Anghiari · GENIUS LOCI

Philippe Daverio, Guardar lontano veder vicino: l’arte di raccontare l’arte, Zelbio 19 luglio 2014

2014-07-15_000507

LAGO DI COMO-LARIO: Luoghi

LAKE COMO – FLIGHT ON LAKE COMO – BLULIGHT GALLERY

Giove

non troviamo più il tartarugo Giove

ore 18 ad Amaltea:

non troviamo più il tartarugo Giove

Cineforum

LAKE COMO FILM FESTIVAL 2014, Adelante petroleros (Italia, 2013, 75 minuti) di Maurizio Zaccaro, La Lucernetta, piazza Medaglie d’oro 4, ore 17.30

LAKE COMO FILM FESTIVAL 2014

La Lucernetta, piazza Medaglie d’oro 4, ore 17.30, ingresso libero

http://adelantepetroleros.files.wordpress.com/2013/09/0128_chevron_630x420.jpg

Adelante petroleros (Italia, 2013, 75 minuti) di Maurizio Zaccaro
Un viaggio, insieme allo scrittore Pino Corrias, per portare alla luce il degrado dello sfruttamento delle risorse naturali, con il caso dello Yasuni, uno dei parchi nazionali più belli, situato nel cuore della foresta pluviale ecuadoriana. Un paradiso ritenuto tra le zone del pianeta a più alto tasso di biodiversità, dove nel sottosuolo ci sono i giacimenti petroliferi della società Itt. Lo sguardo di Zaccaro, discreto e appassionato, ci conduce nel profondo, nella vegetazione più incontaminata, con i volti di chi quell’inquinamento se lo porta dentro, e con la natura a farne le spese peggiori. Ma è qui che l’esplorazione diventa arte di rara bellezza, con primi piani ed esplosioni di colori, quasi a trasformare tutto in un’opera pittorica e visiva, macchiata però da un insensatezza delirante. Sarà presente il regista.

Nato a Milano, dove si diploma alla Scuola di Cinema, Zaccaro arriva ad un primo riconoscimento già nel 1991 come miglior regista esordiente, vincendo il David di Donatello per Dove comincia la notte. L’anno successivo, La valle di pietra, vince una menzione speciale al Montrèal Film Festival.  Nel 1997 ottiene cinque nomination e un David di Donatello per il drammatico Il carniere. Nel 1999, Un uomo perbene sul caso Tortora, riceve il premio Pasinetti al Festival di Venezia. Non solo cinema, ma anche apprezzati lavori televisivi, da Cuore a I ragazzi della Via Pál, da Al di là delle frontierea Il bell’Antonio. Dal 2014 è Direttore Artistico del San Marino Film Festival.

da LUNEDÌ 14 LUGLIO – La Settimana InCom – La Provincia di Como La Provincia di Como – Notizie di Como e provincia.

Cineforum

LAKE COMO FILM FESTIVAL 2014, Home (Francia, 2009, 120 minuti) di Yann Arthus-Bertrand, Arena del Teatro Sociale, via Bellini, ore 21.15

LAKE COMO FILM FESTIVAL 2014

Arena del Teatro Sociale, via Bellini, ore 21.15, biglietti a, In caso di maltempo la proiezione sarà spostata all’interno del Teatro Sociale

https://i0.wp.com/api.ning.com/files/l97KW9xkKorUChWyJ%2AcnFZ-%2AJmzhsjqeUYdEnk25YWX9qkwK0T5ZcITN4VRIkkA2J4980SQF0Yn0mnvYD-HRLm83rSH2IBsP/volheartyannarthusbertrand.jpg

