Una lucertola bambina
mi guarda
e veloce si rifugia
in un’aiuola
fitta di dalie nane
Carla Poerta Musa




Una lucertola bambina
mi guarda
e veloce si rifugia
in un’aiuola
fitta di dalie nane
Carla Poerta Musa




La memoria delle foglie, scritto da Gianni Solla ed edito da Giulio Einaudi Editore nella prestigiosa collana Supercoralli. [1, 2]
La storia è ambientata nella periferia est di Napoli. Il protagonista è Lorenzo, un uomo la cui vita adulta è andata in pezzi: ha perso il lavoro, la giovinezza, il padre ed è stato lasciato dalla moglie Arianna con i figli ancora piccoli. In un momento di totale smarrimento, Lorenzo torna per caso nel vivaio della sua infanzia, un tempo appartenuto al padre.
Lì incontra Renato, il nuovo e paziente gestore del vivaio, che senza chiedere nulla in cambio gli offre lavoro e amicizia. Lavorando tra serre, bonsai e gerani, Lorenzo sperimenta la metafora della botanica: scopre che uno stelo tagliato non torna mai come prima, ma ne conserva la memoria, e proprio da quella ferita può iniziare una nuova fioritura e una profonda rinascita personale.
Quando Lorenzo capita per caso nel vivaio in cui ha trascorso l’infanzia, un luogo sospeso nell’ex periferia industriale di Napoli, la sua vita sembra un inventario di ciò che ha perduto: il padre, la moglie Arianna che lo ha lasciato con i figli ancora piccoli, il lavoro, la giovinezza. Sotto le serre e nelle corsie verdi non è cambiato nulla, e i pochi clienti chiamano ancora le piante con i nomi inventati da suo padre – capatosta, janare, scurnose – che nel dialetto trovava una lingua capace di parlare con la terra. Oggi a gestire il vivaio c’è Renato: un uomo stanco e paziente che non rinuncia mai alla battuta, con un passato di cui forse dovrebbe raccontare. Lavorare con lui, per Lorenzo, somiglia piú a un gesto inevitabile che a una scelta. Ogni giornata al vivaio – interrotta solo dalle pause per il nuoto nella piscina del quartiere – diventa una lezione di attenzione e misura, dove non basta la memoria: occorre reimparare quello che già si sapeva, accogliere azioni e parole nuove, ammettere che qualcosa, ma non tutto, dipende da noi. E mentre l’amicizia con Renato – fatta di molti gesti e non pochi silenzi – si concretizza nel progetto di espansione del vivaio, cosí come lo aveva sognato suo padre, Lorenzo vede riaffiorare intorno a sé le radici sottilissime che lo legano agli altri: alla figlia Roberta, assistente universitaria dalla carriera ben avviata, con la quale comunica sempre meno; al figlio Tommy, scrittore emergente intrappolato nella sua adolescenza; e anche a Ester, la donna che insegna nuoto alle ragazzine immigrate nella piscina del quartiere. Perché le storie di certe famiglie si sviluppano come piante rampicanti, pervicaci, intrecciandosi in modi sorprendenti. Gianni Solla è capace di dare i nomi alle cose e di raccontare le sfumature. I suoi sono personaggi pieni di una malinconia bella, di una grazia discreta. Soprattutto hanno la tenacia di coltivare lí dove tutti dicono che non crescerà mai nulla.

Il suo cane Ciao e altre storie è un libro di narrativa della scrittrice e poetessa comasca Carla Porta Musa, pubblicato nel 1995 dalla casa editrice svizzera Edizioni Ulivo di Balerna. [1, 2, 3]
Il libro è una raccolta di racconti ed è caratterizzato dalle seguenti specifiche fisiche ed editoriali: [2]
L’opera si inserisce nella vastissima produzione letteraria di Carla Porta Musa (1902–2012), intellettuale che ha attraversato l’intero Novecento pubblicando fino all’età record di 108 anni.
Il cane e il mondo animale in generale sono temi ricorrenti nella sua narrativa, come dimostra anche la successiva pubblicazione del racconto La sarta dei cani.
[2] https://www.edizioni-ulivo.ch

