tutta la mia solidarietà e partecipe simpatia per il nostro sindaco di como, mario lucini.
anche in questo caso sta dimostrando uno stile comunicativo straordinario. senza mai perdere il suo sorriso.
e schifo totale per i nipotini della sinistra eversiva. sia quelli storici (mai pentiti e che scrivono libri presentati nelle librerie cittadine),
sia gli imbecilli emulatori.
paolo ferrario del 1948 (l’età della costituzione repubblicana)
Buste sospette e minacce al sindaco Lucini Firmate Brigate Rosse
Il Giorno
Como, 3 giugno 2013 – Due lettere indirizzata al Sindaco Mario Lucini hanno
fatto scattare la mobilitazione generale stamattina a Palazzo Cernezzi,
sede del Municipio di Como. In pochi minuti sono arrivati i Vigili del
Fuoco, la Polizia scientifica e …
Il sindaco non commenta, ma sì mostra tranquillo
CiaoComo.it
Mario Lucini non è sembrato, almeno esternamente, particolarmente turbato
per la lettera sospetta ricevuta in mattinata in Comune. Da lui, però,
nessuna dichiarazione ufficiale. Chi lo ha visto a Palazzo Cernezzi parla
di una persona apparentemente …
=== Web – 1 nuovo risultato relativo a [“Mario Lucini”] ===
Lettera sospetta per Lucini, è allarme in Comune – Ciaocomo.it …
Como – Una lettera indirizzata al sindaco Mario Lucini che parlava di
allarme chimico ha fatto scattare l’allarme in Comune. Artificieri, polizia
scientifica e vigili …
Manifesto Cultura Como
Può la Cultura essere il nuovo motore di sviluppo del Paese?
Lo scorso 16 maggio, in Camera di Commercio, ha riscosso notevole successo l’incontro dal titolo
”PUÒ LA CULTURA ESSERE IL NUOVO MOTORE DI SVILUPPO DEL PAESE? Partiamo dai nostri Talenti“.
Al dibattito hanno partecipato, tra gli altri, Mario Lucini (Sindaco di Como), Armando Massarenti (Responsabile Domenica Sole24Ore), Paolo De Santis (Presidente Camera di Commercio di Como), Barbara Minghetti (Presidente Teatro Sociale di Como) e Salvatore Amura (Presidente Accademia Galli – IED).
Si è trattato di un’importante occasione di confronto per il sistema socio-economico comasco, che vuole dare alla produzione culturale un ruolo centrale all’interno del modello di crescita futura del nostro territorio e del nostro Paese.
Per ritrovare la capacità di crescere e di competere più efficacemente nel contesto internazionale – è emerso – è necessario ridare al sistema culturale italiano risorse, slancio edenergie per tradurre le sue immense potenzialità in qualità della vita, sviluppo umano ed economico.
Il dibattito prosegue attraverso i canali multimediali, luoghi immateriali ma valide piattaforme di partenza da cui intraprendere un cammino utile a tracciare alcune strategie di azione coordinate che possano contribuire al successo dell’industria culturale italiana e comasca.
Associazione a delinquere e corruzione. Nuova tegola sui vertici dell’Asl comasca. Dopo gli arresti domiciliari, nel gennaio scorso, del direttore amministrativo Giancarlo Bortolotti, indagato per corruzione e turbativa d’asta in un’inchiesta a Milano su presunti appalti truccati per la fornitura di auto a noleggio, un’altra dirigente della sanità comasca finisce nei guai con la giustizia.
Si tratta di Alessandra Maria Massei, 52 anni, dirigente dell’area amministrativa dell’Asl di Como: per lei la procura di Milano ha chiesto il processo con l’ex governatore lombardo Roberto Formigoni, Pierangelo Daccò e altre 14 persone indagate per lo scandalo Maugeri.
Può la cultura essere il nuovo motore di sviluppo del Paese? Partiamo dai nostri Talenti
il 16.05.2013alle ore 17:30 – Camera di Commercio di Como – Auditorium Giuseppe Scacchi
PUO’ LA CULTURA ESSERE IL NUOVO MOTORE DI SVILUPPO DEL PAESE?
Partiamo dai nostri Talenti
Giovedì 16 maggio 2013 ore 17:30
Auditorium Giuseppe Scacchi
Camera di Commercio di Como
Via Parini, 16 – Como
Un’importante occasione di confronto per il sistema socio-economico comasco per dare alla produzione culturale un ruolo centrale all’interno del modello di crescita futura del nostro territorio e del nostro Paese.
