NESSO

Nesso nel passato: Ponte e Ristorante dell’Orrido

Centro Storico di Como · Cortesella · STORIA LOCALE E SOCIETA'

Ristrutturazione del Quartiere La Cortesella a Como, 1938-1946

La Cortesella, un quartiere storico di Como, ha subito significative trasformazioni nel corso del XX secolo, culminate nella sua demolizione tra il 1938 e il 1946. Questo intervento urbanistico è stato motivato da problemi di igiene e degrado, che avevano caratterizzato la zona per decenni. Oggi, la ristrutturazione del quartiere e la sua memoria storica sono oggetto di interesse.

Storia e Demolizione

Originariamente, La Cortesella era un quartiere medievale situato tra i portici di Via Plinio e piazza Cavour. Era noto per le sue botteghe e case, ma anche per la mancanza di igiene e la frequentazione di individui problematici[2][3]. Nel tentativo di risanare l’area, il Comune di Como avviò un piano regolatore nel 1934, che prevedeva la demolizione delle strutture esistenti[5][6]. Il 30 ottobre 1937, il quartiere fu colpito dal “piccone risanatore”, portando alla distruzione totale delle sue abitazioni[2][3].

Progetti di Ristrutturazione

Negli anni recenti, si è iniziato a riflettere sulla memoria della Cortesella e sulla possibilità di ristrutturarne alcuni aspetti. Un esempio è il progetto di ristrutturazione dell’antico palazzo Casa Comanedi, avvenuto nel cuore del quartiere. Questo intervento ha mantenuto elementi architettonici originali come la scala interna in pietra e ha rispettato lo stile locale con facciate austere e armoniose[1]. L’obiettivo era creare un edificio che si integrasse con l’ambiente circostante pur mantenendo una propria identità architettonica.

Riconoscimento della Memoria Storica

Nel 2002, per commemorare la Cortesella, l’artista Nino Lupica realizzò un’opera in ceramica che richiama gli affreschi della chiesa dedicata ai Santi Nazaro e Celso, distrutta durante le demolizioni[2]. Questa iniziativa rappresenta un tentativo di mantenere viva la memoria di un quartiere che ha avuto un ruolo significativo nella storia di Como.

Conclusioni

La ristrutturazione del quartiere La Cortesella non è solo un intervento architettonico; è anche un atto di riconoscimento della sua storia e della sua importanza culturale. Mentre gli edifici moderni si integrano nel tessuto urbano attuale, è fondamentale ricordare le radici storiche che hanno plasmato l’identità di Como.


[1] https://www.odsofficinadellascala.it/la-cortesella-como/
[2] https://www.ilfaggiosullago.it/luoghi/la-cortesella-di-como/
[3] https://oldcomo.altervista.org/la-cortesella-i/
[4] https://coatesa.com/category/como-citta/centro-storico-di-como/cortesella/
[5] https://coatesa.com/2019/02/08/como-la-demolizione-del-quartiere-della-cortesella-1938-1946/
[6] https://www.wearch.eu/giuseppe-terragni-e-la-misura-urbana/
[7] https://maarc.it/opera/progetto-di-ricostruzione-del-quartiere-cortesella-a-como/
[8] https://ecoinformazioni.com/2020/07/24/arci-como-webtv-estate-con-noi-palinsesto-24-luglio-fabio-cani-un-quartiere-scomparso-la-cortesella/

CINEMA e TEATRO · Lugano

Piccolo mondo antico: film del 1941 diretto da Mario Soldati con Alida Valli. Girato in gran parte sulle sponde del Lago di Lugano

Piccolo mondo antico è un film del 1941 diretto da Mario Soldati, considerato uno dei capolavori del cinema italiano del periodo e capostipite del filone “calligrafico” per la sua cura formale e l’attenzione ai dettagli d’epoca. [1, 2, 3]

Caratteristiche Principali

  • Soggetto: Il film è un adattamento fedele dell’omonimo romanzo di Antonio Fogazzaro, ambientato in Valsolda durante il Risorgimento.
  • Protagonisti: Il cast vede Alida Valli nel ruolo di Luisa Rigey e un esordiente Massimo Serato in quello di Franco Maironi.
  • Ambientazione: Girato in gran parte sulle sponde del Lago di Lugano e negli studi Fert di Torino, il film ricostruisce con precisione le atmosfere della metà del XIX secolo. [1, 2, 4, 5, 6]

Trama in breve

La storia narra del matrimonio segreto tra il nobile Franco Maironi e la popolana Luisa, osteggiato dalla dispotica nonna di lui, la marchesa Orsola.

