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- S. Carpoforo
- S. Martino in Silvis
- Castel Baradello
- Pianvalle
- Ss. Cosma e Damiano
- Croce di S. Eutichio
- Basilica di S. Giorgio
Autore: Paolo Ferrario
Umberto Ambrosoli, Qualunque cosa succeda dedicato alla vita del padre, l’avvocato Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata di Michele SIndona, ucciso a Milano nella notte tra l’11 e il 12 luglio del 1979, presentazione di Claudio Fontana alla libreria Ubik di Como, 4 maggio 2011, ore 18,
la COOPERATIVA PROGETTO SOCIALE di Cantù (Como), da un fascicolo del 2011



Il colore verde

Se confronto la verde distesa del prato all’inglese con i selvatici prati dei corridoi del mio giardino, sorrido. Di me stesso, ovviamente.
Non che io rincorra la speranza di ottenere, prima o poi, la lussureggiante erbetta verde dagli steli allineati alla stessa altezza. Per dire la verità, ogni anno, almeno vicino alla panca in cui si ama soggiornare, distribuisco generosamente duecentocinquanta chili di terra e spargo, a mo’ di seminatore dalla larga bracciata, qualcosa come due pacchi da 1000 grammi ciascuno di semenza.

Non succede mai nulla, se non l’arrivo di colonne di formiche e panciuti uccelli che probabilmente si rifanno le scorte dopo la penuria invernale.

Il mio prato ha un carattere esattamente opposto a quello che mi contraddistingue. Lui, è di buon temperamento. Accogliente e tollerante. Non fa distinzioni di generi e razze. Tutti sono benvenuti. E così si presenta con un manto assai variegato, dove in pacifico adattamento convivono erbe infestanti, erbe urticanti, erbe aromatiche. Tutte con al seguito il proprio corredo colorato che rallegra la vista e l’umore.

Solletica i sensi, il mio prato.
La vista. Il suo verde disordinato racchiude gioielli e colori infiniti. PRATOLINE, TARASSACO e VIOLE sono quelli che so distinguere.



Anche il TRIFOGLIO conosco, nelle sue due versioni bianco e violetto. E pure i cespugli di ORTICHE, che non necessitano certo delle infiorescenze viola per esprimere, attraverso iltatto, la loro presenza.


E carezzevoli ancora al tatto risultano le vellutate foglie della MALVA, con il loro fiore il cui colore assume lo stesso nome della pianta che lo produce. Poi la BRUNETTA, la CAMPANULA,la BUGULA, l’ACETOSA, la GINESTRINA e altre ignote erbe offrono le loro viaropinte corolle agli occhi di chi le sa guardare.






Fa rumore il mio prato. Sì. Perché nel verde dominante non spunta solo l’umile ma variopinto omaggio floreale. Nel silenzio del pomeriggio, se contemplo le calme acque del lago, l’udito si appresta a discriminare altri suoni. Di colore in colore si sposta il ronzio di api, bombi e calabroni.

Fra i resti delle foglie secche, un fruscio rapido e leggero annuncia la schiusa delle uova delle lucertole. Di tutte le dimensioni balenano velocissime, sparendo e riapparendo fra i sassi del muro, o mimetizzandosi fra i fili dell’erba novella, o nascondendosi tra i rami della salvia, o in ogni dove.


Se volessi inoltre accostare il mio orecchio alla nuda terra, potrei ascoltare il frenetico lavorio di infiniti insetti che si mescolano fra semi, radici e minerali, inerti e ignari del loro futuro.


Già, perché nel rumore del prato c’è anche il rumore della morte.

E’ armonioso per il mio udito, perché prodotto da gioiosi volatili che scendono a terra quando inizio a vangare e a rimuovere le zolle per preparare lo spazio dell’orto.


Ma questo suono melodioso è un annuncio funereo per gli abitanti della profondità terrena. Qualche volta però anche agli alati amici la sorte non arride.

Il vento, o un attentato di matrice felina, possono abbattere il nido sapientemente costruito con voli e voli di trasporto faticoso di selezionato materiale. Questa primavera la coppia proprietaria di questo cestello intrecciato cercherà inutilmente la propria dimora al calare della sera.

E’ odoroso il mio prato. Nelle giornate di pioggia il mio olfattoraccoglie il profumo della terra bagnata che sprigiona odori intensi e pregnanti. Vicino all’orto il secchio che raccoglierà il macerato di ORTICHE non mancherà di elargire il suo efficacissimo contributo dalle putride esalazioni.


E’ buono il mio prato. Qualcosa di suo entra dentro di me, lusingando il mio gusto.
TARASSACO, foglioline di MALVA, RUGHETTA selvatica e qualche grumolo risparmiato nel campo della CICORIA si danno finale appuntamento in generose terrine di salutare misticanza. L’artefice è Luciana che, dopo silenziose e attente passeggiate nelle macchie imprecise del verde dei corridoi terrosi, sa unire l’opera del suo raccolto in deliziosi piatti che titillano il palato con sapori forti, pungenti, croccanti e gradevolmente amari.
Questo è il mio prato. Un piccolo mazzo rubato con discrezione appare nella casa di città ad allietare le colazioni del mattino, a ricordarmi che dopo qualche giorno lo potrò ritrovare là, dove l’ho lasciato.
Fotografie di Luciana (quella di apertura è stata scattata a Salisburgo nel 1988)
Wallace Stevens, La casa era silenzio, letta da Mimmo Pelini
The house was quiet and the world was calm
The house was quiet and the world was calm.
The reader became the book; and summer night
Was like the conscious being of the book.
The house was quiet and the world was calm.
The words were spoken as if there was no book,
Except that the reader leaned above the page,
Wanted to lean, wanted much to be
The scholar to whom his book is true, to whom
The summer night is like a perfection of thought.
The house was quiet because it had to be.
The quiet was part of the meaning, part of the mind:
The access of perfection to the page.
And the world was calm. The truth in a calm world,
In which there is no other meaning, itself
Is calm, itself is summer and night, itself
Is the reader leaning late and reading there.
Wallace Stevens
La casa era silenzio e il mondo era calma
Il lettore divenne il libro; e la notte estiva
Era il sentire del libro
La casa era silenzio e il mondo era calma
Le parole furono dette come se il libro non ci fosse
Se non che il lettore era chino sulla pagina,
Voleva stare chino, voleva molto tanto essere
Lo studioso a cui il suo libro dice il vero, a cui
La notte estiva è come una perfezione del pensiero.
La casa era silenzio perchè così doveva essere.
Il silenzio era parte del senso, parte della mente:
Il passaggio che conduce la perfezione alla pagina.
E il mondo era calmo. La verità in un mondo calmo.
In cui non c’è altro senso,essa stessa
E’ calma, essa stessa è estate e notte, essa stessa
E’ il lettore che a tarda ora chino legge.
( versione di Mimmo Pelini su note e parafrasi di Phillip Hill)
Emanuele Severino: … di tutte le cose è necessario dire che è impossibile che non siano, cioè è necessario affermare che tutte sono eterne
… la follia essenziale si esprime nella persuasione che le cose escono e ritornano nel niente. Il mortale è appunto questa volontà che le cose siano un oscillare tra l’essere e il niente.
Al di fuori della follia essenziale, di tutte le cose è necessario dire che è impossibile che non siano, cioè è necessario affermare che tutte – dalle più umili e umbratili alle più nobili e grandi – tutte sono eterne.
Tutte, e non solo un dio, privilegiato rispetto ad esse.
…
se il divenire non appare come annientamento, ma come l’entrare e l’uscire delle cose dal cerchio dell’apparire, allora l’affermazione dell’eternità del tutto stabilisce la sorte di ciò che scompare: esso continua a esistere, eterno, come un sole dopo il tramonto.
Non solo la legna fiammeggiante, le braci, la cenere, il vento che le disperde sono eterni astri dell’essere che si succedono nel cerchio dell’apparire, ma anche tutte le fasi dell’albero che
nella valle ove fresca era la fonte/e il giovane verde dei cespugli/giocava al fianco delle calme rocce/e l’etere tra i rami traluceva/e quando intorno i fiori traboccavano (Holderlin),
hanno preceduto la legna tagliata per il fuoco.
Quando gli astri dell’essere escono dal cerchio dell’apparire, il destino della verità li ha già raggiunti e impedisce loro di diventare niente.
Appunto per questo essi – tutti – possono ritornare
Emanuele Severino
in La strada. La follia e la gioia (1983), Rizzoli Bur, 2008, p. 103-104
Audio: di tutte le cose è necessario dire che è impossibile che non siano
Navigazione Lago di Como al debutto: la Pasqua segna l’inizio della stagione – La Provincia di Como
