BIBLIOGRAFIE, LIBRI e EDITORI · Van De Sfroos Davide

VAN DE SFROOS DAVIDE, Ladri di foglie, La Nave di Teseo, 2018. Indice del libro

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Nodo Libri · Ristoranti, Trattorie, Pizzerie

SOLDAINI FRANCO, I sapori della mia vita. Prefazione di Gualtiero Marchesi. Testi di: Laura Garavaglia; Elena B. Ornaghi; Viviana Tombolillo. Fotografie di Michele Bollini. Ricette di: Enrico Bernasconi, Mauro Botta, Mauro Elli, Stefano Franzi, VivianoPanzella, NodoLibri editore, Como 2011

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Biblioteca comunale di Nesso · CONVEGNI, incontri, dibattiti, festival

MEMORIE DEI SOLDATI DI NESSO NELLA GRANDE GUERRA. Canti e voci dal fronte della guerra 1915-1918, con le immagini del fotografo LUIGI MARZOCCHI e il CORO ALPINO Monte Colmenacco, a Nesso, sabato 3 novembre 2018, ore 21, nel salone dell’oratorio, AUDIO della serata

AUDIO dell’incontro

1° audio, 46 minuti:

2° audio, 73 minuti

Qui i due file in formato mp3 e scaricabili per l’ascolto in cuffia:

bibliotecanesso.files.wordpress.com/2018/11/nesso-1918-parte1.mp3

bibliotecanesso.files.wordpress.com/2018/11/nesso-1918-parte2.mp3

da Corriere della Provincia (inserto del Corriere della Sera):


Scaletta della serata

  • Saluto del Sindaco Massimo Morini e della presidente della biblioteca Cristiana Gambotti

  • lettura di una poesia tratta dal libro: Poesie dal fronte, a cura di Pietro Berra, Nodolibri editore, 2015 (legge Anna Morini)

  • Coro: Ave Maria.

  • intervista a Cesare Scotti su dati storici della guerra ed in particolare sulla partecipazione dei soldati di Nesso.

  • Proiezione diapositive di Luigi Marzocchi (a cura di Fausto Zambra)

  • Lettura: Cola Settimio e descrizione di un assalto

  • Lettura: Molinari Rodolfo

  • Coro: Monte Canino

  • Lettura Leoni Nicola

  • Lettura Pestuggia Saverio

  • Coro: Testamento del capitano

 

  • Lettura dei 3 fratelli Gussoni

  • Coro: La penna dell’alpino

  • Lettura: Colombo Natale

  • Lettura: Longoni Luigi

  • Coro: e tu Austria

  • Lettura: Cadenazzi Marco

  • Lettura: Longoni Giuseppe

  • Coro: Benia Calastoria

  • Saluti finali e ringraziamenti

  • Coro: Signore delle cime.


LE CAUSE DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE.

Diverse furono le cause nella prima guerra mondiale. Il blocco degli imperi centrali, Germania e Austria-ungheria era in contrasto per motivi legati ad occupazioni territoriali e coloniali con Francia e Inghilterra.

L’Austria inoltre voleva controllare i Balcani contrastando l’espansionismo della Serbia che voleva unire tutti gli slavi in unica nazione. L’impero ottomano,in decadenza, non era più in grado di controllare i Balcani.

Ma la causa principale fu la nascita in tutti i paesi europei di un forte movimento nazionalistico accompagnato in Germania Austria ad un esasperato militarismo.

Il nazionalismo fu il male del secolo scorso, sopratutto nella prima metà, fu la conseguenza dell’insorgere di diverse dittature e provocò due sanguinose guerra mondiali con decine di milioni di morti.

Già dall’inizio del novecento in Europa si aveva la sensazione che da un momento all’altro potesse scoppiare un conflitto.

Due blocchi si contrapponevano: la Triplice Alleanza Germania, Austria-Ungheria e Italia) e gli Stati dell’Intesa (Impero britannico, Francia, Russia )

Il pretesto fu l’assassinio a Seraievo dell’erede al trono d’Austria Francesco Ferdinando e della moglie da parte di un nazionalista serbo il 28 giugno del ’14.

