Mi ricordo · Ul Tivan

Paolo Ferrario, Africa vecchia e nuova, in Ul Tivan/l’angolo dei giovani, 10 aprile 1966

Ul Tivan

Paolo Ferrario, I pionieri del Western all’italiana , articolo in Ul Tivan, 5 Marzo 1966

Paolo Ferrario · Ul Tivan

Paolo Ferrario, I “gialli” alla T.V., articolo in Ul Tivan, 30 ottobre 1965

Mi ricordo · Paolo Ferrario

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Centro Storico di Como · Cortesella · STORIA LOCALE E SOCIETA'

Ristrutturazione del Quartiere La Cortesella a Como, 1938-1946

La Cortesella, un quartiere storico di Como, ha subito significative trasformazioni nel corso del XX secolo, culminate nella sua demolizione tra il 1938 e il 1946. Questo intervento urbanistico è stato motivato da problemi di igiene e degrado, che avevano caratterizzato la zona per decenni. Oggi, la ristrutturazione del quartiere e la sua memoria storica sono oggetto di interesse.

Storia e Demolizione

Originariamente, La Cortesella era un quartiere medievale situato tra i portici di Via Plinio e piazza Cavour. Era noto per le sue botteghe e case, ma anche per la mancanza di igiene e la frequentazione di individui problematici[2][3]. Nel tentativo di risanare l’area, il Comune di Como avviò un piano regolatore nel 1934, che prevedeva la demolizione delle strutture esistenti[5][6]. Il 30 ottobre 1937, il quartiere fu colpito dal “piccone risanatore”, portando alla distruzione totale delle sue abitazioni[2][3].

Progetti di Ristrutturazione

Negli anni recenti, si è iniziato a riflettere sulla memoria della Cortesella e sulla possibilità di ristrutturarne alcuni aspetti. Un esempio è il progetto di ristrutturazione dell’antico palazzo Casa Comanedi, avvenuto nel cuore del quartiere. Questo intervento ha mantenuto elementi architettonici originali come la scala interna in pietra e ha rispettato lo stile locale con facciate austere e armoniose[1]. L’obiettivo era creare un edificio che si integrasse con l’ambiente circostante pur mantenendo una propria identità architettonica.

Riconoscimento della Memoria Storica

Nel 2002, per commemorare la Cortesella, l’artista Nino Lupica realizzò un’opera in ceramica che richiama gli affreschi della chiesa dedicata ai Santi Nazaro e Celso, distrutta durante le demolizioni[2]. Questa iniziativa rappresenta un tentativo di mantenere viva la memoria di un quartiere che ha avuto un ruolo significativo nella storia di Como.

Conclusioni

La ristrutturazione del quartiere La Cortesella non è solo un intervento architettonico; è anche un atto di riconoscimento della sua storia e della sua importanza culturale. Mentre gli edifici moderni si integrano nel tessuto urbano attuale, è fondamentale ricordare le radici storiche che hanno plasmato l’identità di Como.


[1] https://www.odsofficinadellascala.it/la-cortesella-como/
[2] https://www.ilfaggiosullago.it/luoghi/la-cortesella-di-como/
[3] https://oldcomo.altervista.org/la-cortesella-i/
[4] https://coatesa.com/category/como-citta/centro-storico-di-como/cortesella/
[5] https://coatesa.com/2019/02/08/como-la-demolizione-del-quartiere-della-cortesella-1938-1946/
[6] https://www.wearch.eu/giuseppe-terragni-e-la-misura-urbana/
[7] https://maarc.it/opera/progetto-di-ricostruzione-del-quartiere-cortesella-a-como/
[8] https://ecoinformazioni.com/2020/07/24/arci-como-webtv-estate-con-noi-palinsesto-24-luglio-fabio-cani-un-quartiere-scomparso-la-cortesella/

Architettura · Biografie di persone · Camminare in COMO città · COMO città · Palazzi ed edifici · Storia Contemporanea · STORIA LOCALE E SOCIETA'

Giuseppe Terragni (1904-1943) e la casa del fascio a Como. Scheda biografica e storica

Giuseppe Terragni e il fascismo: un rapporto complesso

Giuseppe Terragni (1904-1943) è una delle figure più emblematiche dell’architettura italiana del Novecento e il suo percorso professionale si intreccia in modo indissolubile con la storia del fascismo. La sua opera e il suo pensiero sono oggetto di un acceso dibattito storiografico, sia per il contributo al Razionalismo italiano sia per il suo coinvolgimento politico e ideologico nel regime.

