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COME ARRIVARE ALLA FRAZIONE COATESA DI NESSO

La frazione Coatesa, nel Comune di Nesso sul Lario, è accessibile solo camminando a piedi: non arrivano automobili.
Una specie di miracolo orografico e geografico ha preservato nel corso delle ere geologiche e dei secoli questa via di case costruite lungo l’Orrido entro cui si gettano i torrenti Tuf e Nosè, che formano la cascata che si vede sopra il Ponte Civera di pietra:

Come si arriva qui?
Dal Maggio della Primavera al mese di Settembre dell’Estate funzionano i battelli.
La navigazione dura un’ora e 10 minuti
Ci sono poche corse giornaliere, tuttavia è veramente molto bello ed istruttivo, per le menti ossessionate dalla fretta, abbinare una visita con il battello: potrete, sia in andata che al ritorno, osservare un paesaggio che unisce la verticalità dei monti alla orizzontalità della linea del lago:
E’ meglio informarsi sugli orari esatti:

La seconda soluzione sono le corriere che partono da Como proprio davanti alle Ferrovie Nord. Il viaggio dura circa 35 minuti.
Occorre scendere in Via Roma ed imboccare la scalinata di Via Coatesa/al Pontile:

L’altra soluzione è l’automobile. E’ certamente il mezzo più flessibile, ma un pochino più scomodo a causa della tortuosa strada di lago e dei lavori di manutenzione che sono praticamente sempre in atto.
A Como occorre imboccare la strada segnalata con il cartello “Bellagio” e per arrivare a Nesso occorrono circa 30 minuti.
Nesso è esattamente a metà strada fra Como e Bellagio:
Per il parcheggio occorre arrivare fino all’Albergo Tre Rose ed alla Farmacia (che è poco dopo la piazzetta principale di Via Roma, da dove si vede sotto l’Orrido), girare ad angolo acuto a sinistra, scendere la rampa fino e cercare un posto o nella piazzetta sottostante o nel primo pezzo della strada che scende a lago.
Prendete la mulattiera di sinistra (quella con la freccia “al pontile”) e, rigorosamente a piedi, arrivate in circa 7 minuti all’imbarcadero della navigazione lariana.
Sono circa 500 passi, fra cui anche una scalinata bassa di 79 gradini: in discesa in arrivo e in salita al ritorno
E’ tutto.
Non occorre altro.
Il resto lo farà questo luogo animato dalla sua storia, dalle persone che lo abitano, dalla bellezza del Ponte della Civera, da cui si vede l’Orrido di Nesso dal punto di vista del lago, dalle pietre dei sentieri e dalla emozione di attraversare luoghi raggiungibili solo camminando.
Biblioteca comunale di Nesso · COATESA: frazione di Nesso

Nesso (Como): incontri estivi di formazione e riflessione, 13/14 giugno 2009

Bellano · Flickr · FOTOGRAFIE

Bellano, fotografie in Flickr, 2009

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COATESA: frazione di Nesso · ex filanda

Il Giorno – Como – Recupero ex filanda in quattro a processo

A PROCESSO il prossimo 13 ottobre i quattro imputati accusati dal pubblico ministero Mariano Fadda di abusi edilizi nel piano di recupero ad uso residenziale dell’ex filanda di Nesso. L’udienza preliminare che si è conclusa con il rinvio a giudizio si è svolta ieri davanti al gup di Como Luciano Storaci. A dibattimento compariranno il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Nesso, … (a cui è contestato anche il resto di abuso d’ufficio), i committenti dei lavori …., il progettista nonchè direttore del cantiere ….

Il sostituto procuratore Simone Pizzotti, titolare del fascicolo aperto oltre un anno fa in seguito a un esposto, aveva nel frattempo posto sotto sequestro l’immobile, senza venir meno alla decisione durante i mesi di accertamenti.

PROVVEDIMENTO confermato dal Riesame. L’esposto è conseguenza del dibattito che da tempo ruota attorno all’ex filanda, a causa del suo impatto paesaggistico e della volumetria rispetto all’intero paese, sovrastato dalla forte visibilità dall’immobile dell’ex impianto produttivo. La consulenza tecnica dell’architetto milanese Carlo Maria Buttini, incaricato dalla Procura di pronunciarsi sul rispetto delle norme, aveva concluso sottolineando come il piano di recupero dell’ex filanda, destinata ad uso residenziale, e modificato nel corso dell’esecuzione dei lavori, con la realizzazione di due piani interrati più il sottotetto, non poteva essere toccato a causa di un vincolo paesaggistico contenuto in un decreto ministeriale del 1958, tuttora in vigore.

Il Giorno – Como – Recupero ex filanda in quattro a processo.

