Carla Bi. 1933-2022 · donatori del tempo

il 25° anno del Centro Donatori del Tempo, Como, 1977-2002. Anche in ricordo di Carla Bignami

COMO città · PERSONE e DESTINI

don Bruno Maggioni

È scritto: “Non di solo pane vive l’uomo”. Da che mondo è mondo, una verità per tutti. Non c’è epoca e luogo in cui il senso dell’eterno e dell’infinito non abbia interrogato le coscienze. Del rapporto con le altre religioni, don Bruno si è occupato soprattutto in passato.
«In genere si leggono i vari testi sacri per trovare delle similitudini. Io invece ho cercato di analizzare le differenze che esistono proprio nei punti comuni. Sottolineare la propria originalità è la sfida che il cristianesimo è chiamato a compiere per non arrendersi al relativismo. Ciò non toglie che da tutti ci sia da imparare e che i cristiani per primi debbano promuovere la tolleranza e libertà di religione anche verso chi non la concede».
Esistono sapienti a cui importa più di ogni altra cosa sezionare, sviscerare, comprendere il testo. Per altri, invece, la stella polare è lo studio dell’uomo moderno. Don Bruno non appartiene né alla prima corrente di pensiero, né alla seconda. Semplicemente, egli le riassume.
«Ho imparato a servirmi dell’uno e dell’altro aspetto per cercare una congiunzione tra il testo e la vita. La Scrittura e l’uomo d’oggi devono incontrarsi. Mi sono sempre occupato di questo nodo».
Lo ha fatto senza risparmiarsi.
Seduto nello scompartimento di un treno («i vagoni delle Ferrovie Nord sono terribili. Qualche volta sono tentato di scrivere a Formigoni per chiedergli di lasciar perdere le stazioni e di cominciare a mettere mano ai treni») oppure dietro la minuta scrivania del suo studio («quando mi chiedono come è possibile usare una scrivania così piccola per studiare, rispondo che non è il tavolo che conta, ma il cervello»), don Bruno riscopre ogni volta il gusto della riflessione. «Un uomo è vivo fino a che si pone domande. Mi piacerebbe morire con qualche dubbio».

Intervista a don Bruno Maggioni

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COMO città · PERSONE e DESTINI

don Aldo Fortunato. 4 ottobre 1998

Quando diventò parroco?
«Nel 1964 c’erano da costruire tre parrocchie periferiche. La più conciata era Muggiò. Non c’era niente, neanche un pezzo di terreno. Chiesi di andare lì perché era una situazione tanto disperata che nessuno mi avrebbe rotto l’anima. Un’esperienza durissima. Dicevo messa nei garage. Fui sull’orlo di una crisi di nervi».
A Muggiò cambiò la sua vita.
«Il 4 febbraio 1975 bussò alla mia porta il primo drogato. Trovò l’uscio aperto. Nove mesi dopo erano in ottanta. Imparai a compiere i primi passi. Tutti sbagliati. Mi illudevo di tirarli insieme e migliorarli. Storie. Erano diventati loro i padroni e dovevo chiamare i carabinieri per farmi piantonare. Col tossicodipendente bisogna essere sì disponibili, ma con un polso molto fermo. Contrattare con molta chiarezza, prendere o lasciare».
Com’erano i rapporti con la gerarchia ecclesiale?
«Non cordiali. Per raccogliere fondi facevo concerti in chiesa, con grave disappunto del vescovo Ferraroni. Mi scrisse che la chiesa era diventata un auditorium. Risposi che siccome serviva ad aiutare gente emarginata, per me era ancora più chiesa. Punto. Mi trovo assai meglio col Vescovo attuale».
In che senso?
«Maggiolini ha il merito di capire la nostra missione e ci trasmette calore e stima. Il suo primo Natale a Como chiese di celebrar messa in comunità. Un segno di profonda attenzione».

Intervisa don Aldo Fortunato Corriere di Como – Approfondimento

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COMO città · PERSONE e DESTINI

Pia Pullici

La sua lingua taglia almeno quanto il suo braccio costruisce. Senza mai smarrire il sorriso. Forse proprio questo atteggiamento irrita e la rende insopportabile a chi non le è amico. Lei incassa e ricambia con egual moneta.
«La maggioranza che ha governato Como negli ultimi quattro anni non conosceva i problemi dell’handicap. Quando ne parlavo, nei rari momenti in cui non si trattava di edilizia privata, davo fastidio. Li importunava anche il fatto di vedermi il sabato pomeriggio mentre accompagnavo uno in carrozzina e alla sera a cena con il Questore e il Prefetto. Eppure, per difendere i più deboli bisogna stare dalla parte dei forti».

