e frequenti, altre «minori» catastrofi si producono, quelle che uccidono migliaia di persone e di cui danno notizia i mass media. Il potenziale tecnico dell’uomo non è ancora in grado di fronteggiarle. Come sta accadendo con l’eruzione del vulcano islandese. Quel potenziale è invece in grado di gareggiare con la distruttività del fenomeno entropico: se scoppiasse un conflitto nucleare tra Stati Uniti e Russia la terra sarebbe distrutta tanto quanto potrebbe esser distrutta dalla «Natura». Sul piano della distruttività Tecnica e Natura si combattono alla pari.

E dire che la Natura «si ribella» ha senso solo in relazione ai progetti dell’uomo. La sua ribellione, inoltre, può essere ben più radicale di quelle a cui ci è dato di assistere. A volte ci si trova di fronte ad affermazioni che sembrano inoffensive. Ad esempio questa, che le leggi della scienza (da cui la Tecnica è guidata) sono ipotetiche, cioè non sono verità assolute. Spesso gli scienziati se ne dimenticano. Ma l’ipoteticità delle leggi scientifiche significa ad esempio che un corpo, abbandonato a sé stesso, da un momento all’altro, invece di cadere verso il basso potrebbe andare verso l’alto. Qui la ribellione possibile della Natura è ben più radicale. La provvisorietà della destinazione della Tecnica al dominio del mondo è ancora più marcata.

Si fa avanti, in tutta la sua gravità, il problema della salvezza dell’uomo. Chi ci pensa? Quelli che si danno da fare per uscire dalle crisi economiche e politiche?
Sì, a quel problema le religioni si rivolgono. Ma con la fede. E la fede è ipotetica come le leggi della scienza. Ma l’uomo è destinato ad aver a che fare soltanto con ipotesi e a soppesare soltanto con ipotesi il pericolo da cui è circondato?

in Il Corriere della sera 18 aprile 2010


 

da: L’eruzione vulcanica di Eyjafjallajokull: il dominio della Tecnica al cospetto della Natura | Tracce e Sentieri.

Pozzi Antonia

Grazia Apisa Gloria, Pasturo, 18 aprile 2010

Grazia Apisa Gloria vive a Genova.
Le è successo di conoscere l’arte poetica di Antonia Pozzi e ha voluto conoscere il Luogo animico dove lei ha vissuto il suo breve tratto di vita.
Grazia ha il dono della scrittura poetica e questo è un frutto del suo viaggio nella nostra intensa geografia:

A Pasturo 
Sono stata nella sua terra
a Pasturo
Ho toccato i suoi amati
“non ti scordar di me”
Il sole il cielo
ci ha vedute insieme
Ed anche te
ho sentito con noi
anche senza saperlo
Ma forse anche tu
l’hai sentito
Grazia Apisa Gloria
Genova 18 aprile 2010

Pozzi Antonia

Antonia Pozzi, Prati, 1931

Prati

Forse non è nemmeno vero
quel che a volte ti senti urlare in cuore:
che questa vita è,
dentro il tuo essere,
un nulla
e che ciò che chiamavi la luce
è un abbaglio,
l’abbaglio estremo
dei tuoi occhi malati –
e che ciò che fingevi la meta
è un sogno,
il sogno infame
della tua debolezza.

Forse la vita è davvero
quale la scopri nei giorni giovani:
un soffio eterno che cerca
di cielo in cielo
chissà che altezza.

Ma noi siamo come l’erba dei prati
che sente sopra sé passare il vento
e tutta canta nel vento
e sempre vive nel vento,
eppure non sa così crescere
da fermare quel volo supremo
né balzare su dalla terra
per annegarsi in lui.

Milano, 31 dicembre 1931

in: Prati, Antonia Pozzi

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COMO città · CULTURA e CULTURA LOCALE

Como, XII SETTIMANA DELLA CULTURA 16-25 aprile 2010

XII SETTIMANA DELLA CULTURA

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L’evento culturale piu’ atteso dell’anno: la XII Settimana della Cultura.