La loro unione è segnata da profonde tragedie personali, come la morte accidentale della figlia Ombretta, e dalle tensioni politiche della lotta contro l’oppressione austriaca in Lombardia. [4, 7, 8]

Rilevanza Storica e Critica

  • Opposizione al regime: Nonostante sia stato prodotto durante il fascismo, il film è interpretato da molti critici (come riportato da Il Cinema Ritrovato) come un’opera di sottile opposizione, poiché esalta i valori risorgimentali e la lotta per l’indipendenza nazionale.
  • Lancio di Alida Valli: La straordinaria interpretazione dell’attrice la consacrò come la “fidanzata d’Italia” e come una stella di livello internazionale. [2, 9, 10, 11, 12]

Dove vederlo

Il film è disponibile per la visione su piattaforme digitali come RaiPlay e in versioni integrali su YouTube. [13, 14]

fonti informative:

[1] https://it.wikipedia.org

[2] https://ilcinemaritrovato.it

[3] https://www.treccani.it

[4] https://www.longtake.it

[5] https://www.imdb.com

[6] https://www.internetculturale.it

[7] https://www.casadelcinema.it

[8] https://it.wikipedia.org

[9] https://www.facebook.com

[10] https://www.amazon.it

[11] https://www.raffaellieditore.com

[12] https://ilcinemaritrovato.it

[13] https://www.raiplay.it

[14] https://www.youtube.com

BIOGRAFIA, biografie · POLITICA e STORIA

Biografia di Armando Diaz, 1861-1928

Armando Diaz è stato un importante generale italiano, nato a Napoli il 5 dicembre 1861 in una famiglia di militari e magistrati. La sua carriera militare iniziò all’Accademia Militare di Torino nel 1879, e nel 1882 divenne sottotenente di artiglieria. Durante la guerra italo-turca del 1911, Diaz dimostrò le sue capacità di comando, che si consolidarono ulteriormente durante la Prima Guerra Mondiale.

Carriera Militare

Nel novembre 1917, dopo la disfatta di Caporetto, Diaz fu nominato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, succedendo al generale Luigi Cadorna. La sua leadership si rivelò cruciale per riorganizzare le forze italiane e ripristinare il morale delle truppe. Sotto il suo comando, l’esercito italiano bloccò l’avanzata austro-ungarica lungo il fiume Piave e ottenne vittorie decisive nella seconda battaglia del Piave e nella battaglia di Vittorio Veneto nel 1918, segnando la fine della guerra sul fronte italiano[1][3][4].

Grazie ai suoi successi, Diaz fu insignito del titolo di Duca della Vittoria e divenne un eroe nazionale. Dopo la guerra, fu nominato senatore del Regno d’Italia e successivamente ricoprì il ruolo di Ministro della Guerra nel primo governo di Benito Mussolini dal 1922 al 1924[1][5][6].

Ritiro e Eredità

Dopo aver lasciato la politica attiva nel 1924, Diaz si ritirò a vita privata. Morì a Roma il 29 febbraio 1928 e fu sepolto nella chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri[1]. La sua figura è ricordata con rispetto in Italia, tanto che numerose strade e piazze portano il suo nome, simbolo della vittoria e della resilienza dell’esercito italiano durante uno dei periodi più difficili della storia nazionale[2][4].

Citations:
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Armando_Diaz
[2] https://www.turismofvg.it/it/111495/armando-diaz
[3] https://www.storiaememoriadibologna.it/archivio/persone/diaz-armando-vittorio
[4] https://www.raicultura.it/webdoc/grande-guerra/armando-diaz/index.html
[5] https://www.fattiperlastoria.it/armando-diaz-biografia/
[6] https://www.cronologia.it/storia/biografie/diaz.htm
[7] https://www.centrostudibeppefenoglio.it/it/articolo/38-52-399/storia-locale/almanacco-storico/5-dicembre-1861

Armando Diaz ha avuto un ruolo cruciale nel fermare l’avanzata austro-ungarica durante la Prima Guerra Mondiale, specialmente dopo la disfatta di Caporetto. Ecco come ha contribuito a questa impresa:

Riorganizzazione dell’Esercito

Dopo la sconfitta di Caporetto nel 1917, Diaz fu nominato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano. La sua prima priorità fu quella di riorganizzare le forze italiane, migliorando il morale delle truppe e stabilendo una strategia difensiva efficace lungo il fiume Piave, che divenne il nuovo fronte[1][5].

Difesa Strategica

Diaz ordinò la costruzione di linee difensive lungo il Piave, preparandosi per un attacco austro-ungarico previsto. Durante l’offensiva del 15 giugno 1918, le forze austro-ungariche tentarono di oltrepassare il fiume, ma grazie alla preparazione difensiva e alla determinazione delle truppe italiane, furono sistematicamente respinte[1][2]. Diaz mantenne un comando lucido e ispirò fiducia tra i suoi uomini, coordinando le controffensive italiane che si rivelarono decisive[1].