Navigazione Lago di Como al debutto: la Pasqua segna l’inizio della stagione, l’anteprima di quello che sarà in estate e poiché le previsioni dicono che solo il 7,5% degli italiani sarà in viaggio lontano da casa in questa fine aprile, Navicomo confida che la crociera sul lago rappresenti un’attrattiva per chi non intende rinunciare ad una giornata di svago. Rispetto all’anno scorso, le tariffe di battelli, traghetti, aliscafi e motonavi sono pressoché invariate, ritoccate dell’1% con arrotondamenti: su insistenza dei parlamentari comaschi, il Governo ha provveduto a ripristinare i 10 milioni di euro tagliati con la manovra finanziaria e la «burrasca sul lago» è passata, tant’è che è in vista per l’estate un progetto concordato tra il direttore della Navigazione Lago di Como, Franze Piunti e l’amministratore delegato di Asf, Annarita Polacchini, sottoposto alle rispettive direzioni e consigli. È il «Girolago» a 14 euro, che prevede la partenza da Como o da Lecco con un natante della navigazione, sosta a Bellagio, rientro nella città di partenza con un autobus Asf e il tragitto lungo la Como – Lecco consente di ammirare la Brianza dal finestrino, i laghetti briantei, le montagne e i paesi, oltre ai capoluoghi dei due rami del lago e la “Perla del Lario”. Da nord Ovest a Nord Est in un giorno, promuovendo il trasporto pubblico, in collaborazione tra due aziende di pubblico trasporto: un itinerario che non tutti conoscono e che potrebbe piacere a chi è in cerca di cose diverse, ma vicine a casa.
È un’iniziativa per l’estate. Ma, intanto, la Navigazione ha già saggiato la primavera: domenica scorsa, bella giornata, ha trasportato 16.000 passeggeri. Non è una cifra da tutto esaurito, ma è promettente per Pasqua e soprattutto per Pasquetta. La meta privilegiata resta il Centro lago, come da tradizione, c’è chi consuma il pranzo a bordo e chi si fa il pic nic; il Plinio, il Manzoni, l’Orione o il Concordia, il Milano, per citare qualche nome, sono stati tirati a lucido, dopo la manutenzione invernale, ordinaria o straordinaria.
da: Battelli pronti per l’assalto E intanto si pensa al girolago – Cronaca – La Provincia di Como.
San Fermo, ha partorito la pecora allevata dalla “lupa” – Cronaca – La Provincia di Como
Rifiutata due anni fa dalla madre che non poteva allattarla, aveva rischiato seriamente di non vedere la luce Mimma, la pecora cresciuta con il cane lupo Brenda per amica, da tre settimane è mamma dell’agnellina Anita. Lì, sulla collina, nelle mani e nello sguardo di Enrico Corti e Marisa, c’è la gioia di aver aiutato Mimma ad andare avanti. «Diversamente dalla sua mamma, Mimma ha subito capito cosa doveva fare e si comporta come una perfetta nutrice – osserva Enrico – Brenda, il cane lupo, ha tentato di giocare ancora con la sua amica pecora ma lei è troppo attenta alla sua piccola. Brenda pare aver capito e non se la prende». La storia di Mimma, la pecora cresciuta con il lupo, una vicenda che ha avuto spazio anche in trasmissioni televisive, apre un nuovo capitolo, si chiama Anita, un nome che ripropone il ricordo delle celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia.
da: San Fermo, ha partorito la pecora allevata dalla “lupa” – Cronaca – La Provincia di Como.
Villa Geno soffoca – Cronaca – La Provincia di Como
«Sarebbe bello che il tratto dalla funicolare alla fine di viale Geno tornasse ad essere un parco – auspica Angelo Vavassori, agronomo e componente della commissione Paesaggio del Comune di Como -. Una volta c’era un filare di ippocastani molto belli, tolti e sostituiti con delle querce palustri, che dovrebbero diventare alte 30 metri e invece da 6-7 anni non crescono di una spanna perché le radici sono soffocate dal cemento». Subito dopo la stazione del trenino a fune, si passa sotto due archi dove rimane un’insegna sbiadita del «Parco comunale Regina Margherita», istituito nel 1911, quando l’amministrazione acquistò l’intera area dai marchesi Cornaggia. «Dopo la guerra cambiarono i nomi, compreso quello della piazza Umberto I, ora dedicata a Giacomo Matteotti. E si è perso anche il decoro», afferma Gaetano Picchierri, delegato provinciale delle Guardie d’onore alla reali tombe del Pantheon. Del parco rimangono solo degli sprazzi sul lato lambito dal lago: i giardinetti intitolati a Sergio Ramelli e quelli dietro Villa Geno, al centro di polemiche in Consiglio comunale poiché spesso chiusi e dove a breve partirà un cantiere per rimettere a nuovo la fontana. Sul lato destro della strada, invece, si percorre quella che potrebbe essere una bellissima pista ciclo pedonale ombreggiata dagli alberi. Peccato che questi ultimi siano rachitici o morti.
da: Villa Geno soffoca Una sorte misera – Cronaca – La Provincia di Como.
Oggi, al mercato di Pasqua di Viale Varese: Tartaruga Horsfieldi

