Paolo Giovio (Como, 21 aprile 1483 circa – Firenze, 12 dicembre 1552)
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Paolo Giovio (Como, 21 aprile 1483 circa – Firenze, 12 dicembre 1552)
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il secolo breve (1919-1945) sul Lario:
I partigiani Gianna e Neri furono assassinati per ordine del partito comunista e non della Resistenza. I due volevano che l’oro requisito al Duce, in fuga verso la Svizzera, venisse restituito all’erario
in Franco Giannantoni e Giorgio Cavalleri, “Gianna” e “Neri” fra speculazioni e silenzi, Edizoni Arterigere
vai anche a questa intervista a Renato Romandi (classe 1923, all’epoca dei fatti era un giovane comandante partigiano della Brigata Garibaldi, che operava nel comasco): Varese – I partigiani Gianna e Neri furono assassinati per ordine del partito comunista e non della Resistenza. I due volevano che l’oro requisito al Duce, in fuga verso la Svizzera, venisse restituito all’erario.
vedi anche.
Rosaria Marchesi, Como ultima uscita. Storie di Ebrei nel capoluogo lariano 1943-1944
vai alla scheda del libro: http://www.nodolibri.it/libro.php?lid=121
Il volume, pubblicato in coedizione con l’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” di Como, ricostruisce un capitolo inedito della tragica vicenda della deportazione degli ebrei italiani. Nel dicembre 1943, decine di famiglie ebree affluirono nella zona di Como, al confine con la Confederazione Elvetica, con la speranza di mettersi in salvo; per molti, fu invece l’inizio della fine.
A partire dalla testimonianza di una giovane crocerossina che allora prestò conforto agli ebrei incarcerati (e aiutò alcuni di loro a fuggire), nel libro vengono ricostruite alcune vicende emblematiche.
Completano il volume documenti d’archivio, un saggio di Adriano Bazzocco sulle contemporanee vicende svizzere, e una serie di toccanti lettere scritte dal campo di concentramento di Fossoli.
da Pubblicazioni di Mario Lazzati:
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Testi pubblicati direttamente in questo sito come file PDF (non esiste pubblicazione cartacea):
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Libri:
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Articoli miei pubblicati sul Quaderno dell‘APPACUVI: (qui ne trovate la versione riveduta, corretta e più aggiornata)
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In collaborazione con altri autori, per pubblicazioni o progetti vari:
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Gli Odescalchi a Como e Innocenzo XI
Committenti, artisti, cantieri
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Manifesto Cultura Como
Può la Cultura essere il nuovo motore di sviluppo del Paese?
il 16.05.2013 alle ore 17:30 – Camera di Commercio di Como – Auditorium Giuseppe Scacchi
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PUO’ LA CULTURA ESSERE IL NUOVO MOTORE DI SVILUPPO DEL PAESE? Giovedì 16 maggio 2013 ore 17:30 |
Un’importante occasione di confronto per il sistema socio-economico comasco per dare alla produzione culturale un ruolo centrale all’interno del modello di crescita futura del nostro territorio e del nostro Paese.
Per ritrovare la capacità di crescere e di competere più efficacemente nel contesto internazionale è necessario ridare al sistema culturale italiano risorse, slancio ed energie per tradurre le sue immense potenzialità in qualità della vita, sviluppo umano ed economico.
L’importanza dell’evento è ravvisabile nelle sollecitazioni arrivate da più parti, ed in particolare dal Sole 24 Ore, in questi ultimi anni: essere all’altezza della cultura materiale e umanistica del nostro passato e non perdere il contatto con la cultura tecnologica del futuro. Investire in formazione e nella generazione di nuove figure professionali diventa così uno degli step fondamentali da cui partire.
Per declinare questo ragionamento sulla realtà Comasca vogliamo partire dal tema dei Talenti, intesi sia come opportunità e spazi di proposta, sia, soprattutto, come giovani del nostro paese.
Un appuntamento zero, dunque, che rappresenta il punto di partenza di un cammino utile a tracciare alcune strategie di azione coordinate, a dare un’opportunità alle nostre migliori risorse ascoltando le loro idee e proposte sul tema e a contribuire al successo dell’industria culturale italiana e comasca.