Dopo un mese l’Austria dichiarò guerra alla Serbia, la Russia accorse in aiuto alla Serbia visto i legami fra popoli slavi, la Germania si schierò con l’Austria provocando l’intervento di Francia e Inghilterra.

ITALIA

L’Italia era legata ad una triplice alleanza con Germania e Austria. Era un patto difensivo, cioè se uno stato alleato fosse stato aggredito gli altri due andavano in soccorso. Essendo stata l’Austria la prima a dichiarare guerra, l’Italia preferì restale neutrale.

Intanto nel paese stava sorgendo un movimento interventista, formato da nazionalisti, destra e socialisti dissidenti, guidato da D’Annunzio e Mussolini. Ma nonostante che fossero in minoranza di fronte ai neutralisti, erano piuttosto rumorosi, occuparono le piazze per convincere il governo ad entrare in guerra contro l’Austria, nemica storica, e liberare Trento e Trieste, compiendo l’Unità d’Italia.

Nel frattempo il governo italiano trattava segretamente sia con l’Austria sia con Francia ed Inghilterra. L’Austria per tenere l’Italia neutrale offerse il Trentino ma non Trieste, Francia e Inghilterra per portare l’Italia dalla parte dell’Intesa offrirono il Trentino, il SudTirolo(Alto Adige), Trieste, la Venezia Giulia con l’Istria e una parte della Dalmazia.

Il 20 maggio 1915 l’Italia dichiarò guerra all’Austria- Ungheria ed il 24 seguente entrò in guerra a fianco degli Stati dell’Intesa.

NESSO

Nesso nel 1915 era un paese di circa 1550 abitanti, molti contadini e diversi immigrati stagionali nella vicina Svizzera.

Essendo l’esercito italiano formato in maggior parte da contadini Nesso contribuì con diversi uomini.

I soldati di Nesso chiamati alle armi durante la prima guerra mondiale furono 137 divisi in 22 classi dal 1878 al 1899. Le classi più anziane (78-80) furono riservate alla milizia territoriale impiegati nelle retrovie. Tutti gli altri inviati al fronte compresi il ragazzi del ’99 che entrarono in guerra alla fine del 1917 a 18 anni.

I morti di Nesso nella grande guerra furono 33, 14 in combattimento, tra i quali tre dispersi,19 deceduti per cause inerenti alla guerra( ferite o malattia).

Due soldati di Nesso sono sepolti in sacrari militari: Morini Vincenzo presso il Sacrario Militare del Tonale e Pertusini Saverio nel Cimitero Monumentale Italiano di Bligny nella zona di Reims in Francia.

Cosa si sapeva della guerra a Nesso

L’arciprete di Nesso divenne il tramite tra i soldati e le famiglie. Riceveva le lettere dei soldati e le comunicava alle famiglie, interveniva per presso i comandi per sapere di soldati che da tempo non davano notizie, domandava sussidi per le famiglie dei soldati caduti, per ottenere speciali licenze o per togliere dalla prima linea soldati in particolari situazioni.

Ed infine aveva il gravoso compito di comunicare alla famiglia la morte in guerra di un congiunto.

Tutto questo l’arciprete Manzoni l’ha registrato in un diario per tutto il periodo della guerra.

Dopo Caporetto e fine della guerra.

Fino all’ottobre del 1917 il conflitto con l’Austria era rimasta sostanzialmente stabile sulle posizioni di partenza nonostante sanguinose scontri : 11 battaglie sull’Isonzo e la battaglia dell’Ortigara. Ogni volta dai 10 ai 20 mila soldati morti ed in alcune fino a 40mila morti.

Il 24 ottobre 1917 a Caporetto gli Austriaci, con l’aiuto di armate germaniche, sfondarono il fronte italiano catturando un intera armata(300.000 prigionieri) dilagando nella pianura friulana-veneta. Il fronte si attestò sul Grappa ed il Piave in difesa. Due battaglie le battaglie difensive importanti: a novembre del ’17 la battaglia d’arresto e a giugno ’18 la battaglia del solstizio. L’invasione fu fermata.

