di Aprile.
In sonnacchioso srotolamento
cavalluccio aspira a divenire
felce






Fotografie e testo di Luciana






Fotografie e testo di Luciana
C’è il rischio grosso che dopo 28 anni di utilizzo da parte di grandi e piccoli, la comunità griantese e i turisti che soggiornano negli alberghi di Cadenabbia (il polo ricettivo con più posti-letto dopo Como) perdano l’uso del parco pubblico situato in una meravigliosa cornice verde dell’entroterra, giusto a monte della prestigiosa Villa Maria, la residenza d’élite che era piaciuta a Giorgio Strehler e Stefania Ariosto.
Con la sentenza del 23 febbraio 2011 pubblicata in questi giorni, precipitata come un macigno sul Comune, la sezione 1 del Tar della Lombardia, presieduta da Francesco Mariuccio ha accolto il ricorso dell’operatore immobiliare Bruno Spadoni di Milano e annullato gli atti in base ai quali la amministrazione e Soprintendenza per i beni architettonici avevano rivendicato la proprietà del parco di 7000 metri quadrati che rappresenta una delle perle della Riviera delle Azalee.da: Cadenabbia: dopo 28 anni addio al parco pubblico – Cronaca – La Provincia di Como.
Vodpod videos no longer available.
ROSARIA, L’APE SOLITARIA
Le osmie (Osmia sp.) sono Imenotteri Apoidei appartenenti alla famiglia dei Megachilidi. Vengono dette “api solitarie”, perché, a differenza delle api da miele, non vivono in società, e ogni femmina si riproduce per conto proprio. Sono, però, gregarie e amano nidificare in gruppo.
Raccolgono il polline non sulle zampette posteriori, come le api o i bombi, ma sulla parte ventrale dell’addome (la pancia). Volano dalla primavera precoce a giugno, e prediligono raccogliere il polline dalle Rosacee, una famiglia botanica alla quale appartengono molte piante ornamentali, come la rosa e il biancospino, e molti alberi da frutto, come mandorlo, albicocco, pero, melo, susino e ciliegio.
Di tutte queste colture queste piccole api sono ottimi impollinatori. Difficile vederle in azione proprio perché volano quando per noi fa ancora troppo freddo per le passeggiate. Difficile vederle perché il loro volo è molto veloce, e le visite ai fiori rapidissime. Difficile vederle anche perché i pesticidi, la mancanza di fioriture spontanee e di siti di riproduzione ne hanno decimato le popolazioni.
Ecco perché EUGEA ha deciso di allevare le osmie, per offrire la possibilità di osservare da vicino la meraviglia del rapporto tra fiori e insetti, la cura e la fatica di esseri così piccoli per allevare la prole; per offrire una piccola, ma significativa, possibilità di recupero ad un ambiente, anche urbano, che ha bisogno di riscoprire il rapporto con le cose e i tempi della natura.
COSA POTETE OSSERVARE?
Le osservazioni di un aspirante entomologo o di un semplice curioso della natura sono tante! Dapprima vedrete sfarfallare (si dice così) i maschi, più piccoli e snelli e con un buffo ciuffetto di peli bianchi sul musetto, a mo’ di baffetti. I maschi continueranno ad entrare ed uscire dal cubetto delle femmine, che usciranno dopo diversi giorni, si accoppieranno, e sceglieranno una cannuccia che diventerà il loro nido.
Ciascuna femmina marca con odori il proprio tunnel, ma ogni tanto qualcuna tenta furbescamente di deporre il proprio uovo sulla provvista di polline e nettare di un’altra femmina (vi ricorda comportamenti che conoscete tra gli umani?). Sentirete allora buffi ronzii e rumoreggiamenti che testimoniano la discussione in atto sulla proprietà del nido. Di solito la proprietaria scaccia l’intrusa, ma non sempre…
Se osservate da sotto le femmine in arrivo con il bottino di polline e nettare, le vedrete colorate di giallo, verde, rosso, a seconda di quale pianta stiano visitando. Potete anche divertirvi (solo occasionalmente, dopo che siete sicuri che la femmina sia già ben insediata nella casetta) a mettere pezzetti di foglia all’entrata del tunnel mentre la proprietaria è fuori: la sentirete brontolare e darsi da fare animatamente per buttar fuori l’oggetto, e voi avrete più tempo per osservare la grazia e, al tempo stesso, la frenesia del suo lavoro.
