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una TARTARUGA degli amici deposita le sue uova. Video inviato da G.M. e C.B, 20 giugno 2020
Pietro Berra legge “L’indifferenza del cinghiale”
In occasione della presentazione del libro “L’indifferenza del cinghiale. Poesie e visioni dalla quarantena” (I Quaderni del Bardo, Lecce, 2020), organizzata il 21 giugno 2020 al Parco Marenghi di Brunate dall’associazione Sentiero dei Sogni, Pietro Berra legge la poesia che dà il titolo alla raccolta. L’indifferenza del cinghiale di Pietro Berra Tra gli animali che ci vengono a trovare, tolti i bipedi serrati nelle loro tane, il tuo preferito è il gatto e il mio il cinghiale. Saperlo libero sulla soglia di casa mi inebria come Jesse Owens che sfila davanti a Hitler sul podio di Berlino. Noi lo abbiamo voluto qui per divertirci a cavargli la pelle e le interiora e ora lui non si diverte a fare buchi nel giardino. Lui, anzi lei, si preoccupa solo dei suoi cuccioli. Ci tratta con indifferenza, la natura, la divina indifferenza del cinghiale. L’indifferenza del cinghiale Qui potete trovare il libro: https://www.amazon.it/Lindifferenza-d…
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(1026) Pietro Berra legge “L’indifferenza del cinghiale” – YouTube
Tra lago, ville e giardini, una raccolta di aneddoti, racconti e testimonianze di chi ha conosciuto EMILO TRABELLA, botanico e paesaggista
Tra lago, ville e giardini, una raccolta di aneddoti, racconti e testimonianze di chi ha conosciuto Emilio Trabella, botanico e paesaggista, tra i massimi esperti di giardini a livello internazionale.
Mercato a Piazza Grimoldi – NodoLibri inVideo
I nomi della città (con Fabio Cani) – 9° scheda- NodoLibri inVideo
LA RIPRESA DI PLINIO IL VECCHIO NELLA TRATTATISTICA SULLE ARTI FRA QUATTROCENTO E CINQUECENTO, Aracne editore
il BATTELLO delle 13 e 28, domenica 14 giugno 2020










“Assembramento” delle TARTARUGHE nella zona del CILIEGIO, 14 giugno 2020









BALENE, 17 giu 2020
Codamozza è solo l’ultima ad essere stata avvistata. Qualche tempo fa, è stata fotografata una balenottera di fronte alle coste di Palermo e un gruppo nel Messinese. «Vanno verso nord, nel santuario Pelagos, tra la Liguria e la Corsica. Lì trovano più pesce, in questa stagione», conferma il biologo Carmelo Isgrò, che gira la Sicilia per documentare e salvare capodogli e delfini. Anche in Liguria gli avvistamenti sono frequenti, vicini alla costa. Un anno fa, i biologi dell’Acquario hanno osservato due balenottere appena fuori dal porto di Genova. «La balenottera è uno dei cetacei più grandi ed è anche molto veloce – spiega Guido Gnone, coordinatore scientifico dell’Acquario di Genova – è incredibile che un animale così menomato possa sopravvivere. Ha superato l’emorragia, causata probabilmente dall’elica di una nave. Ed è guarita da una sicura infezione. Grazie a una grande esperienza, riesce a compensare una menomazione che la priva della fondamentale forza propulsiva».
Non è la prima volta che i biologi scoprono cetacei che sopravvivono senza coda, a causa di quelle che il Santuario dei Cetacei mette al primo posto tra le minacce per questi animali: le collisioni. «Le balenottere hanno l’abitudine di fermarsi in superficie: così vengono travolte», spiega Gnone. Aumento del traffico e velocità delle navi sono le principali cause. Due tra le più grandi specie del pianeta, balenottera comune e capodoglio, sono le più minacciate: in un recente report, Pelagos scrive che più del 6% degli esemplari fotoidentificati in mare e il 20% degli animali spiaggiati presentano tracce di collisione. A Codamozza deve essere andata male due volte. L’hanno chiamata così i ricercatori dell’istituto Tethys che nel 2005 la videro per la prima volta con metà pinna caudale. Ma nei giorni scorsi, nel golfo di Catania, nuotava senza coda del tutto. «Le balenottere possono vivere fino a 70 anni: non sappiamo quanto potrà sopravvivere Codamozza – dice Gnone – ma è già eccezionale: è sopravvissuta alla perdita della coda e allo stravolgimento psicologico di dover nuotare senza». E adesso, come ogni primavera, si spinge verso nord.
Giorgio Ruta
Se questa balena ha avuto la coda mozzata due volte, prima metà della metà e poi l’altra mezzametà, da due scontri con altrettante navi, cerchiamo di applicare il codice stradale: è colpa sua o colpa delle navi? Chi doveva evitare lo scontro? Chi poteva evitarlo, lei o le navi? Le navi, evidentemente. Ho il ricordo di una lunga navigazione al seguito delle balene: c’è un periodo dell’anno in cui le balene cambiano mare, per ragioni di clima e di temperatura, e passano al largo di San Francisco a coppie, madre balena con figlio balenottero, e una compagnia turistica ha pensato bene di organizzare gite in mare con vista sulle balene: paghi il biglietto che comprende un pranzo con hamburger, patatine e coca cola e sali sulla nave per alcune ore, la nave prende il largo, ed ecco che da qualche parte, a destra o a sinistra, salta in superficie sbuffando qualche balena, seguita dal figlioletto che anche lui fa uno sbuffino, e tutti i ragazzini a bordo della nave urlano di giubilo: si sentono padroni della Natura, la Natura esiste per divertirli, sono entrati nel mare e il mare manda in superficie il meglio che ha, le balene.
Ho un figlio a Los Angeles, conosco questi giri turistici con vista sulle balene. Con me a bordo, ma non è merito mio, non è mai successo nessun incidente tra nave e balene, nessuno scontro con questi mastodontici animali. Però avevo la coscienza che noi violavamo il loro spazio, non loro il nostro. Noi lo cercavamo e vi entravamo, a pagamento. Non sappiamo convivere, vivere con, noi vogliamo vivere al di sopra, se viviamo noi il resto non importa. Non dovremmo cercare le zone dei mari dove passano le balene, dovremmo evitarle. Dovrebbero essere segnate sulle carte. La Natura come una stazione ferroviaria, dove viaggia un treno non può viaggiarne un altro, itinerari separati, la Natura è di tutti.
Non so come questa balena avvistata ora nel Catanese abbia avuto tranciata la coda, ma qualche nave ha sbagliato strada, se virava di qualche metro non succedeva lo scontro e la balena (un archivio della vita marina) vivrebbe. Come la Natura, anche il cibo è di tutti. Mi torna in mente quella signora del Cadore, che mi aveva invitato a pranzo, preparava uno spezzatino, e poiché faceva freddo teneva la carne all’aperto, dentro una scatola di cartone. Al momento del pranzo la carne non c’era più, era passata una volpe seguita dai suoi volpacchiotti, con i denti aveva fatto un buco nel cartone e aveva risucchiato tutta la carne. Ho raccontato la cosa su un giornale e un lettore mi ha risposto: «Sto con i volpacchiotti, meglio che mangino loro!». Sono d’accordo.


