ARTE · Doriam Battaglia · Mostre

Doriam Battaglia Batt, Nous Nous: la Vita è l’Arte, l’Arte è la Vita, mostra a cura di Luigi Cavadini, alla Banca Generale Private, Como, Lungo Lario Trento , 9. Dal 20 gennaio al 28 febbraio 2025

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Orto nei vasi · ORTO: lavori, cure, manutenzione · Proverbi e Aforismi lombardi

“L’orto vuole l’uomo morto”

Il proverbio “L’orto vuole l’uomo morto” significa che coltivare un orto richiede un impegno costante, quasi totale, come se l’orto “pretendesse” un uomo che lavori duramente, fino allo sfinimento.

Non basta piantare le piante, ma occorre annaffiarle, concimarle, zappare, togliere le erbe infestanti e prendersene cura ogni giorno16.

Questo detto, noto tra gli orticoltori, sottolinea la fatica e la dedizione necessarie per mantenere un orto produttivo. Tuttavia, nonostante l’impegno fisico e mentale richiesto, dedicarsi all’orto porta anche numerosi benefici per la salute, come l’attività fisica, la riduzione dello stress e il contatto con la natura, che contribuiscono a migliorare corpo, mente e spirito1.

Inoltre, coltivare un orto può mantenere attivi e giovani, come testimonia la storia di un pensionato che, pur lavorando duramente nell’orto, si mantiene in buona forma e attivo9.

In sintesi, il proverbio evidenzia la grande fatica richiesta dall’orto, ma anche implicitamente il valore e i benefici che ne derivano, invitando a un impegno serio e continuativo nella cura della terra169.

  1. https://www.seacoop.coop/it/l-orto-vuole-l-uomo-morto/
  2. https://www.culturasiciliana.it/62-cultura-siciliana/668-proverbi-siciliani-a
  3. http://www.italyrevisited.org/photo/folk_sayings_on_marriage/page19
  4. https://www.ilgiornaledimonte.it/proverbi-e-detti-con-traduzione-a-cura-di-angelo-la-torre/
  5. https://en.wikiquote.org/wiki/Ludovico_Ariosto
  6. http://proverbiaretini.blogspot.com/2016/10/lorto-vol-lomo-morto.html
  7. https://ora.ox.ac.uk/objects/uuid:e817afb9-621b-466e-93a3-5a20a5458340/files/m131186d3e9c8b062952559971a7416e6
  8. https://www.pereto.org/documenti/proverbi/proverbi70.pdf
  9. https://www.letruria.it/territorio/orto-vuole-uomo-morto-ma-mantiene-giovani-9504
BIOGRAFIA, biografie · Blevio · CULTURA e CULTURA LOCALE · Moltrasio · STORIA LOCALE E SOCIETA'

biografie di Giuditta Pasta (1797-1865) e Vincenzo Bellini (1801-1835)

Ecco le biografie sintetiche di Giuditta Pasta e Vincenzo Bellini:

Giuditta Pasta

Giuditta Angiola Maria Costanza Pasta, nata Negri, nacque a Saronno il 26 ottobre 1797 e morì a Como il 1º aprile 1865. Fu una delle più grandi cantanti liriche del XIX secolo, considerata insieme a Maria Malibran tra le più celebri interpreti di quel periodo12.

Figlia di Carlo Antonio Negri, farmacista, e di Rachele Ferranti, iniziò gli studi musicali con lo zio materno Filippo Ferranti e poi a Como con Bartolomeo Lotti. Debuttò in teatro nel 1816 a Milano, e la sua carriera si sviluppò rapidamente, portandola a esibirsi nei principali teatri d’Italia e d’Europa, da Londra a Parigi, da Dublino a Pietroburgo124.

La sua voce, estesa dal registro di contralto a quello di soprano, la rese celebre soprattutto nelle opere di Rossini, Donizetti e Bellini, dal quale fu molto apprezzata. Nel 1829 passò definitivamente al registro di soprano, ottenendo grande successo con ruoli come Semiramide di Rossini e Norma di Bellini, quest’ultima opera che segnò una svolta nella sua carriera e nella storia dell’interpretazione lirica romantica15.

Giuditta Pasta fu nota anche per la sua vita morigerata e dedicata interamente alla musica e alla famiglia, distinguendosi dalle altre dive dell’epoca per la sua serietà professionale5. Trascorse gli ultimi anni della vita nella villa «Roda» di Blevio, vicino a Como1.