Al ritorno dal viaggio di raccolta, la femmina compatta il bottino già racimolato con il capo, poi si gira (per farlo a volte esce dal tunnel e rientra a marcia indietro) e deposita il prezioso carico con le zampe posteriori: spesso il polline resta appiccicato al musetto della femmina, che potrete vedere riposarsi all’ingresso del tunnel con una simpatica maschera color polline. Finita la provvigione, deposto un uovo, la femmina chiude la celletta costruendo pazientemente una parete di fango, che trasporta tra le mandibole. Nel giro di una decina di giorni ogni femmina completa un tunnel (con 5-10 cellette ciascuno) e costruisce con molta cura un tappo finale, ..incurante del vostro grande occhio che la guarda…Poi sceglierà un altro tunnel, fino a completare la deposizione delle uova di cui dispone, che sono circa 30. Le larvette schiuderanno dopo una settimana circa, cresceranno consumando la provvigione e, compiute 5 mute, tesseranno il bozzolo, all’interno del quale trascorreranno tutta l’estate. A fine agosto-settembre, finalmente, la metamorfosi in adulto, una nuova piccola osmia che se ne starà chiusa al sicuro nel bozzolo, in attesa che passino l’Autunno e l’Inverno.
E Rosaria? Alla fine del periodo riproduttivo, la femmina terminerà il suo ciclo vitale (dopo 30-40 giorni dalla fondazione del nido), non senza aver lasciato in custodia a Voi la sua preziosa progenie.
COSA FARE CON LE CANNUCCE?
Ritirate le cannucce chiuse con il tappo finale di fango dopo un paio di mesi, e comunque subito dopo che l’ultima osmia avrà finito di volare. Conservatele in un luogo riparato (in garage andrà benissimo), chiuse in una vecchia federa di cotone.
Non chiudetele in sacchetti di plastica perché ammuffirebbero. A novembre dicembre la nuova generazione di osmie va messa a svernare…in frigorifero (3- 4 °C)! L’anno dopo potreste avere una vostra popolazione, per la quale però il numero di cannucce rimaste sarà insufficiente. Inoltre, non rinnovare il materiale di nidificazione porta, nel giro di breve tempo, allo sviluppo di parassiti (acari). Per tutte queste ragioni, se non sapete come fare, potete rispedirle a EUGEA, utilizzando una busta di carta. Se impiegate una di quelle imbottite, abbiate cura di praticarvi piccoli fori per fare respirare gli insetti nei bozzoli.
I COINQUILINI
Se lascerete le cannucce non occupate a disposizione della Natura per tutta l’estate potreste avere la fortuna che qualche altra specie selvatica decida di usufruire del vostro nido. Sono specie in declino, e il vostro nido può costituire una piccola, essenziale, differenza. Distinguerete le diverse specie dalle dimensioni, dal colore, dal tipo di volo, e, in alcuni casi, dal diverso materiale utilizzato per la costruzione dei setti e la chiusura finale: fango, per alcuni, ma lavorato diversamente, fili d’erba secchi, ritagli di foglie. Che nome dargli? Ci vuole uno specialista, e anche in questo caso, se volete, ce le potete inviare.
NON C’E’ D’AVER PAURA
Le osmie femmine posseggono il pungiglione, ma non sono aggressive.
Se le infastidite nei pressi del nido sono loro ad andarsene. Tuttavia, non prendetele in mano:. la puntura è poco dolorosa (come un foro di spillo), ma è meglio evitarla (specie se siete allergici alla puntura di api). I maschietti, invece, non pungono, ma se li stringete vi mordicchieranno le dita con le loro mandibole a spatola, robuste abbastanza da tagliare il bozzolo al momento di uscire…ma non da farvi male.
DOVE POSIZIONARE LA CASETTA
La casetta va posizionata ad almeno 1,5 metri da terra, esposta ad Est o Sud. L’ideale è sotto una sporgenza, che riparerà la casetta sia dal troppo sole che dalla pioggia. All’uscita di un porticato andrà benissimo, sotto un davanzale, sotto un terrazzo. Può essere appesa anche ad un albero, purchè sia ben fissata, per evitare che dondoli troppo se tira vento. Non cambiatele posizione!.
La casetta di Rosaria è stata assemblata dai ragazzi diversamente abili della Cooperativa ASSCOOP di Bologna.
Si può acquistare su http://www.eugeastore.com, nel reparto Osmie:http://www.eugeastore.com/department/4/3-Osmie.asp
Elegia per Mamma Gatta
La scorsa settimana, passando davanti alla siepe di lauroceraso, un odore marcio ci ha fatto pensare al cadavere di un topo ucciso. In realtà, dopo accurata osservazione fra l’erba, abbiamo intravisto una schiena pelosa di un gatto.