Ad un anno esatto da Caporetto, il 24 ottobre del 1918 l’esercito italiano iniziò un offensiva sul Grappa e sul Piave, la battaglia di Vittorio Veneto. L’esercito austro-ungarico cedette e l’Austria chiese l’armistizio. Il 4 novembre 1918 la guerra era terminata.

Determinanti furono i ragazzi del ’99, diciottenni che vennero schierati al fronte per sostituire i paurosi vuoti che si erano creati dopo Caporetto.

Vogliamo raccontare la storia di due ragazzi del’99 di Nesso, di Vico. Entrambi alpini del battaglione Morbegno morti in modo diverso. Il primo Cadenazzi Marco, fece parte dei reparti degli arditi, reparti d’assalto per missioni pericolose cadde in combattimento sull’altipiano di Asiago, al secondo, Longoni Giuseppe, la guerra gli distrusse la mente e morì nel manicomio di Mombello a Limbiate poco più che 18enne.

Colori

I   ndaco R  egala I   ncantevoli S  corci, 7 maggio 2013

I   ndaco
R  egala
I   ncantevoli
S  corci

… Indaco era il silenzio e il Grande Spirito,
che rallentava la brina, scacciava
i corvi dalla collina…
come una vecchia cuoca in una cucina
sgrida i fantasmi dei buongustai
in una lenta cantilena…
lasciamo stare, lasciamo perdere, lasciamo andare
non lo sappiamo dov’eravamo
in quel mattino da vedere…

da Novecento di Paolo Conte

Colori · Ortensia

ORTENSIE: Orsù, Ringraziamo Tanta Evidentemente Necessaria Super Idratazione Elargitaci, da un post pubblicato su Splinder il 13 luglio 2010

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R  ingraziamo
T  anta
E  videntemente
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S  uper
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Antologie musicali · Estate · MUSICA

musiche di Amaltea: ESTATE, antologia musicale del 2002

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autunno

L’AUTUNNO è la rielaborazione del lutto per la perdita del mese di agosto, da un post già pubblicato nella fase Splinder, 3 ottobre 2010

Al suono di musica che trascolora: Giovanni Sollima, Terra Aria:

postato da: AMALTEO alle ore ottobre 03, 2010 15:55 | link | commenti (8)
categorie: eros ascoltare al crepuscolotempo stagionitempo da agosto ad ago
GENIUS LOCI

GENIUS LOCI: LO SPIRITO DEI LUOGHI, a cura Associazione Culturale Erodoto, Como | Tracce e Sentieri

Avatar di Paolo FerrarioLUOGHI del Lario e oltre ...

GENIUS LOCI: LO SPIRITO DEI LUOGHI Chiostrino di Sant’Eufemia, Piazzolo Terragni – Como

Dal 26 settembre al 24 ottobre 2010, dalle 11 alle 18, orario continuato; giorni: dal martedì alla domenica, lunedì chiuso; Ingresso libero

Catalogo Vanilla Edizioni in mostra (7 €)

A cura di: Associazione Culturale Erodoto Direzione artistica: Jessica Anais Savoia Artisti: Jalisco Pineda, Nicoletta Brenna Contributo artistico: OLO creative farm, per il montaggio video; Diego Casartelli per le fotografie sulla Valle del Cosia

Genius Loci è un ambiente in cui l’arte contemporanea, attraverso una video installazione, sculture in creta, bassorilievi, incisioni, fotografia, suoni, odori e installazioni spaziali, diventa mezzo di connessione tra lo spettatore e il suo io più intimo legato al ricordo e al contatto con la natura e il suo Genius Loci. Ognuno di noi conserva dentro sé il segreto di un incontro intimo e personale con i luoghi che ci circondano, che ci appartengono…

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Luna · Mi ricordo · Panza

mi ricordo SILVESTRO e LUNA , da un post pubblicato su Splinder 6 dicembre 2010

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Agave

l’ AGAVE, in Marco Di Domenico, Clandestini. Animali e piante senza permesso di soggiorno, Bollati Boringhieri, 2008, p. 35-37

Poche piante danno un’idea di potenza, di vigore, quasi di im­mortalità quanto l’agave. Anche le più vecchie querce, i castagni millenari, i pini secolari, sembra siano vivi per una specie di mira­colo e sulla corteccia screpolata, sui rami contorti e irregolari, sulle foglie destinate comunque a cadere, portano i segni della vecchiaia e della morte.