Intervista a Pia Pullici, Corriere di Como

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Biografie di persone · Carla Bi. 1933-2022 · donatori del tempo · SERVIZI SOCIALI e SANITARI

Beppe Cornaggia, Il malato di fronte all’ambiente ospedaliero (1972), a cura del Centro Donatori del Tempo e Annita Viola, 8 febbraio 1995

Borgovico · Cani Fabio · COMO città · Conosco Como? · Monizza Gerardo · Quartieri · Sant'Agostino · Spina verde · STORIA LOCALE E SOCIETA' · urbanistica

Cani Fabio, Monizza Gerardo (a cura di), Como e la sua storia: i borghi e le frazioni, NodoLibri, 1994, pagine 408. Indice del libro

vedi anche:

Cani Fabio · Centro Storico di Como · COMO città · Conosco Como? · STORIA LOCALE E SOCIETA' · urbanistica

Cani Fabio, Monizza Gerardo (a cura di), COMO e la sua STORIA: la CITTA’ MURATA, NodoLibri, 1994, pagine 394. Indice del libro

vedi anche:

donatori del tempo · SERVIZI SOCIALI e SANITARI

le attività di volontariato del Centro DONATORI DEL TEMPO, da un fascicolo del 1993

Duomo di Como · Tajana Tino

Cantiere DUOMO: santi e personaggi dalla facciata. Testo di Clemente Tajana e Giuliano Ballabio, Comitato duomo curia vescovile, 1-11 novembre 1992

ex ospedale psichiatrico San Martino · Franco G. · Mi ricordo · SERVIZI SOCIALI e SANITARI

mi ricordo degli anni in cui facevamo l’ASSOCIAZIONE DINO CAMPANA, per il superamento dell’ospedale psichiatrico di Como, eravano alla fine degli anni ’80

BIOGRAFIA, biografie · Biografie di persone · Centro Storico di Como · COMO città · Conosco Como?

notizie biografiche sull’architetto Gianfranco Caniggia (1933-1987)

Gianfranco Caniggia è stato un influente architetto e docente italiano, nato a Roma il 7 maggio 1933 e deceduto nella stessa città il 10 novembre 1987. La sua formazione accademica avvenne presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Roma, dove fu allievo di Saverio Muratori, un’importante figura nel campo della progettazione urbana e della conservazione architettonica[1][2].

Contributi Professionali

Caniggia si distinse per il suo approccio innovativo alla riqualificazione dei centri storici, un tema centrale nella sua opera. Tra i suoi progetti più significativi si annoverano:

  • Restauro di Como (1963): una delle sue prime sperimentazioni, che ha segnato l’inizio della sua carriera nel recupero urbano.
  • Ospedale Civico di Isola del Liri (1960-1963).
  • Palazzo di Giustizia a Teramo (1968-1981).
  • Restauri a Como: tra cui il Borgo Sant’Agostino (1971) e Palazzo Volpi (1970) [1][2][5].

Oltre alla pratica architettonica, Caniggia ha avuto un ruolo attivo nel mondo accademico, ricoprendo posizioni di docente in diverse università italiane, tra cui quelle di Reggio Calabria, Firenze, Genova e Roma. È stato anche commissario alla Biennale di Architettura di Venezia[1][5].

Pubblicazioni

Gianfranco Caniggia ha scritto diverse opere che riflettono il suo pensiero architettonico e urbano, tra cui:

  • Lettura di una città: Como (1963)
  • Strutture dello spazio antropico (1976)
  • Lettura dell’edilizia di base, co-autore con Gian Luigi Maffei [1][5].

Riconoscimenti e Eredità

La sua opera continua a influenzare gli studi sulla storia urbana e l’architettura moderna in Italia. La sua capacità di integrare la modernità con la tradizione ha lasciato un’impronta duratura nel panorama architettonico italiano[3][4][6].

In sintesi, Gianfranco Caniggia è ricordato non solo per i suoi progetti architettonici ma anche per il suo impegno nell’insegnamento e nella scrittura, contribuendo a formare una nuova generazione di architetti sensibili alle dinamiche storiche e culturali delle città.

fonti informativa
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Gianfranco_Caniggia
[2] https://patrimonioacs.cultura.gov.it/patrimonio/888ca49d-92ac-4358-b68c-524dc27f76f7/fondo-caniggia-gianfranco
[3] https://archiwatch.it/2007/11/10/gianfranco-caniggia-elogio-della-modestia-e-intelligenza-della-modernita/

[5] https://www.treccani.it/enciclopedia/gianfranco-caniggia_(Enciclopedia-Italiana)/
[6] http://www.giuseppestrappa.it/?p=1952
[7] https://siusa-archivi.cultura.gov.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodpersona&Chiave=29797&RicProgetto=architetti
[8] https://www.francoangeli.it/Libro/9788835123705/Morfologia%20urbana%20e%20linguaggio%20nell’opera%20di%20Gianfranco%20Caniggia

Centro Storico di Como · via Cinque Giornate

il ristorante GESUMIN, nel centro storico di Como, in via Cinque Giornate, sulla rivista COMO cultura turismo commercio industria n. 2 1986

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