Inizia la sezione Panoramiche film, la parte più importante e spettacolare del Lake Como Film Festival, che trova spazio nella rinnovata Arena del Teatro Sociale di Como. Undici proiezioni su uno schermo di 18 metri di larghezza per 8 metri di altezza, che dà grande risalto ai film proposti. Le undici pellicole proposte costituiscono una sorta di atlante cinematografico, un viaggio nei suggestivi paesaggi della Terra. Le serate mettono in risalto i diversi luoghi e le differenti culture nazionali, arricchendo le proiezioni con appuntamenti di contorno. In collaborazione con TedXComo, una serata dedicata al pianeta terra, visto da una duplice prospettiva, quella dall’alto e quella dal basso: la proiezione è infatti preceduta dall’intervento di Giovanni Bignami, presidente dell’Istituto nazionale di astrofisica e divulgatore scientifico, che ci porta nel mondo delle stelle, facendoci vedere il nostro pianeta da una prospettiva insolita:Impariamo a guardare dall’alto la Terra e dal basso il cielo. Segue la proiezione diHome, che mostra lo splendore e allo stesso tempo la fragilità della bellezza del nostro pianeta.

Home (Francia, 2009, 120 minuti) di Yann Arthus-Bertrand

È un inno alla bellezza del pianeta e alla sua delicata armonia. Attraverso i paesaggi di 54 paesi filmati dal cielo, Arthus-Bertrand ci porta in un viaggio unico in tutto il pianeta, per contemplare e per capire. Ma è più di un documentario con un messaggio, è un magnifico e appassionante film. Ogni scatto mozzafiato mostra la Terra come non l’abbiamo mai vista prima. Ogni immagine mostra i tesori della terra ed anche la distruzione operata dall’uomo, con tutte le meraviglie che possiamo ancora conservare. “Dal cielo, c’è meno bisogno di spiegazioni”. La nostra visione diventa più immediata, intuitiva ed emotiva. Home ha un impatto su chi lo vede. Si risveglia in noi la consapevolezza che è necessario cambiare il nostro modo di vedere il mondo. Homeabbraccia i grandi temi ecologici e ci dimostra come tutto il nostro pianeta è interdipendente.

da  LUNEDÌ 14 LUGLIO – La Settimana InCom – La Provincia di Como La Provincia di Como – Notizie di Como e provincia.

BIBLIOGRAFIE, LIBRI e EDITORI · Novecento

Giuliano Banfi ricorda Julia Bertolotti Banfi, UNA DONNA CORAGGIOSA, presentando il libro Amore e speranza, Lanzo d’Intelvi, 31 luglio 2014

2014-07-13_232215 2014-07-13_232231

ARTE · Audio e Letture · AUDIO e VIDEO · BIOGRAFIA, biografie · Paolo Ferrario · Simone Nina · The Necks · Trio Jarrett-Peacock-DeJohnette

intervento di Paolo Ferrario su SPAZIO, TEMPO E MUSICA in occasione della Mostra FREQUENZE di Doriam Battaglia BATT, allo Spazio Natta, Como 12 luglio 2014

Mostra FREQUENZE 140621/0712 Spazio Natta, Como, 12 luglio 2014
Nell’ambito della mostra di Doriam Battaglia BATT realizzata con il patrocinio del Comune di Como, Assessorato alla Cultura è stato organizzato un incontro-conversazione sul tema “Spazio, Tempo e Musica” che si è svolto sabato 12 luglio (giorno di chiusura della mostra) alle ore 18,30 presso lo Spazio Natta.

I relatori sono stati l’Arch. Angelo Monti ed il Prof. Paolo Ferrario (docente presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca) che dialogheranno con me e con l’artista Benny Posca che ha realizzato una installazione nel giardino antistante lo spazio della mostra

Parto dal testo di BATT che introduce le opere esposte:

batt1184

“alcune considerazioni sulle opere recenti: sguardo verso l’infinito e l’eterno; pittura “preformale” (vibrazioni, frequenze, particelle, atomi); l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande; regola dei frattali; l’opera come memoria nello spazio; il pensiero che genera la materia; l’attimo fugace (pag. 9-11)

la sua idea di invitarmi parte da questa canzone di Nina Simone: “He was too good to me” (1961) dove l’emozione dell’ascolto dipende dalle pause di silenzio che lei sa introdurre nel suo canto. Di lei diceva Charles Aznavour: “Nina Simone canta le parole delle canzoni”

Da qui una prima suggestione sul rapporto fra spazio (di una tela, di un pannello, di un quadro) e musica: spesso mi capita di rappresentarmi dentro la mia percezione uditiva la musica come delle pennellate gialle, rosse, blu.

