Il Teatro Cressoni è stato inaugurato il 30 dicembre 1870, diventando subito un punto di riferimento per la vita culturale di Como. Situato in via Diaz, il teatro si distinse per la sua offerta eclettica, che spaziava dal cabaret all’opera lirica. La sua programmazione includeva anche eventi di avanspettacolo e proiezioni cinematografiche, come la prima del Reale Cinematografo Lumière nel 1897[1][2]. Durante i suoi oltre quarant’anni di attività, il Cressoni ha ospitato numerosi spettacoli, contribuendo a formare una comunità affezionata[1].
Nel 1913, il teatro fu riaperto come cinema, mantenendo il nome di Cressoni fino al 1932, quando venne ribattezzato Odeon[2]. La trasformazione in cinema segnò l’inizio di una nuova era per l’edificio, ma anche un lento declino che culminò con la chiusura definitiva nel 2004[1][4].
Cinema Odeon
L’Odeon continuò a operare come cinema fino alla fine degli anni ’90, quando la sua attività cessò nel 1997. Durante questo periodo, il cinema ha visto una varietà di film proiettati, ma non è riuscito a mantenere lo stesso prestigio culturale del suo predecessore[2][4].
Cinema Centrale
Dopo la chiusura dell’Odeon, l’edificio ha assunto il nome di Cinema Centrale, continuando a funzionare fino alla sua definitiva chiusura.
La struttura ha subito varie trasformazioni nel corso degli anni, ma ha sempre cercato di rimanere un punto di riferimento per gli amanti del cinema nella città[1][4][5].
In sintesi, il Teatro Cressoni e i successivi cinema Odeon e Centrale rappresentano una parte importante della storia culturale di Como, riflettendo i cambiamenti nelle forme d’arte e nell’intrattenimento nel corso degli anni.
scheda alle pagine 127 e 128 del libro: Cani Fabio, Monizza Gerardo (a cura di), Como e la sua storia: la città murata, NodoLibri, 1994:
L’Albergo Firenze, situato in Piazza Alessandro Volta a Como, è ospitato in un edificio storico neoclassico che è stato sapientemente ristrutturato per offrire comfort moderni pur mantenendo il suo fascino originale.
La struttura si trova nel cuore del centro storico della città, in una zona a traffico limitato che garantisce tranquillità e relax ai suoi ospiti.
Storia e Caratteristiche
L’edificio che ospita l’Albergo Firenze è una dimora storica, trasformata in hotel . La ristrutturazione ha preservato l’architettura neoclassica, combinandola con interni moderni e funzionali.
Posizione Strategica
La sua collocazione centrale rende l’Albergo Firenze un punto di partenza ideale per esplorare Como. È situato a pochi minuti dalla stazione ferroviaria di Como San Giovanni e dal porto turistico, facilitando l’accesso alle attrazioni locali e alle destinazioni sul Lago di Como come Bellagio e Tremezzo[3][4].
La fontana di Villa Geno è un’opera realizzata tra il 1948 e il 1951 dall’ingegnere Renato Uslenghi. Situata a Como, in Viale Geno, la fontana è famosa per il suo spettacolare getto d’acqua, che può raggiungere un’altezza di 45 metri[1][2][3].
Caratteristiche della Fontana
Progettista: Renato Uslenghi
Anno di realizzazione: 1948-1951
Altezza del getto d’acqua: fino a 45 metri
Posizione: Di fronte alla facciata principale di Villa Geno
Storia e Contesto
Villa Geno è un’importante villa storica che ha subito diverse trasformazioni nel corso degli anni. La fontana, progettata da Uslenghi, è uno dei suoi elementi distintivi e contribuisce a creare un’atmosfera suggestiva lungo il lungolago di Como. Tuttavia, negli ultimi anni, la fontana ha mostrato segni di degrado e abbandono, con preoccupazioni sollevate riguardo alla sua manutenzione[4][5].
Situazione Attuale
Recentemente, la fontana ha attirato l’attenzione per il suo stato di deterioramento, con segnalazioni di pietre rovinate e sporche[5]. Tuttavia, ci sono stati anche sviluppi positivi, come la decisione del Comune di Como di riaprire l’area della fontana al pubblico, rendendola accessibile senza restrizioni per eventi privati[7].
La fontana di Villa Geno rappresenta non solo un’importante attrazione turistica ma anche un simbolo della bellezza architettonica e paesaggistica della zona.