Vittoria a Vittorio Veneto

La strategia di Diaz culminò nella battaglia di Vittorio Veneto nel mese di ottobre 1918. Qui, l’esercito italiano, supportato da forze alleate, inflisse una sconfitta decisiva alle truppe austro-ungariche. L’operazione coinvolse 51 divisioni italiane e diverse forze alleate contro 73 divisioni nemiche, portando alla capitolazione dell’esercito austro-ungarico e alla richiesta di armistizio[3][4].

Conclusione

Grazie alla sua leadership e alle sue capacità strategiche, Armando Diaz non solo fermò l’avanzata austro-ungarica ma contribuì anche in modo significativo alla vittoria finale dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale. La sua capacità di riorganizzare l’esercito e di mantenere alta la motivazione delle truppe è stata fondamentale per il successo italiano sul campo di battaglia.

Citations:
[1] https://www.fattiperlastoria.it/armando-diaz-biografia/
[2] https://www.turismofvg.it/la-battaglia-del-monte-grappa-novembre-dicembre-1917
[3] https://www.fattiperlastoria.it/armistizio-villa-giusti/
[4] https://www.comune.cinisello-balsamo.mi.it/pietre/spip.php
[5] https://books.openedition.org/aaccademia/4286
[6] https://www.ana.it/lalpino/dal-piave-a-vittorio-veneto-trento-e-trieste4469/

NESSO · Storia e Economia · STORIA LOCALE E SOCIETA'

La borgata di NESSO (lago di Como) , Notizie storiche, religiose e civili di Gaetano Ceruti, 1920

Architettura · LAGO DI COMO-LARIO: Luoghi · Lanzo · Valle Intelvi

Villa Cirla è una storica villa situata a Lanzo d’Intelvi

Villa Cirla è una storica villa situata a Lanzo d’Intelvi, in Lombardia.

Costruita tra il 1915 e il 1917, la villa è stata progettata dall’architetto milanese Giuseppe Sommaruga per la famiglia Cirla, un’importante famiglia locale legata all’industria dei materiali da costruzione. La villa rappresenta l’ultimo progetto di Sommaruga, completato dai suoi collaboratori dopo la sua morte[2][7][9].

Caratteristiche Architettoniche

Villa Cirla è un esempio significativo dell’architettura residenziale del periodo, con elementi stilistici che riflettono il gusto dell’epoca. La villa è caratterizzata da dettagli decorativi elaborati e da una struttura che si integra armoniosamente nel paesaggio circostante[6][8].

Storia

Originariamente costruita per Giuseppe Morosini nel 1856, Villa Cirla fu acquistata nel 1896 da Sperandio Teodoro Cirla, che ne commissionò il restauro e l’ampliamento[5]. La villa ha quindi un’importante valenza storica e culturale per la comunità locale e per la regione.

Accessibilità

Attualmente, Villa Cirla è parte di un complesso più ampio e può essere visitata, anche se le informazioni specifiche sulla sua accessibilità attuale non sono sempre disponibili. Tuttavia, l’area circostante è generalmente accessibile[1].

In sintesi, Villa Cirla non è solo un importante esempio di architettura storica ma anche un simbolo della storia economica e sociale della zona di Lanzo d’Intelvi.


[1] https://sereniorizzonti.it
[2] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO260-00009/
[3] https://catalogo.beniculturali.it/detail/Lombardia/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/CO260-00011_R03
[4] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO260-00011/
[5] https://patrimonio.luganocultura.ch/oggetti/3571-il-golfo-del-di-lugano-da-paradiso
[6] https://catalogo.beniculturali.it/detail/Lombardia/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/CO260-00009_R03
[7] https://www.giuseppesommaruga.org/villa-cirla
[8] https://catalogo.beniculturali.it/detail/Lombardia/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/CO260-00010_R03
[9] https://xxcoecoinformazioni.files.wordpress.com/2016/07/xxco-212.pdf

L’architetto di Villa Cirla è stato Giuseppe Sommaruga, un importante esponente dell’architettura Liberty in Italia. Sommaruga progettò la villa per Anacleto Cirla, un imprenditore del settore dei materiali da costruzione, tra il 1915 e il 1917[1][3][5]. La villa rappresenta una delle ultime opere di Sommaruga prima della sua morte avvenuta nel 1917.