E infatti il blu, nella musica jazz (basta ricordarsi di Duke Ellington) è molto ricorrente. E ora lo vediamo nel video  in quella tela di Batt.

A me sembra che i fondamenti del nostro percorso di attraversamento della vita siano:

il Tempo

lo Spazio

l’Eros

la Polis

il Destino

battSul Tempo possiamo fare riferimento ad una splendida lezione del fisico Carlo Rovelli al TedXlakeComo del 2002 nella quale “mostrava ” questi concetti:

  • il tempo non esiste. E’ una concezione utile ma la scienza dimostra, con le argomentazioni degli orologi,  che il tempo non esiste perchè è influenzato dalla gravità. Non esiste un unico orologio, ma tanti orologi diversi, tanti tempi diversi
  • come pure la nozione di alto e basso: che non c’è nell’universo
  • l’universo è sterminato e noi vi occupiamo un angolo piccolissimo, dove percepiamo alcune cose e che interpretiamo con i nostri necessari criteri appresi nella cultura. Il mondo è molto più ricco di come lo percepiamo
  • sull’estremamente piccolo e sull’estremamente grande abbiamo meno nozioni

Ecco: a mio avviso l’arte, la pittura, la musica riescono a rappresentare, tramite l’uso di spazio, colori, note soggettivamente rielaborate, questa complessità che ci appartiene

Qui il video di Carlo Rovelli:

Il Tempo nella musica è ben raccontato dal violoncellista Mario Brunello nel libro Il silenzio, Il Mulino, 2014. Vediamo alcuni passaggi del suo dire:

  • il silenzio è parte dell’ascolto
  • la musica ha bisogno di tempo per essere “sentita”. Occorrerebbe dedicare tempo all’ascolto
  • il silenzio valorizza i suoni
  • il silenzio consente al suono di essere valorizzato

Leggiamo:

“ogni forma d’arte ha il suo spazio per il silenzio: la pittura, sorda a ogni commento, vive nel silenzio, ma arriva a descriverlo. La scultura, muta, silenziosa suo malgrado, custodisce gelosamente un insieme di suoni, parole o rumori. La poesia scritta o detta vive nel silenzio, rotto dalle parole, vive nel silenzio degli spazi bianchi non misurabili perchè possono durare all’infinito. La musica addirittura del silenzio ne fa materia prima. Il silenzio che precede la prima nota eil silenzio dopo l’ultima sono indispensabili affinchè la musica si riveli ed esista.” (pag14)

Qui una lezione di Mario Brunello nella quale farà “vedere” come John Cage è il cantore del silenzio, quando rovescia i rapporti fra suono e silenzio. Il silenzio diventa accettazione dei “suoni altri esistenti ” all’interno dello spazio concesso all’autore:

Ma è lo Spazio ad avvicinare molto la musica alla pittura.

Qui l’associazione mentale ed emotiva che faccio è al concetto di Cerchio dell’apparire, insegnato dal filosofo Emanuele Severino. Un quadro e una musica fanno apparire qualcosa. Lo fissano nel tempo.