Per ritrovare la capacità di crescere e di competere più efficacemente nel contesto internazionale è necessario ridare al sistema culturale italiano risorse, slancio ed energie per tradurre le sue immense potenzialità in qualità della vita, sviluppo umano ed economico.
L’importanza dell’evento è ravvisabile nelle sollecitazioni arrivate da più parti, ed in particolare dal Sole 24 Ore, in questi ultimi anni: essere all’altezza della cultura materiale e umanistica del nostro passato e non perdere il contatto con la cultura tecnologica del futuro. Investire in formazione e nella generazione di nuove figure professionali diventa così uno degli step fondamentali da cui partire.
Per declinare questo ragionamento sulla realtà Comasca vogliamo partire dal tema dei Talenti, intesi sia come opportunità e spazi di proposta, sia, soprattutto, come giovani del nostro paese.
Un appuntamento zero, dunque, che rappresenta il punto di partenza di un cammino utile a tracciare alcune strategie di azione coordinate, a dare un’opportunità alle nostre migliori risorse ascoltando le loro idee e proposte sul tema e a contribuire al successo dell’industria culturale italiana e comasca.
Noi ci siamo! Riflessioni e confronti sulla partecipazione (con Franca Olivetti Manoukian)
Martedì 26 Marzo, presso la Cooperativa Moltrasina alle 20.45
grazie a un’idea e all’organizzazione di Martino Villani e Mauro Oricchio
AMO LA MIA CITTA’ ha il piacere di invitarvi all’incontro con FRANCA OLIVETTI MANOUKIAN
La partecipazione è uno dei temi maggiormente evocati nel dibattito pubblico locale e nazionale, ma è al contempo un concetto largamente sconosciuto. L’Associazione d’Azione Civica AMO LA MIA CITTA’ ne parlerà con una persona che da molti anni fa della partecipazione il fulcro della propria azione pubblica e professionale, Franca Olivetti Manoukian.
21 MARZO: ”Rosasco: un’impresa, un’industria, una città”
Un convegno per l’industria tessile comasca
Giovedì 21 marzo 2013, alle 16, presso il Museo della Seta di Como, (via Castelnuovo 9) si terrà un convegno sulle industrie Rosasco.Esse saranno lo spunto di partenza per la serie di interventi che tratteranno il tema dell’industria comasca del tessile.
La Rosasco è stata una fabbrica di tessitura che ha avuto un’importanza significativa nel mercato e nell’economia comasca, che ha svolto la sua attività interrottamente dalla fine dell’Ottocento fino alla fine degli anni settanta del secolo scorso.
Programma degli interventi:
Roberto Peverelli (Dirigente ISIS)
Luciano Guggiari (Museo Didattico della Seta)
Fulvio Coltorti (Mediobanca)
Fabio Cani (storico)
Antonio Petraglia (ISIS)
Salvatore Amura (Presidente Accademia Galli)
Graziano Brenna (Fondazione Setificio)
Gioacchino Garofoli (Università dell’Insubria)
Paolo De Santis (Presidente Camera di commercio di Como)
Ambrogio Taborelli (Past President Confindustria Como)
Mario Lucini (Sindaco di Como)
Nel corso del convegno sarà presentato anche il volume “La storia della tessitura serica meccanica Enrico Rosasco”, curato dal Prof. Antonio Petraglia e realizzato da studenti e docenti della Scuola.
“Ma chi te cride d’essere…nu ddio?
Ccà dinto,’o vvuo capi,ca simmo eguale?…
…Muorto si’tu e muorto so’ pur’io;
ognuno comme a ‘na’ato é tale e quale”.”
Ogn’anno, il due novembre, c’é l’usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll’adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.
Ogn’anno,puntualmente,in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch’io ci vado,e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo ‘e zi’ Vicenza.
St’anno m’é capitato ‘navventura…
dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo,e che paura!,
ma po’ facette un’anema e curaggio.
‘O fatto è chisto,statemi a sentire:
s’avvicinava ll’ora d’à chiusura:
io,tomo tomo,stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.
“Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l’11 maggio del’31”
‘O stemma cu ‘a curona ‘ncoppa a tutto…
…sotto ‘na croce fatta ‘e lampadine;
tre mazze ‘e rose cu ‘na lista ‘e lutto:
cannele,cannelotte e sei lumine.
