Fabio Cani, Rodolfo Vaccarella
L’insediamento urbano e gli opifici a forza idraulica
Como, 2004
Collana: Territorio storia e arte
Edizione: NodoLibri
Pp. 128, Illustrazioni: 37il, F.to cm. 24×17
Confezione: Brossura filo refe
ISBN: 88-7185-106Euro: 12.0
Autore: Paolo Ferrario
ADRIANA BONAVIA GIORGETTI, L’ARTE DI COLTIVARE L’ORTO E SE STESSI, stampato in proprio, cascina Fontana 11 – Daverio (provincia di Varese, finito di stampare nel Marzo 2004 da Consorzio artigiano “LVG”, Azzate (VA)
ADRIANA BONAVIA GIORGETTI,
L’ARTE DI COLTIVARE L’ORTO E SE STESSI,
stampato in proprio, cascina Fontana 11 – Daverio (provincia di Varese, finito di stampare nel Marzo 2004 da Consorzio artigiano “LVG”, Azzate (VA)
INDICE
INTRODUZIONE
IL LUOGO DEL COLTIVARE
GLI ATTI DEL COLTIVARE
- LA PREPARAZIONE DEL TERRENO
- LA SEMINA
- LA CURA
- DARE ACQUA
- SOSTENERE
- SCACCHIARE
- CIMARE
- SARCHIARE
PIANTE CHE (MI) INSEGNANO
- PREZZEMOLO
- RAVANELLI
- BORRAGINE
- ZUCCHINE
- MELISSA
- LAMPONI
- RABARBARO
EPILOGO
NOTE
vedi anche: http://cantella.blogspot.it/2008/06/la-cura.html
una bibliografia su: COMO, STORIA, LETTERATURA, ARTE (titoli fino al 2004)
* AA. VV., COMO DA SCOPRIRE, ENZO PIFFERI EDITORE, 1999
* AA. VV., COMO E LA SUA STORIA Dalla preistoria all’attualità, NODO LIBRI, 1993
* AA. VV., COMO E LA SUA STORIA L’immagine storica, NODO LIBRI, 1993
* AA. VV., GUIDA DELLA PROVINCIA DI COMO: IL TRIANGOLO LARIANO, NODO LIBRI, 2002
* AA. VV., LAGO DI COMO, ENZO PIFFERI EDITORE, 1999
* AA. VV., ROMANICO: ITINERARI A COMO E LECCO, ENZO PIFFERI EDITORE, 1999
* ANGRI GIN, ASSOCIAZIONE LUOGHI NON COMUNI, L’ ESTATE DI SAN MARTINO, COMO’EDITA,
CORRIERE DI COMO, 2002
* AZZOLA CLAUDIA, STORIA DI COMO, BIBLIOTECA LOMBARDA MERAVIGLI, 1997
* BADESI LICIA, LA CAMERA DEL LAVORO DI COMO dai CLN aziendali ai consigli unitari di fabbrica
1945-1970, NUOVE PAROLE, 2000
* BALBIANI A., COMO il suo lago,le sue valli e le sue ville, FORNI, 1977
* BARTOLINI FRANCO, COMO NASCOSTA. SECRET COMO, EDITORIALE COMO, 2004
* CANI FABIO, NESSO, I NOMI DEI LUOGHI. ATLANTE DELLA TOPONOMASTISTICA STORICA,
COMUNE DI NESSO-BIBLIOTECA, NODO LIBRI, 2003
* CANI FABIO, I NOMI DELLA CITTA’ guida alla toponomastica antica della città murata di Como, NODO
LIBRI, 1999
* CARUGATI ADDIS N., COOPERAZIONE NELLA CITTA’ DI COMO, IST.COMASCO STORIA
LIBERAZIONE, 1992
* CAVADINI L., IL RAZIONALISMO LARIANO Como 1926-1944, ELECTA, 1989
* CAVALLERI GIORGIO, OMBRE SUL LAGO, PIEMME, 1995
* CETTI ing. GIOVANNI, IL PESCATORE DEL LARIO descrizione delle reti e dei vari generi di pesci nel
lago di Como, ALESSANDRO DOMINIONI, 1999
* CURTI PIER AMBROGIO, IL LAGO DI COMO E IL PIAN D’ERBA, ALESSANDRO DOMINIONI, 1995
* FERRARIO CARLO, IL PANE DI COMO, EDIZIONI NEW PRESS, 2002
* GAGLIARDI NATALE, COMO DI IERI, MI RITORNI IN MENTE, EDIZIONI DELLA FAMIGLIA COMASCA,
2001
* GALLI GIOVANNI, IL LARIOSAURO storia della creatura misteriosa riemersa nel 1946 dalle profindità
del lago, ACTAC, 2000
* GEROSA F., MALATI E MALATTIE NELL’OSPEDALE PSICHIATRICO DI COMO 1882-1892, ISTITUTO
COMASCO ST. LIBERAZ., 1992
* GUARRACINO VINCENZO (cur.), POETI A COMO, DIALOGOLIBRI, 2002
* LEVRINI ENRICO (cur.), LAGO DI COMO. FASCINO E NOBILTA’, MACCHIIONE EDITORE, 2002
* LORENZINI LANDI CHIARONI OMASSI ROSSINI …, QUADRO DI AMBIENTE il Lario Occidentale. Natura
paesaggio cultura, NUOVA EDITRICE DELTA, 1989