Ho subito espresso il mio pensiero: “Sarà Mamma Gatta”. Non lo era.
Si trattava di un gatto tigrato che talvolta passava al “Ristogatto di Amaltea”, un maschione col muso schiacciato che probabilmente, oltre al cibo, puntava a qualcuna delle nostre femmine.
E’ Paolo il necroforo della coppia. Non per scelta. Per necessità. Gli animali morti mi fanno una tragica impressione. E così quel maschione senza nome è finito nel cimitero dell’ultimo piano.
C’è un rituale ogni primavera che sopraggiunge. E’ la nostra prima notte dell’anno sul lago. Sabato sera c’erano 23 gradi in camera da letto. Una temperatura inusuale per il mese di aprile. Le finestre spalancate e il profumo del glicine portato dalla brezza. Il cucù riavviato in soggiorno. Il frigorifero in funzione. Le imposte aperte. I gatti sui davanzali a impietosirci con i loro miagolii. Questa volta un nuovo particolare: attendere il buio sotto il ciliegio. E’ un evento che succede solo nelle sere d’estate.
Mamma Gatta è stata nei pressi della casa per tutta la domenica. Ha mangiato lenta, con cautela.
Poi si è sdraiata al sole sul corridoio davanti alla panca. Più stanca del solito. E’ ormai da un anno che sono pronta per la sua definitiva partenza. Già il rigido inverno dell’anno scorso non mi aveva fatto ben sperare. Ma ce l’ha fatta.
Ha già sedici anni Mamma Gatta. All’inizio il suo nome era Subdolina, dall’ipotesi che il genitore fosse un gatto, Subdolo appunto, che s’intrufolava a nutrirsi sospettoso e poi correva basso basso, come i gatti dei fumetti. Poi col trascorrere degli anni è diventata Mamma Gatta, in onore della figlia Miciù che da quasi 14 anni vive con noi.


Sempre meno agile, sempre più schiva, il passo più incerto, lo scavalcare del cancello sempre più improbabile. Per essere selvatica (l’unica che non si fa avvicinare più di tanto), ha avuto una vita lunga. Tutti gli altri sono morti molto più giovani di lei.
Eppure ieri aveva uno strano sguardo assorto, dolente. Non sono visibili segnali di malattia. E’ semplicemente vecchia. La osservavo: è rimpicciolita, così come succede al corpo di alcuni anziani, le cui giunture si rattrappiscono e i muscoli si accorciano. Ha il pelo un po’ glabro, che da grigio ha preso alcune sfumature rossastre. Il muso è da vecchia. Puntuto, affilato. Gli occhi sono fissi, nostalgici.
Per lungo tempo – e così l’abbiamo lasciata – è stata sdraiata sul piano inclinato al confine tra il corridoio che porta al ciliegio e il corridoio davanti alla panca. Alla sua destra, alto, il cipresso. Alla sua sinistra, l’estendersi di un ciglio fiorito e la statua di Anima. Davanti a lei, i gradini che salgono all’orto verde. Ripidi, ma che si elevano verso altri spazi.
Chissà che cosa pensano i gatti alla fine della loro vita. Chissà se su quel piano inclinato Mamma Gatta voleva godersi con abbandonata serenità uno sguardo di bellezza. I colori dei fiori, il volo degli insetti, il rumore del carapace di Giove che tenta di salire i gradini e poi cade giù, il va e vieni dei suoi simili che le passano accanto, l’annusano ma non l’attaccano più come accadeva un tempo.
Chissà se sa che questa sarà la sua ultima primavera.
Forse la ritroveremo la prossima settimana, con quel suo trascinarsi affaticato e tardo. Forse non è così imminente il suo trapasso. Ma se così non fosse, quegli occhi resteranno nella mia memoria come il suo ultimo saluto. Un saluto compiuto, che non lascia nulla in sospeso. Semplicemente la consunzione del tempo.



Testo e fotografie di Luciana
Qualche settimana dopo MammaGatta è uscita dal cerchio dell’apparire
«Non si riesce a trovare lavoro. Ho 14 ragazzi che hanno concluso il loro ciclo di riabilitazione dalla tossicodipendenza, cui occorre ora trovare una occupazione che gli permetta di condurre una vita autonoma e gli consenta, in alcuni casi, di pagare l’affitto del pensionato che gli mettiamo a disposizione». E’ un appello accorato a tutti gli imprenditori quello che lancia Don Aldo Fortunato. Lui, storico fondatore e animatore della comunità Arca, non ha bisogno di presentazione. La sua è stata una vita condotta da sempre in trincea, in prima linea nell’affrontare a viso aperto il buco nero in cui molti giovani si trascinano, ma per combattere questo male che colpisce direttamente o indirettamente tutti, c’è bisogno che la comunità si muova e tenda la mano verso chi è desideroso di reinserirsi nella società. Non basta l’articolo 1 della Costituzione italiana, servono posti di lavoro nell’immediato per 14 ragazzi e, in prospettiva, ne serviranno altri per chi riuscirà a liberarsi dalla dipendenza dalla droga. «Attualmente abbiamo in carico 70 uomini e 30 donne, oltre ad alcuni figli di queste persone. Il percorso di recupero può arrivare a durare tre anni. Scendere sotto l’anno e mezzo non ha senso, perché difficilmente chi esce riesce poi a stare in piedi». Don Aldo indica il nucleo fondamentale per evitare di infilarsi nel tunnel della tossicodipendenza: «La famiglia è l’elemento che fa la differenza. Quasi tutti i ragazzi che cascano nella droga hanno una famiglia sfasciata. Senza un supporto educativo si cade in basso». E come fanno, anche le famiglie che invece ci sono, ad accorgersi che il proprio figlio o la propria figlia hanno imboccato la strada sbagliata? «Non esiste una regola generale, anche se ci sono dei tratti comuni. I ragazzi smettono di avere interesse per la vita, per la scuola, interrompono la pratica sportiva. Nel caso di assunzione di eroina cala l’appetenza e hanno meno fame. La cocaina è invece causa di sbalzi di umore e di difficoltà a livello respiratorio». Ma cosa inseguono i ragazzi? «Assumere droga significa avere un deficit nella propria personalità. Significa stare male con sé stessi e usare lo stupefacente per dimenticarsi temporaneamente di questa situazione». Ma non ci sono solo ragazzi, molte volte i modelli negativi vengono proposti dal mondo dello spettacolo o dello sport: «Certo, anche i divi ricorrono qualche volta alla droga: anche loro non sono appagati dai loro successi e sono disamorati della vita». E che Como non sia un’isola felice ce lo dice uno studio condotto da Asl e Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano: per avere dati sui consumi stati misurati i metaboliti delle principali droghe d’abuso nelle acque in ingresso al depuratore di Como. La ricerca del 2008 ha permesso di rilevare una situazione di consumo superiore a Milano per cannabis, eroina ed amfetamine riscontrando anche che le sostanze più usate sono in ordine la cannabis seguita da cocaina, eroina ed amfetamine e che i consumi sono costanti in tutti i giorni della settimana con aumenti durante il week-end di cocaina.
da: Como, salvati dalla droga ma ora nessuno li vuole – Cronaca – La Provincia di Como.
Vodpod videos no longer available.
Was like the conscious being of the book.
The house was quiet and the world was calm.
The words were spoken as if there was no book,
Except that the reader leaned above the page,
Wanted to lean, wanted much to be
The scholar to whom his book is true, to whom
The summer night is like a perfection of thought.
The house was quiet because it had to be.
The quiet was part of the meaning, part of the mind:
The access of perfection to the page.
And the world was calm. The truth in a calm world,
In which there is no other meaning, itself
Is calm, itself is summer and night, itself
Is the reader leaning late and reading there.
Wallace Stevens
La casa era silenzio e il mondo era calma
Il lettore divenne il libro; e la notte estiva
Era il sentire del libro
La casa era silenzio e il mondo era calma
Le parole furono dette come se il libro non ci fosse
Se non che il lettore era chino sulla pagina,
Voleva stare chino, voleva molto tanto essere
Lo studioso a cui il suo libro dice il vero, a cui
La notte estiva è come una perfezione del pensiero.
La casa era silenzio perchè così doveva essere.
Il silenzio era parte del senso, parte della mente:
Il passaggio che conduce la perfezione alla pagina.
E il mondo era calmo. La verità in un mondo calmo.
In cui non c’è altro senso,essa stessa
E’ calma, essa stessa è estate e notte, essa stessa
E’ il lettore che a tarda ora chino legge.