Proprio azzeccata ‘a tomba ‘e stu signore
nce stava ‘n ‘ata tomba piccerella,
abbandunata,senza manco un fiore;
pe’ segno,sulamente ‘na crucella.
E ncoppa ‘a croce appena se liggeva:
“Esposito Gennaro – netturbino”:
guardannola,che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!
Questa è la vita! ‘ncapo a me penzavo…
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s’aspettava
ca pur all’atu munno era pezzente?
Mentre fantasticavo stu penziero,
s’era ggià fatta quase mezanotte,
e i’rimanette ‘nchiuso priggiuniero,
muorto ‘e paura…nnanze ‘e cannelotte.
Tutto a ‘nu tratto,che veco ‘a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse ‘a parte mia…
Penzaje:stu fatto a me mme pare strano…
Stongo scetato…dormo,o è fantasia?
Ate che fantasia;era ‘o Marchese:
c’o’ tubbo,’a caramella e c’o’ pastrano;
chill’ato apriesso a isso un brutto arnese;
tutto fetente e cu ‘nascopa mmano.
E chillo certamente è don Gennaro…
‘omuorto puveriello…’o scupatore.
‘Int ‘a stu fatto i’ nun ce veco chiaro:
so’ muorte e se ritirano a chest’ora?
Putevano sta’ ‘a me quase ‘nu palmo,
quanno ‘o Marchese se fermaje ‘e botto,
s’avota e tomo tomo..calmo calmo,
dicette a don Gennaro:”Giovanotto!
Da Voi vorrei saper,vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir,per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!
La casta è casta e va,si,rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava,si,inumata;
ma seppellita nella spazzatura!
Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d’uopo,quindi,che cerchiate un fosso
tra i vostri pari,tra la vostra gente”
“Signor Marchese,nun è colpa mia,
i’nun v’avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie è stata a ffa’ sta fesseria,
i’ che putevo fa’ si ero muorto?
Si fosse vivo ve farrei cuntento,
pigliasse ‘a casciulella cu ‘e qquatt’osse
e proprio mo,obbj’…’nd’a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n’ata fossa”.
“E cosa aspetti,oh turpe malcreato,
che l’ira mia raggiunga l’eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!”
“Famme vedé..-piglia sta violenza…
‘A verità,Marché,mme so’ scucciato
‘e te senti;e si perdo ‘a pacienza,
mme scordo ca so’ muorto e so mazzate!…
Ma chi te cride d’essere…nu ddio?
Ccà dinto,’o vvuo capi,ca simmo eguale?…
…Muorto si’tu e muorto so’ pur’io;
ognuno comme a ‘na’ato é tale e quale”.
“Lurido porco!…Come ti permetti
paragonarti a me ch’ebbi natali
illustri,nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?”.
“Tu qua’ Natale…Pasca e Ppifania!!!
T”o vvuo’ mettere ‘ncapo…’int’a cervella
che staje malato ancora e’ fantasia?…
‘A morte ‘o ssaje ched”e?…è una livella.
‘Nu rre,’nu maggistrato,’nu grand’ommo,
trasenno stu canciello ha fatt’o punto
c’ha perzo tutto,’a vita e pure ‘o nomme:
tu nu t’hè fatto ancora chistu cunto?
Perciò,stamme a ssenti…nun fa”o restivo,
suppuorteme vicino-che te ‘mporta?
Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive:
nuje simmo serie…appartenimmo à morte!”
Centro civico comunale, Concagno di Solbiate, ore 21, ingresso libero Presentazione del volume Ferrovie delle meraviglie, curato da Albano Marcarini e Massimo Bottini ed edito con il contributo delle associazioni aderenti alla Confederazione per la mobilità Dolce (Co.Mo.Do.). L’ex ferrovia Grandate-Malnate nel quadro della rete ferroviaria dimenticata italiana: ruolo, importanza e prospettive concrete. Intervento di Albano Marcarini (fondatore e past President di Co.Mo.Do.) che dialogherà con Alessandro Cannavò, giornalista del Corriere della Sera
Dai lupanari dell’antica città romana alle escort digitali che adescano clienti su Internet. È la realtà, sfaccettata, del mestiere più antico del mondo, la prostituzione, così come veniva e viene praticata a Como, ossia la Como a luci rosse.