* LORENZINI M., MERAZZI V., PINI R., POZZI O., TOSCA D., COMENSE 1872 TICOSA 1980 Storia
documentaria di una fabbrica, NEW PRESS, 1994
* MARCARINI ALBANO, IL SENTIERO DELLA REGINA Dieci passeggiate da Como a Chiavenna,
LYASIS EDIZIONI, 2000
* MERONI V., TESSUTO A., MONTAGNE DEL LARIO OCCIDENTALE. GUIDA ESCURSIONISTICA,
NUOVEPAROLE, 2001
* MOZZANICA IVO, ITINERARI PANORAMICI DALLE SPONDE DEL LARIO, ELECTA, 2003
* MULLER, LA PLINIANA DI TORNO, ATTILIO SAMPIETRO EDITORE – MENAGGI, 1998
* PERETTA GIUSTO, SANTONI GERARDO, IL FASCISMO NEL COMASCO 1919-1943, ISTITUTO
COMASCO PER LA STORIA DEL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE, 1998
* RICCI FULVIO, LA TERRA SEGNATA. CALAMITA’ NATURALI STORICHE NELLA PROVINCIA DI COMO,
I LIBRI DEL CORRIERE DI COMO, 2001
* RONCACCI VITTORIO, LA CALMA APPARENTE DEL LAGO. COMO E IL COMASCO TRA GUERRA E
GUERRA CIVILE 1940- 1945, MACCHIONE EDITORE, 2003
* SOCIETA’ ARCHEOLOGICA COMENSE, LA BASILICA DI SANT’ABBONDIO IN COMO IX centenario
della Consacrazione 10095 – 1995, EDITRICE DEL SETTIMANALE, 1996
* TAJANA C., COMO. PROFILO DI UNA CITTA’ architettura contemporanea, restauro e nuova
edificazione, EDIZIONE RIVISTA “COMO”, 1990
* TERRAGNI GIORGIO, PIFFERI ENZO, STORIA DELLA NAVIGAZIONE. LAGO DI COMO, ENZO PIFFERI
EDITORE, 2000
* VAGHI FAUSTA, A PIEDI SUI MONTI LARIANI, LEGENDA – LA CARTOGRAFIA DI NOVARA, 2003
* VITALI ANDREA, ARIA DI LAGO, ARAGNO,
* VON LAUFEN GREGOR, LARIOSAURO. C’E’ UN MOSTRO NEL LAGO ?, ANTICA STAMPERIA
LARIANA, 2003
Nina Simone canta Just in Time, in Prima del tramonto di Richard Linklater, con Ethan Hawke e Julie Delpy, 2004
Porta Musa Carla, Quaderno rosso. Incontri 3, DialogoLibri, 2004. Indice del libro



Luci di Luciana
Peter Singer, Liberazione animale
| Peter Singer, Liberazione animale 25-6-2003
|
|
||||||
| Peter Singer Net – Il Saggiatore Un atto d’accusa chiaro e documentato. Uno spunto per una nuova etica. Un libro da cui scaturisce un movimento internazionale, che ha fatto la storia delle idee… finalmente ripubblicato. Quando si prende in mano un libro, ci si aspetta di rimanere avvinti in una storia, di approfondire un argomento, di conoscere fatti. L’autore Perché andare in libreria Un libro che ha fondato un movimento internazionale. Una nuova filosofia della scienza, una nuova bioetica, nuovi diritti. È l’opera di Peter Singer. Siamo nel 1975. Un professore di filosofia si documenta sugli abusi compiuti ai danni degli animali, negli allevamenti intensivi, per la vivisezione. Raccoglie i casi in un libro inchiesta e li pone alla base di una nuova bioetica: è il momento di ‘Liberazione animale’, un libro che fa nascere un caso internazionale, e un movimento d’opinione mondiale. Il maltrattamento “su scala industriale” di centinaia di migliaia di animali inizia negli anni ’60. I primi allevamenti intensivi in Usa, le aziende farmaceutiche che promuovono nuovi farmaci, le industrie chimiche che producono tonnellate di pesticidi da sperimentare su animali… Realtà note, ma che prima dell’esposizione concatenata, lucida, netta di Singer non era mai stata rivelata in tutte le sue dimensioni, dimensioni che Singer ha indagato e documentato senza timori, senza paura. Un’opera coraggiosa. Un velo squarciato. Oggi si discute di allargamento dei diritti alla sfera dei viventi, di filosofia del diritto e della scienza, di nuova etica, in tutto il mondo. E il dibattito è sempre più vivo. Il movimento animalista si è poi sviluppato in forme diversissime tra loro, dal mondo della riflessione epistemologica e bioetica alla forza d’effrazione dell’Alf, Animal Liberation Front, gli attivisti che vanno a liberare fisicamente gli animali dai laboratori di vivisezione o dagli allevamenti di pellicce. Si promuovono in tutto il mondo civile leggi e trattati a tutela degli animali. E tutto è nato nel ’75, con ‘Animal Liberation’. Ecco il cuore della tesi. Tutti gli argomenti per dimostrare la superiorità dell’uomo nei confronti degli altri animali non surclassano un fatto fondamentale: nella sofferenza tutti gli esseri sono uguali. La “liberazione animale” richiederà un più grande altruismo di ogni altro movimento di liberazione. Gli animali stessi non sono capaci di chiedere di essere liberati, o protestare contro le loro condizioni con voti, manifestazioni, bombe. Gli esseri umani hanno il potere di continuare a opprimere le altre specie per sempre, o finché non renderemo il pianeta inabitabile. La nostra tirannia continuerà? O sorgerà la speranza di un cambiamento, daremo prova di essere capaci di genuino altruismo smettendo di sfruttare le specie in nostro potere non per timore di ribellioni o di attentati, ma solo perché la nostra posizione è moralmente indifendibile? Il modo in cui l’umanità risponderà alla domanda dipende dalla risposta che ognuno di noi darà. Lo stesso Peter Singer oggi, in occasione della attesissima riedizione italiana di Liberazione Animale (che mancava dalle librerie da più di un decennio), traccia un bilancio del movimento mondiale a cui ha aperto la via. Ecco le sue riflessioni, nella Prefazione all’edizione Net 2003.
Stefano Carnazzi |
Giuseppe Guin, Storie di comaschi speciali. 36 interviste, La Provincia, 2003. Indice del libro


Gli intervistati ed il loro rapporto con Como:
Tullio Abbate
Sandro Ambrosoli
Stefania Ariosto
Davide Bernasconi
Guido Cappellini
Giulio Casati
Piero Catelli
Gianni Clerici
Augusto Colombo
Jean Marc Droulers
Innocente Figini
Giorgio Gandola
Claudio Gentile
Daniele Gilardoni
Giuseppe Guzzetti
Mario Landriscina
Bruno Maggioni
Pierluigi Marzorati
Jean Pierre Meersseman
Arturo Merzario
Mario Musa
Federico Noseda
Luciano Parolari
Corrado Passera
Enzo Pifferi
Franco Polti
Gianna Ratti
Beppe Roda
Federico Roncoroni
Giorgio Rumi
Angelo Sesana
Paolo Sorbini
Antonio Spallino
Lucio Stanca
Anna Vaghi Fossati
Lorenzo Vanini
COATESA (Cuatesa): il nome del luogo. In: Fabio Cani, NESSO: i nomi dei luoghi. Atlante della toponomastica storica, Nodo Libri, 2003, pagina 83 (libro edito per iniziativa del Comune di Nesso/Commissione biblioteca)
Cuatesa [Coatesa]
Coatesa, Coattesa [Lomb-Ven 1861],
Coattesa [Ter 1721],
Alla Coatese [Notarile 1257, 1599-09-28],
In la Choatexia [Notarile 937, 1584-02-08],
In contrata appellata la Choatexia [Notarile 937, 1582-11-02],
In la Covatesia [Estimo 1578],
In loco de la Coatexia [Estimo 1558],
Coatexa [Notarile 2, f. 4, 1419-09-13]
Ad Campos della Covatesia [Estimo 1578];
In cima la Choatexia [Notarile 943,1597-03-13],
In cima de la Choatexia [Notarile 940, 1588-03-10];
Strada di Coattesa [Cess 1899]
Ubicato sul versante settentrionale della stretta valle dell’orrido, è uno dei nuclei fondamentali del paese, per quanto in posizione subordinata rispetto alla triade Borgo – Castello – Vico.