Il volume “Sottile incanto. 36 poesie” è una preziosa raccolta lirica della celebre scrittrice e poetessa comasca Carla Porta Musa (1902–2012), pubblicata a Como nel 1997 dalla casa editrice Lythos Edizioni. [1, 2, 3, 4, 5]
Questo libro si distingue per una struttura editoriale e artistica altamente curata e collaborativa:
fonti informative
Il Bloomsday Lake Como debutta ufficialmente per la prima volta a Como martedì 16 giugno 2026, inserendo la città nel circuito mondiale delle celebrazioni dedicate a James Joyce. L’evento, intitolato “Today we are all Dubliners”, è organizzato dalla Casa della Musica in co-progettazione con il Gruppo Letterario Acarya e all’interno della rassegna Parolario off. [1, 2, 3]
La manifestazione celebra un legame storico cruciale: esattamente 100 anni fa, nel 1926, il letterato comasco Carlo Linati pubblicò la prima traduzione italiana parziale dell’Ulisse, per la quale Joyce creò il celebre “Schema Linati”, la bussola interpretativa usata ancora oggi in tutto il mondo. [1]
L’evento si terrà dalle 18:00 alle 21:00 presso il Centro Civico – Casa della Musica, situato in Via Collegio dei Dottori 9, Como. Non si tratterà di una classica conferenza, bensì di un percorso polifonico e interattivo. [1, 4]
L’ingresso all’evento è gratuito fino a esaurimento posti. Per maggiori informazioni è possibile contattare l’organizzazione via email all’indirizzo info@casadellamusica.org. [4]
informazioni:
[1] https://www.bloomsdayfestival.ie
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Gli alberi popolano da sempre la letteratura mondiale, descritti come simboli di saggezza, ponti tra terra e cielo e custodi silenziosi del tempo. [1, 2]
[5] https://fabriziocaramagna.com
[6] https://www.forestepersempre.it
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Per Gianna Manzini, la lucertola non è solo un animale, ma un simbolo fondamentale della sua poetica che rappresenta l’alterità assoluta e il tentativo di superare i confini dell’umano. [1, 2]
In particolare, il riferimento allo “sguardo” della lucertola emerge in diverse sfumature della sua opera:
fonti informative:
[1] https://www.doppiozero.com
[2] https://www.osservatoriocattedrale.com
[3] https://journals.openedition.org
[6] https://www.gadda.ed.ac.uk

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“Gianni Rodari è l’autore della celebre filastrocca ‘Ci vuole un fiore’, un testo poetico che celebra l’origine di ogni cosa attraverso il ciclo della natura e l’amore simbolizzato dal fiore.”[libreriamo]
La poesia ripete ciclicamente catene causali: per fare un tavolo ci vuole il legno, per fare il legno ci vuole l’albero, per fare l’albero ci vuole il seme, per fare il seme ci vuole il frutto, e infine per fare il frutto ci vuole un fiore.[youtube][libreriamo]
Il ritornello “Ci vuole un fiore” sottolinea che tutto – dalla terra al monte, dal bosco al ramo – dipende da questo elemento fragile ma essenziale.[libreriamo]
Il fiore simboleggia l’amore come forza generatrice, un principio che lega natura e relazioni umane.vecchiosito.icacquasparta+1
Scritta da Rodari negli anni ’70, divenne famosa come canzone interpretata da Sergio Endrigo, con un messaggio ecologico e pedagogico adatto ai bambini.sololibri+1
Rodari la inserì nelle sue opere per insegnare a “guardare e ascoltare” i segreti delle cose quotidiane.erbacanta+1
Resta un classico per educare al rispetto della Terra e alla cura come base di ogni esistenza.[libreriamo]
Le cose d’ogni giorno
Raccontano segreti
A chi le sa guardare
Ed ascoltare
Per fare un tavolo ci vuole il legno
Per fare il legno ci vuole l’albero
Per fare l’albero ci vuole il seme
Per fare il seme ci vuole il frutto
Per fare il frutto ci vuole il fiore
Ci vuole un fiore, ci vuole un fiore
Per fare un tavolo ci vuole un fiore
Per fare un tavolo ci vuole il legno
Per fare il legno ci vuole l’albero
Per fare l’albero ci vuole il seme
Per fare il seme ci vuole il frutto
Per fare il frutto ci vuole il fiore
Ci vuole un fiore, ci vuole un fiore
Per fare un tavolo ci vuole un fiore
Per fare un fiore ci vuole un ramo
Per fare il ramo ci vuole l’albero
Per fare l’albero ci vuole il bosco
Per fare il bosco ci vuole il monte
Per fare il monte ci vuol la terra
Per far la terra ci vuole un fiore
Per fare tutto ci vuole un fiore
Per fare un fiore ci vuole un ramo
Per fare il ramo ci vuole l’albero
Per fare l’albero ci vuole il bosco
Per fare il bosco ci vuole il monte
Per fare il monte ci vuol la terra
Per far la terra ci vuole un fiore
Per fare tutto ci vuole un fiore
Per fare un tavolo ci vuole il legno
Per fare il legno ci vuole l’albero
Per fare l’albero ci vuole il seme
Per fare il seme ci vuole il frutto
Per fare il frutto ci vuole il fiore
Ci vuole un fiore, ci vuole un fiore
Per fare tutto ci vuole un fiore
Per fare il frutto ci vuole un fiore
Per fare tutto ci vuole un fiore
Per fare tutto ci vuole un fiore
Per fare tutto ci vuole un fiore
Per fare tutto ci vuole un fiore
…
Se allevierò il dolore di una vita
o guarirò una pena
o aiuterò un pettirosso caduto
a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano
