Entro cinque anni a Como potrebbe compiersi la più grande rivoluzione urbanistica da molti decenni a questa parte. L’hanno messa a punto, e in parte già avviata, l’Agenzia nazionale del Demanio e i ministeri dell’Economia e della Difesa. Per la città il fulcro di tutto è la Caserma De Cristoforis, che secondo le stime entro il 2022 dovrebbe ospitare gran parte degli uffici pubblici statali oggi sparsi nel capoluogo.
L’operazione si può considerare ufficialmente partita il 17 marzo del 2016, quando la direzione regionale del Demanio affidò un incarico esterno per compiere i rilievi geometrici e architettonici della Caserma, tracciando nel contempo una strada precisa per il futuro. L’obiettivo esplicito di quella prima fase, infatti, era la completa dismissione dagli usi militari del compendio per poi arrivare alla radicale ristrutturazione utile ad ospitare funzioni e servizi completamente diversi da quelli storici. Un’operazione nata anche con un’altra finalità chiarissima per lo Stato: risparmiare molti soldi sulla selva di affitti pagati oggi per tenere molti uffici in sedi diverse e lontane.
Per iniziare il percorso che ci porterà all’elaborazione e alla stesura del programma per le elezioni comunali di quest’anno, abbiamo pensato di partire con una valutazione dello stato dell’arte sui singoli ambiti tematici.
Abbiamo quindi organizzato una serie di incontri con gli assessori comunali, in modo da valutare quanto fatto dalla nostra amministrazione in questi cinque anni, quanto di quello che c’era nel programma del 2012 è stato realizzato e quali temi sono ancora attuali o meno. Gli incontri, aperti a iscritti e simpatizzanti, saranno guidati di volta in volta da un membro della Segreteria cittadina.
Questo è il calendario degli incontri:
lunedì 13 febbraio, ore 18.00: Daniela GEROSA (Mobilità, Verde) in Sede PD;
martedì 14 febbraio, ore 18.30: Lorenzo SPALLINO (Urbanistica, Informatizzazione) in Sede PD;
mercoledì 15 febbraio, ore 21.00: Savina MARELLI (Società partecipate, Personale) in Sede PD;
giovedì 16 febbraio, ore 21.00: Silvia MAGNI (Politiche educative e giovanili, Partecipazione) in Sede PD;
lunedì 20 febbraio, ore 18.30: Luigi CAVADINI (Cultura, Turismo, Sport) in Sede PD;
martedì 21 febbraio, ore 21.00: Marcello IANTORNO (Patrimonio, Legalità) in Sede PD;
giovedì 23 febbraio, ore 18.30: Paolo FRISONI (Bilancio, Sicurezza) in Sala Capigruppo Comune.
Vi invitiamo pertanto a partecipare agli incontri relativi agli argomenti di vostro interesse. Per motivi organizzativi, vi chiediamo gentilmente – per quanto possibile – di comunicarci in anticipo a quali incontri vorreste partecipare: pd.comocitta@gmail.com
La Libreria Plinio il Vecchio, situata in Via Vitani a Como, ha una storia affascinante e rappresentativa della cultura letteraria della città.
Fondata nel 1980, la libreria è stata un importante punto di riferimento per lettori e appassionati di libri illustrati, arte, architettura e moda. Il suo nome rende omaggio a Plinio il Vecchio, l’illustre scrittore e naturalista comasco del I secolo d.C., noto per la sua opera Naturalis Historia.
Evoluzione e chiusura
Nel 2017, la libreria ha chiuso dopo 37 anni di attività, un evento che ha suscitato grande risonanza tra i cittadini e gli amanti dei libri.
La chiusura è stata vista come una perdita significativa per la comunità culturale di Como, che ha visto in questo negozio non solo un luogo di vendita, ma anche un centro di aggregazione culturale e sociale[3][7].
Ritorno e attualità
Recentemente, la libreria è stata riaperta sotto una nuova gestione, mantenendo viva l’eredità culturale che l’ha caratterizzata. I nuovi proprietari hanno cercato di rinnovare l’offerta senza perdere il legame con la tradizione locale.
Questo rinnovamento è stato accolto positivamente dai residenti e dai turisti, contribuendo a riportare l’attenzione su Via Vitani, una delle strade più storiche di Como[2][4].
Impatto culturale
La Libreria Plinio il Vecchio non è solo un luogo dove acquistare libri; è anche un simbolo della resistenza della cultura locale contro le sfide del modernismo e del turismo di massa. Gli attuali gestori stanno cercando di promuovere eventi culturali e iniziative che possano attrarre visitatori e mantenere viva l’anima della libreria[2][5].
In sintesi, la Libreria Plinio il Vecchio rappresenta un importante capitolo nella storia culturale di Como, riflettendo sia la tradizione letteraria della città che le sfide contemporanee nel mantenere vivo il patrimonio culturale locale.
PLIS Valle del Cosia: Tavernerio ha approvato, lunedì in aula a Albese e Como.