L’agave no. La pianta è acaule, ovvero priva di fusto, ed è formata da una «rosetta» di circa 30 foglie, con le più vecchie che solo dopo anni seccano e si accartocciano. Le foglie partono di­rettamente dal terreno, dal centro della rosetta, sono carnose e lun­ghe fino a tre metri, grigio-verdi, lineate di giallo in certe varietà, lisce e vellutate ma durissime e orlate da minacciose spine scure che sembrano denti di squalo; hanno perfetta sezione triangolare e apice acuto terminante in un mucrone, una grande spina appuntita come un pugnale. L’interno della rosetta è irraggiungibile, difeso com’è dalle foglie armate di denti e pugnali, perfetto nella sua geometria regolare, quasi metafisica.

Ecco, l’agave è una pianta metafisica. Un clandestino metafisico. Originaria del Messico, l’Agave americana (famiglia Agavacee), fu importata dagli spagnoli dopo la conquista del paese centroamericano e coltivata nei giardini di mezza Europa, forse già a partire dalla metà del XVI secolo. Robusta, resistente alle più avverse condizioni climatiche ma non alle basse temperature, capace di crescere ovunque, persino in vasi ristretti, si è presto libe­rata, diffondendosi in tutto il Mediterraneo e in gran parte delle aree temperato-calde della terra. In Italia è presente quasi ovunque, con l’eccezione delle regioni senza sbocco al mare: Val d’Aosta, Pie­monte, Trentino Alto-Adige e Umbria (in Lombardia si giova dell’ef­fetto mitigante dei grandi laghi alpini). Cresce bene tanto sui terreni rocciosi che sulle spiagge sabbiose. Spesso si accompagna al fico d’india, con cui condivide l’origine e l’enorme adattabilità.

L’a­gave vive fino a ventanni. Quando è matura inizia a produrre ai lati della rosetta piantine figlie, che emettono radici e si affranca­no dalla pianta madre. È il segnale che il ciclo si sta per compiere, che la morte, anche per l’agave, sta arrivando.

Ma non è una mor­te come le altre. Nell’ultimo anno di vita l’agave compie uno sfor­zo che ha dell’incredibile. Dal centro della rosetta inizia a compa­rire a primavera un’infiorescenza che cresce rapidissima fino ad arrivare a 20 cm di diametro 6405 metri d’altezza; qualche volta, pare, addirittura fino a 12, come un palazzo di 4 piani. Sembra un gigantesco asparago, che poi sviluppa rami laterali portanti ognuno numerosi fiori giallo-verdastri. All’inizio dell’estate l’infiorescenza è completa e l’agave raggiunge il massimo della sua bellezza. Sicco­me le piante vicine sono spesso sorelle, figlie della stessa pianta madre, la fioritura è quasi sempre simultanea e decine di enormi infiorescenze dominano il paesaggio anche da lontano.

Poi l’infio­rescenza si secca, improvvisamente come è cresciuta, e la magnifi­ca agave, perfetta, armata e invincibile, muore improvvisamente, svuotata di ogni energia.

Le piantine figlie però si accrescono velo­cemente e il ciclo ricomincia. Tra 15 o 20 anni ci sarà un’altra incre­dibile fioritura …

In Marco Di Domenico, Clandestini. Animali e piante senza permesso di soggiorno, Bollati Boringhieri, 2008, p. 35-37

 

 

 


 


 


 

Gatti

GATTI al pasto nella passeggiata di Via Bignanico, Como ottobre 2018 (evviva le o i GATTARI!)

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Alberi · Passeggiate

amici ALBERI nel percorso da Villa Olmo alla passeggiata di Via Bignanico, Como, ottobre 2018

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