[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Sommaruga
[2] https://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-sommaruga_(Dizionario-Biografico)/
[3] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO260-00009/
[4] https://xxcoecoinformazioni.files.wordpress.com/2016/07/xxco-212.pdf
[5] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede-complete/CO260-00009/
[6] https://danielenaselli.altervista.org/la-regina-del-castello-di-pieve/
[7] https://www.palazzodelgigante.com/proprieta/castello-cirla.php
[8] https://www.sempionenews.it/cultura/giuseppe-sommaruga-un-protagonista-del-liberty/

BIOGRAFIA, biografie · Centro Storico di Como · COMO città

L’architetto Antonio Sant’Elia, 1888-1916

Antonio Sant’Elia, nato a Como il 30 aprile 1888, è stato un architetto e pittore italiano, considerato uno dei principali esponenti del Futurismo. La sua carriera, sebbene breve, ha avuto un impatto significativo sulla storia dell’architettura moderna.

Villa Elisi

Una delle sue opere più note è Villa Elisi, situata a San Maurizio sopra Como. Progettata nel 1912 in collaborazione con lo scultore Girolamo Fontana, la villa presenta elementi stilistici ispirati alla Secessione Viennese e al lavoro di Otto Wagner, un importante maestro per Sant’Elia[1][2]. La villa è caratterizzata da un timpano affrescato e da una fusione di stili che riflettono le innovazioni architettoniche del tempo.

Contributi e Visioni

Sant’Elia è famoso per i suoi disegni visionari e per il suo manifesto dell’architettura futurista pubblicato nel 1914. Le sue opere non si limitano alla costruzione fisica, ma includono anche una vasta gamma di progetti e schizzi che delineano una Città Nuova, concepita come una macchina urbana funzionale e moderna[2][3]. I suoi lavori rappresentano edifici industriali, abitazioni e strutture pubbliche, tutti caratterizzati da un forte senso di innovazione e avanguardia[4].

Eredità

Nonostante la sua morte prematura nel 1916 durante la Prima Guerra Mondiale, Sant’Elia ha lasciato un’eredità duratura. Le sue idee hanno influenzato architetti successivi, contribuendo alla nascita del razionalismo italiano e ispirando progetti iconici come la Stazione Centrale di Milano[4][5]. Oggi, i suoi disegni sono conservati presso la Pinacoteca civica di Como e continuano a essere studiati per la loro rilevanza storica e culturale[2][3].

In sintesi, Antonio Sant’Elia è una figura centrale nella storia dell’architettura moderna, con la sua Villa Elisi che rappresenta un esempio tangibile della sua visione innovativa e futurista.

Citations:
[1] https://www.elledecor.com/it/people/a20629560/antonio-sant-elia-storia-architetto-futurista/
[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Sant’Elia
[3] https://www.lombardiabeniculturali.it/blog/articoli/333/
[4] https://famigliaartisticamilanese.wordpress.com/2023/07/13/antonio-santelia-architetto-eredita/
[5] https://www.dda.unich.it/sites/st01/files/8_opus_2017_giannantonio.pdf
[6] https://www.visitcomo.eu/it/scoprire/monumenti/monumenti-dal-900/asilo_santelia/
[7] https://www.lombardiabeniculturali.it/opere-arte/schede/1m030-00173/
[8] https://artsandculture.google.com/asset/step-house-with-external-lifts-antonio-sant-elia/MgGGFyrp-4P85A?hl=it

Antonio Sant’Elia ha realizzato alcuni progetti significativi a Como, nonostante la sua carriera sia stata breve e interrotta dalla sua morte nel 1916. I suoi lavori più noti includono:

Villa Elisi

  • Descrizione: Progettata nel 1911 e completata nel 1912, Villa Elisi si trova a San Maurizio sopra Como, nella località di Brunate. La villa è caratterizzata da un design innovativo e da decorazioni che riflettono l’influenza della Secessione Viennese. Sant’Elia collaborò con lo scultore Girolamo Fontana per il timpano affrescato dell’edificio, che presenta elementi stilistici unici[1][2][5].

Monumento ai Caduti

  • Descrizione: Sebbene non sia stato completato secondo la visione originale di Sant’Elia, il Monumento ai Caduti di Como è ispirato a un suo progetto del 1914, noto come “Torre Faro”. Questo monumento fu realizzato tra il 1931 e il 1933 da altri architetti, tra cui Giuseppe Terragni. L’opera ha suscitato dibattiti poiché il risultato finale si discostava dall’intento commemorativo iniziale di Sant’Elia, trasformando l’idea in un’opera che più assomigliava a una centrale elettrica o a un grattacielo[1][2][3][4].

Visioni della Città Nuova

  • Progetti Utopici: Anche se non realizzati, i disegni di Sant’Elia per la “Città Nuova” rappresentano una parte fondamentale della sua eredità. Questi progetti includevano idee per edifici futuristici, stazioni di treni e aerei, e strutture urbane altamente integrate e meccanizzate. Le sue visioni architettoniche anticipavano molte delle caratteristiche delle città moderne[2][4][5].