Lezzeno · Luoni Basilio (1941-2024) · Teatri

Gabriella Baracchi, Ulisse a Lezzeno, emozioni classiche – Cultura e Spettacoli – La Provincia di Como



Lezzeno, venerdì 17 aprile, ore 21.
Ho avuto il privilegio di assistere a un’anteprima furtiva de El Baloss di Basilio Luoni, tratto da l’Odissea di Omero. La prima sarà il 19 giugno, sempre a Lezzeno, cui seguirà una replica il 21. Non ho pianto a teatro. L’altra sera a Lezzeno, sì. Quando Laerte (che non sa ancora di avere davanti a sè il figlio), dice a Ulisse: se curo i luoghi, le piante, è come se curassi la sua persona. Se stanno bene i fichi, gli ulivi, i peschi, allora anche lui sta bene, e l’importante è questo. A me basta che non mi manchi il fiato. Se respirano i campi, se cresce bene il ragazzo (il giovane servo), se non si ammalano le piante, se dopo l’inverno spuntano i fiori e le foglie… lo strazio di quella voce mi ha riempito gli occhi di lacrime. nelle parole del vecchio padre (che nella prima scena come nella parte iniziale dell’ultima, appare svanito, perso nel mondo del riordo) ho sentito la forza dell’amore che lo tiene in piedi, muove ancora i suoi vecchi anni e gli fa pre-sentire, in quello che può apparire quieta follia, ciò che sta per accadere. Quando avevo letto “El Baloss” mi ero chiesta come avrebbe fatto, Basilio, a tradurre in scene una materia così complessa, a rendere luoghi e situazioni così diversi, a far muovere sul palcoscenico tanti personaggi. Ho visto. Basilio Luoni è un genio.
Il palcoscenico è spoglio, se non per qualche pancale appeso alle pareti. Sul fondo, una madia in cui si vede un piatto con uva, mele, pere. Le scene – sette nel primo atto e sette nel secondo – si annunciano, una dopo l’altra, con un momento di buio totale. Al riaccendersi della luce sul palco, una conca di rame posata sul pavimento, con dentro poche frasche, è il braciere presso il quale Eumeo farà sedere il viandante – Ulisse – ma è anche il catino dove Euriclea gli laverà i piedi. Due panche, quasi sempre presenti sul palco, ora sono arredo delle stanze dove Penelope tesse la sua tela, ora gli scranni dove siedono i Feaci col loro re Alcinoo; ora il sedile sul quale si accomoda la maga Circe a triturare le sue erbe magiche raccolte in una scodella. E bastano i lenzuoli che Nausicaa e le sue ancelle, piegate sulle ginocchia, battono sul bordo del palco per vederle intente a lavare i panni sulla riva del mare, così come vedi il mare quando i Proci, la mano visiera sulla fronte, si alzano sulla dei piedi a scrutare in fondo alla sala. Scene fatte con niente, ma di una forza e un realismo tali che, per esempio, quando Euriclea, lavati i piedi a Ulisse, avanza verso la platea e fa il gesto di buttare via l’acqua (che non c’è) del mastelletto, io, seduta in seconda fila, d’istinto mi sono tirata indietro. Straordinaria la recitazione di tutti quanti (se si perdona qualche incertezza qua e là, dovuta di sicuro all’emozione della “prima volta”) di un testo, straordinario già di se stesso. Senti che dietro c’è un lavoro immane, frutto della passione di Basilio Luoni, prima di tutto, ma anche degli attori-lavoratori, studenti – pronti a sacrificare un numero infinito di sere a provare, perché tutto venga al meglio. Tornerò a vederlo per gustare un’opera dove al dolore composto di Penelope si mescola la freschezza, il piacere del gioco di Nausicaa e le ancelle; la pietas del servo giovane; l’arroganza becera dei Proci. E per commuovermi ancora una volta davanti allo strazio del vecchio padre.

Ulisse a Lezzeno, emozioni classiche – Cultura e Spettacoli – La Provincia di Como

acrostici · Giardini del lago di Como

Calicanto d’inverno

E’ capitato per caso.
Esattamente vent’anni fa un ritaglio di giornale mi portò in quell’angolo di mondo che, poi, sarebbe diventato il nostro luogo dell’anima.
La natura era quella sopita dell’inverno e, tuttavia, un profumo dolce e inebriante si diffondeva nell’aria e fluiva verso le acque del lago.
Ogni anno, in questi giorni, il Calicanto d’inverno mi ricorda quel colpo di fortuna del 1989.

CONFINA
ALTROVE
L
INVERNO;
COSPARGE
AROMA
NETTARINO,
TIMIDO
OCCHIOLINO

 

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Fotografie di Luciana

da: Calicanto d’inverno | Tracce e Sentieri.

Giardini del lago di Como · Haiku

Haiku d’autunno

domenica d’ottobre
foglie rosse
accese nell’aria


 

da: Haiku d’autunno | Tracce e Sentieri.

