Ci sono tanti motivi per non fare giardinaggio. È un lavoro duro. Richiede molto tempo. Può essere noiosamente ripetitivo. A volte è anche un po’ degradante. Quale altro passatempo richiede di starsene in ginocchio per ore? Di cosa è fatta quella strana attrazione che ci attira verso la terra? Perché abbiamo tanta voglia di sporcarci le mani?
La maggior parte di noi non ha bisogno di fare giardinaggio. Lo facciamo perché ci divertiamo. In effetti, lo amiamo così tanto che, come Vita Sackville-West, siamo disposti a soffrire e a sacrificarci per esso.
Avete notato che sempre più persone si dedicano al giardinaggio? Anche quelle che non possiedono un giardino, o quelle con una vita impegnata e frenetica, con pochissimo tempo o denaro. È perfetto anche per chi soffre di problemi di salute fisica o mentale. Questo libro esplora quell’enigma che è la nostra ossessione per le cose in crescita: una passione profonda e terrena che ci accomuna come esseri umani, una sorta di filo ininterrotto che ci tiene legati ai nostri antenati.
Nel giardinaggio c’è molto di più di quanto sembri. Non si tratta solo di avere fiori bellissimi o di raccogliere frutta e verdura. Proprio come il suolo su cui poggia, il giardino è ricco e vivificante, in molti più modi rispetto all’ovvio.
Organizzato in capitoli a tema, questo libro svela le molte, meravigliose e, a volte, contraddittorie ragioni per cui le persone si dedicano al giardinaggio e ne diventano dipendenti. Tra le sue pagine incontreremo un cast variegato di personaggi famosi: filosofi, artisti e scrittori…Un viaggio alle radici di una possessione, di un piacere e di una fatica incredibili, di un desiderio potente di isolamento dal resto del mondo.
L’attesa: Il tempo è il ritmo che permea tutta la nostra esistenza, strutturandola. Quella in cui viviamo è una società contraddistinta da ritmi frenetici, che ci proiettano sempre più velocemente nel futuro, rendendoci incapaci di assaporare la bontà del presente e di conferire valore alla capacità di attendere. Il fluire ciclico degli eventi necessita di tempo per potersi definire, per prendere forma.
L’attesa è quel frangente di tempo sospeso tra il preannuncio di un evento e il suo verificarsi, un tempo magico, che ci consente di osservare con maggior attenzione ciò che ci circonda, ciò che accade intorno a noi e dentro di noi, di ascoltare la natura, ma anche i nostri sentimenti, potendo scoprire bellezze e realtà inaspettate.
L’attesa, pregna com’è di significati simbolici, non delude, semmai gratifica la nostra curiosità, la nostra frenesia, il nostro trepidare, divenendo cosi il filo conduttore di una nuova serie di racconti corredati, come è nello stile delle autrici, da illustrazioni pittoriche che ne amplificano il messaggio educativo che le stesse vogliono veicolare.
“I miei dieci anni con Ubac, il cane che mi ha educato”, recensione e intervista di Carla Colmegna in la Provincia Stendhal, 4 aprile 2024. Cerca in: https://www.laprovinciadicomo.it/
Una pubblicità sul giornale locale cambia la vita di Cédric: i cuccioli di un bovaro del bernese cercano casa. L’idea di allontanare la solitudine con un nuovo compagno lo attrae e diventa una certezza quando incontra il cucciolo dal ‘colletto azzurro’.
Solo la ricerca del nome è un’avventura. L’attesa è insopportabile, come quando due innamorati sono costretti a separarsi.
Il suo arrivo è preparato con grande cura. Ubac, man mano che cresce, occupa, in ogni senso della parola, un posto sempre più essenziale nella vita del narratore.
Un legame unico, naturale, assoluto in grado di far riverberare la gioia, il dolore, gli istanti irripetibili che cristallizzano i rapporti e l’inesorabile scorrere del tempo che li trasforma in ricordi. In alcune pagine, ci sembra di sentire l’odore tipico e riconoscibile del cane bagnato dalla pioggia, in quelle successive dimentichiamo persino che il protagonista sia lui e finiamo per assistere increduli e col cuore in gola allo stupefacente racconto della nostra stessa vita.
Caso editoriale in Francia acclamato da critica e lettori, è un libro ironico e commovente sugli incontri inattesi che ci regala il destino e che diventano legami indissolubili in grado di rivelarci chi siamo e quale sia la nostra idea del mondo e dell’amore.
L’ Autore. Giorgio Tettamanti ha insegnato, sino al 2021, Italiano, Latino e Greco nei due licei classici di Como: il Collegio Gallio e il Liceo Volta. Ha scritto per i quotidiani ‘La Provincia’, ‘L’Ordine’ (diretto da Alessandro Sallusti) e il ‘Corriere di Como’. Nel 2016 ha pubblicato un trattato filosofico-politico, L’Eone della cosa, con la casa editrice Mimesis.
“Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato; trattieni le unghie della tua zampa, e lasciami sprofondare nei tuoi begli occhi misti di agata e di metallo”