Lettere a Marilino Per ricordare Geo Roncoroni, che nel 2011 compirebbe cento anni, se fosse qui, ci voleva qualcosa di suo. Ci voleva un libro, un libretto con qualcosa di suo. Un libro con le lettere a Egea, la piccolina di casa, che per ben tre volte, nel 1965, 1966 e 1967, affrontò l’esilio estivo della colonia e una volta, nel 1970, fu al mare con una compagna di scuola.Lette a distanza di quaranta anni e più, queste lettere assumono un valore che supera quello sentimentale; sono il documento di un’epoca e, all’interno di quell’epoca, del modo in cui venivano gestiti i rapporti familiari tra padre e figli.
Lettere a Marilino (NodoLibri 2011) |
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Categoria: Mi ricordo
Antologie musicali ispirate a Coatesa
Antologie musicali di Paolo e Luciana
ispirate al luogo

in ricordo di Giobatta Quaia (6 luglio 1921 – 26 febbraio 2005):






















su Basilio Luoni, Compagnia Teatrale Lezzenese fondata nel 1963
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la voce incominciava a diffondersi, non soltanto tra gli amici, del professore forastico e ispirato – i suoi silenzi sconcertavano, intimidivano – che riusciva a convincere gli allievi, giovani e meno giovani, a lavorare con lui, dalla confezione dei costumi alla costruzione degli scenari, in modo che due, tre volte l’anno, il sipario del teatrino si aprisse su uno spettacolo d’eccezione. Si trattava infatti del’Avare, del George Dandin, o delle Fourberies de Scapin, passati dal francese classico al vivacissimo dialetto, che i membri della singolare compagnia e l’intero paese intorno a loro continuavano a parlare, ricco di antiche coloriture e insieme di continue innovazioni, quasi a sfida di un Paese che in quegli stessi anni incominciava a cambiare ottusamente l’oro dell’italiano contro la cartamoneta di uno pseudo linguaggio televisivo. Una volta posati gli attrezzi con i quali avevano lavorato come artigiani all’allestimento dello spettacolo, con lo stesso impegno, e un estro in più, che soltanto i veri attori riescono a salvaguardare dall’usura della routine, della disciplina di scena, gli allievi di Basilio smettevano di essere Ceci, Maria, Tiziana, Oreste, Paolo, Ivan o Roberto, per diventare “el Pioeucc” la “conta de Pissasegiana” il povero “Giorgii Rampega” o qualsiasi altro personaggio che, a turno, con esemplare professionalità, accettavano di interpretare, maggiore o minore che fosse
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vai all’intero ricordo biografico qui:
Diario di primavera inoltrata
sabato, domenica e lunedì!
Tempo coperto senza pioggia, 20°
Grandi lavori per completamento orti:
Paolo:
– quattro peperoni
– quattro zucchine
– una melanzana
– tre gazanie nelle ciotole di sasso sul terrazzo
– finito di creare il corridoietto sulla collinetta dell’orto verde e piantate quattro zucche
– inoltre il genius loci mi ha suggerito di predisporre un nuovo piccolo panoro, dietro il nespolo germanicus per la semina di ulteriori insalate
Luciana:
– ha tolto il gesso e sta facendo una gloriosa riabilitazione. Fra parentesi è stata bravissima nell’affrontare con sapiente rassegnazione l’incidente reagendo con l’ottimismo della volontà
– semina nuovo campetto di grumolo verde e rucola
– pianta sei guinee nei due vasi di cemento sotto la sala e predispone i vasi per la prossima accoglienza di fiori colorati davanti alla panca della pergola
Rinnoviamo completamente il vaso sul davanzale della cucina con le erbe aromatiche: erba cipollina, basilico, timo e semina prezzzemolo
L’orto ha preso vigore e le prime zucchine stanno facendo i fiori. Anche i cetrioli senbrano avere trovato (finalmente) un posto di loro gradimento nei grandi vasi di plastica.
Lunedì: grandioso taglio dell’erba su tutti i piani, usando alternativamente i due tosaerba.
Luciana rastrella di fino tre corridoi.
E l’orto giardino acquista il suo volto migliore: corridoi evidenziati e zone verdi ordinate e scale pulite. Mi ricordo che negli anni scorsi dicevamo che le scale pulite davano di per sè una felice immagine di ordine.