Vincenzo Bellini

Vincenzo Bellini (1801-1835) è stato un compositore italiano, tra i massimi esponenti del melodramma romantico italiano. Nato a Catania, è celebre per le sue opere liriche caratterizzate da melodie di grande lirismo e da una profonda espressività emotiva. Tra le sue opere più famose si ricordano Norma, La sonnambula e I puritani.

Bellini ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo del melodramma romantico, influenzando molti compositori successivi. La sua musica è nota per la linea melodica fluida e cantabile, che richiede interpreti dotati di grande tecnica vocale e sensibilità espressiva.

Bellini morì prematuramente a Parigi nel 1835, ma la sua eredità musicale è rimasta centrale nel repertorio lirico mondiale.


  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Giuditta_Pasta
  2. https://www.treccani.it/enciclopedia/giuditta-pasta/
  3. https://www.parcolura.it/pagina.php?id=90
  4. https://www.treccani.it/enciclopedia/giuditta-negri_(Dizionario-Biografico)/
  5. https://www.azione.ch/cultura/dettaglio?tx_news_pi1%5Baction%5D=detail&tx_news_pi1%5Bcontroller%5D=News&tx_news_pi1%5Bnews%5D=5133&cHash=6e35349375fc2540494f8429a60bd2e9
  6. https://bibliolmc.uniroma3.it/node/2515
  7. https://www.150anni.it/webi/stampa.php?wid=1906&stampa=1
  8. https://www.villagianettisaronno.it/lettere-giuditta-pasta/vita-pubblica-e-politica/

Giuditta Pasta e Vincenzo Bellini ebbero un legame artistico particolarmente intenso e affettuoso. Bellini compose per lei opere su misura del suo talento vocale e interpretativo, in particolare “Norma” e “La Sonnambula”. Il compositore modellò il ruolo di Norma sulla personalità musicale della Pasta, e lei plasmò la celebre aria “Casta Diva” sul proprio timbro vocale134.

Il loro rapporto fu fondamentale per entrambi: la Pasta trovò in Bellini l’unico compositore capace di valorizzare appieno le sue doti vocali e drammatiche, mentre Bellini trovò in lei l’interprete ideale per le sue creazioni, grazie ai suoi ricchi mezzi vocali che soddisfacevano la sua vena creativa e sperimentale6.

Bellini scrisse anche per la Pasta l’opera “Beatrice di Tenda”, rappresentata in anteprima al Teatro La Fenice di Venezia nel 18336. La Pasta interpretò inoltre “Giulietta” ne “I Capuleti e i Montecchi” di Bellini, diretta dal compositore a Londra nel 18352.

Sul piano personale, la loro storia d’amore è oggetto di narrazioni di fantasia letteraria, basate però su un contesto storico reale. Si racconta di un amore intenso, ma impossibile, vissuto in un’epoca di grandi passioni e fermenti culturali e politici, con la Pasta vista come una cantante-attrice capace di trasmettere sentimenti sul palco ma meno nella vita privata5.

In sintesi, Giuditta Pasta fu la principale ispiratrice e interprete delle opere di Bellini, in particolare di “Norma”, e il loro rapporto artistico influenzò profondamente il melodramma italiano dell’epoca136.

  1. https://www.150anni.it/webi/stampa.php?wid=1906&stampa=1
  2. https://it.wikipedia.org/wiki/Giuditta_Pasta
  3. https://www.parcolura.it/pagina.php?id=90
  4. https://bibliolmc.uniroma3.it/node/2517
  5. https://www.saronnonews.it/2021/04/01/del-primo-amore-romanzo-storico-e-damore-con-giuditta-pasta-protagonista/
  6. https://parita.regione.emilia-romagna.it/piani-programmi-progetti/vie-en-rose/schede/negri-giuditta-in-pasta
  7. https://www.osservatoreromano.va/it/news/2022-06/quo-135/bellini-e-la-pasta-alla-norma.html
  8. https://museocity.it/opere/2019/ritratto-della-cantante-giuditta-pasta

Nel romanzo storico recente “Del primo amore” di Manuel Sgarella, l’amore tra Giuditta Pasta e Vincenzo Bellini viene rappresentato come una storia di sentimento puro e intenso, ma allo stesso tempo ingabbiato e impossibile1. L’autore parte da una solida base storica, ma innesta una vicenda amorosa di pura fantasia che si svolge in un’Europa post-napoleonica, durante i moti rivoluzionari e la nascita del Romanticismo, un periodo di forti passioni e fermenti culturali1.