Nei secoli passati (e fino alla metà del Novecento) fu sede di numerose manifatture, soprattutto folle da panno, e mulini.
II nome viene fatto derivare da Coa (“striscia “) della Tesa (“bosco recinto “), oppure nel senso di “coda rettilinea ” [Olivieri 1961, p. 181; Boselli 1993, p. 105].
La dizione riportata nelle citazioni cinquecentesche potrebbe però far pensare anche a Cova, nel senso di “luogo riparato dai venti “.
In Fabio Cani, Nesso: i nomi dei luoghi. Atlante della toponomastica storica, Comune di Nesso, Biblioteca comunale, Nodo Libri, 2003, p. 83
“ … nelle comunità tradizionali si può scorgere una fortissima identificazione tra luogo e persone (singoli, ma soprattutto gruppi familiari) e tra queste ultime e il loro ruolo sociale (in primo luogo la professione). Non è difficile imbattersi – scorrendo gli elenchi – nella “selvetta dell’Anna” o nella “casa del prete Agostino”. Il paese è la comunità che lo abita; particolarmente evidente è – per questo aspetto – la coincidenza tra nomi di famiglia e nomi locali: Lissogno e Lissogni, Nesso e Nessi, Castello e Castelli. Allo stesso modo la casa coincide con la famiglia residente (o proprietaria): quale riferimento migliore per trovare una casa che conoscere chi ci abita? Ma è bene sottolineare che queste due operazioni non sono diverse, bensì appartengono allo stesso orizzonte culturale: conoscere le persone è conoscere i luoghi, non c’è l’una cosa senza l’altra. Ancora oggi, nelle chiacchiere di paese la data persona è sempre “quella che abita lì, figlia del tale e della tal’altra, sposata con, impiegata a, proveniente da”, in un intreccio che non è possibile (e non ha senso) cercare di districare. Analogamente, al forestiero alla ricerca di un luogo in un paese del lago, conviene quasi sempre chiedere non dove si trovi la data via, ma la data persona.
Riflessi di una società chiusa, votata all’autoreferenzialità? Può darsi, ma certamente riflessi di una cultura basata sulla condivisione delle conoscenze e delle esperienze”
In op. cit. pag 19

Fabio Cani, NESSO i nomi dei luoghi. Atlante della toponomastica storica
Fabio Cani, NESSO i nomi dei luoghi. Atlante della toponomastica storica
Comune di Nesso/Biblioteca comunale, Nodo libri, 2003, pag. 143
scritto con la collaborazione di Pietro Caprani, Gianfranco Garganigo, Iginio Garganigo, Mario Invernizzi, Renato Longoni, Pietro Morini, Walter Morini, Daniele Scotti, Fausto Zambra

vai al sito della Nodo Libri
Nesso: storia e passeggiata (via Coatesa, ponte della Civera, Riva di Castello, Castello), da: Mozzanica I.: “ItInerari panoramici sulle sponde del Lario”, Mondadori/Electa – Milano 2003
Nesso è un località annidata fra acqua e montagna, a circa metà strada fra Como e Bellagio, sulla sponda orientale del ramo comasco del Lario. Il nucleo principale sorge allo sbocco della valle di Nesso, proprio nel punto in cui confluiscono spumeggiando i torrenti Tuf e Nosè che, prima di arrivare al lago, formano una gran cascata che precipita in un’alta e stretta forra: l’Orrido di Nesso.
La Val Nosè s’incunea fra i monti del Triangolo Lariano, il Monte San Primo a Nord e il Palanzone a Sud. Man mano guadagna quota la valle si apre e si arricchisce di affluenti per giungere nella vasta pianura carsica del Pian del Tivano non dopo aver cambiato nome in Val Giurada.
La gola dell’Orrido di Nesso è traversata dalla carrozzabile rivierasca mediante un ponte, ma la forra è talmente stretta che a volte si passa via quasi senza aver potuto scorgere questa bellezza della Natura.
Abbiamo deciso così di proporre quattro passi in questi luoghi spesso intravisti solo di sfuggita.
Il borgo e la sua storia
La Val Nosè è un’importante breccia fra i monti che permette di collegare il lato occidentale del Triangolo Lariano con Erba e la pianura senza passare per Como. Come sempre in casi del genere, l’imbocco fu considerato di strategica importanza e, quindi, presidiato fin dai tempi più antichi. Nel territorio di Nesso, infatti, fu segnalata la presenza di un masso coppellato e fu ritrovata un’ascia di pietra risalente al neolitico. In epoca romana, ma soprattutto con l’avvento del Cristianesimo, Nesso conobbe particolare prosperità ampliando la sua influenza anche sui centri della sponda opposta del lago, Brienno, Laglio, Carate. Lo stesso vescovo di Como decise di stabilire qui la sua sede officiando nella locale chiesa dei SS. Pietro e Paolo che fu, pertanto, elevata al rango di Duomo. Durante la guerra fra Como e Milano (1118-1127), il borgo si alleò all’Isola Comacina dotandosi di fortificazioni che i comaschi distrussero nel 1124. Il fortilizio fu ricostruito agli inizi del ‘500 da Gian Giacomo de’ Medici, il Medeghino che allora dominava su tutto il Lario. Tuttavia, pochi anni dopo, le opere difensive furono distrutte da Francesco II Sforza: di esse restano ora solo poche vestigia.
La tradizione vuole che la chiesa dei SS. Pietro e Paolo sia stata consacrata nel 1095 da papa Urbano II nel corso del suo viaggio in Francia per il Concilio di Clermont. Tale privilegio fu, senza dubbio, legato al fatto che i vescovi Rainaldo e Guido Grimoldi poi, sceglieressero Nesso come loro sede.
La chiesa, risalente al XI secolo, fu rimaneggiata nel 1538 con la costruzione di un nuovo campanile; l’anno successivo fu poi completamente rifatta per essere ultimata con un’altra tornata di lavori durata dal 1654 al 1706. All’interno si trova la tomba del vescovo Rainaldo (XI sec.).
Per quanto minuscolo, Nesso ebbe dunque una storia importante, ma anche in epoche più recenti conobbe un certo agio economico grazie ai torrenti Tuf e Nosè. Le impetuose acque che si uniscono a monte del borgo fornivano, infatti, energia per alcune cartiere e per due stabilimenti per la lavorazione della seta, oltre che per mulini, magli e torchi.
Percorso
Lasciata l’auto nel parcheggio che si trova poche centinaia di metri prima dell’Orrido di Nesso provenendo da Como (il parcheggio ha due spazi: uno, minore, a margine della carrozzabile, verso lago, fronteggiato da tre cedri del libano e un grande abete; un altro, più grande, a monte della carrozzabile sotto le mura del castello e raggiungibile mediante una breve strada di servizio).
Seguiamo la carrozzabile entrando nel borgo e giungendo in breve al ponte gettato sull’Orrido di Nesso. Lo spettacolo è notevole soprattutto in primavera o dopo recenti e abbondanti piogge che arricchiscono le acque del Tuf e del Nosè. Bianche e spumeggianti cascate si incontrano all’inizio della gola con un gioco d’acqua veramente scenografico; poi, unite le loro forze, le acque si gettano verso il vicino lago saltando nell’abisso, Superato il ponte si prosegue per poche decine di metri per poi imboccare una ripida scalinata che scende davanti ad un piccolo bar. La nostra meta è il secondo dei ponti che visiteremo nella giornata: il Ponte della Civera. La lunga scalinata s’abbassa verso il lago, ripida e stretta, fiancheggiata dalle case dell’antico borgo i cui ingressi sono a volte abbelliti da portali in pietra. Improvvisamente la lunga ginnastica sembra volerci scaraventare direttamente nel Lario: gli scalini raggiungono il pelo dell’acqua e non sembra esserci via d’uscita. Ma si tratta di un’impressione momentanea: a ben guardare quello che c’era sembrato l’ingresso di una abitazione altro non è che il proseguimento della strada che sfrutta un passaggio coperto sulla sinistra. Entrati nel passaggio, lo si percorre con suggestivi scorci che si aprono sul lago dai finestroni di illuminazione. Fatti pochi passi, dopo aver ammirato il bel disco di macina in pietra appeso al muro, eccoci sul Ponte della Civera che traversa, in basso, le acque dell’Orrido di Nesso. Guardando verso sinistra si può vedere tutta la profonda gola il cui fondo è chiuso dal salto da cui precipita la cascata prima ammirata dall’alto.