Registrazione richiesta sul sito: http://iscrizionionline.co.camcom.gov.it/index.phtml
Scarica i seguenti allegati:
Pubblicato 30.04.2013
21 MARZO: ”Rosasco: un’impresa, un’industria, una città”
Un convegno per l’industria tessile comasca
VI GIORNATA NAZIONALE DELLE FERROVIE DIMENTICATE
Centro civico comunale, Concagno di Solbiate, ore 21, ingresso libero
Presentazione del volume Ferrovie delle meraviglie, curato da Albano Marcarini e Massimo Bottini ed edito con il contributo delle associazioni aderenti alla Confederazione per la mobilità Dolce (Co.Mo.Do.). L’ex ferrovia Grandate-Malnate nel quadro della rete ferroviaria dimenticata italiana: ruolo, importanza e prospettive concrete. Intervento di Albano Marcarini (fondatore e past President di Co.Mo.Do.) che dialogherà con Alessandro Cannavò, giornalista del Corriere della Sera
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scheda del Libraccio: https://www.libraccio.it/libro/9788887672343/cristina-fontana/como-a-luci-rosse-prostituzione-dall’epoca-romana-ai-nostri-giorni.html


Dai lupanari dell’antica città romana alle escort digitali che adescano clienti su Internet. È la realtà, sfaccettata, del mestiere più antico del mondo, la prostituzione, così come veniva e viene praticata a Como, ossia la Como a luci rosse.
Così la definisce fin dal titolo un’informata indagine storica di Cristina Fontana, collaboratrice del “Corriere di Como” e già autrice di vari volumi dedicati a storie e memorie locali. L’argomento prostituzione non è solo pruriginoso, come vorrebbe suggerire l’immagine erotica sulla copertina del volume. È soprattutto arduo: occorre raccontare in poche pagine (ma neanche pochissime, sono oltre 240) infinite storie di “vita”, tra case di tolleranza, marciapiedi e altre situazioni equivoche, mantenendo la giusta distanza dell’atteggiamento storico senza dimenticare che si sta cercando di circoscrivere una piaga sociale, per quanto atavica. Raccontata da figure mitiche come – degne di una poesia del Porta – la “Giovannina”, la “Marzellina”, la “Luigia”, la “Gigogin” e la “Gorlin”, di esile statura, che batteva in via Italia Libera. Ma è un rosario di «commercio libidinoso» – come lo definisce un documento dell’Archivio di Stato di Como – fatto soprattutto di solitudine, dolore, miseria, malattia, a volte anche morte. Mai fatto di quell’aura romantica di cui certo maschilismo ha ammantato il fenomeno, con la retorica nostalgia per l’epoca in cui “quelle signore” erano regolamentate in lager di Stato, e sopporta omertosamente quelle di oggi per le strade, esposte al libero arbitrio della malavita e dei suoi vari clan.
Qualcosa dei vecchi bordelli della Como novecentesca si respira nel romanzo di Piero Chiara Il pretore di Cuvio, da cui si vuole trarre un film per il centenario dello scrittore luinese nel 2013. È la storia appunto di un pretore, Augusto Vanghetta, ossessionato dal sesso. Tanto da essere «sempre indaffarato a visitar femmine», e questo nonostante l’aspetto tutt’altro che invitante. «Alto poco più di un metro e mezzo, curvo e quasi gobbo, già grasso e occhialuto a vent’anni, e simile a un coleottero o a uno scarabeo stercorario per la sua tendenza a cacciarsi nel sudicio», annota la penna di Chiara. Intrisa di veleno ma al tempo stesso di pietà per le sorti degli umani che si immergono nel brago della solitudine e dell’egoismo quel tanto che basta da aver bisogno di pagare per ottenere un po’ di compagnia. Augusto riesce ad avere comunque successo costante presso vari generi di donna, dalla perpetua alla nobile. Ma riceverà uno smacco dalla consorte, cornificata per anni. L’apprendistato erotico di Vanghetta avviene appunto nei lupanari della “sconcia suburra” della Cortesella, il quartiere di Como rivoluzionato dal “piccone risanatore” del fascismo negli anni Trenta. Certo, i primi passi nella professione forense li compie tra Cantù ed Erba. Ma in città, nei postriboli della malfamata zona attorno al Duomo – il romanzo è ambientato negli anni Trenta, nei primi anni del fascismo – Vanghetta (nomen omen?) viene iniziato ai piaceri dell’eros a pagamento: si reca di buon mattino nelle “case”, grazie a speciali “pass” per accedere alle grazie delle ospiti prima dell’ora di apertura ufficiale.
Ma dalle fantasie letterarie, sfogliando il libro di Cristina Fontana, pubblicato da Sampietro di Menaggio, siamo richiamati con prepotenza all’esattezza della cornice storica, scandita pagina per pagina da documenti d’archivio di varia fonte.
Il marciapiede si batteva metaforicamente parlando già sotto i romani. Scopriamo che, all’epoca dei due Plinii, Como aveva un suo edificio per il meretricio pubblico: era tra via Benzi e viale Varese.
E qui emerge subito il ritratto di un “tipo” sociale ben definito. Scrive Fontana: «Le meretrici erano costrette a indossare una tunica corta, simile alla tonaca degli uomini, perché si distinguessero dalle donne oneste, ma col tempo le leggi sul loro abbigliamento divennero meno rigide, al punto che esse furono tra le donne più eleganti e appariscenti, grazie anche alle cure che dedicavano al corpo».