In sintesi, i progetti più importanti di Antonio Sant’Elia a Como comprendono la Villa Elisi e il Monumento ai Caduti, insieme alle sue innovative concezioni della città del futuro, che continuano a influenzare l’architettura contemporanea.

Citations:
[1] https://www.villegiardini.it/antonio-santelia-futurista/
[2] https://www.elledecor.com/it/people/a20629560/antonio-sant-elia-storia-architetto-futurista/
[3] https://www.visitcomo.eu/it/vivere/eventi/Antonio-SantElia.-Visione-e-regola/
[4] https://www.habitat.confcooperative.it/LINFORMAZIONE/LE-NOTIZIE/ArtMID/482/ArticleID/194/Antonio-Sant%E2%80%99Elia-e-Il-futuro-delle-citt224
[5] https://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Sant’Elia
[6] http://www.arte.it/calendario-arte/como/mostra-antonio-sant-elia-1888-1916-all-origine-del-progetto-33737
[7] https://artsandculture.google.com/story/qAWx1ooQmRAU9g?hl=it
[8] https://www.professionearchitetto.it/mostre/notizie/23371/Antonio-Sant-Elia-All-origine-del-progetto-a-Como-prosegue-la-mostra-dedicata-all-architetto-e-ai-suoi-disegni

COMO città · Ville

Villa PISANI DOSSI (1897-1910), a Como

Villa Pisani Dossi, conosciuta anche come Dosso Pisani, è una storica villa situata a Como, precisamente nella località di Cardina. Questa villa fu costruita tra il 1897 e il 1910 per volere dello scrittore Alberto Carlo Pisani Dossi, una figura di spicco del movimento scapigliato italiano. L’architetto Luigi Conconi progettò la villa, che si distingue per il suo stile architettonico e per la bellezza del contesto naturale circostante.

Caratteristiche della Villa

  • Posizione: La villa si erge su un colle che domina il lago di Como, offrendo una vista panoramica mozzafiato.
  • Architettura: La struttura è caratterizzata da elementi architettonici distintivi che riflettono l’epoca in cui è stata costruita.
  • Giardini: È circondata da un ampio giardino, che contribuisce al fascino del luogo e alla sua atmosfera serena[2][5][6].

Importanza Culturale

Villa Pisani Dossi non è solo un esempio di architettura storica, ma rappresenta anche un importante punto di riferimento culturale. La villa è stata oggetto di interesse per la sua connessione con la letteratura e l’arte, attirando visitatori e studiosi[5][8].

Accessibilità

L’indirizzo della villa è Via Cardina, 36, 22100 Como CO, Italia. È possibile raggiungerla facilmente attraverso un viale che conduce alla proprietà[1][4][7].

In sintesi, Villa Pisani Dossi è un luogo affascinante che combina storia, arte e natura, rendendola una meta ideale per chi visita il Lago di Como.


[1] http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO180-00123/
[2] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO180-00123/
[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Dosso_Pisani
[4] https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO180-00124/
[5] https://newsletter.rotaryitalia.it/archivio-newsletter/in-visita-al-dosso-pisani-un-viaggio-tra-letteratura-arte-e-architettura/
[6] https://lariusway.com/punti-di-interesse/ville-giardini/como/villa-dossi-pisani/
[7] https://www.cardina.xyz/villa-pisani-dossi.html
[8] https://www.propertyatlakecomo.com/ita/pagina/como-e-dintorni/cosa-visitare-a-como-e-lago/ville-storiche-lago-como/villa-pisani-dossi-como
[9] https://upel.va.it/it/upel-cultura/como/villa-dossi-pisani-cardina

Alberto Carlo Pisani Dossi, noto semplicemente come Carlo Dossi, è stato un importante scrittore, diplomatico e archeologo italiano, nato il 27 marzo 1849 a Zenevredo, in provincia di Pavia, e morto il 17 novembre 1910 a Cardina, Como. Proveniente da una famiglia nobile, Dossi si distinse per il suo contributo alla letteratura italiana e per il suo coinvolgimento nella vita culturale del suo tempo.

Formazione e Carriera

Dossi iniziò a scrivere all’età di sette anni e si unì presto ai circoli letterari milanesi della scapigliatura, un movimento che si opponeva alle convenzioni sociali e artistiche del tempo. Tra i suoi amici più noti vi erano scrittori come Giuseppe Rovani e Emilio Praga[1][2]. La sua opera più celebre, Note azzurre, è un diario che riflette le sue esperienze e osservazioni sulla società dell’epoca, caratterizzato da uno stile ironico e da una prosa ricercata[3].

Attività Diplomatica

Oltre alla scrittura, Dossi ebbe una carriera diplomatica significativa. Servì in vari ruoli nel governo italiano e fu coinvolto in importanti trattative internazionali. La sua esperienza diplomatica si intrecciò con la sua vita personale; sposò Carlotta Borsani nel 1891 e insieme ebbero tre figli[2][4].