Nel romanzo, Giuditta Pasta è descritta come una donna capace di vivere e trasmettere intensamente i sentimenti sul palco, ma incapace di farlo nella vita privata, il che rende il loro amore contrastato e difficile1. Il sentimento tra i due protagonisti è quindi intenso ma soffocato dalle circostanze storiche e personali, riflettendo un amore idealizzato e tormentato che si sviluppa sullo sfondo delle lotte per la libertà e dei grandi cambiamenti sociali dell’epoca1.

In sintesi, nel romanzo l’amore tra Pasta e Bellini è una passione romantica, idealizzata e impossibile, che rispecchia sia la complessità dei loro caratteri sia il contesto storico di un’Europa in trasformazione1.

  1. https://www.saronnonews.it/2021/04/01/del-primo-amore-romanzo-storico-e-damore-con-giuditta-pasta-protagonista/
  2. https://www.amazon.it/Del-primo-Amore-Manuel-Sgarella/dp/B092G6JCW7
  3. https://letteredalconvento.wordpress.com/tag/vincenzo-bellini/
  4. https://www.teatroalighieri.org/wp-content/uploads/2020/11/150327_PS_Sonnambula.pdf
  5. https://www.teatrolafenice.it/wp-content/uploads/2019/03/NORMA-4.pdf
  6. https://iris.unive.it/retrieve/e4239ddc-5cf4-7180-e053-3705fe0a3322/Capuleti_vMG.pdf
  7. https://www.teatroallascala.org/static/upload/sca/scala_magazine_n6_7_digital.pdf
  8. https://iris.unipa.it/retrieve/e3ad891e-46a2-da0e-e053-3705fe0a2b96/Milena%20Giuffrida-Per%20una%20nuova%20edizione%20commentata%20del%20carteggio%20Verga-Capuana.pdf
distruzione del paesaggio · distruzioni urbane · Stadio Giuseppe Sinigaglia · urbanistica

L’associazione “do.co.mo.mo” tutela i monumenti del ‘900 e giudica dannoso il progetto per il nuovo Stadio di Como, articolo in la Provincia, 1 giugno 2025, pagina 20

L’associazione do.co.mo.mo Italia (Documentazione e Conservazione del Movimento Moderno) tutela gli edifici e i complessi urbani del Novecento, promuovendo la conoscenza, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio architettonico moderno.

Fondata nel 1990 e costituita formalmente come associazione culturale nel 1995, do.co.mo.mo Italia si occupa di sensibilizzare istituzioni, professionisti e cittadini sull’importanza di preservare l’architettura del XX secolo, spesso a rischio per obsolescenza e trasformazioni non adeguatamente progettate125.

Riguardo al progetto del nuovo Stadio di Como, do.co.mo.mo Italia ha espresso giudizi critici, ritenendo dannoso il progetto per il patrimonio architettonico e paesaggistico della città.

L’associazione sottolinea come interventi non rispettosi del contesto e delle architetture esistenti possano compromettere il valore storico e culturale del territorio, in linea con la sua missione di tutela e conservazione del patrimonio del ‘90015.

In sintesi, do.co.mo.mo Italia si oppone al progetto del nuovo Stadio di Como perché lo considera lesivo per il patrimonio architettonico moderno della città, coerentemente con il suo ruolo di difesa e valorizzazione delle architetture del Novecento15.

Citations:

  1. https://www.docomomoitalia.it
  2. https://www.docomomoitalia.it/chi-siamo/
  3. https://sira-restauroarchitettonico.it/congresso-docomomo-italia-novecento-in-transizione-patrimonio-e-progetto-azioni-e-tutela-call-for-abstract/
  4. https://www.archibo.it/news/novecento-transizione-patrimonio-e-progetto-azioni-e-tutela
  5. https://www.architettiroma.it/notizie/architettura/tutela-del-patrimonio-oar-e-docomomo-italia-per-il-riconoscimento-delle-architetture-del-secondo-novecento/
  6. http://www.old.awn.it/AWN/Engine/RAServePG.php/P/48381AWN0103/M/undefined
  7. https://www.italianostra.org/sezioni-e-consigli-regionali/puglia/docomomo-mostra-9-itinerari-x-100-architetture-900-in-basilicata-e-puglia/
  8. https://www.instagram.com/docomomoitalia/