Alle 17 comincia a piovere moderatamente
Temperatura 20°
Ricordare Mino Noseda
COMO – Mino Noseda
COMO «All’ingegner Mino Noseda. Sono trascorsi vent’anni dalla tua scomparsa e se i compagni di partito, i colleghi del Comune, gli amici non si sono ricordati di te, non mi meraviglio più di tanto. Fa parte della vita. Quello che invece mi rattrista è che nessuno degli ex allievi, professori, colleghi e amici dell’Istituto Magistri Cumacini si sia ricordato, in tutti questi anni, di dedicarti uno spazio, un’aula, una stele, qualche cosa a ricordo dei tuoi trascorsi prima di professore, poi di preside. Ma soprattutto per testimoniare la tua dedizione per la realizzazione della nuova sede di Lazzago, da te fortemente voluta. Con rammarico, tuo fratello Marco». Questo pensiero, ispirato dall’amore fraterno, sembra evocarne un altro: «Il tempo si è preso quel che fu nostro – dice – Il silenzio l’ha disperso». Nel cuore delle persone rimangono le creature perdute, ma chissà se c’è ancora un cuore nella società, nella politica, nelle istituzioni.
Quel che fu nostro, trenta o quarant’anni fa. È cambiato tutto dai tempi dell’ingegner Noseda Beniamino detto Mino, un tecnico più che un politico, nato e cresciuto nelle fila della Democrazia Cristiana, un organizzatore, più che un ideologo e teorizzatore. Era nato nel 1938, era a capo di uno studio professionale avviato; docente e preside, certo volle a Lazzago la grande scuola che avrebbe dovuto continuare ed innovare l’ eccellente tradizione dei Magistri Cumacini. Ma voleva anche un’altra città e negli anni di Mino, per la verità, Como non veleggiava nella concordia, tre crisi e un’elezione in dieci anni. Furono gli anni di Noseda assessore ai trasporti, impegnato nella riorganizzazione del servizio, con la costituzione del Consorzio e dell’Azienda Comunale e negli anni successivi, ispirò l’acquisizione della Ticosa al patrimonio comunale e non per costruire condominii, ma per un centro di servizio allo sviluppo della città e dei dintorni. Ci stavano anche le residenze, ma soprattutto dovevano starci le «sfide» per il lavoro, la cultura imprenditoriale, la scienza e le tecnologie, perché era un patrimonio troppo prezioso. Già negli anni ’80, gli venne l’idea di trasferire l’ospedale Sant’Anna fuori città, aveva fatto i conti, come faceva sempre, sul ricavato dalla vendita dell’area e sulle strategie di riconversione; aveva già delineato il progetto anti-piene e il riordino della zona di Sant’Agostino, l’integrazione tra Fnm ed Fs, la tangenziale di Como. L’ingegnere che disegnò il futuro già allora lo disse: «A volte, devo dare una gomitata al mio vicino, nel partito o in consiglio comunale, perché mi sembra stia dormendo ad occhi aperti o stia parlando nel sonno. A chi tocca il futuro, se non a noi?».
Maria Castelli
Raoul Merzario: Franco Gerosa sul libro NON CAMMINERAI MAI SOLO, 16 ottobre 2009
Venerdì 16 ottobre alle 21 presso la Biblioteca comunale di Lipomo (via Don Ramiro Bianchi – stabile della Scuola materna), si presenta al pubblico il volume Non camminerai mai solo. Raccolta di opinioni e interventi di Raul Merzario sul territorio comasco, con l’intervento del curatore Franco Gerosa e l’introduzione di Giuseppe Rigamonti.
L’incontro, che fa parte del ciclo “Lipomo Lectures” organizzato dalla Biblioteca di Lipomo, ha al centro la figura di Raul Merzario, storico e ricercatore prematuramente scomparso nel 2006. L’amico Franco Gerosa gli ha dedicato un affettuoso e articolato ricordo, nel quale, grazie a una frequentazione durata 43 anni, sono messi in luce i molti aspetti della sua vicenda umana e professionale: l’importanza della famiglia, il suo percorso scolastico, le prospettive di ricerca, i suoi interessi di lettore, fino alle sue abilità di giocatore di calciobalilla («vinceva “quasi” sempre lui»).
Oltre al racconto di Franco Gerosa, sulle pagine si alternano i contributi di Bruno Profazio, Alberto Ambrosoli, Massimo Clerici, Angelo Onnis e Mauro Magatti, e una ricca raccolta degli interventi che Raul Merzario dedicò negli anni a Como: articoli scritti per quotidiani e settimanali, interviste concesse a numerosi giornalisti sui temi delle sue ricerche, polemiche e divertissements.