La stazione ferroviaria di Como San Giovanni ha una storia ricca e complessa, particolarmente significativa nel periodo tra il 1939 e il 1949, che include eventi cruciali come la Seconda Guerra Mondiale e la successiva ricostruzione.
Storia della Stazione
Inaugurazione e Sviluppo Prebellico La stazione di Como San Giovanni è stata inaugurata il 27 luglio 1875. Essa funge da capolinea per la linea Chiasso-Milano e per la linea Como-Lecco, che è stata attivata nel 1888. La sua posizione strategica ha reso la stazione un importante nodo di collegamento tra l’Italia e la Svizzera[1][3].
Distruzione durante la Seconda Guerra Mondiale Durante la Seconda Guerra Mondiale, la stazione subì gravi danni a causa dei bombardamenti. Questi eventi hanno portato alla necessità di ricostruire l’edificio, che era stato danneggiato in modo significativo[1][7]. La guerra ha non solo distrutto l’infrastruttura fisica, ma ha anche interrotto i servizi ferroviari, influenzando il trasporto di merci e passeggeri nella regione.
Ricostruzione Postbellica La nuova stazione fu progettata dall’ingegnere Paolo Perilli e inaugurata nel 1949. La struttura attuale è in mattoni su due livelli, con un atrio principale di 600 metri quadrati e cinque binari di transito, quattro dei quali sono utilizzati per il servizio passeggeri[2][4]. La ricostruzione ha mantenuto elementi architettonici moderni pur rispettando le funzioni storiche della stazione.
Caratteristiche Architettoniche
La stazione presenta un design funzionale con tre corpi uniti da una vetrata che illumina il corridoio interno. È dotata di pensiline sia per i binari sia per l’entrata dell’edificio. La lunghezza totale dell’edificio principale è di 132 metri, con un’altezza di 10 metri e una larghezza di 17 metri[1][2].
Importanza Culturale
La denominazione “San Giovanni” si riferisce all’antico monastero presente nella zona dal 1228 fino alla sua chiusura nel 1810. La costruzione della stazione ha riportato alla luce reperti archeologici significativi legati a questo monastero, rendendo il sito non solo un punto di transito ma anche un luogo di interesse storico[3][7].
In sintesi, la stazione ferroviaria di Como San Giovanni rappresenta un importante esempio di resilienza architettonica e storica, riflettendo le trasformazioni che ha subito nel corso del XX secolo.
La Banca d’Italia ha una filiale a Como, situata in Piazza Boldoni, che è stata oggetto di ristrutturazione tra il 1948 e il 1953 e successivamente tra il 1978 e il 1981. Il progetto di ristrutturazione è stato realizzato dall’ingegnere Alessandro Pedroni[2].
Dettagli sulla Filiale
Ubicazione: Piazza Boldoni, Como
Interventi: Ristrutturazioni significative nel periodo 1948-1953 e 1978-1981
La storia del grande magazzino Standa a Como è strettamente legata all’evoluzione del commercio al dettaglio in Italia. Fondato nel 1931 dalla famiglia Monzino come “Magazzini Standard”, il marchio Standa ha visto una rapida espansione, diventando un simbolo della grande distribuzione italiana. Nel periodo tra il 1960 e il 1962, l’ingegnere Eugenio Rezia ha progettato e realizzato un importante punto vendita in Largo Boldoni, a Como, che ha contribuito a definire l’architettura commerciale dell’epoca[1][6].
Evoluzione della Standa
Negli anni successivi, la Standa ha attraversato diverse fasi significative:
Acquisizione da parte di Montedison (1966): La catena è stata acquistata dalla Montedison, segnando l’inizio di una nuova era per l’azienda.
Entrata in Borsa (1973): La Standa è diventata una società quotata, aumentando la sua visibilità e accesso ai capitali.
Acquisto da Fininvest (1988): Silvio Berlusconi ha acquisito il 71% della Standa, cercando di rilanciarne le attività[1][5][6].
Trasformazione in Coin
Nel 1998, la Standa ha subito una significativa ristrutturazione:
Divisione della società: Il settore non alimentare è stato ceduto al gruppo Coin, mentre il settore alimentare è stato venduto a una cordata guidata da Gianfelice Franchini[5][6]. Questo ha portato alla chiusura di molti punti vendita Standa e alla riqualificazione dei negozi sotto il marchio Coin.