Lunedì portiamo in aula la proposta di costituzione del PLIS (Parco Locale di Interesse Sovracomunale) Parco della Valle del Cosia. E’ il punto di arrivo di un percorso partecipato iniziato nel 1994 con la posa del Ponte dei Bottiniche ha coinvolto tante persone. Secondo la linea d’azione delineata dalla Provincia, i tre comuni (Albese, Como e Tavernerio) prima approvano la forma e la convenzione e successivamente istituiscono il parco, sempre attraverso il consiglio comunale. Tavernerio ha già approvato e si apprestano a farlo, in contemporanea, Como e Albese. Parliamo di 187 ettari di aree verdi, 12 chilometri di sentieri e 8 chilometri di corsi d’acqua da tutelare, valorizzare e condividere. Per noi e i nostri figli.
Shakespeare e Dalì: Romeo e Giulietta 10 incisioni impresse su carta vergata e firmate dall’artista Salvador Dalì che illustrò nel 1975 la famosa tragedia di William Shakespeare per la Rizzoli Editore di Milano
Spazio Diaz di Enzo Pifferi
Via Diaz 58 Como
Tel. 371 1847654
La mostra resterà aperta dal giorno 8 al 14 febbraio 2017
Edito per iniziativa dell’Associazione Amici dei Musei, il volume ripercorre l’evoluzione dei toponimi dalla fine del Medioevo all’inizio dell’Ottocento: un articolato racconto fatto non solo di curiosità ma anche di indicazioni sulle antiche funzioni del centro urbano. Il volume è completato da immagini d’epoca e da un completo indice analitico.
I segreti dell’antica Città Murata saranno svelati domani, sabato 28 gennaio, nel corso di un convegno aperto al pubblicoche si svolgerà nel chiostro di Sant’Abbondio, dalle 9 alle 17. Ad organizzare il seminario il Centro Internazionale di Ricerca per le Storie Locali e le Diversità Culturali dell’Università degli Studi dell’Insubria che analizzerà le Politiche del costruire a Como nei secoli XV-XVI.
L’idea dell’incontro di studi nasce dal desiderio di mettere a frutto le suggestioni nate dalla pubblicazione del Liber incantuum laboreriorum et reparationum civitatis Cumarum (1426-1436) conservato presso l’Archivio di Stato di Como. Il manoscritto, che registra l’appalto di ben 49 opere pubbliche messe all’incanto dal comune di Como nel corso del Quattrocento, è stato ora pubblicato per la prima volta a cura di Marta Mangini, nell’ambito di una ricerca supportata dal Centro.
Concluso il periodo di formazione, entra nel vivo ComeVoglioComo, un percorso di partecipazione che ha lo scopo di coinvolgere la cittadinanza e le assemblee di zona nella elaborazione di progetti collaborativi per migliorare la città.
Il progetto è stato promosso dall’assessorato alla Partecipazione del Comune di Como, rappresentato dal vicesindaco Silvia Magni ed è gestito da Sociolab, cooperativa toscana esperta di percorsi di partecipazione.
A breve prenderà il via la fase di ascolto, attraverso incontri aperti alla cittadinanza nei giorni 3- 4 – 10 e 11 febbraio;
dal 25 gennaio al 3 marzo vi sarà la possibilità a di accedere alla piattaforma on-line dove segnalare temi e bisogni.
Le assemblee di zona e i loro coordinatori – mettendo a frutto gli strumenti e le tecniche acquisite durante la precedente fase di formazione – avranno un ruolo fondamentale nella conduzione degli incontri.
Contemporaneamente sulla piattaforma on-line si cominceranno a raccogliere idee dalla cittadinanza e favorire la loro aggregazione in base ai temi emersi.
A partire da Marzo verrà pubblicato un bando aperto a tutti i cittadini per la raccolta di proposte progettuali più strutturate che rispondano ai bisogni emersi nella fase di ascolto.
Le diverse proposte saranno valutate dal punto di vista della fattibilità tecnica da una commissione composta da membri delle assemblee e degli uffici comunali: quelle che supereranno la valutazione saranno sottoposte, tra aprile e maggio, al giudizio di tutta la cittadinanza, che potrà votarle attraverso la piattaforma on-line.
Potranno votare tutti i cittadini residenti a Como a partire da quanti abbiano compiuto 16 anni nel corso del 2016.
I progetti che risulteranno più votati saranno sottoposti ad un percorso di “accelerazione” di due giorni (collaboration camp), a maggio, a cui parteciperanno i proponenti, i membri delle assemblee e i tecnici comunali, con l’obiettivo di articolare i progetti in ogni dettaglio, inclusa la sostenibilità economica e le diverse responsabilità per la loro effettiva realizzazione. La comunicazione del progetto (date degli incontri, inizio presentazione delle proposte, valutazione, votazione) passerà attraverso
che saranno attivati entrambi a partire dal 25 gennaio. I canali social saranno accompagnati anche da locandine, cartoline e manifesti distribuiti su tutto il territorio comunale.