Passiamo al Medioevo, in cui dilaga la corruzione e in cui i bagni pubblici – in città erano nei pressi dell’attuale basilica di San Fedele – diventano sempre più un centro di prostituzione. A tal punto, chiosa l’autrice, che «le autorità cittadine, al fine di impedire ogni attività sessuale illecita, si battono per la separazione dei sessi e per la periodica ispezione degli stabilimenti. Ma, nonostante questi tentativi, la prostituzione continua a dilagare al punto che la parola “bagno” diventa sinonimo di “bordello”».
Passiamo al ’400 e alla creazione dei veri e propri postriboli di cui il volume fornisce una sintetica mappa sulla base dei dati storici sin qui raccolti. Como decide di costruire il primo lupanare civico nel 1465, dove “calmierare” la presenza di prostitute fino ad allora libere di esercitare la professione in casa o nei luoghi pubblici sollevando scandalo (meretrix erratica), ricorrendo anche a stratagemmi come travestimenti da uomo per adescare i potenziali clienti. Il postribolo “fisso” segnò così la nascita della prostituzione legalizzata e regolarmente tassata. La struttura sorse nei pressi della chiesa di San Provino, in uno stabile della nobile famiglia cittadina dei Rusconi: «Aveva un buon numero di camere – annota Cristina Fontana – altri locali adatti all’uso richiesto e si estendeva fino alle mura, permettendo così di entrarvi con minore vergogna».
Segno distintivo delle meretrici dell’epoca era il mantelletto di fustagno, che doveva essere indossato per legge ed era probabilmente ispirato a quello delle “colleghe” milanesi. Nemmeno la chiesa era esente dal problema: il curato di Musso, a fine ’500, teneva in casa «oltre la massara» anche «done al suo servitio, maridate e non, giovane, il che rende scandolo a molte persone», come si legge negli Atti della visita pastorale del vescovo Feliciano Ninguarda alle pievi comasche del 1591. A Como nacque in seguito l’esigenza di istituire una struttura atta alla redenzione delle giovani e meno giovani “traviate” sulla strada del meretricio. Fu il “Luogo Pio del Soccorso” fondato «a beneficio di quelle povere figlie che stanno in pericolo di perdere la pudicità», dal gesuita Paolo Sfrondati. Più tardi, nel “Reclusorio del gambero” di via Natta, attestato dal 1819, vennero curate le prostitute infette dalla «nefanda professione”
Tour turistici organizzati nella vecchia Como a luci rosse
COMO Comaschi sempre più interessati alla storia della città, in particolare quando si va alla scoperta della “Como a luci rosse”. Ieri, all’appuntamento organizzato dall’associazione Guide erano presenti più di 50 persone.
In compagnia del cicerone Cristina Fontana hanno fatto tappa nelle principali zone “hard” del centro cittadino, quelle cioè interessate dal fenomeno del meretricio, dove erano ubicate le case di piacere. Ossia: il vicolo Duomo, l’edificio a fianco della Torre Pantera e via Volpi famosa per “Il Dollaro” la casa di tolleranza chiusa nel 1958 per effetto della legge Merlin
Elena D’Ambrosio
Fra le novità presenti quest’anno alla Fiera del Libro da poco conclusa, figurava il libro di Cristina Fontana, “Como a luci rosse”, una vera e propria ricerca storica che affronta per la prima volta il tema della prostituzione nella nostra città partendo dall’epoca romana ed estendendo l’indagine, basata sulle carte d’archivio, fino ad oggi.
Raiuno sta proponendo in questi giorni, vai a http://www.laprovinciadicomo.it/stories/Cultura%20e%20Spettacoli/707406/


ALLA UBIK
Piazza San Fedele 32 (2° piano), ore 18, ingresso libero
Marco Guggiari presenta il libro Comaschi persone e fatti del Novecento dialogando con Davide Cantoni. Guggiari, vicedirettore del Corriere di Como, racconta con rigore e in forma narrativa le vicende di una quarantina di personalità significative per il Novecento lariano. Brevi “medaglioni” rievocano le figure di architetti come Sant’Elia e Terragni, scienziati come Grassi, imprenditori come Ratti, Mantero e Catelli, letterati come Fogazzaro e Pontiggia, e tanti altri: artisti, ministri, sportivi, uomini e donne della solidarietà e della fede. Alcune storie riguardano coloro che hanno involontariamente segnato momenti tragici del secolo scorso e ne sono rimasti vittime: Cristina Mazzotti, rapita e uccisa dall’anonima sequestri o la famiglia Mauri, morta nella strage della stazione di Bologna