Così la definisce fin dal titolo un’informata indagine storica di Cristina Fontana, collaboratrice del “Corriere di Como” e già autrice di vari volumi dedicati a storie e memorie locali. L’argomento prostituzione non è solo pruriginoso, come vorrebbe suggerire l’immagine erotica sulla copertina del volume. È soprattutto arduo: occorre raccontare in poche pagine (ma neanche pochissime, sono oltre 240) infinite storie di “vita”, tra case di tolleranza, marciapiedi e altre situazioni equivoche, mantenendo la giusta distanza dell’atteggiamento storico senza dimenticare che si sta cercando di circoscrivere una piaga sociale, per quanto atavica. Raccontata da figure mitiche come – degne di una poesia del Porta – la “Giovannina”, la “Marzellina”, la “Luigia”, la “Gigogin” e la “Gorlin”, di esile statura, che batteva in via Italia Libera. Ma è un rosario di «commercio libidinoso» – come lo definisce un documento dell’Archivio di Stato di Como – fatto soprattutto di solitudine, dolore, miseria, malattia, a volte anche morte. Mai fatto di quell’aura romantica di cui certo maschilismo ha ammantato il fenomeno, con la retorica nostalgia per l’epoca in cui “quelle signore” erano regolamentate in lager di Stato, e sopporta omertosamente quelle di oggi per le strade, esposte al libero arbitrio della malavita e dei suoi vari clan. Qualcosa dei vecchi bordelli della Como novecentesca si respira nel romanzo di Piero Chiara Il pretore di Cuvio, da cui si vuole trarre un film per il centenario dello scrittore luinese nel 2013. È la storia appunto di un pretore, Augusto Vanghetta, ossessionato dal sesso. Tanto da essere «sempre indaffarato a visitar femmine», e questo nonostante l’aspetto tutt’altro che invitante. «Alto poco più di un metro e mezzo, curvo e quasi gobbo, già grasso e occhialuto a vent’anni, e simile a un coleottero o a uno scarabeo stercorario per la sua tendenza a cacciarsi nel sudicio», annota la penna di Chiara. Intrisa di veleno ma al tempo stesso di pietà per le sorti degli umani che si immergono nel brago della solitudine e dell’egoismo quel tanto che basta da aver bisogno di pagare per ottenere un po’ di compagnia. Augusto riesce ad avere comunque successo costante presso vari generi di donna, dalla perpetua alla nobile. Ma riceverà uno smacco dalla consorte, cornificata per anni. L’apprendistato erotico di Vanghetta avviene appunto nei lupanari della “sconcia suburra” della Cortesella, il quartiere di Como rivoluzionato dal “piccone risanatore” del fascismo negli anni Trenta. Certo, i primi passi nella professione forense li compie tra Cantù ed Erba. Ma in città, nei postriboli della malfamata zona attorno al Duomo – il romanzo è ambientato negli anni Trenta, nei primi anni del fascismo – Vanghetta (nomen omen?) viene iniziato ai piaceri dell’eros a pagamento: si reca di buon mattino nelle “case”, grazie a speciali “pass” per accedere alle grazie delle ospiti prima dell’ora di apertura ufficiale. Ma dalle fantasie letterarie, sfogliando il libro di Cristina Fontana, pubblicato da Sampietro di Menaggio, siamo richiamati con prepotenza all’esattezza della cornice storica, scandita pagina per pagina da documenti d’archivio di varia fonte. Il marciapiede si batteva metaforicamente parlando già sotto i romani. Scopriamo che, all’epoca dei due Plinii, Como aveva un suo edificio per il meretricio pubblico: era tra via Benzi e viale Varese. E qui emerge subito il ritratto di un “tipo” sociale ben definito. Scrive Fontana: «Le meretrici erano costrette a indossare una tunica corta, simile alla tonaca degli uomini, perché si distinguessero dalle donne oneste, ma col tempo le leggi sul loro abbigliamento divennero meno rigide, al punto che esse furono tra le donne più eleganti e appariscenti, grazie anche alle cure che dedicavano al corpo». Passiamo al Medioevo, in cui dilaga la corruzione e in cui i bagni pubblici – in città erano nei pressi dell’attuale basilica di San Fedele – diventano sempre più un centro di prostituzione. A tal punto, chiosa l’autrice, che «le autorità cittadine, al fine di impedire ogni attività sessuale illecita, si battono per la separazione dei sessi e per la periodica ispezione degli stabilimenti. Ma, nonostante questi tentativi, la prostituzione continua a dilagare al punto che la parola “bagno” diventa