Il doppio volume illustrato, corredato da introduzioni, approfondimenti, cartine, bibliografia e indici, ripercorre l’intero Novecento architettonico comasco attraverso un percorso ragionato, e innovativo, costituito da 366 dettagliate schede di edifici pubblici, religiosi, residenze private, ville scenografiche, stabilimenti produttivi, impianti sportivi, infrastrutture… dai più noti ai più discosti. Un viaggio affascinante tra architettura, paesaggi, storia e società, moda e modi di vivere, per riflettere su un secolo tanto breve quanto intenso.
Facendo un grande sforzo di selezione, per gli anni dal 1945 al 2000, XXCO presenta 215 edifici, tutti (o quasi) visibili, almeno da lontano, e tutti (o quasi) documentati con precisione: un patrimonio distribuito in ogni angolo della provincia, e per ogni tipologia di costruzione. Ci si può così rendere conto che molti più noti prodotti “made in Como” sono nati in edifici di grande interesse (e la cosa non può essere considerata di scarso significato) o che persino l’intervento pubblico ha saputo coniugare – a tratti – le esigenze pratiche con la creatività progettuale. Senza esagerare, si può dire che molte di queste architetture sarebbero degne di entrare nell’immaginario collettivo, di essere viste e visitate, integrate in una rete di percorsi alla scoperta di un territorio che, anche nei tempi più recenti, non è stato solo martoriato, ma a volte anche valorizzato.
Nello specifico: la ricostruzione e il boom, l’eredità razionalista, le nuove alternative progettuali, i quartieri residenziali economico-popolari, le chiese moderne, i servizi pubblici, la confusione e il continuo rimescolamento dei linguaggi, fino all’incontro/scontro tra vecchie e nuove generazioni sullo scorcio del secolo.
Un percorso per leggere la storia del Novecento attraverso gli edifici.
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Se il Novecento comasco resta, nel suo complesso, un grande sconosciuto, la sua seconda metà è persino un enigma. L’affermazione può suonare provocatoria, ma è la semplice verità. Incredibilmente, infatti, man mano che ci si avvicina all’attualità le nostre conoscenze diminuiscono, o quantomeno si fanno più incerte e confuse. Aderendo senza pensarci troppo all’invito manzoniano di lasciare “ai posteri l’ardua sentenza”, la città e il territorio non si preoccupano mai di capire e di conoscere cosa sia successo negli ultimi decenni.
Ciò vale anche per l’architettura. Se, per i primi decenni del secolo, l’interesse verso alcuni gruppi e stili (i razionalisti, il liberty, il futurismo) ha prodotto una certa proliferazione di studi, anche se ha avuto l’effetto di oscurare – a volte – altri protagonisti, per la seconda metà le ricerche sono davvero poche. Eppure gli argomenti di sicuro interesse non mancano: l’eredità dei razionalisti, il ruolo non secondario del Comasco nell’elaborazione di modelli residenziali economici, la ricaduta sul territorio delle nuove istanze ecclesiali prodotte dal Concilio Vaticano II, il confronto tra il dibattito internazionale e la produzione locale, l’emergere di linguaggi locali capaci di attirare l’interesse generale (come per la scuola “ticinese”). Tutte cose che per lo più sono rimaste confinate in qualche articolo in punta di penna o in contributi di specializzazione estrema.
Viceversa, basta armarsi di una buona dose di curiosità e di una discreta voglia di girovagare per trovare – dentro e fuori il capoluogo, sulle ridenti sponde del lago come nell’operosa pianura verso Milano, nelle vallette come sulle cime – opere degne di considerazione, in grado di illuminare una cultura architettonica che non sfigura nemmeno messa a confronti con i grandi capolavori degli anni Trenta. Ma non sono solo le opere dei maestri del secondo Novecento riconosciuti a livello internazionale a evidenziare l’interesse del territorio, sono anche e soprattutto le molte realizzazioni nate da un rapporto diretto con il contesto (sia dal punto di vista morfologico che da quello culturale) a contribuire alla qualità dell’architettura comasca e lariana del secondo Novecento.
Facendo un grande sforzo di selezione, per gli anni dal 1945 al 2000, XXCO presenta 215 edifici, tutti (o quasi) visibili, almeno da lontano, e tutti (o quasi) documentati con precisione: un patrimonio distribuito in ogni angolo della provincia, e per ogni tipologia di costruzione. Ci si può così rendere conto che molti più noti prodotti “made in Como” sono nati in edifici di grande interesse (e la cosa non può essere considerata di scarso significato) o che persino l’intervento pubblico ha saputo coniugare – a tratti – le esigenze pratiche con la creatività progettuale. Senza esagerare, si può dire che molte di queste architetture sarebbero degne di entrare nell’immaginario collettivo, di essere viste e visitate, integrate in una rete di percorsi alla scoperta di un territorio che, anche nei tempi più recenti, non è stato solo martoriato, ma a volte anche valorizzato.
E in ogni caso resta di fondamentale importanza prendere coscienza di cosa è oggi la realtà di Como e del territorio circostante e di come è diventata così.