La RSA Ca’ Prina di Erba, situata in provincia di Como, ha una storia ricca e significativa che affonda le radici nel XX secolo. Fondata nel 1931 grazie alla donazione di Giuseppina Prina, la struttura è stata concepita inizialmente come un ricovero per persone inabili al lavoro. Questo atto di generosità ha dato vita a una fondazione che oggi continua a svolgere un ruolo cruciale nel supporto agli anziani e alle loro famiglie nella comunità di Erba.
Evoluzione della Struttura
Nel corso degli anni, Ca’ Prina ha subito diverse trasformazioni. Nel 1965, la struttura è diventata ufficialmente una casa di riposo, ampliando i suoi servizi per rispondere alle esigenze crescenti della popolazione anziana. Nel 2004, è stata riconosciuta come ONLUS (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale), il che ha ulteriormente rafforzato il suo impegno sociale e la sua missione di assistenza[1][8].
Attività e Servizi
Ca’ Prina non è solo un luogo di soggiorno per anziani; rappresenta un ambiente familiare dove gli ospiti possono ricevere cure mediche e supporto psicologico. La struttura è dotata di personale altamente qualificato, tra cui medici e infermieri, che lavorano quotidianamente per garantire il benessere dei residenti[2]. Negli ultimi anni, Ca’ Prina ha anche affrontato sfide significative, come l’emergenza COVID-19, implementando misure rigorose per proteggere i suoi ospiti e continuare a fornire supporto durante periodi difficili[2].
Riconoscimenti e Celebrazioni
Nel 2022, Ca’ Prina ha celebrato il suo 90° anniversario con la pubblicazione del libro “Villincino. Storia e Storie del Borgo della Carità”, che racconta non solo la storia della fondazione ma anche quella della comunità circostante. Questo volume è stato accolto con entusiasmo e ha sottolineato l’importanza della carità e della solidarietà che caratterizzano l’operato della fondazione[1].
Conclusione
La RSA Ca’ Prina continua a essere un pilastro fondamentale per la comunità di Erba, non solo per i servizi che offre ma anche per il senso di comunità e supporto che promuove. La sua storia è un esempio di come l’impegno sociale possa evolversi nel tempo, rispondendo alle necessità delle persone più vulnerabili.
Quest’anno le caselle del calendario di Natale si aprono sui bislacchi aforismi, gli sproloqui verbali, i dialoghi surreali di Giuseppe Adduci, Pino, fondatore e direttore artistico di TeatroGruppo Popolare, e Gian Battista Galli, Giamba, cantante dei Sulutumana. Da giovedì 1 dicembre fino a Natale, ogni giorno alle 7.40 (replica alle 9.20), su CiaoComo Radio 89.4Pino e Giamba, alla guida del pulmino che li porta in tournée, discettano di niente (e di tutto) mentre gli altri dormono.
Saronno, chi ha protetto gli amanti assassini? Dietro l’allucinante caso di cronaca che coinvolge l’anestesista Leonardo Cazzaniga e l’infermiera Laura Taroni, lo spettro di un’omertà diffusa. Il medico parlava a chiunque del suo “protocollo” omicida: perché solo un’eroica infermiera si è presa la briga di denunciare? (di Flavia Perina, LEGGI)
Quelli di Saronno dovrebbero fare un monumento alla signora Clelia Leto, l’infermiera che invece di girarsi dall’altra parte come molte delle sue colleghe e dei suoi superiori, due anni fa ha bussato ai carabinieri e ha raccontato le cose strane che accadevano nell’ospedale cittadino. Oggi conosciamo le conseguenze del suo gesto: l’arresto dell’anestesista Leonardo Cazzaniga e della sua amante Laura Taroni, pure lei infermiera, con l’accusa di aver ucciso fra il 2012 e il 2013 almeno quattro anziani «che non valeva la pena di curare» con un cocktail di farmaci appositamente studiato e poi anche il marito di lei, un 45enne in ottima salute, avvelenato lentamente con dosi di insulina e betabloccanti nel caffè e indotto a credere, con una falsa diagnosi, di essere diabetico per evitare che approfondisse la causa del suo malessere.
Con la mostra PERCEZIONI il gruppo artistico Quartodecimo ritorna in S. Pietro in Atrio con una serie di opere di pittura, scultura e fotografia appositamente realizzate negli ultimi due anni sul tema della “percezione” nella sua accezione più vasta, dalla sensazione suggerita da una velatura di colore o da una forma nascosta, all’improvviso e incerto disvelarsi di messaggi racchiusi dentro la tela, la venatura di una pietra, un’ombra o un raggio di luce, messaggi chiari ma più spesso incerti, sottili, a volte indefinibili.
Espositori: Daniela Antoniali, Nicoletta Brenna, Vito Cimarosti, Bruno Fasola, Enrica Frigerio, Bruno Luzzani, Stefano Maesani, Angelo Minardi, Roberto Parisi, Bruno Saba, Aldo Scorza, Donatella Simonetti, Jo Taiana, Giuseppe Tattarletti, Stefano Venturini
VEGLIA D’AUTUNNO Istituto Carducci, viale Cavallotti 7, ore 18, ingresso libero
Salotto letterario e reading con Silvio Raffo, poeta, romanziere, saggista e docente universitario di letterature comparate. http://www.associazionecarducci.it/
introduzione di Vera Fisogni
Silvio Raffo legge alcune poesie sull’autunno e presenta il suo libro:
VINCENZO CARDARELLI
Autunno.
Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle piogge di settembre
torrenziali e piangenti,
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora passa e declina,
in quest’autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.
SETTEMBRE A VENEZIA
DI V. CARDARELLI
Già di settembre imbrunano
a Venezia i crepuscoli precoci
e di gramaglie vestono le pietre.
Dardeggia il sole l’ultimo suo raggio
sugli ori dei mosaici ed accende
fuochi di paglia, effimera bellezza.
E cheta, dietro le Procuratìe,
sorge intanto la luna.
Luci festive ed argentate ridono,
van discorrendo trepide e lontane
nell’aria fredda e bruna.
Io le guardo ammaliato.
Forse più tardi mi ricorderò
di queste grandi sere
che son leste a venire,
e più belle, più vive le lor luci,
che ora un po’ mi disperano
(sempre da me così fuori e distanti!)
torneranno a brillare
nella mia fantasia.
E sarà vera e calma
felicità la mia.
Autunno veneziano
L’alito freddo e umido m’assale
di Venezia autunnale,
Adesso che l’estate,
sudaticcia e sciroccosa,
d’incanto se n’è andata,
una rigida luna settembrina
risplende, piena di funesti presagi,
sulla città d’acque e di pietre
che rivela il suo volto di medusa
contagiosa e malefica.
Morto è il silenzio dei canali fetidi,
sotto la luna acquosa,
in ciascuno dei quali
par che dorma il cadavere d’Ofelia:
tombe sparse di fiori
marci e d’altre immondizie vegetali,
dove passa sciacquando
il fantasma del gondoliere.
O notti veneziane,
senza canto di galli,
senza voci di fontane,
tetre notti lagunari
cui nessun tenero bisbiglio anima,
case torve, gelose,
a picco sui canali,
dormenti senza respiro,
io v’ho sul cuore adesso più che mai.
Qui non i venti impetuosi e funebri
del settembre montanino,
non odor di vendemmia, non lavacri
di piogge lacrimose,
non fragore di foglie che cadono.
Un ciuffo d’erba che ingiallisce e muore
su un davanzale
è tutto l’autunno veneziano.Così a Venezia le stagioni delirano.
Pei suoi campi di marmo e i suoi canali
non son che luci smarrite,
luci che sognano la buona terra
odorosa e fruttifera.
Solo il naufragio invernale conviene
a questa città che non vive,
che non fiorisce,
se non quale una nave in fondo al mare.
ANTONIA POZZI
MORTE DI UNA STAGIONE
Piovve tutta la notte
sulle memorie dell’estate.
Al buio uscimmo
entro un tuonare lugubre di pietre,
fermi sull’argine reggemmo lanterne
a esplorare il pericolo dei ponti.
All’alba pallidi vedemmo le rondini
sui fili fradice immote
spiare cenni arcani di partenza
e le specchiavano sulla terra
le fontane dai volti disfatti.
VERLAINE
Chanson d’automne
Les sanglots longs
Des violons
De l’automne
Blessent mon coeur
D’une langueur
Monotone.Tout suffocant
Et blême, quand
Sonne l’heure,
Je me souviens
Des jours anciens
Et je pleureEt je m’en vais
Au vent mauvais
Qui m’emporte
Deçà, delà,
Pareil à la
Feuille morte.
Un grand sommeil noir
Un grand sommeil noir
Tombe sur ma vie :
Dormez, tout espoir,
Dormez, toute envie !
Je ne vois plus rien,
Je perds la mémoire
Du mal et du bien…
O la triste histoire !
Je suis un berceau
Qu’une main balance
Au creux d’un caveau :
Silence, silence !
BAUDELAIRE
Presto c’immergeremo nelle fredde tenebre;
addio, vivida luce di estati troppo corte!
Sento già cadere con un battito funebre
la legna che rintrona sul selciato delle corti.
Tutto l’inverno in me s’appresta a rientrare;
ira, odio, brividi, orrore duro e forzato
lavoro e, come il sole nel suo inferno polare
il cuore non sarà più che un blocco rosso e ghiacciato.
Rabbrividendo ascolto ogni ceppo che crolla;
non ha echi più sordi l’alzarsi di un patibolo.
Il mio spirito è simile alla torre che barcolla
ai colpi dell’ariete instancabile e massiccio.
Mi pare, cos’ cullato da questo tonfo monotono,
che una bara qui accanto si stia inchiodando d’urgenza.
Per chi? – E’ autunno: soltanto ieri era estate!
Questo suono misterioso sa di partenza.
EMILY DICKINSON
Autunno
Sono più miti le mattine
E più scure diventano le noci
E le bacche hanno un viso più rotondo,
La rosa non è più nella città.
L’acero indossa una sciarpa più gaia,
E la campagna una gonna scarlatta.