sinonimo di “bordello”». Passiamo al ’400 e alla creazione dei veri e propri postriboli di cui il volume fornisce una sintetica mappa sulla base dei dati storici sin qui raccolti. Como decide di costruire il primo lupanare civico nel 1465, dove “calmierare” la presenza di prostitute fino ad allora libere di esercitare la professione in casa o nei luoghi pubblici sollevando scandalo (meretrix erratica), ricorrendo anche a stratagemmi come travestimenti da uomo per adescare i potenziali clienti. Il postribolo “fisso” segnò così la nascita della prostituzione legalizzata e regolarmente tassata. La struttura sorse nei pressi della chiesa di San Provino, in uno stabile della nobile famiglia cittadina dei Rusconi: «Aveva un buon numero di camere – annota Cristina Fontana – altri locali adatti all’uso richiesto e si estendeva fino alle mura, permettendo così di entrarvi con minore vergogna». Segno distintivo delle meretrici dell’epoca era il mantelletto di fustagno, che doveva essere indossato per legge ed era probabilmente ispirato a quello delle “colleghe” milanesi. Nemmeno la chiesa era esente dal problema: il curato di Musso, a fine ’500, teneva in casa «oltre la massara» anche «done al suo servitio, maridate e non, giovane, il che rende scandolo a molte persone», come si legge negli Atti della visita pastorale del vescovo Feliciano Ninguarda alle pievi comasche del 1591. A Como nacque in seguito l’esigenza di istituire una struttura atta alla redenzione delle giovani e meno giovani “traviate” sulla strada del meretricio. Fu il “Luogo Pio del Soccorso” fondato «a beneficio di quelle povere figlie che stanno in pericolo di perdere la pudicità», dal gesuita Paolo Sfrondati. Più tardi, nel “Reclusorio del gambero” di via Natta, attestato dal 1819, vennero curate le prostitute infette dalla «nefanda professione”
COMO Comaschi sempre più interessati alla storia della città, in particolare quando si va alla scoperta della “Como a luci rosse”. Ieri, all’appuntamento organizzato dall’associazione Guide erano presenti più di 50 persone. In compagnia del cicerone Cristina Fontana hanno fatto tappa nelle principali zone “hard” del centro cittadino, quelle cioè interessate dal fenomeno del meretricio, dove erano ubicate le case di piacere. Ossia: il vicolo Duomo, l’edificio a fianco della Torre Pantera e via Volpi famosa per “Il Dollaro” la casa di tolleranza chiusa nel 1958 per effetto della legge Merlin
Elena D’Ambrosio
Fra le novità presenti quest’anno alla Fiera del Libro da poco conclusa, figurava il libro di Cristina Fontana, “Como a luci rosse”, una vera e propria ricerca storica che affronta per la prima volta il tema della prostituzione nella nostra città partendo dall’epoca romana ed estendendo l’indagine, basata sulle carte d’archivio, fino ad oggi. Raiuno sta proponendo in questi giorni, vai a http://www.laprovinciadicomo.it/stories/Cultura%20e%20Spettacoli/707406/
“Como a luci rosse. La prostituzione dall’epoca romana ai nostri giorni” è un saggio storico-sociologico di Cristina Fontana, pubblicato da Sampietro Editore nel 2012. Il volume analizza l’evoluzione della prostituzione nella città di Como, tracciandone la storia dalle origini romane fino all’era digitale. [1, 2, 3]
Dettagli dell’opera
Autrice: Cristina Fontana.
Editore: Sampietro (Menaggio).
Anno di pubblicazione: 2012.
Pagine: 253.
Codice ISBN: 9788887672343. [4, 5, 6]
Contenuti principali
Il libro documenta come il fenomeno si sia trasformato nel tempo sul territorio lariano:
Epoca Romana: L’autrice cita il ritrovamento di resti di un antico lupanare romano situato sotto l’area dell’attuale “Pirellino” a Como.
Medioevo: Descrive la presenza delle prostitute “erratiche” (senza fissa dimora) che si riunivano lungo le mura della città, vicino a viale Lecco o nei pressi delle chiese.
Il Primo Lupanare Civico (1465): Un momento di svolta nella gestione pubblica del fenomeno. Il Comune decise di istituire un postribolo “fisso” in uno stabile della famiglia Rusconi, vicino alla chiesa di San Provino, per regolarizzare e tassare l’attività.
Età Moderna e Contemporanea: Il testo ripercorre l’epoca delle case di tolleranza fino alla loro chiusura con la Legge Merlin del 1958, arrivando a trattare le moderne forme di prostituzione, incluse le “escort digitali”. [3, 7, 8]