Adesione e ruolo nel regime fascista

Terragni fu un convinto sostenitore del fascismo, almeno nella prima parte della sua carriera. La sua adesione non fu solo formale: fu fiduciario del Sindacato nazionale fascista architetti e ricevette incarichi di rilievo dal partito, come la progettazione della celebre Casa del Fascio di Como, inaugurata nel 1936 e considerata il manifesto architettonico del Razionalismo italiano54.

La sua visione dell’architettura moderna si intrecciava con l’“esistenza spirituale” fascista, come lui stesso scriveva, vedendo nello spirito nuovo dell’architettura una corrispondenza con la missione rivoluzionaria del regime4.

Architettura tra modernità e ideologia

L’opera di Terragni si distingue per la ricerca di un equilibrio tra innovazione e tradizione, tra classicismo e funzionalismo, influenzata dalle avanguardie europee ma anche dalla volontà di dare forma a un nuovo ordine architettonico che rispondesse alle esigenze del fascismo5.

La Casa del Fascio di Como, ad esempio, è progettata secondo una rigorosa griglia proporzionale e orientata secondo il cardo e il decumano romani, a simboleggiare la continuità tra la nuova città fascista e l’antica Roma4. Tuttavia, la sua architettura si distingueva dal monumentalismo retorico promosso dal regime negli anni Trenta, rappresentato da architetti come Marcello Piacentini2.

Contraddizioni e distacco dal regime

A partire dalla metà degli anni ’30, il fascismo prese le distanze dal Razionalismo, preferendo uno stile più monumentale e “romaneggiante”2.

Questo portò Terragni e altri architetti razionalisti a una posizione ambivalente: da un lato, la loro opera era utilizzata come simbolo del nuovo ordine, dall’altro veniva marginalizzata rispetto alle nuove linee del regime.

Alcuni studi suggeriscono che Terragni, pur restando ufficialmente vicino al fascismo, abbia assunto atteggiamenti critici o almeno distaccati, come si può leggere nell’interpretazione di alcuni dettagli progettuali della Casa del Fascio e nelle sue lettere private, dove si evidenzia la volontà di aggirare le imposizioni degli organi di partito3.

Il tramonto personale e politico

La parabola personale di Terragni si conclude tragicamente: dopo aver partecipato come ufficiale alla campagna di Russia, ne tornò profondamente segnato, affetto da gravi disturbi psicologici che lo portarono a cure elettroconvulsive e infine alla morte prematura nel 1943, pochi giorni prima della caduta del regime6.

La sua figura rimane emblematica di una generazione di intellettuali e artisti italiani profondamente compromessi con il fascismo, ma anche capaci di produrre opere di grande valore che hanno saputo superare i confini ideologici e temporali65.

Riflessione critica e rivalutazione postuma

Nel dopoguerra, l’opera di Terragni fu inizialmente rimossa o criticata per il suo legame con il fascismo, ma successivamente rivalutata per il contributo innovativo all’architettura moderna.

Critici come Ernesto Nathan Rogers, Bruno Zevi e Peter Eisenman hanno sottolineato come il Razionalismo di Terragni abbia rappresentato una “oasi di verità” in un periodo dominato dalla retorica e dalla monumentalità del regime6.

In sintesi, Giuseppe Terragni fu un architetto profondamente legato al fascismo, sia per convinzione personale sia per ruolo istituzionale, ma la sua opera si colloca in una posizione critica rispetto all’evoluzione stilistica del regime e il suo lascito architettonico continua a essere oggetto di studio e dibattito per la sua complessità e modernità452.