Leggiamo le sue parole:

“La parola “apparire” non indica la parvenza, l’apparenza illusoria. Anche le parvenze e le apparenze appaiono – e appare il loro rapporto con la “realtà” di cui sono parvenze. L’apparire non è l’apparenza che altera e nasconde l’essere, ma è la manifestazione dell’essere, il suo illuminarsi, il suo mostrarsi. … Appaiono anche i sogni e i silenzi; anche i pensieri e gli affetti – tutte cose che, insieme a tante altre, non sono illuminate dalla luce del sole … e la stessa parola “apparire” proviene dal latino apparere, che è riconducibile a pario, che significa “partorisco” e a paro, “preparo, allestisco”. (in La filosofia futura, Rizzoli, 1989, p. 195-196)

e ancora:

“L’uomo e le altre cose vanno lungo una strada, così come gli astri eterni percorrono la volta del cielo. Il loro sorgere non è il loro nascere, il loro tramontare non è il loro morire, essi brillano eterni anche prima di sorgere e dopo essere tramontati. Tutte eterne, le cose, dalle più umili alle più grandi, tutte ingenerabili e incorruttibili, esse vanno lungo una strada, nel senso che vanno via via mostrandosi, vanno entrando e uscendo dalla volta dell’apparire del mondo.  (in La strada, Rizzoli, 1983, p.  134)

Ecco, a me la figura del cerchio dell’apparire -guardo voi nella sala con i quadri di Batt  ed effettivamente apparite come dentro a un cerchio- sembra perfetta per vedere le vicinanze percettive ed esistenziali fra una musica e un quadro. L’arte produce questo effetto: renderci consapevoli della eternità di ogni attimo.

C’è un’altra immagine molto adatta a far riflettere su questo tema. Le immagini di una pellicola fotografica sono una sequenza di fotogrammi. Noi percepiamo quell’attimo, che poi scompare, e nella sequenza della comparsa e scomparsa ottemiamo l’effetto della visione e dell’ascolto. Dunque i fotogrammi scorrono lungo la linea del tempo, compaiono nello spazio e scompaiono: Ma la struttura della pellicola rimane. Dunque quelle singole immagini non finiscono nel nulla, ma sono eterne.

Spiega meglio questo passaggio il filosofo Aldo Natoli, in una intervista alla vicina Radio Svizzera:

A me sembra che quando Doriam Battaglia dice “ciò che provo a rappresentare sono le vibrazioni, le frequenze dello spettro visibile, le particelle, gli atomi e le molecole che vengono a costruire la materia  di cui siamo fatti e di cui è fatto l’universo” ci avvicini, con il linguaggio dell’arte, a fare esperienza diretta della struttura sottostante  ad ogni evento che compaia nel cerchio dell’apparire

Cosa resta della scomparsa o affievolimento, nella pittura dell’ultimo secolo, dei volti, dei paesaggi? Resta la struttura delle cose. Le cose non sono solo “cose”, ma energia. La natura del mondo è un fluire di energia. La materia è un “campo” in cui le diverse espressioni dell’energia si muovono incessantemente. Il mondo fisico non è una serie di oggetti, ma una rete di interazioni in costante flusso.

I frattali, presenti nella espressione pittorica di BATT, ne sono una delle manifestazioni. Il frattale è una figura geometrica, sostenuta dalle regola matematiche, in cui un motivo identico si ripete su scala continuamente ridotta. le zone del dettaglio fanno vedere la struttura ricorsiva che si ripete, ma è  l’effetto visivo quello che ci emoziona. Apputo: struttura sottostante e risultato complessivo. C’è una struttura che sostiene ciò che entrerà nel nostro campo della visione

Un’altra associazione mi è indotta dai pannelli di Batt, soprattutto di quello “bianco” che si vede anche nel video: il rapporto fra mente e cervello.

Qui mi sostiene il libro di Daniel J. Levitin, Fatti di musica, Codice edizioni, 2006. L’autore è un neuroscienziato che ci propone una visione cognitiva dell’ascolto estetico della musica. La mente è la parte di noi che incarna pensieri, speranze, desideri, ricordi, convinzioni, esperienze. Il cervello è un organo fisico (materia) fatto di cellule, acqua, sostanze chimiche. E’ costituito da 100 miliardi di neuroni ed è capace di una quantità enorme di connessioni. Dunque: strutture e connessioni sono alla base della nostra presenza ed identità. Una struttura di base è capace di produrre esiti infiniti. E l’opera d’arte ci offre, per via emozionale, questa vertiginosa e profonda esperienza.