Archeologia e Ultimi Anni

Negli ultimi anni della sua vita, Dossi si dedicò all’archeologia, fondando il Museo Pisani Dossi a Corbetta, dove raccolse reperti provenienti da diverse parti del mondo. Inoltre, progettò la sua villa a Cardina, conosciuta come Villa Pisani Dossi, dove trascorse momenti di tranquillità[1][2][5].

Carlo Dossi rimane una figura di spicco nella letteratura italiana per la sua capacità di unire critica sociale e sperimentazione linguistica, lasciando un’eredità duratura nel panorama culturale del suo tempo.


[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Dossi
[2] https://www.treccani.it/enciclopedia/pisani-dossi-alberto-carlo_(Dizionario-Biografico)/
[3] https://www.treccani.it/enciclopedia/pisani-dossi-alberto-carlo/
[4] https://liberliber.it/autori/autori-d/carlo-dossi-alias-carlo-alberto-pisani-dossi/
[5] https://storygenius.it/2019/08/02/le-due-vite-di-carlo-dossi/
[6] https://www.lelettere.it/libro/9788860878847
[7] https://www.francoangeli.it/Libro/Alberto-Pisani-Dossi-diplomatico.?Id=6074
[8] https://www.garzanti.it/autori/carlo-dossi/

POLITICA e STORIA · STORIA LOCALE E SOCIETA' · via Cinque Giornate

Le Cinque Giornate di Milano, 18-22 marzo 1848

Le Cinque Giornate di Milano rappresentano un episodio fondamentale della storia italiana, avvenuto tra il 18 e il 22 marzo 1848. Questo insurrezione contro il dominio austriaco si inserisce nel contesto più ampio della Primavera dei Popoli, un periodo di moti rivoluzionari che attraversò l’Europa.

Contesto Storico

Nel 1848, Milano era parte del Regno Lombardo-Veneto, sotto il controllo dell’Impero austriaco. La popolazione, stanca della dominazione straniera e ispirata dai moti rivoluzionari in altre nazioni europee, iniziò a organizzarsi per una ribellione. Le tensioni erano già palpabili, con eventi come il sciopero del fumo e il boicottaggio degli spettacoli alla Scala che riflettevano il crescente malcontento[1][4].

Svolgimento dell’Insurrezione

L’insurrezione ebbe inizio il 18 marzo 1848, quando i cittadini milanesi scesero in strada per combattere le truppe austriache comandate dal maresciallo Radetzky. Nei primi giorni, i milanesi, uniti in una lotta comune, riuscirono a infliggere pesanti perdite agli austriaci. Il 20 marzo, dopo intense battaglie, le forze austriache chiesero un armistizio, ma questa proposta fu respinta dai milanesi[2][3][8].

Il 21 marzo, i rivoltosi conquistarono tutte le caserme ancora occupate dagli austriaci e Radetzky fu costretto a ordinare la ritirata. Il giorno successivo, Milano si trovò temporaneamente libera dal dominio austriaco e venne proclamato un governo provvisorio guidato da Gabrio Casati[1][5][6].

Conseguenze e Importanza

Nonostante il successo iniziale, l’insurrezione non portò alla libertà duratura. Il re Carlo Alberto di Savoia, dopo aver esitato, decise di intervenire con le sue truppe piemontesi, dando inizio alla Prima guerra d’indipendenza. Tuttavia, questa campagna si concluse con la sconfitta dei piemontesi nella battaglia di Custoza nel luglio dello stesso anno, riportando Milano sotto il controllo austriaco fino al 1859[3][6][7].

Le Cinque Giornate di Milano sono ricordate come un simbolo di unità e determinazione del popolo milanese nella lotta per l’indipendenza. Rappresentarono un momento cruciale nella storia risorgimentale italiana, dimostrando che la volontà popolare poteva influenzare gli eventi politici e militari dell’epoca[2][4].

Citations:
[1] https://www.liceoberchet.it/le-cinque-giornate-di-milano-cosa-successe-riassunto-e-luoghi/
[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Portale:Lombardia/Storia-Cinque_giornate_di_Milano
[3] https://www.raiscuola.rai.it/storia/articoli/2021/03/Le-cinque-giornate-di-Milano-40447ada-0c2a-44d1-a18a-2fa171d523b7.html
[4] https://www.scuoleapertemilano.it/documents/432652448/458761548/7.-LE-CINQUE-GIORNATE-DI-MILANO-PDF.pdf/f8a4830c-a707-baf9-780f-48142b7f08ec?t=1660308398612
[5] https://www.skuola.net/storia-contemporanea/cinque-giornate-milano.html
[6] https://www.raicultura.it/storia/articoli/2019/01/Le-cinque-giornate-a69b54e0-b393-4d5f-99e3-e38a2c1bc73f.html
[7] https://library.weschool.com/lezione/5-giornate-di-milano-prima-guerra-indipendenza-1848-riassunto-risorgimento-16082.html
[8] https://www.treccani.it/enciclopedia/cinque-giornate-di-milano_(Dizionario-di-Storia)/

Duomo di Como · Pittura · Teatro Sociale

La cattedrale e il teatro di Como, acquerello di Rudolf von Alt, 1848

BIOGRAFIA, biografie · STORIA LOCALE E SOCIETA'

Biografia di Alessandro Volta, 1745-1827

Alessandro Volta, nato il 18 febbraio 1745 a Como, è uno dei più celebri scienziati italiani, noto principalmente per le sue scoperte nel campo dell’elettricità. Proveniente da una famiglia aristocratica, Volta mostrò fin da giovane un grande interesse per le scienze naturali, studiando presso i gesuiti e successivamente al Regio Seminario di Como, dove approfondì la sua curiosità scientifica con l’aiuto di un canonico che gli mise a disposizione un laboratorio[1][5].

Carriera Scientifica

Nel 1769, a soli 24 anni, pubblicò il suo primo lavoro scientifico intitolato De vi attractiva ignis electrici ac phaenomenis inde pendentibus, in cui contestava alcune teorie contemporanee sull’elettricità[2][4]. La sua carriera decollò ulteriormente nel 1775 con l’invenzione dell’elettroforo perpetuo, un dispositivo in grado di accumulare cariche elettriche senza necessità di strofinio[1][3]. Questo strumento divenne rapidamente fondamentale nei laboratori di tutta Europa.

Nel 1778, Volta assunse la cattedra di Fisica Sperimentale all’Università di Pavia, dove continuò a sviluppare le sue ricerche. Durante questo periodo, realizzò anche il condensatore, un dispositivo capace di misurare cariche elettriche molto deboli[2][5]. La sua curiosità lo portò a esplorare vari fenomeni scientifici, tra cui la scoperta del gas metano nel 1776 e l’ideazione di un sistema per comunicare tramite segnali elettrici, anticipando l’invenzione del telegrafo[1][3].

Invenzione della Pila

La scoperta più significativa di Volta fu la pila, annunciata alla Royal Society nel 1800. Questo dispositivo rappresentò il primo metodo pratico per generare corrente elettrica continua e duratura, aprendo la strada a numerosi sviluppi nell’elettrotecnica[2][3]. La sua invenzione non solo lo rese famoso in tutto il mondo, ma portò anche alla creazione dell’unità di misura della tensione elettrica, il “volt”, in suo onore.

Riconoscimenti e Vita Personale

Volta ricevette numerosi riconoscimenti durante la sua vita; nel 1805 Napoleone gli conferì una pensione e lo nominò Cavaliere della Legione d’Onore. Divenne anche senatore del Regno d’Italia e conte nel 1810[1][5]. Nel 1794 sposò Maria Teresa Peregrini, dalla quale ebbe tre figli. Tuttavia, con l’aumentare degli impegni pubblici e familiari, Volta ridusse progressivamente la sua attività scientifica[1][4].

Alessandro Volta morì il 5 marzo 1827 a Camnago, vicino a Como, lasciando un’eredità duratura nel campo della scienza e della tecnologia. La sua vita e le sue opere continuano a essere studiate e celebrate come simbolo dell’ingegno scientifico italiano.

Citations:
[1] https://www.skuola.net/fisica/elettricita-magnetismo/alessandro-volta.html
[2] https://www.torinoscienza.it/personaggi/alessandro-volta
[3] https://alessandrovolta.it/vita-di-volta/i-primi-anni/
[4] https://www.aif.it/fisico/biografia-alessandro-volta/
[5] https://sapere.virgilio.it/scuola/superiori/letteratura-storia-filosofia/settecento/volta-biografia-e-invenzioni-dello-scienziato-italiano

Alessandro Volta ha realizzato numerose invenzioni e scoperte che hanno avuto un impatto significativo nel campo dell’elettricità e della fisica. Ecco un elenco delle sue principali invenzioni:

Principali Invenzioni di Alessandro Volta

  • Pila Voltaica: Inventata nel 1800, è considerata il primo generatore statico di corrente elettrica. Composta da dischi di zinco e rame alternati, separati da feltro o cartone imbevuto di soluzione acida, produce una corrente elettrica continua. Questa invenzione ha segnato l’inizio dell’elettrochimica e dell’elettromagnetismo[1][2][3].
  • Elettroforo Perpetuo: Questo strumento è il primo generatore elettrostatico a induzione, capace di accumulare cariche elettriche in modo discontinuo. Consiste in un disco metallico montato su un manico isolante, utilizzato per generare e accumulare elettricità[1][2][3].
  • Lampada Perpetua di Volta: Una lucerna che funziona a gas infiammabile, accesa tramite una scintilla generata dall’elettroforo. Questa invenzione rappresenta un importante passo avanti nell’illuminazione elettrica[1][2].
  • Pistola Elettroflogopneumatica: Un dispositivo che utilizza un circuito elettrico per innescare lo sparo di una pistola ad aria infiammabile a distanza, dimostrando per la prima volta la trasmissione di segnali elettrici su lunghe distanze[1][3].
  • Condensatore di Elettricità: Composto da due dischi metallici sovrapponibili, questo strumento serve per accumulare cariche elettriche e ha contribuito alla comprensione dei fenomeni elettrostatici[1][2].
  • Elettrometro Condensatore: Ideato per aumentare la sensibilità degli strumenti di misura della carica elettrica, consente di rivelare deboli fenomeni di elettrizzazione per contatto tra metalli diversi[1][2].
  • Scoperta del Metano: Durante i suoi studi sui gas, Volta scoprì il metano nelle paludi del Lago Maggiore, identificandolo come “aria infiammabile” e dimostrando che può essere incendiato sia con una scarica elettrica che con una fiamma[1][3].

Queste invenzioni non solo hanno rivoluzionato il campo dell’elettricità ma hanno anche posto le basi per lo sviluppo della moderna tecnologia elettrica.

Citations:
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Volta
[2] https://alessandrovolta.it/scoperte-e-strumenti/
[3] https://sapere.virgilio.it/scuola/superiori/letteratura-storia-filosofia/settecento/volta-biografia-e-invenzioni-dello-scienziato-italiano

Centro Storico di Como · Teatro Sociale

Storia del TEATRO SOCIALE di Como

Il Teatro Sociale di Como è uno dei teatri più antichi e prestigiosi del Nord Italia, inaugurato il 28 agosto 1813. La sua costruzione iniziò nel 1811, voluta dalla Società dei Palchettisti e progettata dall’architetto Giuseppe Cusi. L’area scelta per il teatro era quella del Castello della Torre Rotonda, un sito storico di Como[1][3].

Storia e Sviluppo

  • Inaugurazione e Prime Rappresentazioni: Il teatro aprì le sue porte con la rappresentazione di Adriano in Siria di Antonio Fonseca Portugal e I Pretendenti delusi di Giuseppe Mosca. Sin dall’inizio, il Teatro Sociale ha ospitato artisti di fama, tra cui Franz Liszt, che si esibì nel 1837[1][2].
  • Architettura e Restauri: La sala ha una forma a cassa di violoncello e dispone di cinque ordini di posti, inclusi 72 palchi privati. Nel corso degli anni, il teatro ha subito numerosi interventi di restauro, tra cui un importante ampliamento nel 1855, che ha aggiunto nuovi palchi e modificato la struttura originale[1][3]. Nel 1938, l’Arena del Teatro fu trasformata in un teatro all’aperto, aumentando la sua capienza fino a 4000 persone[1][2].
  • Il Ruolo durante la Seconda Guerra Mondiale: Dopo il bombardamento del Teatro alla Scala nel 1943, il Sociale accolse la compagnia della Scala per la stagione lirica, diventando un importante centro culturale durante quel periodo difficile[3][4].

Il Teatro Oggi

Oggi, il Teatro Sociale è gestito dall’AsLiCo (Associazione Lirico Concertistica Italiana) ed è aperto oltre 300 giorni all’anno. Ospita una varietà di eventi, tra cui spettacoli di prosa, danza e concerti. Ha celebrato il suo bicentenario nel 2013 con un progetto partecipativo che ha coinvolto oltre 450 artisti[1][4].

Importanza Culturale

Il Teatro Sociale è conosciuto anche come la “Piccola Scala” per la sua storica connessione con il Teatro alla Scala. La sua programmazione continua a essere un punto di riferimento per la cultura musicale e teatrale in Italia[1][2].


[1] https://teatrosocialecomo.it/chi-siamo/storia/
[2] https://www.brianzapiu.it/il-teatro-sociale-di-como/
[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Teatro_Sociale_(Como)
[4] https://lombardiasegreta.com/como-e-il-teatro-sociale-una-storia-di-eleganza-e-passione/
[5] https://teatrosocialecomo.it/chi-siamo/
[6] https://www.nodolibri.com/fotografia-cinema-spettacolo/103-il-teatro-sociale-di-como-1813-2013.html
[7] https://teatrosocialecomo.it/arena/
[8] https://teatrosocialecomo.it/spettacoli/langelo-della-storia/