Fonti informative

  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Terragni
  2. https://www.domusweb.it/it/movimenti/razionalismo-italiano.html
  3. https://www.picweb.it/emm/blog/index.php/2023/06/24/linfluenza-del-tracciato-romano-di-como-nelle-piante-e-nei-prospetti-della-casa-del-fascio-di-giuseppe-terragni/
  4. https://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-terragni_(Storia-della-civilt%C3%A0-europea-a-cura-di-Umberto-Eco)/
  5. https://www.elledecor.com/it/people/a39513812/giuseppe-terragni/
  6. https://www.ilfoglio.it/terrazzo/2021/08/31/news/la-guerra-dei-terragnez-2844697/
  7. https://www.listonegiordano.com/one/architettura/giuseppe-terragni-luigi-moretti-vite-parallele/
  8. https://www.nazioneindiana.com/2023/10/12/non-ce-lo-meritiamo/
  9. http://www.arc1.uniroma1.it/saggio/Terragni/RidottoTerragni_internoFINALE.pdf
  10. https://it.wikipedia.org/wiki/Casa_del_Fascio_(Como)
  11. http://www.arc1.uniroma1.it/saggio/Conferenze/Zagarolo/BIBLIOFRAFIAFIUSEPPETERRAGNISAGGIO.pdf
  12. http://www.riflessionline.it/articoli/2013/2013-09%20set%202013/2013-09%20nr%2049%20-%20Architettura%20-%20terragni.html
  13. https://www.artesvelata.it/casa-fascio-terragni/
  14. https://it.wikipedia.org/wiki/Architettura_del_periodo_fascista
  15. https://www.politesi.polimi.it/handle/10589/108268
  16. https://digilander.libero.it/danipooh/03a.htm
  17. https://www.elledecor.com/it/architettura/a39079042/casa-del-fascio-terragni-architettura-fascista-polemiche/
  18. https://opinionedellacastagna.wordpress.com/2015/01/01/a-como-con-terragni/
  19. https://www.secoloditalia.it/2018/07/il-fascismo-immaginario-e-visionario-del-comasco-giuseppe-terragni-video/
  20. https://www.artefascista.it/terragni_giuseppe__fascismo__architettu.htm

CINEMA e TEATRO · Lugano

Piccolo mondo antico: film del 1941 diretto da Mario Soldati con Alida Valli. Girato in gran parte sulle sponde del Lago di Lugano

Piccolo mondo antico è un film del 1941 diretto da Mario Soldati, considerato uno dei capolavori del cinema italiano del periodo e capostipite del filone “calligrafico” per la sua cura formale e l’attenzione ai dettagli d’epoca. [1, 2, 3]

Caratteristiche Principali

  • Soggetto: Il film è un adattamento fedele dell’omonimo romanzo di Antonio Fogazzaro, ambientato in Valsolda durante il Risorgimento.
  • Protagonisti: Il cast vede Alida Valli nel ruolo di Luisa Rigey e un esordiente Massimo Serato in quello di Franco Maironi.
  • Ambientazione: Girato in gran parte sulle sponde del Lago di Lugano e negli studi Fert di Torino, il film ricostruisce con precisione le atmosfere della metà del XIX secolo. [1, 2, 4, 5, 6]

Trama in breve

La storia narra del matrimonio segreto tra il nobile Franco Maironi e la popolana Luisa, osteggiato dalla dispotica nonna di lui, la marchesa Orsola.

La loro unione è segnata da profonde tragedie personali, come la morte accidentale della figlia Ombretta, e dalle tensioni politiche della lotta contro l’oppressione austriaca in Lombardia. [4, 7, 8]

Rilevanza Storica e Critica

  • Opposizione al regime: Nonostante sia stato prodotto durante il fascismo, il film è interpretato da molti critici (come riportato da Il Cinema Ritrovato) come un’opera di sottile opposizione, poiché esalta i valori risorgimentali e la lotta per l’indipendenza nazionale.
  • Lancio di Alida Valli: La straordinaria interpretazione dell’attrice la consacrò come la “fidanzata d’Italia” e come una stella di livello internazionale. [2, 9, 10, 11, 12]

Dove vederlo

Il film è disponibile per la visione su piattaforme digitali come RaiPlay e in versioni integrali su YouTube. [13, 14]

fonti informative:

[1] https://it.wikipedia.org

[2] https://ilcinemaritrovato.it

[3] https://www.treccani.it

[4] https://www.longtake.it

[5] https://www.imdb.com

[6] https://www.internetculturale.it

[7] https://www.casadelcinema.it

[8] https://it.wikipedia.org

[9] https://www.facebook.com

[10] https://www.amazon.it

[11] https://www.raffaellieditore.com

[12] https://ilcinemaritrovato.it

[13] https://www.raiplay.it

[14] https://www.youtube.com

BIOGRAFIA, biografie · POLITICA e STORIA

Biografia di Armando Diaz, 1861-1928

Armando Diaz è stato un importante generale italiano, nato a Napoli il 5 dicembre 1861 in una famiglia di militari e magistrati. La sua carriera militare iniziò all’Accademia Militare di Torino nel 1879, e nel 1882 divenne sottotenente di artiglieria. Durante la guerra italo-turca del 1911, Diaz dimostrò le sue capacità di comando, che si consolidarono ulteriormente durante la Prima Guerra Mondiale.