Oltre il Ponte della Civera si risale brevemente fra le case e si prosegue a mezza costa, per poi tornare a scendere verso il lago traversandone una minuscola insenatura grazie ad un altro bel ponte in pietra. Sotto l’arcata del ponte è stato ricavato un piccolo porticciolo per le barche. A questo punto il tracciato continua pianeggiante fra la lussureggiante vegetazione e, poco dopo, inizia la salita che, con qualche tornante, porta nei pressi del parcheggio sulla carrozzabile rivierasca. Traversata la strada, e fatti pochi metri verso destra, imbocchiamo la strada di servizio che sale al parcheggio soprastante e da qui, grazie ad un viottolo di collegamento, entriamo fra le case che si raggruppano sotto il vecchio castello. L’edificio, già visibile dalla strada, sorge su proprietà privata, ma lo possiamo ammirare dalla mulattiera che corre ai suoi piedi. Nella contrada Castello sorge anche la minuscola chiesetta di San Lorenzo. Scendendo verso sinistra si ritorna, in breve, nell’ampio slargo presso il ponte sull’Orrido. Tenendosi sulla destra della strada si imbocca la Via Municipio che sale proprio di fronte all’inizio del viottolo che scende verso il Ponte della Civera. Con piacevole camminata si sale verso la parte alta del paese raggiungendo le case della frazione Lissogno. Qui si deve prendere a destra, per la Via Castagna. La stradina prosegue fra le antiche case offrendo alcuni scorci interessanti.
Ma lasciamo anche a Voi il piacere di andare a curiosare qua e là in cerca di angoli caratteristici.
Intanto, quasi senza accorgerci, abbiamo guadagnato quota tenendoci sulla sponda destra idrografica del Nosè o Nosee. Nei pressi delle ultime abitazioni si supera un rivo grazie ad un ponticello di cemento dinnanzi al quale sorge una casa sul cui muro è stato conservato un antico affresco raffigurante la “Madonna col Bambino”. Purtroppo il dipinto è molto danneggiato, ma se ne indovina ancora il pregio artistico. Il nostro cammino continua ora lungo Via Nosee che, tenendo sempre la destra idrografica del torrente, s’addentra nella valle immersa nel verde. La salita ha momentaneamente termine e si cammina per un buon tratto in piano giungendo, infine, in vista dell’antico ponte a doppia campata gettato sul Nosè. La datazione del manufatto è incerta: per alcuni, sebbene restaurato, risale al periodo romano, per altri è di epoca medioevale. Le due arcate trovano appoggio centrale su un pilastro eretto direttamente su un enorme masso erratico di granito che ostruisce il letto del torrente.
A questo punto è possibile fare ritorno per il cammino appena seguito. Fate però attenzione perché la gita riserva ancora una piccola e preziosa sorpresa che si nota, per l’appunto, durante la discesa. Poco prima di rientrare in paese, sul muro di cinta che imposta un bivio sulla destra si trova una piccola quanto curiosa raffigurazione della “Madonna col Bambino”. Si tratta di un bassorilievo, certamente ricavato con la pietra locale, in cui la Vergine ha proporzioni decisamente ridondanti, che la fanno assomigliare più ad un’arcaica Dea Madre che alla divinità che siamo abituati a vedere nell’iconografia sacra. Le vesti della figura richiamano i costumi femminili rinascimentali per cui, ragionevolmente, l’opera potrebbe proprio risalire a questo periodo.
La gita può essere condotta anche arrivando a Nesso col battello. In questo caso, dall’imbarcadero si raggiunge subito il Ponte della Civera aggirando una casa affacciata sul lago e immettendosi nella scalinata sopra descritta prima che termini nell’acqua.
tratto da: Mozzanica I.: “ItInerari panoramici sulle sponde del Lario”, Mondadori/Electa – Milano 2003.
Fabio Cani Nesso. I nomi dei luoghi Atlante della toponomastica storica
![]()
Fabio Cani
Atlante della toponomastica storica
Como, 2003
Collana: Territorio storia e arte
Edizione: NodoLibri
Pp. 144, Illustrazioni: 73il, F.to cm. 24×17
Confezione: Brossura filo refe
ISBN: 88-7185-058-0Euro: 12.00