La musica è una combinazione organizzata di suoni nel tempo e nello spazio. E un”arte che sa esprimere i sentimenti per mezzo di un linguaggio delle note che il cervello sa elaborare, sia per la sua struttura biologica, sia per la sua capacità di “fare memoria” e di rielaborala.

Concludo con  la musica che accompagna il lavoro produttivo delle opere pittoriche di Batt. Questa mostra è stata costantemente accompagnata dalla musica di Roberto Cacciapaglia.In riferimento al suo disco “Canone degli spazi” Cacciapaglia dice: “Per comporre i miei brani io uso le triadi, che sono elementi elementari alla base dell’armonia. Usufruisco dei cicli, in cui lo strumento solista rimane sempre al centro, mentre l’orchestra ruota intorno ad esso, facendo delle fasce che vanno dal pianissimo al fortissimo, dando vita a delle orbite, come quelle dello spazio. L’orchestra diviene così come una sorta di costellazione che gira intorno, come fossero onde planetarie. Lavoro sulla presenza del suono, cercando di creare una alchimia fra gesto, suoni e intenzioni per cercare di toccare le emozioni di chi ascolta. Ad ogni modo per me è importantissimo comporre immerso nel silenzio“.

Di Nina Simone e della sua straordinaria capacità di usare il silenzio per agire con il canto e il suo pianoforte nel creare il momento “unico” dell’ascolto interiore ho già detto all’inizio.

Ma ci sono tre musicisti australiani che suonano da una trentina d’anni ad offrire, a mio avviso, una eccezionale base musicale al modo di fare pittura di Batt. Si tratta dei The Necks (Chris Abrahams, tastiere, Tony Buck batteria, Lloyd Swanton, basso).

In Italia sono praticamente sconosciuti. Io li ho inseguiti dove ho potuto, una volta a Forlì e un’altra a Berna

Ascoltiamo questo due framment musicale:

E’ difficile per i Necks proporre dei frammenti perchè la loro specificità consiste nel creare, nel qui ed ora di una serata, un unico pezzo musicale di circa un’ora. Per ascoltarli (e nel tempo di internet oggi questo sembra impossibile) occorre darsi un’ora di tempo

Vi invito a sentire i due pezzi di Aquatic e se volete a inseguire le mie successive note di ascolto.

Qui c’è un estratto di Aquatic:

I The Necks creano e suonano assieme dal 1989, fanno un jazz nuovissimo, esplorano nuove frontiere come hanno fatto i loro predecessori, che cercavano

“la nota impossibile, quella che non esiste, che non c’è sulla terra” (Steve Lacy su Thelonius Monk). 

Il loro ascolto lascia sempre il segno. Eppure non hanno attraversato quella invisibile linea che passa fra il notturno trascinare gli strumenti per il piccolo pubblico e la notorietà. Ripeto: almeno in Italia.
Dipenderà anche dal fatto che abitano in una terra straordinaria, ancestrale e moderna nello stesso tempo: l’Australia. Là devono essere molto famosi, visto che continuano il loro progetto musicale difficile e inusuale: in quasi vent’anni hanno realizzato solo 34 pezzi per un totale di 20 ore. Effettivamente la loro musica assomiglia molto a quel paesaggio: sanno creare uno spazio psichico e visivo che è bello e coinvolgente attraversare con la loro guida. Sì, sanno costruire un percorso ipnotico. Come nel film Picnic ad Hanging Rock ha fatto Peter Weir (1975).