Situazione attuale
Oggi, molti dei negozi storici Standa sono stati trasformati in punti vendita Coin o altre insegne. La chiusura di alcuni negozi Standa, come quello di Cantù nel 2014, fa parte di un programma di ristrutturazione del gruppo Coin, che ha assorbito la famosa catena di supermercati[8].
La storia della Standa rappresenta un capitolo importante nella storia commerciale italiana e la sua evoluzione riflette i cambiamenti nel mercato e nelle abitudini dei consumatori nel corso degli anni.
L’Istituto Tecnico Industriale per Periti Edili “Magistri Cumacini” di Como ha una storia ricca e articolata, risalente all’inizio del XX secolo.
Origini e Sviluppo Iniziale
1899: Viene istituito a Como un Corso speciale per Capomastri Edili presso la Scuola di Arti e Mestieri “G. Castellini”.
1938: L’istituto si stacca dall’Opera pia “G. Castellini” e assume la denominazione di Istituto Tecnico Industriale Edile, con un corso di durata quinquennale[1][3].
1939: Riconosciuto ufficialmente, diventa l’Istituto Tecnico Industriale per Periti Edili “Maestri Comacini”, in onore dei noti costruttori comaschi[1][3].
Trasformazione in Istituto Statale
1950: L’istituto ottiene la legalità statale e diventa l’Istituto Tecnico Industriale di Stato per Edili[1][2].
1953: Con D.P.R. n. 783, acquisisce il nome definitivo di I.T.I.S. “Magistri Cumacini”, mantenendo l’intitolazione storica[1][3].
Crescita e Innovazione
Negli anni successivi, l’istituto ha visto un costante aumento degli studenti, passando da 49 iscritti nel 1939 a oltre 1300 negli anni ’70. Durante questo periodo, sono state create diverse succursali e specializzazioni, tra cui meccanica ed elettrotecnica[1][2].
Sedi e Strutture
Via Sirtori: La sede principale è stata stabilita in via Sirtori a Como, dove è stata progettata una nuova struttura dall’architetto Federico Frigerio[2][3].
Espansione: Nel corso degli anni, sono state aperte sezioni staccate in altre località come Lecco e Mariano Comense, aumentando così le opportunità educative disponibili per gli studenti[1][2].
Riconoscimenti e Attività Recenti
Oggi, l’Istituto Tecnico Industriale “Magistri Cumacini” è uno dei più grandi e qualificati istituti superiori della provincia di Como, con circa 1200 studenti. Offre corsi di specializzazione in vari settori tecnici, tra cui costruzioni, elettronica ed elettrotecnica, informatica e meccanica[4][5].
L’istituto continua a evolversi, mantenendo un forte legame con il territorio e le sue tradizioni artigianali, mentre si adatta alle esigenze moderne del mercato del lavoro.
fonti informative a pagina 16 del secondo volume di:
Il Pontificio Collegio Gallio di Como ha una storia che risale al 1583, quando fu fondato dal cardinale Tolomeo Gallio.
Questo istituto educativo è situato in un’area precedentemente occupata da un convento degli Umiliati, un ordine religioso che operava nella zona sin dal XII secolo. Dopo la soppressione degli Umiliati nel 1571, i loro beni furono ceduti al cardinale Gallio, il quale decise di trasformare la struttura in un collegio per l’educazione dei giovani, in linea con le direttive del Concilio di Trento[1][6].
Fondazione e Sviluppo Iniziale
Il 15 ottobre 1583, il cardinale Gallio ricevette l’approvazione papale per fondare il collegio, affidandone la gestione ai Chierici Regolari di Somasca, noti per il loro impegno nell’educazione della gioventù abbandonata.
I lavori di ristrutturazione dell’edificio iniziarono nel 1583 e il collegio fu inaugurato il 18 giugno 1589[1][2]. Inizialmente, gli alunni erano principalmente figli di famiglie nobili locali, ma vi fu anche un’inclusione di orfani, sebbene in numero limitato a causa delle pressioni aristocratiche[1].
Secoli XVII e XVIII
Nel corso del Seicento, il collegio subì modifiche significative a causa di inondazioni e necessità ecclesiastiche. Fu istituito un seminario nel 1629 per la formazione dei sacerdoti, e la struttura continuò ad espandersi per accogliere un numero crescente di studenti[1][3]. Durante il Settecento, il collegio si arricchì di decorazioni artistiche grazie al lavoro del pittore Carlo Carloni, che abbellì gli interni con affreschi e opere d’arte[1].