Il volume, già presentato con molto successo durante l’ultima edizione di Parolario, è stato realizzato grazie alla collaborazione dell’Associazione Raul Merzario e dell’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” di Como
Gabriele De Ritis: "Ci sono posti che sono solo località geografiche …"
Ci sono posti che sono solo località geografiche: possono essere raggiunti fisicamente da noi nei nostri viaggi senza che si riesca a conquistare lo ’spirito del luogo’. Ce ne andiamo via delusi e stanchi, per aver cercato invano; forse, anche disgustati, per un senso di noia che ci assale, per il tempo dedicato inutilmente alla valorizzazione di angoli suggestivi o di prodotti dell’arte, non importa quanto preziosi.
Giacomo Leopardi ha descritto ampiamente il senso di un’esperienza esemplare perché ‘vissuta’: ogni luogo si trasformava in ’sito’ per lui quando, dopo averne fatto ripetutamente esperienza, poteva collegarvi un ricordo. Lo spazio si faceva, dunque, tempo: rimembranza. E «una ricordanza, una ripetizione» era per lui tanto più cara, quanto più vago e indefinito era il segno che lasciava nella memoria ‘linguistica’ del cuore…
Ci sono siti che non ci appartengono. Eppure, ci sono familiari; suscitano in noi emozioni vive, anche solo a contemplarli da lontano, attraverso il racconto che ne fanno persone a noi care o per via di immagini che ci vengono restituite da amici lontani.
Nesso è uno di questi luoghi dell’anima. Frazione di Coatesa, sul Lario, è propaggine viva del Lago di Como, dove un amico – fortunatamente trovato in questa parte recente della mia vita che lui chiama pre-vecchiaia – deposita il suo sguardo amorevole di figlio riconoscente. Lì affondano le radici della sua esistenza operosa. Da quei luoghi ricava linfa per proseguire il cammino con la sua fedele compagna.
Si potrebbe dire che il viaggio incomincia da qui, da questa parte del mondo a cui è stato assegnato un significato esistenziale, perciò animico.
Non si viaggia, di solito, da soli. I luoghi dell’anima sono visitati lungamente e molto intensamente prima di recarsi fisicamente fin dove ad essi è stata data un’anima.
Il viaggio procede con l’aiuto dello sguardo di chi conosce il genius loci: non sarà un errare senza meta. Sappiamo già che non mancheremo di cogliere il centro: faremo esperienza dei luoghi.
Torneremo a casa più ricchi e riconoscenti, come si addice sempre agli ospiti che abbiano goduto del privilegio di fare a loro volta esperienza di spazi non immemoriali ma segnati dalla presenza dell’uomo, con i nomi e le date ben presenti alla mente e al cuore.
scritto da Gabriele De Ritis in: CAMMINARSI DENTRO (93): Nesso
Montreaux, 11 luglio 2009. Ricordi fotografici in Flickr
Caro Tato, hai sessant’anni, di Gian Franco Gentile del ’48 detto Tato
Caro Tato, hai sessant’anni
Tu l’avresti mai pensato
quand’eri piccolo e ti chiamavano Tato
e stavi lì a giocare per la strada,
con neppure un’auto che passava,
ad arrivare dopo tanti anni
a contare tutti sti compleanni?
Rispondi il vero, per la testa tua,
non ti sfiorava mai sto pensiero
e ora ti volti e ancor non ti par vero
di vederti così da lontano
e quel bimbo di tenerlo ancora per mano
Si lo so che la memoria tua
ormai fatica a ricordare tutto,
per questo t’incoraggio a pensare
quando il mondo non era così brutto
Ti ricordi con cosa ti divertivi?
Tutti i giorni passava a fischiarti il Luigino
e giù di corsa a giocare a nascondino;
poi v’aspettava un’altra compagnia
e via, un casino di grida e d’allegria
Invece guarda com’è cambiato il mondo…
tutti rinchiusi dentro a quattro mura,
si parlano sì i ragazzini d’oggi,
ma con la tastiera o con un’altra fregatura;
vuoi mettere l’aria che noi si respirava
quando giocavamo per le vie del centro?
Ora, per farlo, non si può neanche al Monumento….
guarda che facce e ti piglia uno spavento.
E caro, sei arrivato a sessant’anni
ebbè dirai, cosa mi frega?
E no, non dire bugie, lo so che un po’ ti rode
ti sei voltato e hai visto com’era il Tato…
Ora guardati allo specchio e ti ritrovi con questa pancia
e vorresti dirmi che c’hai ancora una speranza?
In ricordo di Giobatta (1921-2005)
Mi ricordo che me lo regalò Andrea. Era una estate dei primi anni ’90: Piante medicinali. Come riconoscerle, raccoglierle, utilizzarle, Marietti editore


Andrea disegna Luciana che raccoglie i prodotti dell’orto: “vengo, Pollo!”, 1990. Dal diario cartaceo