C’è una zona d’ombra su di loro e allora vorrei colmare la lacuna e illuminare qua e là.
In “Aquatic” (1999) Chris Abrahams è al Piano e all’organo Hammond, Lloyd Swanton al Contrabbasso acustico ed elettrico, Tony Buck alla batteria e alle percussioni. Questa volta c’è anche Stevie Wishart all’”Hurdy-Gurdy” (
una specie di violino elettrico che ha un suono simile alla cornamusa).
I pezzi sono due: uno di 27 minuti, e l’altro di 25. Una eccezione rispetto al loro standard, che quello di un’unica scultura musicale di circa un’ora.
L’ascolto lascia vigilmente intontiti per la bellezza del ritmo (Tony Buck è un batterista eccezionale), per le armonie degli accordi pianistici, per la ripetizione ipnotica, per tutte le cose che accadono in quella che non è solo un’iterazione minimalista.
Già il primo movimento è di grande soddisfazione per la mente musicale. Suoni raffinati che alimentano l’immaginazione, rintocchi pianistici di forte energia, un drumming-beat davvero unico, rumori ambientali appena accennati e stimolatori di benessere psichico. Come a dire: “sei in un altro spazio, ma qui si può stare bene. E’ solo diverso”.
Ma il secondo movimento è incredibilmente bello (cercherò di scegliere un assaggio  che lo rappresenti). Uno “Swing” che è indubbiamente jazzistico, ma che si avventura in un’Ambient Music di gran cultura. Inizia subito a grande velocità, con il contrabbasso violineggiante di Swanton, incalzato dal terribile Tony Buck, un vero monello della batteria. Poi il piano di
Abrahams comincia a spingere avanti. Sempre di più: trilli, battiti, con il basso a contenere. Ecco di nuovo gli archi. Sempre più veloce, impercettibilmente veloce. Viene voglia di chiudere gli occhi. Ecco: nel nero si vede lo spazio che è attraversato dalle note del piano sorrette da quel tappeto volante che è la batteria, baroccheggiata dal contrabbasso. Ora il ritmo si fa un po’ meno frenetico. E comincia il gioco fra di loro. Sì: l’interplay jazzistico inventato dal trio di Bill Evans risorge, si riattualizza in un’altra dimensione ! I tre improvvisano dentro un sonno spaziale reso possibile dalla (leggera) elaborazione elettronica dei suoni. La conclusione è di grande pace.
Sì è bello stare qui. E dove siamo ?

Ma guarda un po’: ancora in Drive By.

La loro è un’architettura musicale: siamo sempre a casa ! O meglio: si ritorna sempre a casa. Come insegna la cadenza d’inganno, qui raccontata da Alessandro Baricco:

Infine una esperienza musicale irripetibile è quella di Prism , suonato dal trio Keith Jarrett, Gary Peacock, Jack Dejhonette.

Irripetibile perchè questo pezzo è stato suonato così solo quella sera del 1985 a Tokyo e poi mai più:

Guardate Keith Jarret che vola sul pianoforte inseguendo quel frammento di mondo che ha trovato in quell’istante

Guardate Gary Peacock che ride  con il batterista come per dire: “hai visto … è partito …”

E non dimentichiamoci di Dejohnette che umilmente si mette al servizio di questa esperienza unica di spazio, tempo e suoni.

Infine: grazie Doriam Battaglia Batt che ha reso possibile questo inimmaginabile incontro nell’imbrunire sul centro storico di Como, nella giornata di sabato 12 luglio 2014.

Paolo Ferrario

COMO città · Nodo Libri · Novecento

È online www.jsc15.it Il magazine di SistemaComo2015 Una iniziativa NodoLibri per SistemaComo

Immagine News Nodo

È online www.jsc15.it
Il magazine di SistemaComo2015

 

Una iniziativa NodoLibri per SistemaComo

JSC15.it

È online www.jsc15.it: magazine di SistemaComo2015. Strumento di informazione e di comunicazione legato alla rete di enti, aziende, eventi, prodotti, associazioni, persone… che si è costituita dal 2011 per collegare il territorio comense con Expo 2015 e le 147 nazioni partecipanti alla grande Esposizione Universale.
Un magazine scritto dai protagonisti che possono testimoniare “in diretta” la loro adesione al progetto Expo, i desideri, le passioni, i risultati, ma anche i dubbi e i problemi.
JSC15 è un’area aperta e condivisa: vicino ad Expo e a 20 km dal mondo.