Dal
16 al 25 aprile il MiBAC apre gratuitamente tutti i luoghi statali dell’arte: monumenti, musei, aree archeologiche, archivi, biblioteche. Migliaia di appuntamenti renderanno ancora più speciale l’esperienza dei visitatori: mostre, convegni, aperture straordinarie, laboratori didattici, visite guidate e concerti. Un’occasione imperdibile per avvicinarsi alla nostra più grande ricchezza: il patrimonio artistico e culturale.

A testimonianza della forte voglia di cultura che esiste nel Paese, la Settimana della Cultura registra anno dopo anno un successo crescente di eventi e di partecipazione di pubblico.

I Musei Civici di Como aderiscono a questa iniziativa offrendo l’ingresso gratuito a tutte le strutture museali: Museo Archeologico, Museo Storico, Pinacoteca Civica, Tempio Voltiano.
È stato predisposto un ricco ed articolato programma; tutte le iniziative sono ad ingresso libero.
Venerdì 16 aprile Museo Archeologico ore 9.30 – 12.30
La bella addormentata in Museo – Iniziativa riservata alla Scuola Primaria

Sabato 17 aprile Museo Archeologico ore 15.00 – 16.00
La magia delle piante officinali: il timo – Laboratorio creativo per bambini 6-11 anni

Martedì 20 aprile
Pinacoteca Civica ore 10.30
Museo Diocesano di Arte Sacra di Scaria. Riallestimento delle raccolte storiche

Giovedì 22 aprile
Museo Archeologico ore 17.30
Dall’Egitto a Como: mille reperti per un Museo – conferenza di Isabella Nobile De Agostini

Sabato 24 aprile Pinacoteca Civica ore 15.00 – 16.00
Variazioni sulla….temperatura! – Laboratorio creativo per bambini

Domenica 25 aprile 
Apertura straordinaria con ingresso gratuito
Museo Archeologico, Museo Storico, Pinacoteca civica: 10.00-13.00
Tempio Voltiano: 10.00-12.00 e 15.00-18.00

Domenica 25 aprile Pinacoteca Civica ore 11.00 – 12.00
Modelli di collezionismo a Como – Percorso guidato all’esposizione temporanea

Domenica 25 aprile
Museo Archeologico ore 11.00 – 12.00
Le mani in pasta – Laboratorio creativo per bambini 4-7 anni


Informazioni e prenotazioni

Musei Civici Como (piazza Medaglie d’Oro 1) 031.252550
Pinacoteca Civica (via Diaz 84) 031.269869
Tempio Voltiano (viale Marconi) 031.574705

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COMO città · CULTURA e CULTURA LOCALE · PERSONE e DESTINI

LUCIA DI LAMMERMOOR ALL’UNIVERSITÀ POPOLARE, Notizie NodoLibri

LUCIA DI LAMMERMOOR ALL’UNIVERSITÀ POPOLARE Main Image

Mercoledì 14 aprile, all’interno del calendario di corsi dell’Università Popolare, Carlo Ferrario presenta la lezione: Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti – Lucia e il fratello Enrico, secondo appuntamento della serie Tragedie di famiglia dedicata al tema: “Innocenza, tradimenti e abbandoni nell’Opera”.
Centro diurno comunale (via Volta 83) ore 15.30
Il terzo e ultimo incontro si terrà mercoledì 21 aprile: Il giro di vite di Benjamin Britten – Miles e Quint.
Carlo Ferrario vive a Como, dove è sempre stato uno dei protagonisti del dibattito e dell’animazione culturale. Musicista, musicologo, autore di romanzi e di saggi, è nato a Milano nel 1931. Laureato in giurisprudenza, è stato docente in numerosi corsi di storia, musica e letteratura. Come musicologo è autore di saggi e articoli dedicati alla storia della musica, con particolare attenzione a quella lirica e contemporanea.

Ha pubblicato con NodoLibri:
Alfabeto Comasco, Andata e ritorno, Una piccola deviazione, L’allegro e il pensieroso

Carlo Ferrario visto da Vincenzo Guarracino
Carlo Ferrario, L’Allegro e il Pensieroso

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