( versione di Mimmo Pelini su note e parafrasi di Phillip Hill)
Da Giovedì 7 Aprile 2011 a Domenica 10 Aprile 2011
Simona Lupinacci
Un viaggio tra le magiche atmosfere del più aristocratico fra i grandi laghi. Il nostro percorso inizia da Como, dove visiteremo l’imponente Cattedrale, iniziata nel 1396 e conclusa con la costruzione della slanciata cupola ad opera di Filippo Juvarra a metà del XVIII secolo. Nei pressi della chiesa si trova il capolavoro di Giuseppe Terragni, l’ex Casa del Fascio, eretta nel 1936 è considerata il manifesto della nuova architettura razionalista. Proseguiremo poi con la basilica romanica di S. Fedele. Ci dedicheremo poi alle splendide ville del Lago: Villa del Balbianello, edificata alla fine del XVIII secolo, sorge su un promontorio a picco sul lago, con un panoramico giardino a terrazze. Villa Carlotta arricchita da un’interessante serie di opere neoclassiche, con una preferenza per quelle di Canova, è celebre oltre che come museo di arte dell’Ottocento, anche per lo splendido giardino. Villa Melzi, perfetta espressione dello stile neoclassico, è circondata da incantevoli giardini con statue classicheggianti. Visiteremo anche la “perla” del Lago, Bellagio, situata all’estrema punta di quella regione che divide il lago di Como in due biforcazioni. Fu residenza estiva di patrizi romani e, in seguito, delle famiglie nobili lombarde. Visiteremo Gravedona, che si trova in posizione stupenda, adagiata in un grazioso golfo di fronte alla penisola di Piona e al Monte Legnone, e dove visiteremo la chiesa romanica di S. Maria del Tiglio. Concluderemo il nostro percorso con l’Abbazia di Piona, fondata dai Cluniacensi nell’XI sec. e con la Collegiata di Castiglione Olona, impreziosita dagli splendidi affreschi di Masolino da Panicale.
L’offerta comprende
L’offerta non comprende
La prenotazione è valida con un acconto pari a 1/3 della quota totale di partecipazion
Gli uomini della squadra volante della questura stanno dando la caccia al commando che, sabato notte, ha selvaggiamente aggredito un 25enne all’esterno del Cfc, il locale di via Sant’Abbondio, in zona ex Ticosa, frequentatissimo dai giovani comaschi e non solo. Un commando composto da almeno cinque o sei ragazzi che, prima dell’arrivo della polizia, si sono dileguati nella notte comasca lasciando a terra, sanguinante e con il setto nasale fratturato, lo sventurato avventore.
L’allarme alla centrale operativa del 113 e a quella del 118 è scattato un quarto d’ora prima delle quattro di ieri mattina. Due volanti hanno trovato il ragazzo, residente a Nizza Monferrato, brutalmente picchiato: calci e pugni in quella che è sembrata una vera e propria imboscata da parte di un commando di baby-delinquenti. Soccorso dalle ambulanze del 118 il 25enne piemontese è stato ricoverato al Sant’Anna a causa del brutto trauma cranico e facciale, che gli ha causato anche la rottura del naso.
da: Como, aggredito dal “branco” fuori dalla discoteca – Cronaca – La Provincia di Como.
| CARLO FERRARIO, AUGURI |
|
Oggi Carlo Ferrario compie ottant’anni.
Per quei pochi che non lo conoscono rinviamo alla sua breve biografia.
Carlo, per molti di noi, è stato un esempio, una guida, uno stimolo a ricercare sempre la novità. Della contemporaneità ci ha insegnato a cogliere il bello nella musica, nella letteratura, nella poesia e nell’arte; nella vita sociale ci ha mostrato che l’impegno culturale è anche e soprattutto un dovere di ogni cittadino.
Della sua disponibilità e del suo affetto lo ringraziamo; i nostri auguri sinceri lo accompagneranno nei prossimi e certamente molti anni di lavoro.
Sempre insieme: come quando tanti anni fa Carlo era già un giovane intellettuale comasco e noi solo dei ragazzini impertinenti e curiosi.
Auguri. Da NodoLibri, dall’Università Popolare di Como, da tutti gli amici.
Oggi, giorno del suo compleanno, gli regaliamo l’edizione del suo ultimo romanzo: Quattro porte
Carlo Ferrario ha pubblicato con NodoLibri:
Alfabeto Comasco
Andata e ritorno
Una piccola deviazione
Paganus
L’allegro e il pensieroso
Amici
Nodo Snc
Via Volta, 38 – 22100 Como, Italia
Tel: +39031 243113 :: Fax: +39 031 273163
Email: info@nodolibri.it