JSC15: un magazine colorato per un territorio complesso
Como, la Brianza, il Lario sono parti di un unico territorio complesso; un luogo talvolta persino difficile da comprendere.
Eppure ricco di suggestioni e di soluzioni che lo mettono ai primi posti in Italia per “bellezza” e “produttività”; anche per ricchezza.
JSC15 nasce dall’unione di queste parti “positive” che non sempre si trovano in armonia tra loro.
Tuttavia, quando accade (e accade più di quanto non si pensi) il risultato è appunto quella ricchezza non solo economica, ma anche creativa, fantasiosa, innovativa.

JSC15 vuol dar conto di tutto ciò: della complessità del sistema (SistemaComo2015!) e della volontà di unione delle forze migliori,
quelle positive, quelle sostenute dalla volontà di cercare soluzioni (perché i problemi ci sono) senza negarsi alla fatica del lavoro,
senza ridursi al piagnisteo costante, ma cercando di trovare – nei punti comuni tra persone, imprese, enti – la forza necessaria per superare le difficoltà.

JSC15 è colorato come tutto il mondo web e come il territorio di Como, della Brianza e del Lario (e dei laghi briantei);
è colorato in quanto segno positivo e spazio aperto per il confronto sereno.

JSC15 è risultato del lavoro di una redazione, ma anche e soprattutto della collaborazione degli operatori, delle imprese,
degli enti, delle associazioni che costantemente progettano novità e lavorano per il territorio.
Sono persone e imprese che in buon numero fanno già parte del “SistemaComo2015” attivo dal 2011
e che insieme hanno mantenuto costante il contatto con Expo nell’intento di ricavarne benefici economici e culturali.

Dunque non solo affari, ma anche la consapevolezza (comune) che ragionare e lavorare contro
lo sfruttamento della Terra (“Energia per la vita“) e per dare cibo a tutti (“Nutrire il pianeta“)
non restino due slogan, ma siano il vero impegno di tutti.


www.jsc15.it

a: da classificare · AUDIO e VIDEO

Doriam Battaglia BATT, Mostra FREQUENZE 140621/0712: incontro-conversazione sul tema "Spazio, Tempo e Musica" con Angelo Monti, Paolo Ferrario, Benny Posca. Video dei momenti trascorsi assieme nel "cerchio dell'apparire"

Avatar di Paolo FerrarioLUOGHI del Lario e oltre ...

Mostra FREQUENZE 140621/0712 Spazio Natta, Como, 12 luglio 2014
Nell’ambito della mostra di Doriam Battaglia BATT realizzata con il patrocinio del Comune di Como, Assessorato alla Cultura è stato organizzato un incontro-conversazione sul tema “Spazio, Tempo e Musica” che si è svolto sabato 12 luglio (giorno di chiusura della mostra) alle ore 18,30 presso lo Spazio Natta.

I relatori sono stati l’Arch. Angelo Monti ed il Prof. Paolo Ferrario (docente presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca) che dialogheranno con me e con l’artista Benny Posca che ha realizzato una installazione nel giardino antistante lo spazio della mostra

1. Percorso della mostra, con i quadri esposti. 

Doriam Battaglia BATT parla con i visitatori:

 

  1. l’intervento di Angelo Monti

 

  1. l’intervento di Paolo Ferrario

 

  1. il secondo intervento di Angelo Monti

 

le riprese video sono di Luciana Quaia

View original post

AUDIO e VIDEO · Mostre · Pittura

Doriam Battaglia BATT, Mostra FREQUENZE 140621/0712: incontro-conversazione sul tema “SPAZIO, TEMPO e MUSICA” con Angelo Monti, Paolo Ferrario, Benny Posca. Video dei momenti trascorsi assieme nel “cerchio dell’apparire”