Carriera Militare

Nel novembre 1917, dopo la disfatta di Caporetto, Diaz fu nominato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, succedendo al generale Luigi Cadorna. La sua leadership si rivelò cruciale per riorganizzare le forze italiane e ripristinare il morale delle truppe. Sotto il suo comando, l’esercito italiano bloccò l’avanzata austro-ungarica lungo il fiume Piave e ottenne vittorie decisive nella seconda battaglia del Piave e nella battaglia di Vittorio Veneto nel 1918, segnando la fine della guerra sul fronte italiano[1][3][4].

Grazie ai suoi successi, Diaz fu insignito del titolo di Duca della Vittoria e divenne un eroe nazionale. Dopo la guerra, fu nominato senatore del Regno d’Italia e successivamente ricoprì il ruolo di Ministro della Guerra nel primo governo di Benito Mussolini dal 1922 al 1924[1][5][6].

Ritiro e Eredità

Dopo aver lasciato la politica attiva nel 1924, Diaz si ritirò a vita privata. Morì a Roma il 29 febbraio 1928 e fu sepolto nella chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri[1]. La sua figura è ricordata con rispetto in Italia, tanto che numerose strade e piazze portano il suo nome, simbolo della vittoria e della resilienza dell’esercito italiano durante uno dei periodi più difficili della storia nazionale[2][4].

Citations:
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Armando_Diaz
[2] https://www.turismofvg.it/it/111495/armando-diaz
[3] https://www.storiaememoriadibologna.it/archivio/persone/diaz-armando-vittorio
[4] https://www.raicultura.it/webdoc/grande-guerra/armando-diaz/index.html
[5] https://www.fattiperlastoria.it/armando-diaz-biografia/
[6] https://www.cronologia.it/storia/biografie/diaz.htm
[7] https://www.centrostudibeppefenoglio.it/it/articolo/38-52-399/storia-locale/almanacco-storico/5-dicembre-1861

Armando Diaz ha avuto un ruolo cruciale nel fermare l’avanzata austro-ungarica durante la Prima Guerra Mondiale, specialmente dopo la disfatta di Caporetto. Ecco come ha contribuito a questa impresa:

Riorganizzazione dell’Esercito

Dopo la sconfitta di Caporetto nel 1917, Diaz fu nominato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano. La sua prima priorità fu quella di riorganizzare le forze italiane, migliorando il morale delle truppe e stabilendo una strategia difensiva efficace lungo il fiume Piave, che divenne il nuovo fronte[1][5].

Difesa Strategica

Diaz ordinò la costruzione di linee difensive lungo il Piave, preparandosi per un attacco austro-ungarico previsto. Durante l’offensiva del 15 giugno 1918, le forze austro-ungariche tentarono di oltrepassare il fiume, ma grazie alla preparazione difensiva e alla determinazione delle truppe italiane, furono sistematicamente respinte[1][2]. Diaz mantenne un comando lucido e ispirò fiducia tra i suoi uomini, coordinando le controffensive italiane che si rivelarono decisive[1].

Vittoria a Vittorio Veneto

La strategia di Diaz culminò nella battaglia di Vittorio Veneto nel mese di ottobre 1918. Qui, l’esercito italiano, supportato da forze alleate, inflisse una sconfitta decisiva alle truppe austro-ungariche. L’operazione coinvolse 51 divisioni italiane e diverse forze alleate contro 73 divisioni nemiche, portando alla capitolazione dell’esercito austro-ungarico e alla richiesta di armistizio[3][4].

Conclusione

Grazie alla sua leadership e alle sue capacità strategiche, Armando Diaz non solo fermò l’avanzata austro-ungarica ma contribuì anche in modo significativo alla vittoria finale dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale. La sua capacità di riorganizzare l’esercito e di mantenere alta la motivazione delle truppe è stata fondamentale per il successo italiano sul campo di battaglia.

Citations:
[1] https://www.fattiperlastoria.it/armando-diaz-biografia/
[2] https://www.turismofvg.it/la-battaglia-del-monte-grappa-novembre-dicembre-1917
[3] https://www.fattiperlastoria.it/armistizio-villa-giusti/
[4] https://www.comune.cinisello-balsamo.mi.it/pietre/spip.php
[5] https://books.openedition.org/aaccademia/4286
[6] https://www.ana.it/lalpino/dal-piave-a-vittorio-veneto-trento-e-trieste4469/

Alberghi (in Como) · STORIA LOCALE E SOCIETA'

il ristorante/albergo S. GOTTARDO nel 1925

NESSO · Storia e Economia · STORIA LOCALE E SOCIETA'

La borgata di NESSO (lago di Como) , Notizie storiche, religiose e civili di Gaetano Ceruti, 1920