XIX secolo e Riforme
Il collegio affrontò sfide durante le soppressioni religiose dell’epoca napoleonica e le successive riforme austriache. Dopo una chiusura temporanea, riaprì nel 1791 grazie all’intervento dell’imperatore Leopoldo II. Nel 1823, ottenne la parificazione con le scuole pubbliche, facilitando l’accesso degli alunni alle istituzioni superiori[1][2][4].
XX secolo e Oggi
Nel Novecento, il Collegio Gallio continuò ad adattarsi alle nuove esigenze educative con ampliamenti strutturali e l’introduzione di corsi scientifici e tecnici. Nel 1912, fu riconosciuto come monumento di interesse nazionale. Oggi offre una gamma completa di programmi educativi che includono scuole dell’infanzia, primaria e secondaria, oltre a licei scientifici con specializzazioni biomediche[1][6][3].
Il Pontificio Collegio Gallio rappresenta quindi un’importante istituzione educativa con una lunga tradizione storica e culturale, continuando a svolgere un ruolo significativo nella formazione delle nuove generazioni a Como.
La struttura del Collegio Gallio di Como ha subito numerosi cambiamenti nel corso dei secoli, riflettendo le esigenze educative e le trasformazioni architettoniche dell’epoca.
Fondazione e Struttura Iniziale
Fondato nel 1583, il collegio era inizialmente un edificio conventuale degli Umiliati, ristrutturato per accogliere gli studenti. La struttura originale comprendeva una chiesa e spazi per l’insegnamento delle materie classiche, in linea con l’educazione dell’epoca.
Settecento
Nel 1757, la struttura appariva già diversa, con l’aggiunta di nuove aule e spazi per gli studenti. Durante questo periodo, il collegio si concentrò sull’ampliamento delle sue funzioni educative, integrando corsi di filosofia e teologia[5].
Ottocento
Con l’arrivo del XIX secolo, il collegio si adattò alle nuove esigenze educative. Nel 1880, fu introdotta una sezione per le materie scientifiche e tecniche, portando alla costruzione di un secondo cortile nel 1886. Questo ampliamento segnò un passaggio significativo verso una formazione più moderna[4].
Novecento
Durante il Novecento, il collegio continuò a subire trasformazioni. Nel 1912, furono effettuati abbellimenti significativi alla facciata e al cortile interno. La struttura venne ulteriormente modernizzata per rispondere alle esigenze educative contemporanee e per migliorare gli spazi comuni[2][3].
Ristrutturazioni Recenti
Negli ultimi decenni, il Collegio Gallio ha continuato a evolversi, mantenendo un equilibrio tra tradizione e innovazione. Sono stati effettuati lavori di restauro per preservare il patrimonio storico mentre si implementavano nuove tecnologie e metodologie didattiche.
In sintesi, la struttura del Collegio Gallio è passata da un semplice convento a un complesso educativo moderno, attraverso una serie di ristrutturazioni e ampliamenti che hanno risposto alle sfide educative dei vari periodi storici.
Il Palazzo Vescovile di Como, situato in Piazza Guido Grimoldi, 5, è un’importante struttura storica che funge da residenza per il Vescovo di Como. La sua costruzione risale alla fine del XII secolo e si estende fino al XV secolo, con diversi rimaneggiamenti e ampliamenti nel corso dei secoli[2][4].
Caratteristiche Architettoniche
Struttura: Il palazzo presenta una loggia con finestre bifore in stile gotico e conserva elementi architettonici originali come le finestrelle dell’atrio e l’abside di un’antica chiesetta, nota come Oratorio di San Michele[2][3].
Interni: L’interno è decorato con affreschi del Quattrocento, ritratti dei Vescovi di Como e arazzi del Seicento. Il salone dei ricevimenti è particolarmente sfarzoso e rappresenta uno dei punti focali della visita[2][5].
Cappella di San Michele: Al primo piano si trova la cappella dedicata a San Michele, che ha avuto una funzione importante sia come cappella palatina sia come battistero. Questa cappella è databile probabilmente al XII secolo e presenta elementi architettonici significativi[3][4].
Storia
Il Palazzo ha una storia complessa legata alla sede episcopale di Como. Le prime strutture risalgono alla seconda metà del X secolo, ma il palazzo attuale è frutto di numerosi interventi successivi. La funzione originaria della cappella e la sua evoluzione nel tempo riflettono l’importanza del palazzo come centro religioso e amministrativo[2][3][7].