Mostra FREQUENZE 140621/0712 Spazio Natta, Como, 12 luglio 2014
Nell’ambito della mostra di Doriam Battaglia BATT realizzata con il patrocinio del Comune di Como, Assessorato alla Cultura è stato organizzato un incontro-conversazione sul tema “Spazio, Tempo e Musica” che si è svolto sabato 12 luglio (giorno di chiusura della mostra) alle ore 18,30 presso lo Spazio Natta.

I relatori sono stati l’Arch. Angelo Monti ed il Prof. Paolo Ferrario (docente presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca) che dialogheranno con me e con l’artista Benny Posca che ha realizzato una installazione nel giardino antistante lo spazio della mostra

1. Percorso della mostra, con i quadri esposti. 

Doriam Battaglia BATT parla con i visitatori:

 

  1. l’intervento di Angelo Monti

 

  1. l’intervento di Paolo Ferrario

 

  1. il secondo intervento di Angelo Monti

 

le riprese video sono di Luciana Quaia

Cavalleri Giorgio (1940-2026) · Nodo Libri

Intervista doppia a Cosmacini e Cavalleri prima dell’uscita del libro: 10 anni (1935-1945), NodoLibri editore, Como

…

“Il libro è diviso in due parti – ha spiegato Giorgio Cosmacini – prebellica e gli anni della guerra. A sua volta dobbiamo fare una seconda divisione tra l’esperienza vissuta da me e quella raccontata da Cavalleri. Personalmente ho vissuto due tipologie di “vite”, nella prima parte dal 1935 al 1942 racconto l’area della Val d’Intelvi, in particolare Ramponio come villeggiante, mentre negli ultimi tre anni devo descrivere il paese in qualità di sfollato a causa dei bombardamenti su Milano. 

vai a Esclusiva Cdn: Intervista doppia a Cosmacini e Cavalleri prima dell’uscita di 10 anni (1935-1945).

infarto

in risposta ad una allieva del corso ottobre/dicembre 2010

mi scrive una dottoressa che ha partecipato al mio ultimo corso universitatio (ottobre/dicembre 2013):

Buonasera professore, ho saputo che ha avuto problemi di salute…

mi dispiace davvero tanto, spero si sia risolto tutto per il meglio!

Abbiamo bisogno di lei in università!

Con stima e affetto. Una sua studentessa.

——————————————————————————————————————————

rispondo

buona sera anche a lei. la ringrazio per il gradito messaggio.
sì, purtroppo il 10 maggio ho avuto un infarto che (nello stile di michel de montaigne che dice “”E’ mia abitudine dire senza paura tutto quello che faccio, senza esitazione”) ho raccontato qui http://paolodel1948.com/2014/05/10/il-10-maggio-2014-nel-giorno-di-sabato-e-arrivata-la-mazzata-la-diagnosi-sara-infarto-infarto-preso-in-tempo/.

dopo un infarto non si può stare bene (anche perchè dovro fare un secondo intervento operatorio). ma si può adattarsi soggettivamente a fare i conti con la situazione oggettiva.

in fondo è anche questo , ed ancora, formazione permanente. anzi: autoformazione permanente.

c’è poi questo fattore biografico: l’anno prossimo non rinnoverò il contratto con l’università. dunque, di fatto, il nostro è stato l’ultimo mio corso universitario.

mi spiace molto: però è stato uno dei corsi migliori (anche con un’aula molto gratificante, fra cui lei e le persone che stavano sempre in prima fila).

e dunque, tutto sommato ho concluso una carriera nel modo migliore per il mio (e nostro) mestiere. comunque avrà sempre mie informazioni seguendo i miei blog o il gruppo facebook.

grazie ancora e buon futuro