Ed anch’io, per non essere antiquata,
Mi metterò un gioiello.
Gemmea l’aria, il sole così chiaro
che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
e del prunalbo l’odorino amaro
senti nel cuore…
Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
di nere trame segnano il sereno,
e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante
sembra il terreno.
Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. E’ l’estate
fredda, dei morti.
GUIDO GOZZANO
da La signorina Felicita, ovvero la felicità
…
Pensa i bei giorni d’un autunno addietro,
Vill’Amarena a sommo dell’ascesa
coi suoi ciliegi e con la sua Marchesa
dannata, e l’orto dal profumo tetro
di busso e i cocci innumeri di vetro
sulla cinta vetusta, alla difesa…
Vill’Amarena! Dolce la tua casa
in quella grande pace settembrina!
La tua casa che veste una cortina
di granoturco fino alla cimasa:
come una dama secentista, invasa
dal Tempo, che vestì da contadina.
Bell’edificio triste inabitato!
Grate panciute, logore, contorte!
Silenzio! Fuga dalle stanze morte!
Odore d’ombra! Odore di passato!
Odore d’abbandono desolato!
Fiabe defunte delle sovrapporte!
COMUNICATO STAMPA COOP ALFA DI LOMAZZO OFFICINA DELLA NARRAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE STRINGHE COLORATE con il Patrocinio del Comune di Lomazzo
invitano alla presentazione del libro
COME LE SCARPE NEL FRIGORIFERO Storie di una vera cooperativa sociale comasca edito dall’Officina della narrazione
SABATO 3 DICEMBRE ALLE ORE 16.30
PRESSO LA BIBLIOTECA COMUNALE DI LOMAZZO via Brolo S. Vito 4
Seguirà un dibattito sui 30 anni della Cooperativa sociale Alfa e sulla collaborazione con l’azienda LU-VE.
Partecipano alla tavola rotonda: Rampoldi Venanzia Maria, presidente in carica Antonio Gervasio, vice presidente Laura Benzoni, già presidente di Coop Affa Marco Citterio, già presidente della Camera di Commercio di Como Giacomo Castglioni, presidente della Fondazione della comunità comasca
Coordina Alberto Terzi, curatore del libro
Seguirà rinfresco e brindisi del trentennale Per festeggiare una cooperativa che non ha mai avuto una grande risonanza pubblica, ma che, nel silenzio, ha attivato progetti innovativi come ad esempio l’inserimento in un’azienda multinazionale di una ventina di soggetti disagiati, con disturbo psichiatrico o altre disabilità.
L’azienda si chiama LU-VE e produce scambiatori di calore e anch’essa compie 30, viva la sincronia. COME LE SCARPE NEL FRIGORIFERO è un libro di storie vere, un piccolo mazzo di storie, tuttavia pochissime tra tutte quelle capitate in 30 anni alla Cooperativa sociale Alfa di Lomazzo. I protagonisti sono i soci lavoratori e alcuni dei soci che, nel corso degli anni, hanno amministrato concretamente questa impresa sociale, che ha ben poco dell’impresa, ma ha piuttosto dovuto fare i conti con le vite di molte persone e comunque con il bilancio economico fatto di entrate ed uscite. A queste persone abbiamo aggiunto anche due interviste: una al titolare della ditta LU-VE che ha dato il via a una sperimentazione interessante di integrazione lavorativa con la coop Alfa e uno dei dirigenti-cuore, quello che ha seguito più da vicino questa avventura, perché di avventura si è trattato senza averla nemmeno prevista.
Gli autori dei testi sono scrittori della nostra piccola casa editrice, Officina della narrazione, persone che hanno accettato volontariamente di intervistare chi ha dato la sua disponibilità a raccontare la sua storia. Tutto ciò è stato fatto con grande entusiasmo e, senza neanche farci caso, tutti si sono trovati coinvolti in un condominio di umanità 10.0, la nuova realtà che farà incontrare le persone dal vivo, e non attraverso i social, che prenderà in carico i problemi veri con uno spirito di accoglienza che prescinde obblighi, leggi, e nemmeno soldi.
Jeanne Failevic, Veronique Pellisier, Illustrato da Cecile Gambini Editoriale Scienze, 2014, 90 p. Illustrato Età di lettura: scuole primarie secondo ciclo
Ancora una volta un libro illustrato per scoprire e conoscere in modo inedito la natura e più precisamente il mondo delle piante e i loro segreti. Partendo da una serie di quesiti per nulla scontati, ognuno corrispondente ad un capitolo, il testo infatti fornisce informazione scientifiche, curiosità e notizie per conoscere meglio i vegetali e il loro ciclo vitale: le piante sono maschi o femmine? Come nascono? Le piante mangiano? Fanno la cacca? Si spostano? Sono forti? Sanno difendersi? Parlano? Muoiono? Sono intelligenti?
Sono queste le domande alle quali gli autori hanno fornito una risposta adottando uno stile ironico, chiaro e dettagliato per permettere ai lettori di apprendere i primi rudimenti di botanica e di comprendere meglio i processi vitali delle piante, le loro caratteristiche, le loro peculiarità, anche…