Ordine: Cheloni
Sottordine: Criptodiri
Famiglia: Testudinidae
Genere: Testudo
Specie: Horsfieldi
Provenienza
Kazakistan, Uzbekistan, Pakistan, Afghanistan, Iran e Cina
Link:
Phytoseiulus persimilis è un fitoseide predatore utilizzato, con successo in tutto il mondo, per la lotta biologica al ragnetto rosso (Tetranychus urticae), su varie colture orticole ed ornamentali, da Eugeastore
Phytoseiulus persimilis è un fitoseide predatore utilizzato, con successo in tutto il mondo, per la lotta biologica al ragnetto rosso (Tetranychus urticae), su varie colture orticole ed ornamentali.
Attenzione: il fitoseide assomiglia molto alla sua preda, è anzi propriamente un “ragnetto rosso” a differenza dell’acaro dannoso che è più biancastro con due macchie scure). Le femmine sono leggermente più grandi di un ragnetto rosso e molto mobili (nella foto a sinistra il ragnetto rosso a destra il fitoseide).
P. persimilis è caratterizzato da una elevata capacità di ricerca ed è in grado di esplorare ampie superfici. Lo sviluppo in condizioni ottimali è anche più rapido di quello della sua preda.
Istruzioni. Molto importante è la cura nell’uniformità della distribuzione sulle piante attaccate. Per il miglior risultato, è importante iniziare l’inseriumento del predatore precocemente, già alla presenza dei primi ragnetti isolati. I quantitativi totali di lancio variano da un minimo di 5-6 fino a 20-25 individui per m2.
Confezione. Flaconi con 1000 individui con materiale disperdente per una più facile distribuzione.
da: fitoseide.
Torno, piano di recupero di villa Pliniana – La Provincia di Como
TORNO Ore piccole, l’altra sera, in consiglio comunale per discutere, ma litigare è verbo assai più appropriato, del piano di recupero di villa Pliniana, adottato dopo un estenuante testa a testa tra maggioranza e minoranza, con il voto favorevole dei primi e quello contrario dell’unica consigliera di opposizione rimasta nei banchi (gli altri tre, Rino Malacrida, Gabriele Tagliabue e Luigi Martinelli hanno abbandonato l’aula prima della votazione per non assistere, hanno detto a più riprese, «ad uno scempio»). Il sindaco Giovanni Sala ha illustrato il piano che «recupererà un bene di inestimabile valore per Torno». Per il sindaco il piano permetterà di recuperare la villa con vantaggio sia per i proprietari, che la destineranno a struttura ricettiva come centro di convegni, sia per il Comune, che manterrà il diritto di accesso per raggiungere l’acquedotto pubblico ed incasserà oneri quantificati in circa quattrocentomila euro. Due le nuove costruzioni previste e se la prima, un parcheggio interrato, non ha sollevato opposizione, sulla seconda, una piscina coperta, si è ripetutamente sfiorata la rissa, non solo verbale
viaTorno, piano per la Pliniana Polemica sulla piscina coperta – Lago e Valli – La Provincia di Como.