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FOTOGRAFIE · Lago · LAGO DI COMO-LARIO: Luoghi · Paesaggio · Sguardi

Sguardo sul Lago di Como, fra Nesso e Brienno

CONVEGNI, incontri, dibattiti, festival · Mostre

Esposizione: Non lasciare aria al caos, di Massimo Ballabio, a cura di Luigi Cavadini, venerdì 9 maggio, ore 18.00, The Art Company Como

Non lasciare aria al caos di Massimo Ballabio, a cura di Luigi Cavadini, venerdì 9 maggio, ore 18.00, The Art Company Como, Via Borgovico 163, Como (cortile interno)
 l’esposizione sarà visitabile
dal lunedì al venerdì 15.00 – 18.30
sabato solo su appuntamento
chiamando il 335 80 95 646
l’esposizione termina venerdì 30 maggio

per informazioni ed appuntamenti
info@theartcompanycomo.it
 “Già il titolo della mostra proposto dall’artista non lascia dubbi su quale sia la prospettiva della sua ricerca artistica. E le opere esposte rappresentano un momento fondamentale del suo percorso, che risale al 1988, e costituisce la base su cui ha poi sviluppato tutto il suo lavoro. Ci troviamo confrontati con una serie di pannelli, che mostrano i segni dei decenni trascorsi, ma che sorprendono per l’estrema rarefazione compositiva: superfici piane bianche dalle quale emergono forme geometriche basilari, misurati tratti di retta in rilievo, segni che marcano delle presenze che hanno lo scopo di indagare il fluire della luce che genera un “di-segno” elementare fatto di niente, privo di descrittività, se non quella di un pensiero che indaga il distribuirsi della luce e che si fa forma nelle minime variazioni d’ombra che il rilievo genera.”dalla presentazione del critico Luigi Cavadini Massimo Ballabio è nato a Erba (Como) nel 1952.
Vive e lavora facendo la spola fra la Como Razionalista e l’Umbria Francescana. Ha realizzato diverse sculture per spazi pubblici in Giappone, Spagna, Svizzera, Stati Uniti, Germania e Italia. 
www.theartcompanycomo.it
Camminare in COMO città · Centro Storico di Como · Conosco Como? · Via Lambertenghi, Via Collegio dei Dottori, Via Rusconi

Palazzo di Rosa dell’Oca, baronessa Zacco di Pirrera in Via Bonanomi, angolo Via Lambertenghi, nel centro storico di Como

scheda storica alla pagina 174 di:

  • edificazione cinquecentesca
  • ristrutturato nel 1928 dall’arch. G. Caranchini

Camminare in COMO città · Centro Storico di Como · Conosco Como? · Via Lambertenghi, Via Collegio dei Dottori, Via Rusconi

Via Collegio dei Dottori, nel centro storico di Como

Criminalità e microcriminalità · strage di Erba · Vittime e criminali

Paolo Moretti, Strage di Erba, ora è finita, dopo 6678 giorni di dolore, in la Provincia 26 marzo 2025, pag 4-5

vai all’articolo:

https://www.laprovinciadicomo.it/stories/premium/Erba/strage-di-erba-e-finita-la-cassazione-ha-detto-basta-o_2927066_11/

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“La Cassazione ha detto stop. La strage di Erba ha due colpevoli e i loro nomi sono Olindo Romano e Rosa Bazzi. Nessun dubbio. Nessuna possibilità di riaprire il processo. I giudici della Quinta Sezione della Suprema Corte hanno respinto il ricorso presentato dai legali dei condannati per la mattanza dell’11 dicembre 2006 dicendo, in sostanza, che la Corte d’Appello di Brescia non ha commesso alcun errore quando, nel luglio scorso, ha dichiarato manifestamente inammissibile l’istanza di revisione della condanna ai coniugi di via Diaz.”

…

scheda informativa

La Cassazione ha respinto il ricorso presentato dai legali di Olindo Romano e Rosa Bazzi, confermando l’inammissibilità della revisione del processo per la strage di Erba (2006). Con questa decisione, i due ergastolani non potranno ottenere una riapertura del caso, salvo eventuali nuovi elementi probatori124.

Contesto del caso

La strage avvenne l’11 dicembre 2006 a Erba (Como), con l’omicidio di Raffaella Castagna, del figlio Youssef Marzouk (2 anni), della nonna Paola Galli e della vicina Valeria Cherubini. Mario Frigerio, sopravvissuto alla strage, identificò Olindo Romano come uno degli aggressori34.

Le motivazioni del rigetto

La Quinta sezione penale della Cassazione ha valutato che:

  1. Le prove nuove avanzate dalla difesa (nuovi testimoni, rivalutazione di prove scientifiche, ipotesi alternative legate alla criminalità organizzata) non scalfiscono i pilastri della condanna:
    • Dichiarazioni del sopravvissuto Mario Frigerio14.
    • Confessioni e tracce ematiche riconducibili ai coniugi24.
  2. La Corte d’Appello di Brescia non ha commesso errori procedurali nel dichiarare inammissibile la revisione15.

Il procuratore generale Giulio Monferini ha definito le nuove prove della difesa «mere congetture, astratte», incapaci di smontare le motivazioni delle sentenze precedenti24.

Prossimi passi

Per Romano e Bazzi resta solo la possibilità di ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, contestando l’equità del processo14. La difesa, guidata da Fabio Schembri, ha ribadito la fiducia nelle proprie argomentazioni, sottolineando l’importanza delle presunte nuove prove45.

La decisione segna la chiusura definitiva del caso giudiziario, a meno di scoperte future che potrebbero riaprire il procedimento13.

Citations:

  1. https://www.corriere.it/cronache/25_marzo_25/strage-erba-ricorso-respinto-b2880c89-2b84-4f9c-a266-d1df3fb11xlk.shtml
  2. https://www.adnkronos.com/cronaca/strage-erba-olindo-rosa-no-revisione-processo-oggi-cassazione_iRQ2juDBof0Yor5JqciVn
  3. https://www.youtube.com/watch?v=o1WkzCjNY6Y
  4. https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/03/25/strage-di-erba-il-pg-della-cassazione-no-alla-revisione-lavvocato-di-rosa-e-olindo-elementi-per-la-riapertura/7927237/
  5. https://www.agi.it/cronaca/news/2025-03-25/strage-erba-cassazione-ricorso-rosa-olindo-30594042/

ex orfanotrofio Via T. Grossi

ex orfanotrofio di via Tommaso Grossi, per tutti i comaschi semplicemente il Baden Powell

distruzioni urbane · Politica locale - Como · Politica regionale e locale · Stadio Giuseppe Sinigaglia · Tajana Tino · urbanistica

intervista a Clemente TAJANA a cura di Gisella Roncoroni, “Stadio, due timori: i volumi e il rispetto del razionalismo, in la Provincia , 25 marzo 2025

pubblicata in:

https://www.laprovinciadicomo.it/stories/premium/como-citta/stadio-due-timori-volumi-e-rispetto-del-razionalismo-o_2926790_11/

…

” Parliamo delle altezze del nuovo progetto…

Io contesto la simmetria che ha. Verso Monte Olimpino, quindi dietro la curva di casa, oggi abbiamo solo dei condomini, mentre verso i giardini dei monumenti straordinari. Non tenerne conto vuol dire non capire la città. Io auspico una struttura asimmetrica in altezza, con una differenza marcata tra le due curve.

L’impatto la preoccupa?

Non si può fare un rettangolo che non tiene conto della “cittadella” razionalista. Ci può stare più gente anche senza rovinare quel patrimonio. Renzo Piano ad esempio con lo stadio di Bari ha fatto cose straordinarie, si vede fuori addirittura il castello di Federico II. Il progetto che ho visto per il Sinigaglia non tiene abbastanza conto della “collezione” razionalista. Non sto dicendo, sia chiaro, che va buttato via tutto. Ma va molto rivisto. Io pongo una visione culturale.

E la visuale dal lago?

Se teniamo bassa la struttura verso il Monumento ai Caduti si continuerà a vedere la cupola del Duomo, in caso contrario no. La vista dal lago è un elemento fondamentale, già i Romani ne tenevano conto.”

…

Fel, Ferrario Enrico Luigi · Paolo Ferrario

i miei nonni paterni abitavano sotto questo tetto