Giardini del lago di Como · Terra

Le pietre sono maestre mute …

Le pietre sono maestre mute; esse rendono muto l’osservatore e la cosa migliore che da esse si apprende non si può comunicare

Johann Wolfgang Goethe, Massime e riflessioni, Teoria, 1983 Volume Primo, p. 165

 

 

 

“In mezzo all’effimero che ci umilia e ci offende, come ha scritto Kafka, abbiamo bisogno di credere che possa sopravvivere qualcosa che abbia i caratteri dell’indistruttibile e dell’eterno” 

Gabriele De Ritis, in Commento 1


 

Acqua · COATESA: frazione di Nesso · FOTOGRAFIE · Lago · Tempo

Camera con vista: il ciclo dell’estate

Camera con vista:
variazioni su un tema solo

da: Il ciclo dell’estate | Tracce e Sentieri.

COATESA: frazione di Nesso · Pigra

Da Nesso Coatesa: Argegno e Pigra

Libri su Como e il Lario · NESSO · Storia e Economia · STORIA LOCALE E SOCIETA' · Tempo

Fabio Cani Nesso. I consumi e il ritrovo 110 anni di vita della Cooperativa

Nesso. I consumi e il ritrovo
Fabio Cani
Nesso. I consumi e il ritrovo
110 anni di vita della Cooperativa

La Cooperativa di Nesso è una delle più antiche delle provincia e quesi sicuramente la più antica tra quelle che – senza soluzione di continuità – continuano a operare tuttora. Per questo, nel momento in cui gran parte dello stabile della Cooperativa è stato ristrutturato e trova una rinnovata funzionalità a servizio della cittadinanza, il suo percorso ultracentenario meritava un approfondimento storico.

Il suo atto ufficiale di fondazione risale al 9 gennaio 1898 (e già questo sarebbe sufficiente a dirne la sua importanza) ma ha anche un prologo, di qualche tempo antecendente, ambientato in terra straniera: nel 1897, a Zurigo, un gruppo di emigranti di Nesso si riunisce per sancire la loro ferma volontà di dar vita, una volta rientrati in patria a un cooperativa di consumo che possa contribuire, con la sua opera, ad alleviare la fatica di arrivare alla fine del mese. A partire da quella data le vicende della Cooperativa si fondono intimamente con uno dei più caratteristici paesi del lago.

Il volume ripercorre queste vicende raccontandole “dall’interno” attraverso i molti documenti sopravvissuti e le testimonianze di protagonisti dei decenni passati: una sorta di “autobiografia” di questa benemerita istituzione.

Il volume è anche arricchito da un “album” di immagini che mette in evidenza le persone e le attività al centro di questa storia.

... Como, 2008
Collana: Territorio storia e arte
Edizione: NodoLibri
Pp. 128, Illustrazioni: 45il, F.to cm. 24×17
Confezione: Brossura filo refe
ISBN: 978-88-7185-158-7

Euro: 15.00

NodoLibri

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Colori · Giardini del lago di Como

Il COLORE BIANCO, racconto di Luciana

 

 

C’è un negozio nel centro della mia città che non manca mai di provocare una sosta.
Si tratta di due vetrine arredate con straordinaria eleganza: madie, credenze, vecchi tavoli in legno massello, bagnafiori e secchi di ghisa in svariate fogge, trasparenti vasi globosi. Appoggiati con casualità studiata spiccano ovunque composizioni e mazzi di fiori.
Ogni volta, dopo silenziosi attimi di sguardo, mi dico: “Ecco … vorrei portarlo via tutto così com’è”.
Poi un giorno ho compreso la magia del mio incantamento. L’arredo floreale è monocromatico.
Bianco, rigorosamente bianco.
Immaginate le fioriture tipiche di ogni stagione (tulipani, glicini, rose, ortensie, gerani, dalie, gladioli, crisantemi) nell’unica, candida tonalità. Lattei fiori intrecciati in nastri di rafia se essiccati, o immersi in recipienti oramai in disuso, avvolti in un’atmosfera che sa di antico, di tempi passati.
Nel vano centrale del negozio, su un massiccio tavolo fa bella mostra di sé una grande gabbia di legno dove cinguettano cinque canarini, bianchi anch’essi.
Amo i colori, ma per me il bianco, riferito ad animali e fiori, rasenta l’estasi.
Per questo, anno dopo anno, nel nostro giardino abbiamo inserito cespugli, arbusti, bulbi e piante dalla nivea fioritura, ma, a parte gli alberi da frutto, abbiamo scoperto che il bianco è un colore delicato, facilmente aggredibile da fattori climatici avversi e, ancor più, da famiglie di insetti “biancofagi”.
Nonostante tutto, in vent’anni qualche risultato l’abbiamo ottenuto. Sono angoli “dedicati”, da ricercare in anfratti al riparo della luce, ma che pure, nel giusto periodo dell’anno, riflettono il loro splendore.
Sono di questi mesi la seduttiva calla, il timido mughetto, la tenera margherita, il giocoso opulos palla di neve, la fragile azalea, la sarmentosa hydrangea, il profumato gelsomino, l’elegante gardenia, l’ornamentale rosa, il precario soffione, l’inebriante zagara.
Eccoli in questo “White Tribute”:

La fotografia della Civetta delle Nevi è stata scattata durante una visita ai rapaci di Sergio

In connessione a:

 

 

da: Il colore bianco | Tracce e Sentieri.