Il giro del Lario in cento quadri: un modo per riscoprire sotto angolature diverse il lago più bello del mondo, coinvolgendo tanto i comaschi quanto i turisti.
La “caccia fotografica al punto di vista del pittore” è il primo passo del progetto “Como un Quadro” – sviluppato e curato da Pietro Berra da un’idea di Mirna Ortiz – che ci accompagnerà per tutto il 2019, con dodici doppie pagine tematiche su “La Provincia”, in cui esploreremo artisticamente le sponde lariane a partire da Como, ogni ultimo lunedì del mese, corredate di una serie di iniziative sul territorio (passeggiate creative, incontri) sotto il coordinamento dall’associazione Sentiero dei Sogni.
Numerosi dipinti conservati nella locale Pinacoteca, così come tante altre vedute di Como e del lago sparse in alcuni tra i più importanti musei del mondo (il Louvre a Parigi, la Tate Modern di Londra, il British Museum, il Metropolitan di New York, il Puskin di Mosca…), possono fornire infiniti spunti per (ri)scoprire un po’ della bellezza e della storia del territorio comasco.
Punto di partenza del nostro viaggio lungo le sponde del Lario, nonché attraverso cinque secoli di vedute e visioni, è l’ex porto di Como, di cui nel 2019 ricorre il 150° dell’interramento che ha dato origine a piazza Cavour. Un grande cambiamento paesaggistico (che a sua volta ne ha innescati altri di ordine sociale ed economico), di cui la testimonianza più celebre è l’acquerello “Lake Como: Sunset” di William Turner (1843), ultima di una serie di elaborazioni dello stesso soggetto, che già si trova nel primo taccuino di viaggio di Turner in Italia, datato 1819, ovvero prossimo al bicentenario.
La “caccia fotografica” consiste nel proporvi ogni mese quattro opere e invitare tutti i fotoamatori ad andare a trovare e immortalare il punto di vista del pittore.
Le foto, da voi postate su questo stesso gruppo Facebook, che si avvicineranno di più all’inquadratura dell’artista (considerando, ovviamente, la rielaborazione creativa, che si aggiunge agli importanti cambiamenti paesaggistici intercorsi) saranno pubblicate su “La Provincia” il mese successivo.
“Como un Quadro” è un progetto aperto, che si fonda sulla partecipazione attiva del territorio. Le iniziative collaterali o successive alle puntate sul giornale (passeggiate, mostre, catalogo…) si fonderanno sulle sinergie che nasceranno cammin facendo.
Boris è un giovane cervo confidente (non addomesticato) che, sebbene non sia mai stato sottoposto ad imprinting in tenera età, in presenza di Chicco (ex cacciatore) si lascia avvicinare e prende dalle sue mani il pane secco offerto. Molti utenti hanno espresso meraviglia e curiosità, osservando increduli e commossi un animale che vince la diffidenza verso l’uomo, considerato il suo “peggior nemico”; altri hanno criticato il gesto del cacciatore, indignandosi fino al punto di definirlo “atto disumano”.
La citazione del filosofo illuminista tedesco Immanuel Kant (1724 – 1804), è ulteriormente stimolante e non dovrebbe essere fraintesa. Perciò riporto di seguito per intero l’aforisma da cui è stata estratta:
“L’uomo deve mostrare bontà di cuore già verso gli animali, perché chi usa essere crudele verso di essi è altrettanto insensibile verso gli uomini. Si può conoscere il cuore di un uomo già dal modo in cui egli tratta le bestie”.
Il frammento si colloca tra interessanti pagine in cui l’autore sostiene che applicare il principio di benevolenza nel rapporto con gli animali aiuta a tenere un comportamento etico corretto anche nei rapporti umani: Vedi alcuni frammenti antecedenti e successivi alla citazione scelta:
•Se un cane ha servito a lungo e fedelmente il suo padrone, ciò costituisce qualcosa di analogo a un’azione meritevole e perciò richiede la nostra lode e, quando non sarà più in grado di renderci i suoi servizi, noi dovremo trattenere la bestia presso di noi fino alla morte. (p. 273) • [omissis] quella socievolezza e umanità, che occorre rispettare nella pratica dei doveri verso il genere umano. Per non distruggerla, l’uomo deve mostrare bontà di cuore già verso gli animali, perché chi usa essere crudele verso di essi è altrettanto insensibile verso gli uomini. Si può conoscere il cuore di un uomo già dal modo in cui egli tratta le bestie. (p. 273)
Quanto più ci si dedica all’osservazione degli animali e del loro comportamento, tanto più si prova amore per essi, al vedere quante cure essi riservino ai loro piccoli. Si può allora concludere di non essere crudeli neppure verso un lupo. Leibniz, servendosi d’un foglio, riportava sull’albero il piccolo verme, su cui aveva compiuto le sue osservazioni, affinché per sua colpa non gliene venisse alcun danno. Distruggere questa piccola creatura senza ragione non avrebbe potuto non turbare un uomo. (p. 274)
In Inghilterra, in una giuria, non sono ammessi né macellai, né chirurghi, né medici, per la loro insensibilità verso la morte. (p. 274)
Un padrone che scacci via il suo asino o il suo cane, perché ormai inservibili, rivela un animo meschino. (p. 274)
In conclusione, i nostri doveri verso gli animali sono indirettamente doveri verso l’umanità. (p. 274).
Per chiarire la realtà contestuale cui si riferisce il filmato, occorre acquisire consapevolezza del fatto che la sopravvivenza della fauna selvatica in Italia è compromessa. La pura selvaticità di questi animali è ormai un’utopia, poiché la natura selvaggia non esiste più: molti animali selvatici vivono ormai in un ambiente altamente antropizzato, cioè non più naturale in senso pieno e stretto, perché profondamente modificato dall’uomo, tanto da denaturalizzare persino il comportamento animale.
Dopo la morte del proprietario, un branco di cavalli vissuti in libertà per diversi anni sui pascoli del monte Bisbino, al confine tra Italia e Svizzera, ha rischiato di finire in cattività o persino al macello. Grazie ad un’associazione transfrontaliera ora galoppano liberi sui pascoli sotto la cima del monte
Terminata la bella stagione, i Cavalli del Bisbino hanno lasciato i pascoli del Monte Generoso. Accompagnati da volontari hanno raggiunto Pian delle Noci dove soggiorneranno sino alla prossima primavera